Scopri come scegliere e applicare le protezioni solari per una pelle sicura. Proteggiti dai raggi UV con i consigli di professionisti d come Piotrek, titolare del Centro Benessere, Relax, Estetica “Re di Cuori” a Roverbella, via Custoza 39/41.
La protezione solare è come il Wi‑Fi: tutti pensano di usarla bene, ma pochi sanno davvero come funziona. E per capire se stai davvero proteggendo la pelle — o se stai solo spalmando una crema profumata — bisogna partire dai nemici: i raggi UV.
I raggi UV sono tre, ma uno lo possiamo ignorare subito: UVC → vengono bloccati dall’atmosfera. Non arrivano a noi. Fine della storia.
Gli altri due, invece, sono quelli che ci fanno compagnia ogni estate (e anche d’inverno, ma facciamo finta di niente):
UVA: i ninja silenziosi. Lunghezza d’onda: 315–400 nm. Penetrano in profondità, fino al derma. Non ti scottano, quindi non li senti. Ma intanto lavorano nell’ombra: degradano collagene ed elastina, creano macchie, accelerano l’invecchiamento e contribuiscono ai danni al DNA. Sono i più subdoli: non fanno rumore, non fanno male subito, ma lasciano il segno.
UVB: gli hooligan. Lunghezza d’onda: 280–315 nm. Colpiscono gli strati più superficiali. Sono quelli che ti fanno diventare rosso come un peperone. Responsabili dell’eritema. Contribuiscono al rischio di tumori cutanei.
Gli UVB sono quelli che ti fanno dire: “Mi sono scottato, ma non so come sia successo… c’era vento!”. Ecco: il vento non c’entra niente.
1. I filtri fisici: lo scudo medievale
I filtri fisici (o minerali) sono i più facili da capire: fanno da scudo. Punto. Sono composti da due ingredienti che sembrano usciti da un laboratorio di chimica delle medie: ossido di zinco e biossido di titanio.
Cosa fanno?
Si piazzano sulla pelle come minuscoli specchi e riflettono i raggi UV. Non li assorbono, non li trasformano: li rimandano indietro. È un po’ come quando nei programmi survival vedi gente che si spalma il fango per proteggersi dal sole: quella è la prima protezione solare fisica della storia.
Caratteristiche:
- Funzionano subito dopo l’applicazione
- Sono molto stabili alla luce
- Spesso lasciano la famosa “patina bianca” (che ti fa sembrare un mimo in pausa pranzo)
Perfetti per chi ha pelle sensibile o per chi vuole una protezione “semplice e onesta”
2. I filtri chimici: la spugna intelligente
I filtri chimici (o organici) sono più moderni e più “furbi”. Non respingono i raggi UV: li assorbono e li trasformano in calore innocuo.
È come se dicessero al sole: “Ok, vieni pure… ma poi ti smonto”.
Ogni filtro chimico assorbe una parte diversa dello spettro: alcuni prendono solo gli UVA, altri solo gli UVB, altri ancora fanno un po’ di tutto.
Per questo le creme solari serie sono sempre un mix di ingredienti, non un singolo filtro.
Caratteristiche:
- Hanno texture più piacevoli
- Non lasciano bianco, sono più facili da spalmare
- Richiedono 20–30 minuti per attivarsi
- Possono dare irritazioni a chi ha pelle molto sensibile
- Perfetti per chi vuole una protezione invisibile, leggera, che non si sente
L’SPF: cosa significa davvero.
Il fattore di protezione solare è un numero che definisce la capacità di difendere la pelle dalle radiazioni UVB. Un SPF 50 dovrebbe portare all’eritema con una dose di esposizione 50 volte più alta rispetto a quella prevista in assenza di protezione.
- SPF 50 → lascia passare circa il 2% dei raggi UVB (blocca il 98%)
- SPF 30 → lascia passare circa il 3,3% (blocca poco meno del 97%)
La differenza tra SPF 30 e SPF 50 è solo 1 punto percentuale. Uno. Non cinquanta.
Quindi perché esiste SPF 50? Perché è più “tollerante” agli errori: se ne metti poca, protegge comunque un po’ di più; se la spalmi male, ti lascia meno buchi; se ti dimentichi di riapplicarla, hai un margine di sicurezza leggermente maggiore.
Nella pratica quotidiana, molte persone applicano molto meno prodotto di quanto necessario, riducendo drasticamente il livello di protezione reale rispetto a quello dichiarato sulla confezione.
Ma non è un’armatura. Non è un lasciapassare per stare al sole dalle 10 alle 16 come se niente fosse.
Differenza reale tra SPF:
- SPF 15 → ~93% UVB
- SPF 30 → ~97% UVB
- SPF 50 → ~98% UVB
Quanto dura davvero la protezione
Non importa se è SPF 30, 50, 100, “water-resistant”, “sport”, “kids”, “ultra”, “super”, “mega”… Secondo alcuni studi una protezione solare perde circa il 40% delle sue proprietà dopo 4 ore e va oltre il 50% dopo 8 ore. Quindi sarebbe giusto riapplicarla ogni 2–3 ore, e sempre dopo bagni, docce o sudorazione eccessiva.
Meglio esagerare con la protezione che scottarsi, anche se devo confessare che io la metto al mattino e basta… però rimango sotto l’ombrellone nelle ore più a rischio.
La verità è semplice: la protezione solare funziona, ma solo se la scegli bene e la usi bene. E siccome ogni pelle è diversa, ogni abitudine è diversa e ogni estate è diversa… non esiste una crema “giusta per tutti”.
Per questo, se vuoi un consiglio onesto — non da influencer, ma da chi vede la pelle delle persone ogni giorno — passa pure da noi.
In negozio abbiamo una selezione di protezioni solari che conosco, uso e so come funzionano davvero.
Ti aiuto a scegliere quella giusta per la tua pelle, per il tuo stile di vita e per il tuo modo di esporti al sole.
Meglio un consiglio in più oggi che un eritema domani.
