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REGINE IN SCENA. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro alla Reggia di Venaria dal 17 aprile al 6 settembre 2026

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Uno straordinario viaggio attraverso l’immaginario della regalità

TORINO – Alla Reggia di Venaria, complesso monumentale alle porte di Torino tra i più visitati in Italia, dal 17 aprile al 6 settembre 2026 il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude – presieduto da Michele Briamonte con la direzione di Chiara Teolato – organizza una grande mostra su straordinari abiti che hanno definito l’immagine delle regine nel cinema e nel teatro.

La mostra è curata da Massimo Cantini Parrini, pluripremiato costumista, profondo conoscitore del costume antico e collezionista di abiti d’epoca, con Clara Goria, storica dell’arte e conservatrice del Centro Studi del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude.
Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro riunisce nelle Sale delle Arti della Reggia una selezione di 31 abiti che hanno definito, nel tempo, l’immagine della regina nel cinema e nel teatro, restituendo al costume la sua funzione più profonda: non semplice ornamento, ma dispositivo capace di generare percezione di potere, identità e visione.

La mostra è dedicata al tema della regalità come invenzione scenica, un linguaggio che attraversa i secoli e i generi, costruendo figure capaci di imporsi nell’immaginario prima ancora della parola. Al centro, l’arte del costume tra cinema e teatro, officine diverse della stessa meraviglia: nel cinema il costume vive nel dettaglio, nella luce e nell’inquadratura che ne rivelano la materia; in teatro governa lo spazio, deve essere leggibile da lontano e respirare con l’attore e con il tempo della scena.

La mostra si inserisce nel filone tematico espositivo della Reggia di Venaria dedicato alla moda e al costume avviato nel 2011 con Moda in Italia. 150 anni di eleganza (1861–2011). Ma il racconto della sovranità femminile è anche un modo per tornare alla nascita del complesso della Venaria Reale, alla metà del Seicento, in cui ebbero un ruolo centrale le duchesse Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours.

IL PERCORSO DELLA MOSTRA

Regine in Scena_ph. Leonardo Salvini

Il percorso narrativo della mostra si articola attorno a tre nuclei fondamentali — mito, storia, fantasia — che si intrecciano nella costruzione dell’immaginario scenico, tra ricerca filologica e interpretazione poetica. Regine mitologiche e leggendarie, regine fantastiche nate dalla letteratura e dalla drammaturgia e sovrane realmente esistite convivono in un racconto che supera la distinzione tra vero e immaginato, affermando una verità più profonda: quella del linguaggio visivo.

Oro, argento e bronzo sono i colori della mostra che rimandano alla regalità, segnando le tre sezioni: Fantasia in argento, Mito in bronzo e Storia in oro. L’allestimento stesso si configura come un’architettura prospettica in tre atti (Mito, Storia, Fantasia) e undici scene che mette in luce una selezione di 31 abiti d’autore, firmati da grandi costumisti e artisti, realizzati da eccellenze sartoriali italiane per celebri regie ed interpreti.

Regine in Scena_ph. Leonardo Salvini

Tra le presenze in mostra emergono figure iconiche della regalità scenica: l’Incantevole Strega, la regina degli specchi, interpretata da Monica Bellucci in I fratelli Grimm di Terry Gilliam (2005), Ariadne, regina della luna/Valentina Cortese ne Le avventure del barone di Münchausen (1988) e Titania, regina delle fate/Michelle Pfeiffer in Sogno di una notte di mezza estate (1999) nei costumi di Gabriella Pescucci. Tra le regine del mito compaiono Giocasta/Silvana Mangano e Medea/Maria Callas nel cinema di Pier Paolo Pasolini (1967, 1969) nei costumi dei maestri Piero Tosi e Danilo Donati. Poi, le regine nella storia, Cleopatra/Liz Taylor nei faraonici abiti del kolossal di Mankiewitz del 1963, Elisabetta I d’Inghilterra/Rossella Falk in Maria Stuarda di Franco Zeffirelli vestita da Anna Anni, Anna Bolena/Angelina Jolie nel ruolo di Maria Callas in Maria di Pablo Larraín (2024) e Maria Antonietta/Mélanie Laurent ne Le Déluge. Gli ultimi giorni di Maria Antonietta di Gianluca Jodice (2024), quest’ultimo in parte girato nella stessa Reggia di Venaria, entrambe nei costumi di Massimo Cantini Parrini. E ancora, Maria Antonietta interpretata da Kirsten Dunst, che ridefinisce un’immagine pop e contemporanea della regina per la regia di Sofia Coppola (2006), fino a Elisabetta di Baviera, la mitica Sissi, consacrata dal cinema con il volto di Romy Schneider in Ludwig di Luchino Visconti (1973).

Il viaggio proposto al visitatore attraversa cinema, teatro e opera lirica fino alle più recenti serie televisive, costruendo un dialogo continuo tra epoche, stili e linguaggi. La Reggia di Venaria diventa parte integrante della narrazione: le sue architetture amplificano la teatralità dei costumi, mentre lo spazio e la prospettiva permettono di coglierne pienamente silhouette, proporzioni e presenza scenica. In luce emergono tessuti, ricami, cromie, pesi e strutture, insieme ai bozzetti originali riprodotti in mostra, che rivelano il processo creativo alla base della costruzione dell’immagine regale. In mostra opere dei più grandi maestri del costume teatrale e cinematografico, dal primo Novecento a oggi: Anna Anni, Giancarlo Bartolini Salimbeni, Aldo Calvo, Milena Canonero, Massimo Cantini Parrini, Giulio Coltellacci, Danilo Donati, Gabriella Pescucci, Luigi Sapelli detto Caramba, Gino Carlo Sensani, Piero Tosi.

Regine in Scena_ph. Leonardo Salvini

Accanto a loro, i costumi ideati da grandi artisti come Felice Casorati, Corrado Cagli, Giorgio de Chirico e Arnaldo Pomodoro. Le opere provengono da importanti istituzioni e collezioni: Gallerie degli Uffizi – Museo della Moda e del Costume di Firenze, Costumi d’Arte Peruzzi, Tirelli Trappetti, Sartoria Farani, Archivio Corrado Cagli di Roma, Fondazione Cerratelli di Pisa, Sartoria De Valle di Torino e la collezione di Massimo Cantini Parrini.

Gli abiti sono accompagnati da parrucche, gioielli e ornamenti — elementi essenziali nella costruzione dell’identità visiva — provenienti da laboratori specializzati o fatti realizzare appositamente su modelli originali in occasione della mostra.

Emerge così una vera e propria geografia del fare: musei, archivi e sartorie che custodiscono saperi rari, restituendo una costellazione di competenze che ha reso il costume italiano uno dei linguaggi più riconoscibili e influenti nel panorama internazionale.

Regine in Scena_ph. Leonardo Salvini

ALCUNI ABITI IN MOSTRA

FANTASIA
Regina degli specchi
Attrice Monica Bellucci
Film I fratelli Grimm e l’incantevole Strega, 2005
Regia Terry Gilliam
Costumi Gabriella Pescucci, Carlo Poggioli

Abito d’ispirazione tardogotica in shantung di seta, ricamato a macchina con canutiglia e paillettes. Inserti laterali e maniche aderenti in organza operata con righe in lurex. Scollo e bordi delle soprammaniche rifiniti da ricamo in canutiglia e perle. Corona, orecchini, ferma-trecce e puntali in filigrana metallica con pietre e perle sintetiche.

Collezione Tirelli Trappetti, Roma

La regina è detta “Mirror Queen” perché la sua anima vive imprigionata nello specchio, soglia simbolica tra apparenza e verità. Il personaggio, interpretato da Monica Bellucci, incarna una regalità ambigua e perturbante, in cui bellezza e potere s’intrecciano a una dimensione oscura, quasi spettrale. La costumista Pescucci costruisce questa figura mescolando suggestioni tardo-gotiche a un’estetica fantastica. Nell’abito nuziale, la verticalità della silhouette, la ricchezza dei ricami e la preziosità dei materiali evocano una regalità antica, mentre trasparenze e riflessi restituiscono un’immagine sospesa, più vicina alla leggenda che alla storia.

Ariadne, regina della Luna
Attrice Valentina Cortese
Film Le Avventure del Barone di Munchausen, 1988
Regia Terry Gilliam
Costumi Gabriella Pescucci

Abito d’ispirazione rinascimentale composto da corpetto a vita alta in organza scintilla laminata e cangiante, come gli inserti della gonna. Gonna e maniche in garza di cotone plissettata a mano. Lungo drappo in garza e organza con motivi affini. Gorgiera rigida a disco con elementi metallici.

Collezione Tirelli Trappetti, Roma

La regina Ariadne è interpretata da Valentina Cortese, attrice di grande tradizione teatrale e cinematografica. I costumi, disegnati da Gabriella Pescucci per Terry Gilliam, costruiscono un universo visivo barocco e fantastico. L’attrice rimase colpita dall’imponenza dell’abito: ricami scintillanti e un copricapo scolpito trasformano la figura in icona. Il regista osservò che bastava vederla entrare in scena con tale costume perché tutto cambiasse tono. La postura, condizionata dal peso e dalla rigidità del costume, restituisce una regalità monumentale, mentre la sapienza sartoriale trasforma il tessuto in luce e il ricamo in narrazione. Gabriella Pescucci riceve per questi costumi la sua prima candidatura ai premi Oscar nel 1990.

Titania, regina delle fate
Attrice Michelle Pfeiffer
Film Sogno di una notte di mezza estate, 1999
Regia Michael Hoffman
Costumi Gabriella Pescucci

Tunica d’ispirazione greca in organza di seta plissé, pannello centrale ricamato con fili in ciniglia, filo metallico, piccole pietre e perle di vetro. Mantello con lungo strascico in seta plissettata a mano, decorato da ricami in crine, fili ed elementi metallici, ciniglia, pietre e inserti vitrei. Foderato in sari di seta ricamata a macchina.

Collezione Tirelli Trappetti, Roma

L’abito, dalla linea Impero, è accompagnato da un lungo mantello realizzato con un tessuto leggerissimo noto come ‘velo di cipolla’, arricchito da fili di ciniglia, inserti di crine e delicati ricami. Il tessuto, plissettato interamente a mano secondo la tecnica resa celebre da Mariano Fortuny per i suoi famosi Delphos, trasmette una qualità vibrante. La corona dorata si ispira a diademi ellenistici. Il costume conferisce alla figura un movimento fluido davanti alla macchina da presa, come se la regina fosse leggera come aria. Gabriella Pescucci costruisce Titania attraverso stratificazioni sottili che reagiscono alla luce, trasformando Michelle Pfeiffer in un’apparizione quasi irreale. Per accentuare l’effetto magico, il trucco utilizzò glitter dorato e bianco, rimasto visibile sulla pelle dell’attrice anche settimane dopo le riprese.

Regina di Selvascura
Attrice Salma Hayek
Film Il Racconto dei Racconti, 2015
Regia Matteo Garrone
Costumi Massimo Cantini Parrini

Abito di corte d’ispirazione seicentesca, in damasco di seta, con disegno ornamentale di forte contrasto e impatto visivo; grandi soprammaniche amplificano la monumentalità della figura, mentre le maniche sottostanti e la sottogonna, in raso di seta, introducono una profondità materica e luminosa. L’abito è rifinito da alti profili in crine sintetico lavorato che disegnano e sottolineano le cuciture, conferendo all’insieme una qualità grafica e strutturale di forte carattere scenico.

Collezione Tirelli Trappetti, Roma

Ne Il racconto dei racconti Salma Hayek interpreta una regina dominata dal desiderio. I costumi di Massimo Cantini Parrini lavorano sulla materia viva: tessuti trattati, superfici irregolari, profondità instabili. Il rosso di quest’abito non è mai uniforme, ma cambia con la luce, evocando carne e sangue. Il costume diventa organismo, costruendo un corpo trasformato. La regalità si manifesta come ossessione e metamorfosi. Per la scena in cui la regina mangia il cuore del drago, Matteo Garrone utilizza in realtà un dolce lavorato, ma l’attrice inizialmente convinta che fosse un vero organo animale, reagì con autentico turbamento. Cantini Parrini riceverà nel 2016 il suo primo premio David di Donatello per questi costumi.

MITO

Regine in scena_ph_Margherita Borsano

Medea, principessa della Colchide
Attrice Maria Callas
Film Medea, 1969
Regia Pier Paolo Pasolini
Costumi Piero Tosi

Il costume è composto da più elementi sovrapposti, sottotunica, tunica con maniche, tunica senza maniche, pazienza, manto, velo in garza, parrucca e collane. La tunica senza maniche, in organza di cotone plissettata, presenta bordini in rame e bottoni in ceramica lavorati a mano, la tunica con maniche, in tulle di lana a righe, ha ampie maniche e ricami in lana azzurra. La sottotunica, in garza di lino plissettata, integra imbottiture strutturali e maniche in tessuto goffrato. Il manto in lana, è rifinito con nastri metallici in rame lavorati a fuselli e bordature a catenella. Elemento centrale è la pazienza, costruita in feltro con tessuti applicati, bottoni dorati, murrine, ricami e inserti decorativi complessi. Parrucca realizzata con capelli veri e decorazioni in metallo dorato e rame. Velo in garza di lana decorato con inserti in pelle dorata, foglioline in rame e murrine policrome. Collane in metallo dorato. Il costume, realizzato dalla Sartoria Tirelli di Roma, fu in seguito donato alle Gallerie degli Uffizi.

Gallerie degli Uffizi – Museo della Moda e del Costume, Firenze
su concessione del MiC-Gallerie degli Uffizi / foto di Antonio Quattrone

In Medea Maria Callas affronta la sua unica esperienza cinematografica, scelta da Pier Paolo Pasolini per la forza tragica del volto. La sua voce, celebre in tutto il mondo, viene qui completamente sottratta: Medea è costruita sul silenzio e sullo sguardo. I costumi di Piero Tosi, pesanti e strutturati, impongono una lentezza rituale al corpo. Molti elementi, tra cui conchiglie, scaglie di pigne e amuleti, furono assemblati direttamente sugli abiti. Il costume non descrive un’epoca, ma costruisce una figura arcaica, fuori dal tempo e dalla storia.

Clitemnestra, regina di Micene
Attrice Rossella Falk
Spettacolo teatrale Oreste di Vittorio Alfieri
Roma, Teatro Argentina, 1993
Regia Gabriele Lavia
Costumi Arnaldo Pomodoro

Tunica d’ispirazione arcaica in garza di seta finemente plissettata a mano, dalla superficie impalpabile e vibrante. La linea, fluida e allungata, accompagna il corpo senza costringerlo. Le maniche ad ali ampliano la figura. Seni e spallotti in spaltrì dipinti in oro, dalla superficie riflettente, introducono una dimensione scultorea e simbolica.

Sartoria Farani, Roma

Scenografie e costumi spettano ad Arnaldo Pomodoro, segnando un incontro tra arti visive, scena e drammaturgia. La tragedia alfieriana si trasforma in opera visiva contemporanea. Clitemnestra diviene una scultura vivente, chiusa in un “abito-corazza”: un costume fatto di materia e astrazione, con l’elemento delle sfere tipico del linguaggio dell’artista, privo di ornamenti realistici. Nel suo “teatro scolpito”, il costume impone un ritmo solenne e una posa monumentale alla recitazione di Rossella Falk, amplificandone la dimensione maestosa e la forza tragica in rapporto con l’imponente muro metallico della scena.

Giocasta, regina di Tebe
Attrice Silvana Mangano
Film Edipo Re, 1967
Regia Pier Paolo Pasolini
Costumi Danilo Donati

Tunica d’ispirazione arcaica composta da un intreccio di tubolari in fibra di ovatta, lavorati e fissati su una base di garza di cotone, con estremità sfrangiate. Mantellina realizzata con lo stesso intreccio, ricoperta di conchiglie dorate che trasformano il capo in una superficie riflettente e preziosa. Copricapo composto da una calotta decorata in metallo e conchiglie dorate, con tesa a falda larga interamente rivestita di piume bianche e puntale dorato.

Sartoria Farani, Roma

Tra gli elementi più sorprendenti del costume sono le conchiglie applicate alla mantella e al copricapo, poi dorate con finitura brunita e colature di stagno. Rimandano a contesti africani dove erano usate come moneta, ma derivano anche da un’origine più quotidiana e divertente: avanzi di una cena tra amici ad Ostia fatta dal costumista e conservati per questo costume. Pasolini e Donati evitano ogni ricostruzione filologica della Grecia classica, creando un universo arcaico, un “barbarico indistinto” tra suggestioni persiane, azteche, africane, orientali. Il copricapo regale trae ispirazione dal film L’intendente Sansho di Kenji Mizoguchi (1954), caro a Pasolini. I tessuti, grezzi e pesanti, includono materiali poveri. Il costume impone una lentezza solenne, trasformando il corpo in immagine di potere.

STORIA

Paolina Borghese Bonaparte, duchessa di Guastalla
(1780-1825)
Attrice Gina Lollobrigida
Film Venere imperiale, 1962
Regia Jean Delannoy
Costumi Giancarlo Bartolini Salimbeni

Abito in stile Impero in raso di seta, ricamato con motivi floreali in filo dorato e seta; robe ouverte con strascico in velluto di cotone con maniche a palloncino e ricami in filo metallico, canutiglia d’oro e perle. Il disegno ornamentale con foglie, fiori, spighe di grano e motivi di api napoleoniche costruisce una trama ricca e simbolica. L’equilibrio tra la luminosità dell’abito e la profondità vellutata della sopravveste restituisce un’immagine di regalità colta e stratificata.
Collezione Costumi d’Arte Peruzzi, Roma

Elisabetta di Baviera, detta Sissi,
imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria
(1837-1898)
Attrice Romy Schneider
Film Ludwig, 1973
Regia Luchino Visconti
Costumi Piero Tosi

Abito da passeggio (1865 ca.) in damasco di seta operato a piccole stelle, guarnito con inserti in raso di seta. Giacchino in velluto di seta autentico, ricamato a motivi floreali in seta e foderato in pelliccia di castoro. Il costume, realizzato dalla Sartoria Tirelli di Roma, fu in seguito donato alle Gallerie degli Uffizi.

Gallerie degli Uffizi – Museo della Moda e del Costume, Firenze
su concessione del MiC-Gallerie degli Uffizi

Dopo il successo della trilogia romantica degli anni Cinquanta, Romy Schneider torna a vestire i panni di Sissi, Elisabetta di Wittelsbach, imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria, consorte di Francesco Giuseppe I d’Asburgo Lorena. Sotto la regia di Visconti il personaggio muta radicalmente: liberato dall’immagine fiabesca, emerge una figura inquieta e moderna. I primi incontri sul set furono segnati da tensioni: l’attrice temeva di restare prigioniera del ruolo, mentre il regista voleva distruggerne il mito sentimentale. I costumi riflettono questa trasformazione. Tosi studiò ritratti e abiti della corte asburgica per restituire l’eleganza austera dell’imperatrice, scegliendo tessuti preziosi ed elementi autentici, come il giacchino in velluto del 1865 ca. qui esposto. Piero tosi riceve nel 1974 la sua terza candidatura agli Oscar per i migliori costumi.

Elisabetta I Tudor, regina d’Inghilterra
(1533-1603)
Attrice Rossella Falk
Spettacolo teatrale Maria Stuarda di Friedrich Schiller
Firenze, Teatro della Pergola, 1983
Regia Franco Zeffirelli
Costumi Anna Anni

Abito di corte della fine del XVI secolo, con corpetto, soprammaniche e gonna in raso di cotone damascato; maniche aderenti in taffetas di seta. Applicazioni di merletti argentati al centro del corpetto; soprammaniche e gonna ricamate con perle. Gorgiera in crine di nylon con applicazioni di merletti e perle. Sottocollo che forma mantello in tessuto leggero argentato, impreziosito da perle e passamaneria.

Fondazione Cerratelli, Pisa

Il maestoso abito presenta tessuti preziosi e ricami raffinati ed è stato ideato da Anna Anni per Zeffirelli e realizzato dalla sartoria Cerratelli. Frutto di uno studio storico rigoroso, l’abito rivela una cura estrema del dettaglio. La gorgiera incornicia il volto, conferendo un carattere ieratico alla figura iconica della regina Elisabetta, ‘the Virgin Queen’. Il corsetto rigido a punta, secondo la moda Tudor, insieme alle maniche decorate e alla gonna a campana sostenuta da farthingale, struttura che sorregge la gonna, ne costruiscono una figura autoritaria. Anche le strutture interne modellano il corpo come immagine di potere.

Maria Antonietta d’Asburgo Lorena,
regina di Francia
(1755-1793)
Attrice Mélanie Laurent
Film Le Déluge. Gli ultimi giorni di Maria Antonietta, 2024
Regia Gianluca Jodice
Costumi Massimo Cantini Parrini

Robe à l’anglaise in seta duchesse, composta da redingote e corpetto con revers in velluto di seta; gonna in seta cruda a piccoli pois, doppiata da una sopragonna in organza rigata. Le impunture a vista, eseguite a mano, restituiscono al capo una qualità autentica. I bottoni, in filigrana e marcassite d’argento, più grandi sul soprabito e più piccoli sul corpetto, creano una scansione ritmica e decorativa che accompagna la struttura dell’abito con eleganza misurata.

Collezione Tirelli Trappetti, Roma

L’abito appare nelle sequenze girate nella Galleria Grande della Reggia di Venaria, trasformata nella Torre del Tempio, ultima prigione di Luigi XVI e Maria Antonietta. Qui la regalità viene progressivamente sottratta: il costume nasce da un attento studio di fonti e procede per riduzione. Dalla magnificenza iniziale, fatta di ori, argenti e tessuti preziosi, si giunge a una essenzialità estrema. La regina sul finale del film indosserà una semplice chemise à la reine e uno scialle di lana, ultimo segno di protezione. Il costume diventa così racconto visivo della caduta del potere e della perdita di ogni attributo regale. Massimo Cantini Parrini riceverà nel 2025 il suo sesto premio David di Donatello per questi costumi.

Regine in scena_ph_Margherita Borsano
Regine in scena_ph_Margherita Borsano
Regine in scena_ph_Margherita Borsano
Regine in scena_ph_Margherita Borsano
Regine in scena_ph_Margherita Borsano
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ACCESSIBILITÀ
Particolare attenzione è stata dedicata nella mostra al tema dell’accessibilità, come prassi per le esposizioni realizzate alla Reggia di Venaria: il percorso infatti include pannelli visivo-tattili, audiodescrizioni, sottotitoli e traduzioni in LIS (Lingua dei Segni Italiana), oltre a testi in caratteri ad alta leggibilità. Su prenotazione sono disponibili visite guidate e attività che rispondono a esigenze comunicative complesse.
Il progetto è realizzato dai Servizi Educativi del Consorzio in collaborazione con Tactile Vision Lab, Fondazione Paideia, Fondazione Istituto dei Sordi di Torino Onlus e Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS-APS Consiglio Regionale del Piemonte.

MOSTRA A CURA DI
Massimo Cantini Parrini
con Clara Goria
Assistente alla curatela: Maria Elena Angei

PROGETTO DI ALLESTIMENTO
Paolo Bertoncini Sabatini,
con la collaborazione di Emanuele Carrai e Andrea Crudeli – Dedalo Building Lab Firenze

PROGETTO GRAFICO E IMMAGINE COORDINATA
Raffaele Cingottini e Marco Fontana – DoYouSpeakGraphics?

PROGETTO ILLUMINOTECNICO
Egidio Ferrara

CATALOGO
Silvana editoriale, con fotografie di Leonardo Salvini

INIZIATIVE COLLATERALI ALLA MOSTRA

Conversazioni, eventi culturali e itinerari didattici
Sono previste le Conversazioni a corte dedicate alla mostra con personalità del mondo del costume teatrale e cinematografico, della regia e della critica.
È in programma l’iniziativa Storie d’arte alla Reggia di Venaria: attività culturali in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’Università di Torino.
Nel percorso di visita della Reggia, i Servizi Educativi del Consorzio e REAR, in collaborazione con Scuola Holden – Contemporary Humanities, propongono l’itinerario tematico per le scuole secondarie e per i gruppi Femminile Plurale. Una nuova declinazione della Venaria Reale: durante la visita non saranno narrate solo storie di duchi, re, politici o uomini di potere ma quelle di regine, duchesse, pittrici, balie, cuoche e lavandaie. Donne che hanno governato, tramato, lavorato e saputo lasciare la propria impronta indelebile nonostante le difficoltà del tempo. Donne che, più silenziosamente, hanno saputo fare la Storia. Un percorso di empowerment femminile, un continuo dialogo in cui la memoria storica si intreccia con le istanze attuali e un racconto ancora capace di ispirare a secoli di distanza. Questa visita nasce per imparare a conoscere la Reggia da un altro punto di vista più ampio, più variegato: femminile, appunto, e plurale.
Per prenotazioni: prenotazioneservizieducativi@lavenariareale.it.

Percorso di visita della Reggia
Una Reggia femminile: la serie delle Principesse nell’appartamento di Ludovica
In collaborazione con i Musei Reali di Torino

In concomitanza con l’apertura della mostra, il percorso di visita della Reggia vede rinnovarsi la collaborazione tra i Musei Reali di Torino e il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude attraverso il riallestimento dell’appartamento della principessa Ludovica (1629-1692), primogenita di Cristina di Francia e Vittorio Amedeo I, sorella del duca Carlo Emanuele II.
Nella manica castellamontiana verso la corte, in particolare in quella che era la camera da letto di Ludovica (Sala delle fiere feroci) con annesso Gabinetto di toeletta, trova posto parte del fregio con Fatti eroici di principesse della Reale Casa di Savoia entrate per matrimonio a far parte di altre dinastie, dalle collezioni del Palazzo Reale di Torino. Il ciclo di tele, realizzato da artisti per la maggior parte lombardi tra il 1660 e il 1663, fu ideato dal retore di corte Emanuele Tesauro, in occasione del matrimonio del duca Carlo Emanuele II e Francesca di Valois come omaggio alla nuova duchessa francese. Le scene dal carattere narrativo, attingendo alla storia dinastica sabauda dal XII al XVI secolo, dispiegano exempla di virtù e forza. Protagoniste sono alcune delle principesse come Luisa di Savoia, Adelaide, Anna di Grecia, Beatrice, che alleanze politiche e vicende familiari trasformarono in reggenti, regine consorti, imperatrici e guerriere, esercitando quella sovranità al femminile propria dalle femmes fortes contemporanee, dalla stessa Ludovica alle Madame Reali, le duchesse Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista che ebbero un ruolo centrale alla Reggia di Venaria e nelle Residenze Sabaude.

Programma tematico diffuso nelle Residenze Sabaude
Sarà inoltre predisposto da parte del Consorzio, in collaborazione con tutte le Residenze Reali Sabaude del Piemonte, un palinsesto ad hoc dedicato alle iniziative (mostre, eventi, convegni, attività) che le stesse organizzeranno nel corso dell’anno sul tema della regalità femminile.
Maggiori informazioni ed aggiornamenti su residenzerealisabaude.com

Rassegna cinematografica
Regine in scena. Riflessi sul grande schermo
In collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino

In occasione della mostra Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro, il Museo Nazionale del Cinema – in collaborazione con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude – propone al Cinema Massimo nel mese di giugno una rassegna che prevede la proiezione di quattro film che mostrano sul grande schermo alcuni dei costumi esposti nella mostra: Le Déluge di Gianluca Jodice (2024), Marie Antoinette di Sofia Coppola (2006), Medea di Pasolini (1969) e Cleopatra di J.L. Mankiewicz (1963), tutti in versione originale con sottotitoli in italiano.

MASSIMO CANTINI PARRINI
Nasce a Firenze, dove fin da bambino sviluppa una profonda fascinazione per il costume grazie alla nonna materna, sarta fiorentina. La sua formazione si svolge interamente nella città natale: frequenta l’Istituto Statale d’Arte di Porta Romana e prosegue gli studi al Polimoda, scuola affiliata al F.I.T. di New York. Si laurea successivamente in Cultura e Stilismo della Moda presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Durante gli anni accademici vince il concorso per il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove entra nel corso di costume diretto dal premio Oscar Piero Tosi, suo maestro e figura fondamentale nella sua formazione. La stima di Tosi lo conduce, giovanissimo, alla Sartoria Tirelli, dove inizia come assistente costumista. Dopo alcuni anni di collaborazione con la premio Oscar Gabriella Pescucci, avvia una brillante carriera autonoma. Parallelamente all’attività professionale, si dedica all’insegnamento del costume per lo spettacolo a Firenze, prima presso l’Università e successivamente all’Accademia di Belle Arti. Dal 2020 è membro dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Nel 2021 riceve la sua prima candidatura agli Oscar per i costumi di Pinocchio di Matteo Garrone, seguita nel 2022 dalla seconda candidatura per Cyrano di Joe Wright. A partire dal 2016 ha ottenuto sei David di Donatello su nove candidature, un European Film Award l’Oscar Europeo, sei Nastri d’Argento, il Premio Flaiano e cinque Ciak d’Oro, oltre a numerosi altri riconoscimenti nazionali e internazionali. Tra le principali nomination si annoverano anche il Critics Choice Award, tre candidature ai Costume Designers Guild Awards e una ai BAFTA. Nel 2019 è insignito del titolo di Accademico d’Onore dall’Accademia di Belle Arti di Firenze e nel 2025 riceve lo stesso riconoscimento dall’Accademia di Belle Arti di Parma. Collabora con importanti registi italiani ed internazionali, firma i costumi per film, produzioni teatrali, mostre e grandi eventi internazionali come i costumi per la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

Regine in scena
L’arte del costume italiano tra cinema e teatro
Reggia di Venaria – Sale delle Arti, dal 17 aprile al 6 settembre 2026

BIGLIETTI DELLA MOSTRA:
Intero: 12 euro
Ridotto: 10 euro Gruppi di min. 12, max. 25 persone e quanti previsti da Gratuiti e Ridotti
Ridotto ragazzi: 6 euro Under 21 (ragazzi dai 6 ai 20 anni) e universitari under 26
Scuole: 3 euro Classi minimo di 12, massimo 25 studenti, ingresso gratuito per 1 accompagnatore ogni 12 studenti
Gratuito Minori di 6 anni e quanti previsti da Gratuiti
Diritti di prenotazione sull’acquisto dei titoli d’accesso per i gruppi (minimo 12, massimo 25 persone): 15 euro a gruppo – 7 euro a classe

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