IL 26% DEI MILANESI, VALORE PIÙ ELEVATO A LIVELLO NAZIONALE, PERCEPISCE UN FORTE AUMENTO DELLA MICROCRIMINALITÀ
IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA (41%) E USO DI DROGHE (31%) SONO LE CAUSE PRINCIPALI SECONDO I CITTADINI
IL FENOMENO DELLE BABY GANG PREOCCUPA CIRCA 9 MILANESI SU 10
PIÙ DI UN CITTADINO SU DUE (56%) RITIENE NON PIENAMENTE EFFICACE L’AZIONE DELLE FORZE DELL’ORDINE
È quanto rileva una nuova ricerca di Changes Unipol, elaborata da Ipsos, sulle opinioni e il percepito dei milanesi in merito alla sicurezza e alla microcriminalità nel nostro Paese, dalla quale emerge inoltre:
- Sicurezza percepita: nel capoluogo lombardo il 76% dei cittadini si sente sicuro di giorno, mentre il 24% ammette di non esserlo; di notte le posizioni si ribaltano, con solo il 51% che si sente sicuro e quasi 1 milanese su 2 (49%) che dichiara di non sentirsi tranquillo.
- Luoghi a rischio: parchi, periferie e fermate dei mezzi pubblici restano i contesti più temuti, percepiti come insicuri da oltre 7 milanesi su 10; anche il centro città (72%) risulta più a rischio rispetto alla media nazionale (64%).
- Microcriminalità in aumento: più di 1 milanese su 2 (52%) percepisce un incremento dei fenomeni di microcriminalità nel proprio quartiere, e il 26% segnala un forte aumento, il valore più alto tra le grandi città italiane.
- Cause principali: per i milanesi la microcriminalità è legata soprattutto a immigrazione incontrollata (41%) e uso di droghe (31%), seguite da perdita del ruolo educativo della famiglia (26%) e scarso presidio del territorio (23%).
- Forze dell’ordine e mezzi di comunicazione: oltre 1 milanese su 2 (56%) ritiene non pienamente efficace l’azione delle forze dell’ordine, mentre il 50% pensa che i media enfatizzino eccessivamente i casi di criminalità, alimentando la sensazione di insicurezza.
MILANO – Quello della sicurezza e della prevenzione è un tema costantemente in primo piano nel dibattito pubblico e politico italiano, capace di incidere fortemente sulla percezione della qualità della vita dei cittadini. Anche a Milano, città dinamica e in costante trasformazione, dove il senso di sicurezza varia in modo significativo a seconda dei luoghi, delle ore della giornata e delle esperienze individuali.
È quanto emerge dall’ultima ricerca[1] Changes Unipol, elaborata da Ipsos sulle opinioni e il percepito dei milanesi in merito alla sicurezza e alla microcriminalità.
Milano:
più insicurezza rispetto alla media nazionale, soprattutto di notte
Nel capoluogo lombardo, il 76% dei cittadini si sente al sicuro durante il giorno, mentre quasi 1 su 4 (24%) ammette di non esserlo. Di notte il senso di tranquillità diminuisce: solo il 51% dei milanesi dichiara di sentirsi sicuro, mentre il 49% non si sente al sicuro nel proprio quartiere.
Luoghi percepiti come più a rischio:
periferie, parchi e mezzi pubblici
A Milano, la sensazione di vulnerabilità si concentra nei luoghi isolati, bui o scarsamente presidiati. In particolare, secondo i milanesi, il luogo dove si sentono poco al sicuro, di giorno come di notte, sono i parchi e i quartieri e le zone periferiche, identificati come tali dall’80% degli intervistati.
Anche fermate e mezzi pubblici destano forte preoccupazione, con il 77% che non si sente pienamente al sicuro alle fermate e il 74% durante gli spostamenti sui mezzi.
Nonostante il tradizionale dinamismo del centro, anche il cuore di Milano viene percepito come insicuro da oltre 7 cittadini su 10 (72%), una quota superiore alla media nazionale (64%).
Microcriminalità in crescita:
Milano guida la percezione di “forte aumento”
Più di un milanese su due (52%) ritiene che la microcriminalità nel proprio quartiere sia in aumento, mentre per il 35% la situazione è rimasta invariata e solo 1 su 10 segnala un calo.
Il dato più significativo riguarda la quota di chi percepisce un “forte aumento” della microcriminalità, che a Milano raggiunge il 26%, il valore più alto tra le grandi città italiane.
Ma quali sono le cause della microcriminalità? Al primo posto i milanesi indicano con il 41% l’immigrazione incontrollata, seguita al31% dall’uso di droghe. Seguono, la diminuzione del ruolo educativo della famiglia (26%),la mancanza di misure preventive come, ad esempio, la maggiore presenza di forze dell’ordine e collaborazione tra polizia e comunità locale (23%) e la povertà e le disuguaglianze sociali, entrambe al 18%.
E il ruolo delle forze dell’ordine nel garantire la sicurezza?
A Milano, più della metà dei cittadini (56%) ritiene che l’azione delle autorità non sia pienamente efficace, dato superiore rispetto alla media nazionale (49%).
Baby gang:
preoccupazione diffusa, fiducia limitata nella sicurezza di quartiere
Il fenomeno delle baby gang suscita forte allarme anche nel capoluogo lombardo: quasi 9 milanesi su 10 (88%) lo considera preoccupante.
Solo il 38% dichiara, inoltre, di sentirsi completamente sicuro nel proprio quartiere, segno che la percezione di rischio legata ai gruppi giovanili è più alta che altrove.
In generale, la preoccupazione per la presenza di baby gang nel proprio quartiere (62%) risulta superiore alla media italiana (48%).
Criminalità e mezzi di informazione:
a Milano cresce la percezione di una narrazione enfatizzata
La rappresentazione della criminalità sui media contribuisce in modo rilevante a formare il senso di sicurezza dei cittadini.
A Milano, 6 cittadini su 10 (62%) dichiarano di seguire trasmissioni o rubriche “crime”, anche se solo il 13% lo fa abitualmente.
La metà dei milanesi (50%) ritiene che i media enfatizzino troppo i fenomeni criminali, contribuendo ad alimentare un clima di insicurezza. Solo il 34% considera l’informazione equilibrata e aderente alla realtà. Secondo i dati emersi dall’inchiesta, infine, chi segue programmi di cronaca nera tende a sentirsi meno al sicuro: tra questi, il 42% non si sente tranquillo nel proprio quartiere, contro il 36% di chi non li segue.
[1] L’indagine è stata realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale di età 16-74 anni (oltre 44 milioni di individui) e dei residenti delle principali Aree Metropolitane (oltre 13 milioni di individui), secondo genere, età, area geografica, ampiezza centro, titolo di studio, tenore di vita, professione e nucleo familiare. Sono state realizzate 1.720 interviste, condotte mediante metodo CAWI (Computer Assisted Web Interviewing: metodologia di raccolta dati che si basa sulla compilazione di un questionario via web) tra il 3 e l’11 luglio 2025.
