Un progetto illuminotecnico che valorizza le opere senza interpretarle, tra equilibrio conservativo, ricerca percettiva e dialogo con l’allestimento espositivo
COMO – In occasione della mostra “Turner. L’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano”, in programma dal 29 maggio al 27 settembre tra Palazzo del Broletto e Pinacoteca civica di Como, Luigi e Francesco Murano firmano il progetto illuminotecnico del percorso espositivo dedicato a Joseph Mallord William Turner.
Una mostra tra Como e la Tate
Ideata e organizzata dal Comune di Como e dalla Tate di Londra, da cui provengono tutte le opere esposte, la mostra presenta acquerelli, opere su carta e dipinti che raccontano il rapporto di Turner con il viaggio, il paesaggio italiano e il Lago di Como. Dagli acquerelli nati dagli schizzi di viaggio del 1819 fino agli studi più maturi, dove luce, colore e atmosfera diventano protagonisti assoluti. Accanto alle vedute lariane, la mostra approfondisce l’evoluzione del suo linguaggio verso una pittura sempre più poetica, simbolica e quasi astratta, capace di trasformare il paesaggio reale in esperienza emotiva e luminosa.
Non aggiungere luce alla luce
Per Luigi e Francesco Murano, il confronto con Turner parte da una premessa precisa: non aggiungere luce alla luce, ma costruire le condizioni perché quella già presente nelle opere possa emergere con chiarezza.
«La questione centrale è distinguere con rigore tra valorizzazione e interpretazione. Il nostro approccio è sempre quello di valorizzare le opere attraverso una luce neutra, che non sovrapponga un’ulteriore lettura luministica a quella già intrinseca al dipinto. L’obiettivo è far emergere il dato pittorico, non amplificarlo artificialmente».
Tra percezione e conservazione
Il progetto ha richiesto un equilibrio delicato tra percezione visiva e conservazione. La presenza di acquerelli, opere su carta e dipinti a olio ha imposto livelli di illuminazione differenti: le opere su carta, più sensibili, richiedono una quantità di luce di gran lunga inferiore rispetto agli oli.
Per evitare ambienti eccessivamente cupi, i due lighting designers hanno scelto di lavorare anche sulle pareti, utilizzando luce fredda per le superfici e luce calda per le opere. Questa soluzione consente di mantenere una gerarchia visiva leggibile senza superare i limiti conservativi imposti dai materiali più delicati.
Le pareti cerulee come sipario luminoso
L’intervento dialoga con il progetto allestitivo dell’architetto Maria Luisa Quintiliani,
«Abbiamo scelto di evocare la varietà e la dinamicità delle cromie turneriane introducendo, ai lati delle opere, delle pareti cerulee plissettate. La loro geometria permette alla luce di variare tono e intensità a seconda dell’inclinazione delle pieghe, creando un movimento visivo che richiama quello delle onde».
Continuità tra Broletto e Pinacoteca
Il motivo della plissettatura e del colore viene ripreso anche in Pinacoteca, come rimando compositivo e concettuale all’allestimento del Broletto e come elemento di continuità stilistica e narrativa tra le due sedi.
Una collaborazione progettuale
Luigi Murano, è anche autore dell’illuminazione della sfilata di Alberta Ferretti a Dubai. La mostra comasca diventa così occasione per raccontare una ricerca sulla luce che unisce competenza tecnica, sensibilità espositiva e attenzione al dialogo tra opera, spazio e pubblico.
