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RELIGIONE ALGORITMICA, ALL’AI WEEK “THE ALGORITHM CREED”:  IL PRIMO CONFESSIONALE “ERETICO” GUIDATO DALL’IA

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Tra le tante installazioni tech che hanno arricchito la 7ᵃ edizione dell’“AI WEEK 2026”, il più grande evento europeo sull’Intelligenza Artificiale in Fiera Milano Rho, anche un antico confessionale trasformatosi in altare per una nuova intimità tra umano e Intelligenza Artificiale.

Il confessionale AI confessione

Si tratta di “The Algoritm Creed – Il Confessionale”, un’installazione immersiva creata dall’artista Matteo Mandelli. L’opera, innovativo progetto artistico e culturale esposto durante la manifestazione, riprende la struttura tradizionale in legno, grazie al recupero di un pezzo originale del primo Novecento, trasformandola in uno spazio di interazione dove il “peccatore” entra, si siede e si confronta con una presenza non umana: al posto del sacerdote, è infatti un algoritmo ad ascoltare ed assolvere i peccati che vengono confessati.

“Il Confessionale AI nasce da una domanda molto semplice: cosa succede quando iniziamo a raccontare qualcosa di personale a una macchina?”. Un quesito semplice e diretto che racchiude tutta la quotidianità di un’epoca, la nostra, dove le persone fanno sempre più affidamento sull’intelligenza artificiale, in privato come sul lavoro e nella vita di tutti i giorni. Per provare a rispondere, all’AI WEEK 2026, il più grande evento europeo sull’IA in programma in Fiera Milano Rho, era presente un confessionale AI: “The Algorithm Creed – Il Confessionale”. L’installazione artistica immersiva realizzata da Matteo Mandelli, classe ’88 e artista concettuale, ultra-contemporaneo, che nelle sue opere fonde tecnologia e messaggi emotivi, riprende la struttura di un confessionale tradizionale (grazie al recupero di un pezzo originale del primo Novecento) per trasformarla in uno spazio di interazione con un’intelligenza artificiale. Il visitatore entra, si siede e si confronta con una presenza non umana, attivando un gesto che richiama la confessione, riscritta però in chiave laica. Al posto del sacerdote, è infatti un algoritmo ad ascoltare ed elaborare ciò che viene detto. L’opera mette in scena una dinamica sempre più presente nella vita quotidiana, quella di rivolgerci alla tecnologia anche per pensieri, dubbi e aspetti personali. Il Confessionale AI crea uno spazio in cui il pubblico può vivere questa situazione in prima persona e interrogarsi su cosa significhi oggi essere ascoltati da un sistema artificiale fino ad accettarne il giudizio.

Entrando nello specifico il sistema è sviluppato in Python e gira direttamente sul computer della postazione. Al centro del progetto c’è l’SDK di ElevenLabs, servizio AI utilizzato per orchestrare agenti vocali conversazionali in tempo reale. Il microfono cattura la voce del visitatore, la trascrive in testo e la invia a un agente AI configurato. L’agente risponde vocalmente attraverso gli altoparlanti presenti nel confessionale mentre l’intero flusso viene attivato tramite un pulsante fisico. Quando la sessione parte, il sistema apre una connessione con i server ElevenLabs per gestire la conversazione live. La sessione può terminare manualmente, automaticamente allo scadere del tempo massimo configurato oppure alla fine naturale della confessione. Al termine della sessione, la trascrizione viene elaborata tramite Groq, un sistema di inferenza AI ultra veloce per bonificare e rendere totalmente anonima la confessione.

Successivamente viene salvato il tutto in un database fruibile online, che racchiude tutte le confessioni eseguite fino a quel momento. “Ho preso un gesto molto umano e riconoscibile, quello della confessione, e l’ho spostato in una relazione con un’intelligenza artificiale – spiega l’artista Matteo Mandelli – Non per dare risposte, ma per rendere visibile un cambiamento che sta già avvenendo. Portare questo lavoro all’interno di AI Week ha per me un significato preciso. È un contesto in cui la tecnologia viene presentata soprattutto come sviluppo e opportunità, mentre qui entra in gioco anche una dimensione più umana, più intima. Essere l’unico progetto artistico e culturale all’interno della manifestazione apre uno spazio diverso: un punto di incontro tra tecnologia e arte, che oggi, nel 2026, sono due forze centrali nella costruzione del nostro immaginario. Trovarsi in questo contesto significa creare una possibilità di dialogo, dove non si parla solo di cosa l’intelligenza artificiale può fare, ma anche di come ci cambia. Ed è proprio in questo spazio che possono nascere nuove visioni e nuove possibilità condivise”.

Matteo Mandelli_Confessionale_AI

Matteo Mandelli (noto anche con lo pseudonimo YOU) è un artista concettuale e multidisciplinare nato a Merate (Lecco) nel 1988. Cresciuto in un ambiente familiare profondamente legato al collezionismo, ha maturato precocemente una sensibilità estetica che lo ha portato oggi a operare dal suo studio di Monza, epicentro della sua sperimentazione. Il suo linguaggio, radicato in un percorso iniziato nel mondo della Street Art e maturato attraverso la performance concettuale, si nutre della tensione tra la presenza della materia e l’astrazione tecnologica. Attraverso installazioni immersive e ambienti codificati, l’artista apre finestre invisibili su dimensioni inedite, reinterpretando l’estetica della rottura come uno strumento di profonda riflessione poetica.

Questa cifra stilistica ibrida ha permesso a Mandelli di imporsi in contesti internazionali di grande rilievo. Le sue opere sono state esposte in eventi di prestigio come Art DubaiFrieze London e Art Basel Hong Kong, oltre a piattaforme d’avanguardia come Milano Design Week e il Decentral Art Pavilion durante la Biennale di Venezia del 2022. La sua capacità di generare significato nel frastuono della contemporaneità si manifesta nella fluidità con cui abita spazi eterogenei: dalle installazioni simboliche alla Fabbrica del Vapore a Milano, fino agli interventi poetici site-specific. Tra i suoi lavori più iconici si distinguono “Fioriture Sintetiche“, installata nel Duomo di Cremona, e le performance presentate nelle sale storiche di Palazzo Visconti a Milano (come il progetto “The Contact“) e Villa Ciani a Lugano. Più recentemente, la sua ricerca è approdata a progetti di ampio respiro come la mostra antologica “Cyber Anthology” (2026), che indaga ulteriormente il confine tra uomo, tecnologia e coscienza.

“L’opera The Algoritm Creed è la dimostrazione di come l’intelligenza artificiale non sostituisca l’arte, ma semplicemente la inviti a ridefinire il proprio significato. Ogni rivoluzione tecnologica ha cambiato il linguaggio culturale del suo tempo, e oggi siamo dentro una nuova alfabetizzazione creativa La cultura è il contesto che rende l’IA realmente umana. Senza visione culturale, gli algoritmi restano strumenti; con l’arte e il pensiero creativo, diventano amplificatori di immaginazione collettiva. Alla AI WEEK 2026 abbiamo voluto dimostrare anche questo”, commentanoGiacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori di Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice, la più grande community italiana sul tema, dedicata a imprenditori e manager e creatori del successo internazionale della AI WEEK 2026l’evento numero uno in Europa sul tema della IA, che si è tenuta a Milano, alla Fiera di Rho, e rappresenta uno dei principali appuntamenti internazionali per manager, imprenditori, professionisti e innovatori interessati al futuro.

DESCRIZIONE DEL PROGETTO — Il Confessionale AI – The Algorithm Creed

Il Confessionale AI è un’installazione che fa parte del progetto The Algorithm Creed.

L’opera riprende la struttura di un confessionale tradizionale e la trasforma in uno spazio di interazione con un’intelligenza artificiale. Il visitatore entra, si siede e si confronta con una presenza non umana, attivando un gesto che richiama la confessione.

Al posto del sacerdote, è un algoritmo ad ascoltare ed elaborare ciò che viene detto. Questo spostamento cambia completamente il significato dell’esperienza: la confessione non è più un atto religioso, ma diventa una relazione diretta tra individuo e macchina.

L’opera mette in scena una dinamica sempre più presente nella vita quotidiana: il fatto che iniziamo a rivolgerci alla tecnologia anche per pensieri, dubbi e aspetti personali.

Il Confessionale AI crea uno spazio semplice ma diretto, in cui il pubblico può vivere questa situazione in prima persona e interrogarsi su cosa significhi oggi essere ascoltati da un sistema artificiale.

DICHIARAZIONE DELL’ARTISTA

«Il Confessionale AI nasce da una domanda molto semplice: cosa succede quando iniziamo a raccontare qualcosa di personale a una macchina?

Ho preso un gesto molto umano e riconoscibile, quello della confessione, e l’ho spostato in una relazione con un’intelligenza artificiale. Non per dare risposte, ma per rendere visibile un cambiamento che sta già avvenendo.

Portare questo lavoro all’interno di AI Week ha per me un significato preciso. È un contesto in cui la tecnologia viene presentata soprattutto come sviluppo e opportunità, mentre qui entra in gioco anche una dimensione più umana, più intima.

Essere l’unico progetto artistico e culturale all’interno della manifestazione apre uno spazio diverso: un punto di incontro tra tecnologia e arte, che oggi, nel 2026, sono due forze centrali nella costruzione del nostro immaginario.

Trovarsi in questo contesto significa creare una possibilità di dialogo, dove non si parla solo di cosa l’intelligenza artificiale può fare, ma anche di come ci cambia. Ed è proprio in questo spazio che possono nascere nuove visioni e nuove possibilità condivise.»

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