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I giovani hanno paura del futuro: guerre, precarietà e solitudine generazionale nel survey “Next Gen Power”

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Oltre 6.000 adolescenti lombardi raccontano un presente segnato da ansia geopolitica, insicurezza economica e sfiducia nelle istituzioni educative.

Ma cade il mito dei “ragazzi che non vogliono lavorare”.

TRENTO – Una generazione profondamente preoccupata, ma tutt’altro che disinteressata. Giovani pragmatici, consapevoli, già immersi nella trasformazione tecnologica e nella crisi geopolitica globale, ma convinti di dover affrontare il futuro senza strumenti adeguati.

È questo il quadro che emerge da “Next Gen Power – Giovani, futuro e nuovi poteri: cosa pensano davvero le nuove generazioni”, il survey promosso dall’Hub della Conoscenza e guidata da Giuliano Noci, con il supporto di Cassa Padana BCC, Anci Lombardia, la rete Informagiovani di Anci Lombardia e del Politecnico di Milano. La ricerca è stata presentata il 21 maggio al Festival dell’Economia di Trento 2026 nell’ambito del panel “Next Gen Power: i giovani alla guida del futuro (e senza bisogno di retrovisori)”.

L’indagine, condotta su oltre 6.000 studenti delle scuole secondarie superiori lombarde, restituisce una fotografia molto distante dagli stereotipi tradizionali sui ragazzi della Generazione Z.

Il dato più impressionante riguarda la percezione del futuro globale: l’80% degli intervistati considera guerre e conflitti il principale rischio per la propria vita futura, mentre il 66% teme crisi economiche e instabilità sociale. Nelle risposte aperte compaiono riferimenti espliciti alla paura di “non avere un domani”, di vivere in un mondo “sempre più instabile” e di non poter raggiungere la serenità economica vissuta dalle generazioni precedenti.

La ricerca smonta inoltre uno dei luoghi comuni più diffusi sulle nuove generazioni: quello della presunta mancanza di voglia di lavorare. Il 54% degli studenti indica infatti l’indipendenza economica come principale obiettivo di vita, il 52% desidera un lavoro coerente con le proprie passioni e il 47% considera fondamentale l’equilibrio tra vita personale e professionale. Tuttavia il lavoro è vissuto anche come fonte di forte pressione psicologica: il 60% teme di essere costretto a svolgere un lavoro che non ama, il 45% ha paura di non trovare opportunità adeguate e il 30% dichiara apertamente di sentirsi potenzialmente “non all’altezza”.

Un altro elemento fortemente critico riguarda il rapporto con la scuola. Il 60% degli studenti cambierebbe il sistema di valutazione e il carico di studio, mentre oltre la metà critica le metodologie didattiche attuali. Il 41% denuncia inoltre il debole collegamento tra scuola e mondo del lavoro.

Dalle testimonianze emerge una percezione molto dura: la scuola viene spesso vissuta come un sistema che misura performance e voti, ma che prepara poco alla complessità della vita adulta. Gli studenti chiedono più educazione finanziaria, competenze pratiche, orientamento professionale, educazione emotiva e sviluppo del pensiero critico.

Particolarmente significativa anche la relazione con la tecnologia e l’Intelligenza Artificiale. Il 71% degli adolescenti utilizza già strumenti AI per studio e scrittura, ma il 56% ritiene che la scuola non stia fornendo competenze adeguate per affrontare la trasformazione tecnologica in corso.

La paura principale non è però la sostituzione lavorativa: il 62% teme soprattutto la perdita della creatività umana e del valore distintivo delle persone in una società sempre più automatizzata.

Sul fronte dell’informazione emerge infine un paradosso generazionale: i ragazzi vivono immersi nei flussi informativi, ma si sentono comunque disorientati. Il 42% denuncia un eccesso di informazioni che genera confusione, mentre il 44% ritiene che le notizie internazionali siano raccontate in modo poco chiaro.

Più che disinteressati, i giovani appaiono sopraffatti dalla complessità del presente.

“Next Gen Power” restituisce così il ritratto di una generazione meno ideologica e molto più pragmatica rispetto al passato: ragazzi cresciuti dentro crisi permanenti – pandemia, guerre, inflazione, rivoluzioni tecnologiche – che non chiedono scorciatoie o rassicurazioni artificiali, ma strumenti concreti per affrontare il futuro.

Il dato più allarmante della ricerca è forse proprio questo: molti adolescenti non credono più che il loro futuro sarà automaticamente migliore di quello delle generazioni precedenti.

Un cambio culturale profondo che segna probabilmente una delle più grandi fratture generazionali degli ultimi decenni.

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