BEVR’IN VIN

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Dal dialetto bere nel vino è una minestra che costituisce l’aperitivo e l’antipasto tipico della cucina mantovana.

Secondo la tradizione della terra gonzaghesca, il pasto deve essere preceduto dal bevr’in vin, rigorosamente servito in scodella preriscaldata.

È antica tradizione che questo piatto andasse mangiato in piedi davanti al camino o stufa a legna (acceso), dandosi vicendevolmente le spalle per evitare la vista agli altri commensali, ritenendo poco piacevole il colore del brodo mescolato al vino lambrusco.

Nel caso il primo piatto sia costituito da agnoli in brodo o asciutti, il bevr’in vin viene composto da un mestolo di brodo bollente, contenente alcuni agnoli o cappelletti; la temperatura verrà diminuita dal commensale aggiungendo a piacere vino Lambrusco.

Tale operazione viene anche definita «negàr i agnoi (caplét nel basso mantovano) in d’l’acqua scura», ovvero «annegare gli agnoli (i cappelletti) nell’acqua scura».

Nel caso il primo piatto sia costituito da tortelli di zucca, il bevr’in vin viene composto da cinque o sei tortelli appena cotti, con un goccio d’acqua di cottura, ai quali viene aggiunto mezzo bicchiere di Lambrusco.

Questa versione del bevr’in vin viene anche definita «turtei sguasarot», ovvero «tortelli sguazzanti», sottolineando la stranezza dei tortelli di zucca in minestra, differentemente sempre serviti asciutti.

Le varianti a queste versioni consistono esclusivamente nelle diverse tipologie e quantità di vino utilizzate, solitamente lambrusco, ancelotta o merlot, e nell’aggiunta (facoltativa) di formaggio grana grattugiato.

È antica credenza popolare che questo tipo di aperitivo-antipasto costituisca una sorta d’elisir di lunga vita e, a tale riguardo, un antichissimo proverbio mantovano, tuttora molto in uso, recita: «Al bervr’in vin l’è la salut ad l’omm», ovvero «il bere nel vino è la salute dell’uomo».