Dal 26 febbraio, al via la rassegna “Poli – fonie” al Cinema Teatro Politeama
POLI – FONIE: IL TEATRO FRASCHINI APRE IL CANTIERE DEI LINGUAGGI DEL PRESENTE
#iltuopostodibenessere
PAVIA – Unarassegna dedicata alla musica del presente e alle sue molteplici “forme di presenza”: dalla grande tradizione novecentesca europea alle nuove commissioni, dal concerto come spazio poetico alla performance audiovisiva, fino alla video-opera e alla live electronics.La Fondazione Teatro Fraschini presenta POLI-FONIE 2026, quattro appuntamenti al Cinema Teatro Politeama che tracciano un percorso che unisce ascolto, visione e pensiero, mettendo al centro la creazione come atto vivo e necessario.
“Poli-fonie rappresenta per il Teatro Fraschini” – commenta Francesco Nardelli, Direttore generale del Teatro Fraschini – “un investimento culturale preciso e consapevole: non soltanto una rassegna, ma un luogo di produzione, di committenza e di pensiero. Crediamo che un teatro pubblico abbia il dovere di accompagnare il pubblico dentro i linguaggi del presente, offrendo strumenti di ascolto e occasioni di incontro con la creazione del presente. In questa edizione la musica dialoga con la poesia, con il cinema, con la tecnologia e con la formazione delle nuove generazioni di interpreti: è un progetto che mette in relazione memoria e futuro, tradizione e sperimentazione. Commissionare nuova musica significa assumersi la responsabilità di costruire il repertorio di domani, sostenendo gli artisti e riaffermando il teatro come spazio vivo, capace di interrogare il nostro tempo”.
L’apertura di Poli-fonie, giovedì 26 febbraio, è affidata a Piume nel tempo, che ha un forte radicamento con Pavia e con il mondo letterario ed universitario che la caratterizza.
Il progetto è un inedito, con protagonista, la violinista Francesca Dego, che lo dedica alla memoria del padre, il poeta e scrittore Giuliano Dego. Il concerto include una nuova commissione della Fondazione Teatro Fraschini: Per Francesca (2025) di Cristian Carrara, parte del progetto ispirato alle poesie di Giuliano Dego.
Per Francesca
A undici anni tu piangi,
figlia mia, l’olocausto.
Ma oltre il muro del pianto
che fu di tua madre,
la vita pulsa ancora
e insiste per dirti: “Pensa
a ciò che è giusto, senti
ciò che è bello, scegli
ciò che è buono”. Sarà,
tra i lupi, il modo
più vero di onorare
anche gli agnelli della terra.
Giuliano Dego
da “Piume nel tempo”, Ladolfi editore
Il programma musicale: Erich Wolfgang Korngold, uno dei più grandi compositori di musica da film – Sonata per violino e pianoforte op. 6 (1913). Composta in età giovanissima, la Sonata di Korngold è un vertice del tardo romanticismo mitteleuropeo: scrittura opulenta, canto ampio, virtuosismo integrato alla linea melodica. Nel dialogo fra violino e pianoforte si riconosce un’idea “sinfonica” della musica da camera: grandi arcate espressive, densità armonica, timbro pieno.
Cristian Carrara, Per Francesca (2025), nuova commissione. Cuore contemporaneo della serata, Per Francesca nasce come omaggio e trasfigurazione: un brano commissionato dal Teatro Fraschini all’interno del progetto “Piume nel tempo”, ispirato alle poesie di Giuliano Dego. La nuova pagina mette in primo piano la dimensione del “dedicato”: la musica come gesto di memoria, ma anche come luogo di responsabilità etica ed emotiva (il testo poetico richiamato nel materiale di sala sottolinea temi di bellezza, giustizia, scelta del bene).
Richard Strauss, Sonata per violino e pianoforte op. 18 (1887). Strauss, ancora giovane, consegna una Sonata di straordinaria energia e slancio cantabile: un romanticismo già proiettato verso il pieno controllo del colore e del gesto strumentale. Nel programma, Strauss dialoga idealmente con Korngold per affinità di lingua (ampiezza melodica, virtuosismo, impasto timbrico) e per quella “grande forma” cameristica che sembra voler contenere il respiro di un’orchestra.
Il filo musicale interno al concerto è interessante. L’accostamento Korngold–Carrara–Strauss crea infatti una traiettoria chiara: dalla grande tradizione espressiva austro-tedesca alla commissione coeva, in cui la musica diventa luogo di risonanza poetica e biografica.
Il secondo appuntamento, Le marteau sans maître, giovedì 12 marzo, è il concerto conclusivo della masterclass di direzione d’ensemble con Marco Angius e AltreVoci Ensemble (flauto, clarinetto, archi, pianoforte, chitarra, percussioni, contralto), giunta alla terza edizione: un progetto che trasforma il teatro in luogo di formazione avanzata e di pratica viva del repertorio contemporaneo.
Il programma punta al cuore della produzione di oggi:
Franco Donatoni, Arpège (1986). Il materiale descrive Arpège come uno dei brani di maggiore felicità inventiva di Donatoni: velocità di concatenazione, chiarezza ritmica e figurale, complessità di pensiero senza opacità. In ascolto, colpiscono l’energia del dettaglio, la precisione delle incastonature timbriche, l’idea di forma come meccanismo ad alta tensione.
Ivan Fedele, Immagini da Escher (2005). Ispirato alle immagini paradossali e “metageometriche” di Escher, il brano lavora su percezioni multidimensionali: inizio e fine sembrano spostarsi dal piano spaziale a quello temporale; grande e piccolo si rispecchiano; il dettaglio diventa specchio della totalità. La scrittura invita a un ascolto “ottico”: riconoscere trasformazioni, simmetrie, ricorsioni, illusioni prospettiche tradotte in suono.
Pierre Boulez, Le Marteau sans Maître (1954–1957). Il focus principale della masterclass converge su questo capolavoro: una delle opere più influenti del secondo Novecento, che costruisce un rapporto sofisticatissimo fra voce femminile solista (contralto) e un ensemble cameristico dalla strumentazione mutevole. Il materiale lo presenta come il contrappunto più alto concepito in risposta al Pierrot lunaire di Schönberg: la voce come fulcro e insieme “strumento tra gli strumenti”, in un gioco di combinazioni timbriche e incastri ritmici.
Il senso del percorso musicale. Donatoni e Fedele preparano l’ascolto di Boulez come due “porte d’ingresso”: da un lato la chiarezza febbrile del gesto, dall’altro la dimensione percettiva e paradossale della forma. Tutto confluisce nell’opera-soglia di Boulez, dove timbro, ritmo e vocalità diventano architettura.
Il terzo appuntamento, giovedì 16 aprile, nuova commissione del Teatro Fraschini, mette al centro il dialogo fra cinema e suono: L’uomo con la macchina da presa. Sonorizzazione dal vivo del film di Vertov, con AltreVoci Ensemble + elettronica (Danilo Karim Kaddouri, Marco Pedrazzi), è pensata come esperienza immersiva. Il materiale evidenzia il carattere modernissimo del film (backstage, montaggio innovativo, ricorsività) e la sua natura “musicale”: una costruzione per frammenti, ritorni e riprese, una “forma a finestre” che alterna interruzioni e ripartenze come un flusso carsico. Qui la “partitura” nasce dal rapporto con l’immagine: leitmotiv legati al personaggio dell’uomo con la macchina da presa e, più in generale, all’umanità raccontata dal film; dialogo fra esecuzione in tempo reale e suono artificiale/elettronico, per costruire piani di realtà diversi (il gesto umano dell’ensemble e la dimensione “meccanica” del suono trattato); una drammaturgia che rispecchia l’idea del film come metafora del tempo: una giornata condensata e, in pochi secondi, nascita–matrimonio–funerale. Il risultato è un concerto-proiezione in cui l’ascolto diventa anche lettura: del montaggio, del ritmo visivo, della città, dell’umano dentro la modernità.
Il finale di rassegna, giovedì 14 maggio, anche questa una nuova commissione del Teatro Fraschini, è NEURAL VORTEX, una vera “Opera multimediale”, musiche di / eseguite da MOTRONIC (voce e basso elettrico, percussioni, electronics e live electronics) con video (Dario Casari) e sceneggiatura (Christopher Satola). Neural Vortex mette in scena due mondi che si guardano, suoni e proiezioni, spingendo il concerto verso la forma della video-opera. La materia sonora nasce dall’attrito fra composizione e improvvisazione, fra strumenti preparati, oggetti quotidiani, voce e elettronica dal vivo: un paesaggio fitto e imprevedibile. Il soggetto è il risveglio di un’AI: una coscienza artificiale incarnata in un personaggio. La conduzione degli eventi sonori segue criteri psicologici e percettivi (non narrativi), attraversando stati coscienziali come: sogno/incubo, maturazione e presa di coscienza, riproduzione, morte. La musica, qui, non è accompagnamento: è organismo drammaturgico, che produce visione e senso attraverso densità timbrica, gesto performativo ed elettronica.
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INFORMAZIONI DI BIGLIETTERIA
BIGLIETTERIA – ORARI DI APERTURA
dal lunedì al sabato → dalle ore 17:00 alle ore 19:00
mercoledì e sabato anche alla mattina → dalle 11:00 alle 13:00
biglietteria@teatrofraschini.org; tel. 0382/371214
biglietteria online teatrofraschini.vivaticket.it
POLI-FONIE
I nuovi linguaggi della musica
2026
Programmi concerti
CONCERTO 1
Giovedì 26 FEBBRAIO 2026
h. 20.30
Cinema Teatro Politeama, Pavia
PIUME NEL TEMPO
Francesca Dego, violino
Alessandro Taverna, pianoforte
Programma
Erich Wolfgang Korngold – Sonata per violino e pianoforte Op. 6 (1913)
Cristian Carrara – “Per Francesca” (2025)
commissione Teatro Fraschini di Pavia, parte del progetto “Piume nel tempo” ispirato alle poesie di Giuliano Dego
Richard Strauss – Sonata per violino e pianoforte Op. 18 (1887)
CONCERTO 2
Giovedì 12 MARZO 2026
h. 20.30
Cinema Teatro Politeama, Pavia
LE MARTEAU SANS MAîTRE
Concerto finale della masterclass di direzione d’ensemble di Marco Angius
AltreVoci Ensemble
Laura Bersani, flauto
Roberta Gottardi, clarinetto
Yoko Morimyo, violino/viola
Marco Pedrazzi, pianoforte
Alberto Mesirca, chitarra
Paolo Grillenzoni, percussioni
Dario Savron, percussioni
Tommaso Salvadori, percussioni
Arianna Lanci, contralto
Programma
Franco Donatoni – Arpège (1986)
per flauto, clarinetto, violino, violoncello, vibrafono e pianoforte
Ivan Fedele – Immagini da Escher (2005)
per flauto, clarinetto, violino, violoncello, vibrafono e pianoforte
Pierre Boulez – Le Marteau sans Maître (1954-1957)
per flauto contralto, viola, percussioni, vibrafono, xylorimba, chitarra e contralto
Descrizione
La Masterclass di direzione d’ensemble con AltreVoci Ensemble e Marco Angius è giunta alla sua terza edizione.
I pezzi, selezionati dal grande repertorio europeo compreso fra il secondo dopoguerra e oggi, sono stati scelti a scopo didattico. Ognuno presenta stili e notazioni diverse che sono state studiate analizzando le partiture e lavorando a stretto contatto con l’ensemble. Il focus principale verte su Pierre Boulez, probabilmente il più influente compositore francese del secondo Novecento. Fra i suoi più celebri lavori, Le Marteau sans Maitre costituisce il contrappunto più alto fino ad allora concepito in risposta al Pierrot Lunaire schoenberghiano. In entrambi i casi, infatti, la voce solista femminile si affianca ad una piccola formazione da camera, variabile nella strumentazione in ogni numero dell’opera e che si costituisce in intero solo nel finale.
Composto nel 1986, il sestetto Arpège è uno dei brani di maggior felicità inventiva di Franco Donatoni, in un periodo, gli anni ’80, in cui, superati alcuni rigori post-cageani, il compositore veronese ha saputo imboccare la via di una assoluta chiarezza figurale e ritmica, concatenando le sue immagini sonore con stupefacente velocità, senza peraltro rinunciare alla complessità del pensiero e della scrittura.
Immagini da Escher, come spiega l’autore Ivan Fedele, è ispirato “alle immagini paradossali multidimensionali in cui inizio e fine non sembrano più concetti dotati di senso spaziale, ma appaiono, piuttosto, confinati nella dimensione temporale. In qualche modo precursore delle rappresentazioni frattaliche, Escher realizza rappresentazioni metageometriche in cui troviamo spesso il “grande” riflesso nel “piccolo”, così come il dettaglio è sovente specchio della totalità.
AltreVoci Ensemble
Nasce nel 2013 e si è esibito in importanti festival nazionali e internazionali: Società del Quartetto di Milano, Festival Aperto, Ravenna Festival, Triennale di Milano, Teatro Grande di Brescia, Cantiere Internazionale d’Arte, EstOvest Festival, Festival Dialoghi sul Comporre, Teatro Comunale Pavarotti, Serate Musicali di Milano, Festival Soundwave EtnoConcert di Baku, Balcan Contemporary Music Festival di Tirana.
Eseguono la prima assoluta di Ljust per flauto ed ensemble di M. Montalbetti diretti da C. Boccadoro, composizione dedicata al gruppo con il sostegno del Visby International Center for Composers e lo Swedish Arts Grants Commitee. La composizione è stata incisa per l’etichetta Stadivarius in un disco dedicato alla produzione flautistica di M. Montalbetti.
AltreVoci ha organizzato masterclass con i Conservatori “A. Steffani”di Castelfranco Veneto, “O. Vecchi” di Modena, la Fondazione “L. Piseri”, il Conservatory “E. Said” di Gerusalemme e la Contemporary Youth Academy di Tirana. L’ensemble organizza in collaborazione con la Fondazione Teatro Fraschini delle masterclass di direzione d’ensemble con M. Angius.
Il gruppo ha eseguito An Index of Metals di Romitelli con la voce di L. Rado e la direzione di M. Angius in coproduzione con il Festival ToListenTo di Torino. Dal live del concerto nasce la produzione discografica per l’etichetta Kairos con il sostegno del Teatro Verdi di Pordenone e la Regione Friuli Venezia Giulia.
Marco Angius
Ha diretto la Slovenian Philharmonic, Orchestre de National Lorrain, Ensemble Intercontemporain, London Sinfonietta, Tokyo Philharmonic Orchestra, Orchestra del Teatro Massimo, Orchestra Sinfonica Siciliana, Orchestra Verdi di Milano, Orchestra della Svizzera Italiana, Orchestre de Lausanne, Orchestra della Toscana, l Pomeriggi Musicali, Luxembourg Philharmonie, Muziekgebouw/Bimhuis di Amsterdam.
Con l’OSN Rai di Torino ha diretto diverse edizioni di Rai Nuova Musica, una tournée russa e un omaggio a Pierre Boulez.
Ha vinto il Premio Amadeus con Mixtim di I. Fedele.
Ha inciso opere di Sciarrino, Nono, Schönberg, Evangelisti, Dallapiccola, Togni, Battistelli, Donatoni e Adámek.
Ha diretto Káta Kabanová di Janácek al Teatro Regio di Torino con la regia di Carsen, Pelléas et Mélisande di Debussy e il Prometeo di Nono al Teatro Regio di Parma, Jakob Lenz di Rihm e Don Perlimplin di Maderna al Comunale di Bologna, Sancta Susanna di Hindemith e Cavalleria rusticana al Lirico di Cagliari, La volpe astuta di Janácek, L’Italia del destino di L. Mosca, La metamorfosi di S. Colasanti al Maggio Fiorentino, Alfred, Alfred di Donatoni, Il diario di Nijinsky di D. Glanert e Falcone di N. Sani con la Haydn Orchester.
Ha inoltre diretto i Premi Abbiati Medeamaterial di Dusapin, Il suono giallo di A. Solbiati al Comunale di Bologna e Aquagranda di F. Perocco inaugurando la Stagione 16/17 del Teatro La Fenice.
Nel 2017 dirige per il Festival Milano Musica, inaugura la Biennale Musica di Venezia con Inori di Stockhausen e dirige in occasione dei Leoni d’oro a Sciarrino e De Pablo.
Già direttore principale dell’Ensemble Bernasconi dell’Accademia Teatro alla Scala dal 2011, dal 2015 è direttore musicale e artistico dell’Orchestra di Padova e del Veneto.
Ideatore di alcune serie televisive su Rai5 come il ciclo Lezioni di suono, Immortali amate e Migrazioni e autore di numerosi saggi critici e libri tra cui Riverberazioni, Come avvicinare il silenzio, Del suono estremo.
Nominato Commendatore della Repubblica nel 2019, ha debuttato presso la Berliner Philharmonie Kammermusiksaal nel 2021.
CONCERTO 3
Giovedì 16 APRILE 2026
h. 20.30
Cinema Teatro Politeama, Pavia
L’UOMO CON LA MACCHINA DA PRESA
Sonorizzazione dal vivo del film di Dziga Vertov
Nuova commissione
AltreVoci Ensemble
Laura Bersani, flauto
Stefano Raccagni, viola
Francesca Virgilio, arpa
Danilo Karim Kaddouri e Marco Pedrazzi, elettronica
Sonorizzazione a cura di Danilo Karim Kaddouri e Marco Pedrazzi
Descrizione
L’uomo con la macchina da presa è un film visionario che, nella sua ora abbondante di immagini, mette in mostra un contenuto innovativo davvero impressionante. Diverse trovate che allo spettatore moderno paiono ormai assodate fanno capolino in questa pellicola probabilmente per la prima volta: tra queste, per esempio, il concetto di backstage.
Si tratta di un film molto musicale che anticipa alcune tecniche compositive della modernità, come l’intermittenza dimensionale che è alla base della cosiddetta “forma a finestre”: questo aspetto è evidente nel montaggio del film, nel quale alcune scene vengono interrotte e poi riprese successivamente. È immediata l’analogia con i fiumi carsici, il cui corso avviene parzialmente sotto terra salvo poi riemergere di tanto in tanto, e non è possibile non pensare a quelle composizioni nelle quali questa analogia è stata utilizzata per costruire la forma (emblematiche, da questo punto di vista, le figure di Luciano Berio e, più recentemente, di Salvatore Sciarrino).
È anche evidente l’impostazione ricorsiva del film. All’inizio ci troviamo in un teatro nel quale sta per avvenire la proiezione di un film: la proiezione comincia e il film illustra una giornata “tipo”, dal risveglio alla mattina alle ore di lavoro, agli svaghi pomeridiani e serali, per concludersi infine nello stesso teatro dell’inizio. Capiamo solo alla fine, quindi, che il film che si sta proiettando nella sala è proprio quello che stiamo guardando anche noi.
C’è una sequenza che ci ha colpito molto ed è quella in cui assistiamo a delle scene di vita quotidiana: tra queste, una nascita, un matrimonio e un funerale. Il film, quindi, nel suo voler far coesistere dimensioni temporali tanto diverse (una giornata condensata in qualche decina di minuti, una vita in qualche decina di secondi), diventa esso stesso una metafora dell’esistenza umana.
Negli anni in cui il film è stato girato, il cinema era un’arte relativamente giovane: troviamo quindi in questo film diversi topoi legati al periodo storico in questione, come l’astrazione, l’assenza di una narratività concepita in senso tradizionale e la fascinazione per tutto ciò che è legato alla meccanica, al movimento e, in generale, al progresso della scienza e della tecnologia. Tuttavia, sarebbe un errore limitarsi a considerare questi aspetti come i più salienti e a considerare il film una semplice ode al progresso, perché esso ha anche una grandissima componente umana: lo capiamo già dal titolo, che mette l’uomo in primo piano, e ne troviamo conferma in tutte quelle scene in cui è l’umanità a essere protagonista indiscussa della narrazione.
Nel concepire la sonorizzazione di questo capolavoro, non abbiamo potuto trascurare queste considerazioni: ne ritroviamo traccia nell’utilizzo di leitmotiv legati al personaggio dell’uomo con la macchina da presa e, in generale, all’umanità che viene descritta dal film, e nel particolare rapporto tra l’esecuzione in tempo reale da parte dell’ensemble e il suono “artificiale” costituito dall’elettronica.
Danilo Karim Kaddouri
Marco Pedrazzi
Danilo Karim Kaddouri
Allievo di Giangiorgio Satragni per storia della musica, di Guido Donati per armonia e contrappunto e di Giorgio Colombo Taccani per composizione. Masterclass di composizione con Tristan Murail, Ivan Fedele, José Manuel López López, Luca Francesconi e Mauro Montalbetti. Composer in residence presso l’Accademia della Cattedrale di San Giovanni di Torino da gennaio 2023.
Tra le sue composizioni più recenti (tutte scritte durante l’anno scorso) figurano: Airports, istantanee per cinque esecutori (una commissione di AchЯome Ensemble per la nona stagione di musica contemporanea “…e adesso musica”); Creature della notte, cinque miniature vocali e due interludi per voce femminile e flauto, su poesie di Alejandra Pizarnik; Verso le case ben costruite di Ade, per voce femminile e strumenti a fiato, su frammenti orfici incisi su lamine d’oro; Inizio di Partita, per violoncello; Natura morta con fiori, per flauto e pianoforte; Songlines I, per clarinetto basso, viola e pianoforte (una commissione del Erämaa Trio di Bruxelles in occasione del Centenario della nascita di Luciano Berio); L’altra isola, per orchestra d’archi; Tropico del Capricorno, per saxofono baritono e contrabbasso. In corso di composizione: Songlines II, per flauto, tromba, viola e pianoforte.
Le sue composizioni sono state segnalate e premiate dalle giurie di diversi concorsi e call for scores internazionali. La stessa partitura è risultata vincitrice del primo premio ex – aequo alla XXVII edizione del Concorso Internazionale di Composizione Franco Evangelisti indetto dall’Associazione Nuova Consonanza (Roma). La sua composizione Creature della notte è risultata finalista alla XLIV Edizione del Concorso Internazionale di Composizione “Premio Valentino Bucchi” (Roma), mentre la composizione L’altra isola è risultata vincitrice del secondo premio ex – aequo al Concorso Internazionale di Composizione Franco Michele Napolitano (Napoli).
Laureato con lode in Ingegneria Elettronica presso il Politecnico di Torino, dal 2012 vive e lavora a Milano.
Marco Pedrazzi
È pianista, compositore e divulgatore.
Ha partecipato a numerose rassegne in Italia e all’estero, ed ha composto su commissione per festivals quali “EstOvest Festival” di Torino, “AngelicA” e “Corti Chiese e Cortili” di Bologna, “BiennaleMusica2020” di Venezia, “Neue Musik in St. Ruprecht” di Vienna, nonché per le rassegne delle Università di Rio de Janeiro, Sant’Antonio (Texas), Melbourne e Sydney.
Nel 2022 Curci ha pubblicato il suo “In Altro Mare”.
Scrive inoltre colonne sonore per il cinema e la tv: su tutte “The Forgotten Front” (RAI), “Before the world set on fire” di Jaclyn Bethany, “L’Oro del Reno” di Lorenzo Pullega.
Scrive programmi di sala per realtà come MantovaMusica e Arena di Verona, ed è fondatore del Collettivo In.Nova Fert con cui organizza concerti e compone collettivamente.
Dal 2018 è il pianista stabile di AltreVociEnsemble e dal 2022 è project manager del comparto didattico del “Museo internazionale e Biblioteca della musica” di Bologna.
AltreVoci Ensemble
Nasce nel 2013 e si è esibito in importanti festival nazionali e internazionali: Società del Quartetto di Milano, Festival Aperto, Ravenna Festival, Triennale di Milano, Teatro Grande di Brescia, Cantiere Internazionale d’Arte, EstOvest Festival, Festival Dialoghi sul Comporre, Teatro Comunale Pavarotti, Serate Musicali di Milano, Festival Soundwave EtnoConcert di Baku, Balcan Contemporary Music Festival di Tirana.
Eseguono la prima assoluta di Ljust per flauto ed ensemble di M. Montalbetti diretti da C. Boccadoro, composizione dedicata al gruppo con il sostegno del Visby International Center for Composers e lo Swedish Arts Grants Commitee. La composizione è stata incisa per l’etichetta Stadivarius in un disco dedicato alla produzione flautistica di M. Montalbetti.
AltreVoci ha organizzato masterclass con i Conservatori “A. Steffani”di Castelfranco Veneto, “O. Vecchi” di Modena, la Fondazione “L. Piseri”, il Conservatory “E. Said” di Gerusalemme e la Contemporary Youth Academy di Tirana. L’ensemble organizza in collaborazione con la Fondazione Teatro Fraschini delle masterclass di direzione d’ensemble con M. Angius.
Il gruppo ha eseguito An Index of Metals di Romitelli con la voce di L. Rado e la direzione di M. Angius in coproduzione con il Festival ToListenTo di Torino. Dal live del concerto nasce la produzione discografica per l’etichetta Kairos con il sostegno del Teatro Verdi di Pordenone e la Regione Friuli Venezia Giulia.
CONCERTO 4
Giovedì 14 MAGGIO 2026
h. 20.30
Cinema Teatro Politeama, Pavia
NEURAL VORTEX
Opera multimediale
Nuova commissione
Musiche di / eseguite da MOTRONIC
Flavio Carlotti, voce e basso elettrico
Nicola Ortodossi, percussioni
Electronics e live electronics
Con la partecipazione di
Dario Casari, video maker
Christopher Satola, sceneggiatura
Descrizione
Due mondi che si guardano. Suoni e proiezioni.
Strumenti preparati, voce, registrazione elettronica e live electronics uniti ad oggetti di tutti i giorni: esplorando il confine sottile tra composizione e improvvisazione si plasma un paesaggio sonoro fitto e imprevedibile.
L’accostamento della musica al film, del primo appuntamento, qui è ribaltato nell’accostamento di una video-opera alla musica.
Il soggetto drammaturgico è il risveglio di un AI, un’intelligenza artificiale incarnata nel personaggio protagonista della vicenda. La conduzione degli eventi sonori segue criteri psicologici e percettivi piuttosto che narrativi. Motronic esplora così lo spettro continuo dei vari stati coscienziali di questa AI: il sogno (o incubo?), la maturazione, la presa di coscienza di sé, la riproduzione e infine la morte.
Flavio Carlotti e Nicola Ortodossi sono i fondatori di Motronic, gruppo che si muove fra sperimentazione, improvvisazione e composizione.
Flavio Carlotti
Durante gli anni di formazione, ha unito la sua passione per la musica sperimentale, alle nuove tecnologie e alla musica applicata.
Nello stesso periodo sviluppa un interesse particolare per il teatro, scrivendo musiche per diversi spettacoli in collaborazione con compagnie nazionali e internazionali.
Ha conseguito la laurea triennale in composizione presso il Conservatorio Vecchi/Tonelli di Modena e un Master in Musica e Creazione del Suono presso l’Università Paris 8 di Parigi.
Uno dei suoi lavori più recenti è un brano per flauto solo ispirato alla musica tradizionale giapponese e al teatro Kabuki. Vagando le terre selvagge è stato eseguito in prima assoluta al Teatro Fraschini di Pavia nel settembre 2022 dalla flautista Laura Bersani.
La sua musica è stata eseguita e selezionata in vari festival italiani, tra cui: Festival della Filosofia, Festival X Giornate, Risuonanze, ecc.
La sua produzione comprende anche musica da film e film d’animazione.
Collabora attivamente con il regista americano Christopher Satola, per il quale ha scritto la colonna sonora del cortometraggio animato Medallions – Prologue, tratto dal romanzo omonimo di Zofia Nałkowska. È stato presentato in anteprima al Polish Film Festival di Los Angeles nell’ottobre 2022. Nel 2023 ha vinto il premio come Miglior Colonna Sonora al Sci-Fi Horror Film Festival in Delaware.
È compositore e produttore esecutivo del cortometraggio di moda Forever Bound diretto da Rob Bell. Il cortometraggio è stato premiato in diversi Festival internazionali tra cui: Cannes, Los Angeles, San Francisco, Londra, Toronto, Atene, ecc.
È cofondatore, compositore e produttore esecutivo del Collettivo 1190 Productions, una casa di produzione indipendente con sede a Londra.
Nicola Ortodossi
Inizia lo studio della batteria da autodidatta, continuando il percorso sotto la guida di Emanuele Maniscalco, e successivamente con Fabrizio Saiu.
Si appassiona allo studio dell’improvvisazione frequentando i corsi di Innerplay Ensemble, e ne approfondisce il linguaggio con il percussionista performer Roberto Dani.
Nel 2013 inizia lo studio della composizione sotto la guida del M° Antonio Giacometti e successivamente con il M° Giorgio Colombo Taccani.
Ha seguito masterclass con Giorgio Colombo Taccani, Elvira Muratore, Stefano Taglietti, Curtis Roads, Christian Wallumrød. Ha collaborato con la scenografa Tery Weikel, e con la compagnia di danza Fattoria Vittadini.
Dal 2016 collabora come compositore con l’Ensemble AltreVoci.
Sue composizioni sono state eseguite al Teatro Scientifico Bibiena di Mantova, Teatro Comunale di Carpi, Teatro San Domenico di Crema, Teatro DerMast di Brescia, all’Edward Said National Conservatory di Gerusalemme, auditorium Cubec di Modena, Musei Civici di Modena, Galleria Civica di Modena (Palazzo Santa Margherita), al “FestivalFilosofia” di Modena, Festival Musica al Tempio di Milano, Balcan Contemporary Music festival, Out of the Ordinary festival., EstOvest Festival.
