Vito Acconci, Carla Accardi, Marco Bagnoli, Mirosław Bałka, Bizhan Bassiri, Gianfranco Baruchello, Jimmie Durham, Bruna Esposito, Cristina Iglesias, Jannis Kounellis, Joseph Kosuth, HH. Lim, Felice Levini, Sol Lewitt, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Remo Salvadori, Maurizio Savini, Ettore Spalletti
a cura di Alessandro Cocchieri
SANTA CROCE SULL’ARNO (PI)- Il Comune di Santa Croce sull’Arno presenta, negli spazi di Villa Pacchiani Centro Espositivo, la mostra Opere dalla Collezione Pieroni – Stiefelmeier, a cura di Alessandro Cocchieri: un progetto espositivo che si configura non come semplice ricognizione collezionistica, ma come dispositivo critico capace di interrogare le traiettorie dell’arte contemporanea tra gli anni Settanta e oggi.
La collezione costruita da Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier si distingue per la sua natura relazionale e processuale: non un insieme sistematico, ma un organismo vivo, stratificato nel tempo attraverso incontri, affinità elettive e tensioni teoriche. In questo senso, la mostra restituisce una costellazione di pratiche che hanno contribuito a ridefinire il concetto stesso di opera, spazio e autorialità.
Il percorso espositivo mette in dialogo ricerche eterogenee ma profondamente interconnesse: dalle indagini sul linguaggio e sulla tautologia dell’arte concettuale di Joseph Kosuth, alle strutture modulari e seriali di Sol LeWitt; dalla tensione materica e archetipica di Jannis Kounellis alla dimensione ambientale e percettiva delle installazioni di Cristina Iglesias.
Accanto a queste, emergono le pratiche che interrogano il corpo, l’identità e lo spazio sociale, come nel lavoro di Vito Acconci e Jimmie Durham, mentre la riflessione sul segno, sulla superficie e sulla temporalità attraversa le opere di Carla Accardi ed Ettore Spalletti. In questo orizzonte si inserisce anche Gianfranco Baruchello, la cui ricerca “ha dato forma a un immaginario frammentato e lucidissimo, capace di trasformare il dettaglio minimo in mappa mentale e poetica”.
La mostra evidenzia inoltre una linea italiana fortemente radicata nella ridefinizione del linguaggio artistico, con figure come Giulio Paolini, Luigi Ontani e Remo Salvadori, accanto a presenze che ampliano il campo verso dimensioni interculturali e transnazionali, come Mirosław Bałka e Bizhan Bassiri.
In questo intreccio di poetiche, la collezione si rivela come un archivio dinamico, capace di restituire non solo opere, ma contesti, relazioni e momenti fondativi della storia recente dell’arte. La scelta curatoriale non segue una linearità cronologica, ma privilegia una lettura per risonanze, affinità e contrappunti, invitando il visitatore a costruire un proprio attraversamento critico.
Più che documentare una stagione, “Opere dalla Collezione Pieroni – Stiefelmeier” attiva una riflessione sul ruolo della collezione come pratica culturale e politica: uno spazio di mediazione tra produzione artistica, sistema espositivo e memoria.
Così ha dichiarato l’Assessore alla Cultura Simone Balsanti: “E’ un orgoglio per l’amministrazione poter portare a Villa Pacchiani una mostra di così grande rilevanza nel panorama dell’arte contemporanea. Ringraziamo la famiglia Pieroni Stiefelmeier di darci la possibilità di ospitare all’interno del nostro spazio espositivo opere che rappresentano, nel loro insieme, un progetto di alto valore, grazie alla presenza di artisti di rilevanza internazionale. Le opere presenti, nella diversità del loro linguaggio, intendono offrire al pubblico la possibilità di riflettere sui temi dell’identità, dello spazio e del ruolo dell’arte nella società. Accogliere un progetto curatoriale di questo livello, significa per l’amministrazione continuare nell’opera di rendere la cultura uno strumento di crescita, dialogo e valorizzazione del territorio.”
INFORMAZIONI
Sede: Villa Pacchiani Centro Espositivo, Piazza Pier Paolo Pasolini, Santa Croce sull’Arno (PI)
Inaugurazione: 9 maggio ore 17:00
Date: 9 maggio – 27 settembre 2026
Orari: Venerdì – Domenica, ore 16.00 – 19.00(Chiusa ad agosto)
Ingresso gratuito
Informazioni Villa Pacchiani:
Ufficio Cultura – Tel. 0571 389853,
s.bucci@comune.santacroce.pi.it – www.villapacchiani.it
IG: @comunedisantacrocesullarno
Testo critico di
Alessandro Cocchieri
“Opere dalla Collezione Pieroni – Stiefelmeier” si configura come un dispositivo espositivo che assume la collezione non come forma di accumulazione, ma come campo epistemico: uno spazio in cui le opere agiscono come enunciati, tracce e discontinuità all’interno di una più ampia ridefinizione dei paradigmi del contemporaneo.
La raccolta costruita da Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier si sottrae infatti a ogni tentazione sistematica, articolandosi piuttosto come una costellazione di pratiche che trovano nella relazione — tra artisti, linguaggi e contesti — il proprio principio generativo. In questa prospettiva, la collezione non è mai un archivio neutrale, ma un organismo situato, attraversato da tensioni critiche e da precise condizioni storiche e culturali.
All’interno di questo campo, le ricerche concettuali di Joseph Kosuth e Sol LeWitt operano una radicale messa in crisi dell’oggetto artistico, spostando l’attenzione dall’opera come presenza alla sua condizione linguistica e proposizionale. L’opera diventa così struttura, istruzione, possibilità, aprendo a una dimensione in cui l’idea precede e eccede la sua manifestazione.
In tensione con questa linea, la pratica di Jannis Kounellis reintroduce una dimensione di materialità primaria, in cui l’elemento naturale e industriale si carica di una densità simbolica e archetipica, mentre Bizhan Bassiri radicalizza il rapporto tra materia e cosmogonia, inscrivendo l’opera in una temporalità che eccede il dato storico.
La questione dello spazio e della sua percezione attraversa le opere di Cristina Iglesias e Marco Bagnoli, dove l’installazione si configura come ambiente cognitivo e sensoriale, mentre in Mirosław Bałka lo spazio si fa luogo di memoria e sottrazione, segnato da una tensione etica e minimale.
Parallelamente, le pratiche di Vito Acconci e Jimmie Durham attivano una dimensione performativa e politica, in cui il corpo e il linguaggio diventano strumenti di negoziazione identitaria e critica istituzionale. In questa stessa direzione, ma attraverso modalità differenti, si collocano anche le ricerche di Bruna Esposito e Maurizio Savini, che interrogano il quotidiano e i suoi dispositivi simbolici.
Una linea distinta, ma non separata, è quella che insiste sulla dimensione del segno, della superficie e della temporalità: Carla Accardi costruisce un lessico visivo in cui il segno si fa ritmo e struttura, mentre Ettore Spalletti sospende la percezione in una dimensione rarefatta, in cui colore e luce operano come soglie sensibili.
Il contesto italiano trova ulteriori articolazioni nelle pratiche autoriflessive di Giulio Paolini, dove l’opera si configura come dispositivo meta-linguistico, e nella dimensione iconica e performativa di Luigi Ontani, in cui identità e rappresentazione si costruiscono come continua reinvenzione. A queste si affiancano le ricerche di Remo Salvadori e Felice Levini, che indagano rispettivamente la dimensione processuale e quella immaginativa dell’opera, e la pratica di HH. Lim, che introduce una riflessione sulla stratificazione culturale e simbolica. In questa stessa costellazione si inserisce anche la ricerca di Gianfranco Baruchello, la cui pratica elabora un linguaggio visivo frammentato e rizomatico, in cui immagini, testi e micro-narrazioni si dispongono come mappe cognitive in continua espansione. La sua opera mette in crisi ogni linearità interpretativa, costruendo spazi mentali in cui il pensiero si manifesta come proliferazione, deviazione e interrogazione del reale, introducendo così nella collezione una dimensione analitica e immaginativa insieme.
In questo intreccio, la collezione si manifesta come una struttura non gerarchica, in cui le opere non illustrano una storia, ma la complicano. Ciò che emerge è una pluralità di temporalità, di posizioni e di linguaggi che rendono impossibile ogni lettura univoca.
Esporre questa raccolta significa allora attivare un dispositivo critico che opera per giustapposizioni, risonanze e scarti, restituendo alla pratica espositiva la sua dimensione propriamente teorica. La mostra non si limita a rendere visibile un patrimonio, ma costruisce un campo di esperienza in cui il sapere si produce come attraversamento.
In questa prospettiva, Villa Pacchiani non è semplicemente il luogo dell’esposizione, ma diventa uno spazio di articolazione del pensiero, in cui la collezione si riattiva come pratica viva, capace di interrogare il presente attraverso le forme del suo passato recente.
Biografia di Alessandro Cocchieri
Alessandro Cocchieri (Latina, 1979) è un curatore d’arte e project manager culturale attivo nel settore dei beni culturali, della museologia e dell’exhibition design. Vive e lavora a Milano.
Laureato in Lettere all’Università di Siena, ha costruito un percorso professionale che lo ha portato a dirigere musei, coordinare sistemi culturali complessi e progettare percorsi espositivi in diverse regioni italiane. Ha ricoperto ruoli di responsabilità in numerose istituzioni, tra cui il Museo Agro Pontino, il Chini Museo e la sede contemporanea Chini Contemporary di Borgo San Lorenzo, il Museo Duilio Cambellotti e le strutture museali del Comune di Latina.
Tra le esperienze più rilevanti rientra la direzione della Casa natale di Giotto e del Museo Beato Angelico a Vicchio, dove ha guidato il riordino museologico, lo sviluppo di nuovi percorsi curatorali e la progettazione delle attività di valorizzazione.
Dal 2025 è direttore di Villa Pacchiani, centro espositivo contemporaneo del Comune di Santa Croce sull’Arno, e curatore dello Spazio Ex Caserma della Fondazione No Man’s Land a Loreto Aprutino, dove ha ideato la mostra permanente dedicata alla ceramica contemporanea con opere di Marco Bagnoli, Alberto Garutti, Fabrice Hybert, Gülşün Karamustafa, Felice Levini, H.H. Lim, Luigi Ontani, Gino Sabatini Odoardi, Remo Salvadori, Donatella Spaziani, Giuseppe Stampone e Vedovamazzei.
La sua attività curatoriale comprende numerosi progetti espositivi. Tra questi, la collettiva Ursa Major (2025), realizzata con Giacinto Di Pietrantonio e dedicata agli artisti Camilla Alberti, Stefano Arienti, Maria Crispal, Carlo e Fabio Ingrassia, Gabriele Picco, Giuseppe Stampone e Vedovamazzei, e la mostra Incroci d’Arte (2022) che ha messo in dialogo le opere di Bianco-Valente, Gino Sabatini Odoardi, Donatella Spaziani, Felice Levini e H.H. Lim. Ha inoltre curato numerose personali di artisti italiani e internazionali in collaborazione con musei, fondazioni e istituzioni pubbliche, tra cui MAXXI L’Aquila e MonteNapoleone District di Milano.
Autore di cataloghi, testi critici e contributi per riviste d’arte, Cocchieri partecipa regolarmente a convegni, seminari e programmi formativi dedicati alla museologia e alle pratiche curatoriali. Specializzato in project management culturale, innovazione digitale, comunicazione espositiva e fundraising, opera oggi come curatore indipendente impegnato nello sviluppo di istituzioni culturali e nella valorizzazione dell’arte contemporanea in dialogo con comunità, patrimoni e processi creativi emergenti.

