Il taglio del nastro in via Pelagio Palagi, nello spazio del Policlinico Sant’Orsola. Struttura finanziata per la maggior parte con fondi Pnrr, con presa in carico affidata a medici di ruolo unico e al personale assistenziale. A disposizione 18 posti letto destinati a degenze brevi per pazienti con bisogni clinici non acuti, ma connotati da forti esigenze socio-assistenziali
BOLOGNA – Un servizio che fino a oggi non esisteva entra nella rete sanitaria del capoluogo: questa mattina è stato inaugurato in via Pelagio Palagi il primo Ospedale di comunità (OsCo) di Bologna. Ospiterà pazienti per degenze brevi, con l’obiettivo di curare bisogni clinici non acuti ma connotati da forti esigenze socio-assistenziali.
Una struttura innovativa, prevista dalla nuova normativa nazionale, che offre 18 posti letto, suddivisi in 8 camere doppie e 2 singole dotate di tutti i servizi e comfort; ad operarvi saranno medici di ruolo unico di assistenza primaria, 7 infermieri, 9 operatori socio-sanitari e 2 fisioterapisti. Lapresenza clinica è garantita fra le 4,5 e le 6 ore diurne dal lunedì al sabato (superiore agli standard minimi previsti dalla normativa nazionale) e nelle restanti fasce orarie saranno sempre attive reperibilità medica, integrazione con la continuità assistenziale e presenza costante del personale assistenziale, h24, 7 giorni su 7.
La ristrutturazione dell’edificio, che ha interessato 800 metri quadrati e si è conclusa nei tempi previsti, ha richiesto un investimento complessivo di oltre 2,3 milioni di euro di cui 2,05 milioni da fondi Pnrr, 206.000 euro di fondi ministeriali (Mef) e circa 35.000 euro di fondi aziendali.
Al taglio del nastro erano presenti l’assessore regionale alle Politiche per la salute Massimo Fabi, la direttrice generale dell’Azienda Usl di Bologna Anna Maria Petrini, il sindaco di Bologna e presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria metropolitana di Bologna Matteo Lepore, la vicepresidente della Ctssm Marilena Pillati e Chiara Gibertoni, direttrice generale del Policlinico Sant’Orsola Irccs, spazio all’interno del quale sorge l’Ospedale di Comunità.
“Questo nuovo servizio rappresenta un presidio strategico nel percorso di qualificazione e rafforzamento della sanità pubblica regionale- dichiarano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore Massimo Fabi-. Non solo rafforza la presa in carico della fragilità e della cronicità, ma rappresenta il segno concreto di una visione chiara della sanità pubblica, fondata sulla prossimità, sull’integrazione tra servizi e sulla centralità della persona. Grazie alla collaborazione tra professionisti sanitari, istituzioni e comunità, l’OsCo promuove equità di accesso alle cure e vicinanza ai bisogni delle cittadine e dei cittadini, dimostrando al tempo stesso la capacità del sistema pubblico di lavorare in modo condiviso, nel rispetto di tempi e obiettivi”.
“L’Ospedale di comunità di via Palagi- aggiungono de Pascale e Fabi– si inserisce nel nuovo modello organizzativo definito dall’accordo integrativo regionale con la medicina generale, che punta alla costruzione di una rete territoriale capillare composta da Case della Comunità, ambulatori Aft, cure intermedie e servizi specialistici integrati. Oggi la sanità pubblica è chiamata ad affrontare nuove sfide e a costruire risposte sempre più adeguate ai cambiamenti demografici e ai bisogni di salute della popolazione. Per questo è fondamentale sviluppare servizi capaci di mettere realmente al centro la persona, rafforzando la prossimità, la continuità assistenziale e la qualità della cura, a partire dai più fragili, come valori fondanti del sistema sanitario pubblico”.
L’Ospedale di comunità sarà dotato di percorsi per approfondimenti diagnostici di base, tecnologie di telemedicina e strumenti digitali integrati nella gestione delle cure. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla dimensione sociale della cura: all’interno della struttura opererà un’assistente sociale dell’Azienda Usl per accompagnare pazienti e famiglie nei percorsi di dimissione e nell’accesso ai servizi territoriali, sostenendo anche i caregiver. Per il personale è stato predisposto uno specifico percorso formativo con attività a distanza, formazione residenziale e training sul campo.
L’accesso alla struttura avverrà tramite invio del medico di medicina generale, di specialisti ospedalieri o territoriali, geriatri e rete delle Cure palliative. La gestione delle liste sarà unica e metropolitana, privilegiando, quando possibile, la sede più vicina al domicilio del paziente.
Accanto agli spazi di degenza e agli ambulatori medici sono stati realizzati anche una sala per attività motorie e un’area relax e socializzazione, pensate per ricreare un ambiente il più possibile vicino alla dimensione domestica.
Un servizio, dunque, che supera la tradizionale divisione tra ospedale e medicina territoriale per garantire cure più vicine, continue e integrate.
L’apertura del primo Ospedale di comunità della città di Bologna- dichiara Matteo Lepore- rappresenta un ulteriore importante investimento verso una sanità sempre più vicina alle persone. Investire sulla prossimità significa prendersi cura dei cittadini più fragili nel modo più appropriato, rafforzando il legame tra assistenza sanitaria, servizi territoriali e dimensione sociale. Questa struttura è il risultato di una collaborazione importante tra istituzioni, professionisti e sistema sanitario pubblico, e dimostra come le risorse del PNRR possano tradursi in servizi innovativi e utili per la comunità. Dopo la recente inaugurazione della Casa della comunità Mengoli e la prossima apertura della Casa della comunità Savena, con questo nuovo investimento Bologna continua a costruire un modello di welfare territoriale capace di rispondere alle sfide dell’invecchiamento, della cronicità e della fragilità con qualità, integrazione e umanità”.
“L’apertura del primo Ospedale di comunità a Bologna rappresenta un passaggio importante nel rafforzamento della sanità territoriale- commenta Marilena Pillati- e nella costruzione di una rete di servizi sempre più corrispondente ai bisogni di salute dei cittadini che, come CTSSM, stiamo portando avanti con determinazione e convinzione su tutto il territorio metropolitano. La struttura di via Palagi va proprio in questa direzione: offrire un luogo di cura che completi la rete assistenziale, favorendo la continuità della cura, consentendo le dimissioni ospedaliere e il rientro al domicilio, riducendo il ricorso ai servizi di emergenza. È un investimento concreto sulla prossimità, sulla appropriatezza e sull’integrazione”
“L’interconnessione tra ospedale e territorio è ormai imprescindibile per garantire ai cittadini una presa in carico adeguata ai bisogni sanitari e socio-sanitari- aggiunge Chiara Gibertoni-. Gli ospedali di comunità, così come sono stati immaginati, possono rafforzare concretamente questa rete, favorendo percorsi di cura più appropriati, vicini alle persone e costruiti sui reali bisogni di salute e assistenza. È un modello che valorizza tutti i livelli dell’assistenza e che aiuta il sistema a utilizzare al meglio le risorse, nell’ottica comune di offrire ai cittadini il servizio più adatto e di qualità”.
“Siamo orgogliosi- afferma Anna Maria Petrini- di presentare ai cittadini un servizio inedito e pensato sui bisogni di salute dei più fragili e di tutti coloro che hanno, oltre a bisogni clinici, anche esigenze socio-assistenziali. Inoltre, inauguriamo una realtà dove i protagonisti della cura sono i Medici di Ruolo Unico e il personale assistenziale, una conferma della centralità della relazione e della presa in carico di prossimità, della medicina territoriale e delle cure primarie”.
“La permanenza dei pazienti sarà gestita da medici del ruolo unico e da personale assistenziale- spiegano Simona Linarello, direttrice Cure Intermedie Azienda Usl di Bologna e Barbara Cacciari, responsabile Area assistenziale territoriale e ospedaliera Spoke e coordinatrice organizzativo-assistenziale della rete OsCo-. L’Ospedale di comunità, infatti, è una struttura prevista dalla nuova normativa nazionale, finalizzata a rafforzare la presa in carico della fragilità e della cronicità: qui ospiteremo pazienti per degenze brevi con l’obiettivo di curare bisogni clinici non acuti, ma connotati da forti esigenze socio-assistenziali”.
