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Domani, 12 marzo, la Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari e socio-sanitari. In Regione una mattinata di confronto tra istituzioni e professionisti per tutelare sicurezza, dignità e valore del lavoro sanitario

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Saranno presentati i dati 2025 del nuovo Report regionale curato dall’assessorato alle Politiche per la salute. Lo scorso anno 2.715 segnalazioni registrate in Emilia-Romagna (+1,2% rispetto al 2024), di cui quasi il 90% nel settore pubblico. Violenza verbale la più diffusa (89,1%), a seguire quella fisica (28,1%) e i danni alla proprietà (17,7%). Coinvolti 2.877 operatori, in grande maggioranza (73,8%) donne. Gli infermieri la categoria più colpita (59,6% dei casi totali). Diminuiscono le aggressioni negli ospedali, aumentano sul territorio

BOLOGNA – Aggressioni, minacce, violenze verbali e fisiche, danneggiamenti alle strutture: un fenomeno, quello che colpisce gli operatori sanitari e socio-sanitari, che non smette mai di stupire. Perché non solo esiste, ma negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più rilevanti, rappresentando una criticità per la sicurezza e il benessere di chi lavora nei servizi sanitari, ma anche per la qualità complessiva dell’assistenza erogata ai cittadini.

Il 12 marzo la Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari e socio-sanitari, che la Regione “celebra” con il corso/convegno “La prevenzione di aggressioni, violenze e molestie agli operatori sanitari e socio-sanitari in Emilia-Romagna” – organizzato a Bologna domani mattina dalle 9,30 alle 13,30 nell’Aula Magna di viale Aldo Moro 30, che sarà concluso dall’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi.

dati 2025 del nuovo Report curato dall’assessorato regionale sono chiari: su tutto il territorio sono state registrate 2.715 segnalazioni, con un lieve incremento (+1,2%) rispetto al 2024, quando erano state 2.682. Di queste, il 90% è avvenuto nel settore pubblico. La verbale è la forma di violenza più diffusa (89,1%), seguita da quella fisica (28,1%) e dai danni alla proprietà (17,7%).

Coinvolti 2.877 operatori, in grande maggioranza (73,8%) donne, anche se considerando la proporzione degli operatori interessati rispetto al personale dipendente non si osserva una sostanziale differenza tra i due generi: i maschi coinvolti sono il 3,8% dei dipendenti, le femmine il 3,7%. Gli infermieri rappresentano la categoria più colpita (59,6% dei casi totali), poi i medici, che hanno registrato l’incremento maggiore di coinvolgimento, passando dal 13,6% al 15,8%degli episodi totali, e gli Oss (11,4%, come nel 2024).

“Parliamo- commenta Fabi- di un fenomeno di enorme gravità, inaccettabile e incomprensibile: professioniste e professionisti che ogni giorno si prendono cura di noi, invece di essere ringraziati vengono aggrediti, verbalmente o addirittura fisicamente. Al punto che è stato necessario istituire una Giornata nazionale per alzare l’attenzione sul tema. In Emilia-Romagna, anche grazie alla piattaforma SegnalER che consente agli operatori di segnalare in modo sicuro e immediato gli episodi di violenza, monitoriamo i dati con precisione e cerchiamo in ogni modo, anche in collaborazione con le altre Istituzioni, di contrastare il fenomeno: attraverso tecnologie di sorveglianza avanzate, interventi il più possibile tempestivi, percorsi formativi e supporto psicologico e giuridico per il personale vittima di aggressioni. A ciò si affianca anche la campagna regionale di comunicazione e sensibilizzazione ‘Più cura per chi cura’”. 

“Prevenire aggressioni, violenze e molestie- aggiunge Fabi- significa promuovere ambienti di lavoro sicuri, rispettosi e inclusivi, rafforzare la cultura della responsabilità condivisa e sviluppare strumenti organizzativi, formativi e di supporto capaci di ridurre i fattori di rischio e di gestire con più efficacia le situazioni critiche. Si tratta di eventi che incidono profondamente sul clima organizzativo, sulla motivazione professionale e sulla capacità del sistema sanitario di rispondere in modo efficace e umano ai bisogni di cura: l’appuntamento di domani, con istituzioni e professionisti, vuole essere un momento di confronto e approfondimento su quanto è stato fatto e quanto ancora possiamo e dobbiamo fare, insieme”.

Le misure di prevenzione e tutela

Oltre alla piattaforma SegnalER, sono diverse le azioni messe in campo dalle Aziende sanitarie e Ospedaliere per garantire la sicurezza degli operatori della sanità, seguendo le Linee di indirizzo regionali: sono stati potenziati i sistemi di videosorveglianza e illuminazione ed installati pulsanti di allarme e vetri anti-sfondamento, in particolare nelle zone ad alto rischio come i Pronto Soccorso; è stata rafforzata la collaborazione con le Forze dell’ordine, attivando protocolli bilaterali con le Questure per una risposta più rapida ed efficace agli episodi di violenza.  Un altro aspetto fondamentale riguarda il supporto psicologico e di tutela legale offerti agli operatori vittime di aggressioni. Molto si è fatto anche in termini di formazione e sensibilizzazione del personale sanitario, con corsi di formazione e un focus specifico sulla prevenzione, sulla comunicazione efficace e sulla gestione delle situazioni critiche. Inoltre, il tema delle aggressioni è stato inserito nei corsi obbligatori per i neoassunti, con l’obiettivo di sensibilizzare fin da subito il personale su questa problematica.

La campagna regionale di comunicazione ‘Più cura per chi cura’

Una campagna nata per costruire fiducia, promuovere rispetto e diffondere consapevolezza verso chi lavora per la salute di tutte le persone che accedono ai servizi sanitari: questo l’obiettivo della campagna di comunicazione della Regione Più cura per chi curaIl messaggio veicolato è quello che la sanità è fatta di persone che ogni giorno si prendono cura di pazienti di ogni tipo e che, invece, subiscono aggressioni fisiche e verbali mentre svolgono il proprio lavoro con professionalità.

I dati 2025, nel dettaglio

Nel 2025 in Emilia-Romagna sono state registrate 2.715 segnalazioni, con un incremento dell’1,2% rispetto al 2024 (2.682 casi). L’89,6% delle segnalazioni proviene dal settore pubblico, che ha visto una crescita di 97 casi in un anno, mentre le strutture private accreditate e le strutture a gestione mista hanno registrato una lieve diminuzione. Sono stati 2.877 gli operatori coinvolti.

Gli infermieri sono la categoria più colpita (59,6% dei casi totali); i medici hanno registrato l’incremento maggiore di coinvolgimento, passando dal 13,6% al 15,8% degli episodi totali; gli OSS rappresentano l’11,4%, come nel 2024, degli operatori coinvolti. Considerando il dato rispetto alla numerosità del personale dipendente, la proporzione degli operatori coinvolti per qualifica professionale risulta pari al 5,5% per gli infermieri, 4% per i medici e 2,8% per gli OSS, in modo sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Di tutte le aggressioni subite da ciascuna categoria professionale, i medici segnalano prevalentemente violenza verbale (96,7%), mentre gli OSS riportano maggiormente casi di violenza fisica (32,3%) rispetto al 28% segnalato dagli infermieri. Per quanto riguarda il genere e l’età, il 73,8% degli operatori è di genere femminile, anche se considerando la proporzione degli operatori coinvolti sul personale dipendente, non si osserva una sostanziale differenza tra i due generi: i maschi coinvolti sono il 3,8% dei dipendenti, mentre le femmine sono il 3,7% dei dipendenti. I maschi subiscono più aggressioni fisiche delle operatrici di genere femminile (34,8% rispetto al 22,5%).

Considerando invece la distribuzione della tipologia di violenza per classe di età si rileva che gli operatori con meno di 29 anni sono più frequentemente interessati dal fenomeno aggressioni in generale rispetto al numero di dipendenti (7,9% dei dipendenti totali), gli operatori al di sopra di 60 anni segnalano più aggressioni fisiche (33,1%) rispetto agli operatori delle altre classi di età.

Come e quando si verificano gli atti di violenza

La violenza si manifesta in diverse forme, spesso sovrapposte: la violenza verbale è la forma più comune e riguarda l’89,1% dei casi nel 2025 (in aumento rispetto all’83,8% del 2024); la violenza fisica coinvolge il 28,1% delle segnalazioni, con un aumento del 2,4% rispetto al 2024; diminuiscono i danni alla proprietà, che passano dal 17,7% al 14,1%.

Non si rilevano variazioni sostanziali della distribuzione degli episodi segnalati rispetto ai ritmi lavorativi standard: l’86,8% degli episodi avviene nei giorni feriali; la fascia oraria più critica è la mattina (46,8%), seguita dal pomeriggio (28,3%) e dalla sera/notte (24,9%). La maggioranza degli aggressori è costituita da utenti o pazienti (68,3%), un dato in crescita del 5,8% rispetto al 2024; si riducono invece le aggressioni da parte di parenti o caregiver (dal 26,6% al 23,8%); una quota residuale è rappresentata da aggressioni perpetrate da “estranei” (3,9%).

I luoghi delle aggressioni

Nel corso del biennio 2024-2025 il Report registra un significativo incremento delle segnalazioni in ambito territoriale, a fronte di una corrispondente diminuzione in ambito ospedaliero. Ospedale: pur restando il luogo principale delle aggressioni, la proporzione di segnalazioni si riduce dal 78,7% del 2024 al 69,4% del 2025. All’interno dei presidi ospedalieri: l‘Area di Degenza mostra un aumento (dal 31,2% al 34,3%); il Pronto soccorso registra una diminuzione (dal 20,6% al 18,8%); i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) rilevano una contrazione significativa (dal 10,4% al 7,9%).

Sul Territorio le segnalazioni sono aumentate in proporzione, passando dal 21,3% al 29,6% del totale. Gli incrementi maggiori riguardano: Ambulatori territoriali che mostrano una tendenza in crescita dal 4,3% al 9,5% delle segnalazioni totali; Istituti penitenziari, che presentano un aumento dal 2,7% al 4,7%; le Case/Ospedali di Comunità che variano dallo 0,6% al 3,2%.

Considerando la proporzione di episodi sui volumi di attività sanitaria (episodi ogni 100.000 prestazioni) si rileva che i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura mostrano un miglioramento della misura, in riduzione da 355,2 a 278,2 casi ogni 100.000 giornate di degenza, pur rimanendo l’area a più alto rischio; l’Area di Degenza ha rilevato un incremento della proporzione, passando da 14,2 a 18,7 episodi ogni 100.000 giornate; il Pronto Soccorso si è ridotto da 24,7 a 21,2 casi ogni 100.000 accessi.

Numerose le azioni messe in campo dalla Regione per far fronte al fenomeno delle aggressioni, in particolare:

Gli obiettivi contenuti nelle Linee di indirizzo regionali:

parte integrante del più generale Piano-Programma aziendale per la sicurezza delle cure e la gestione del rischio e del documento di valutazione dei rischi

Tutte le Aziende Sanitarie regionali hanno aggiornato i propri Documenti di valutazione dei rischi, inserendo la specifica scheda per la valutazione del rischio di aggressione proposta con le Linee di indirizzo regionali, e hanno individuato le misure di prevenzione da adottare, oltre ad avere implementato un Piano interno per la Prevenzione degli atti di violenza sugli operatori sanitari.

Gli interventi adottati sono diversi in base alle specifiche situazioni aziendali e comprendono:

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