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L’Amministrazione di Ostiglia chiarisce l’abbattimento dei pioppi cipressini al cimitero, per garantire sicurezza e un futuro sostenibile

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OSTIGLIA (MN)- L’Amministrazione comunale di Ostiglia intende fare chiarezza sull’intervento di abbattimento dei 27 pioppi cipressini presenti nell’area del cimitero comunale, oggetto in questi giorni di critiche e polemiche pubbliche.

Comprendiamo il dispiacere che può nascere davanti al taglio di alberi adulti. Gli alberi fanno parte del paesaggio, della memoria dei luoghi e della sensibilità collettiva. Proprio per questo una scelta di questo tipo non può mai essere assunta con leggerezza. Ma amministrare significa anche assumersi responsabilità difficili, soprattutto quando sono in gioco la sicurezza delle persone, la viabilità pubblica, l’accesso al cimitero e la tutela dell’incolumità di cittadini, visitatori e utenti della strada.

Questa scelta non nasce da un’improvvisazione. Nasce da una valutazione tecnica, da atti amministrativi formalizzati e anche da un precedente episodio che l’Amministrazione non poteva ignorare.

Nell’agosto 2024, a seguito di un violento fortunale che interessò il territorio di Ostiglia e Revere, alcuni cipressi nella zona del cimitero caddero sulla sede stradale, ostruendo la provinciale. Le immagini di quei giorni documentano chiaramente la gravità dell’accaduto. Solo per una circostanza fortunata, in quel momento, non si trovavano persone sulla strada o sulla vicina pista ciclopedonale. Se vi fossero stati pedoni, ciclisti, automobilisti o mezzi in transito, oggi parleremmo probabilmente di una tragedia.

Quell’episodio ha rappresentato un campanello d’allarme serio. Non era più possibile considerare il tema della stabilità delle alberature come una questione ordinaria o puramente estetica. Quando alberi di grandi dimensioni, collocati accanto a una strada provinciale, a un percorso ciclopedonale e all’accesso di un luogo pubblico, dimostrano di poter cedere in occasione di eventi meteorologici violenti, un’Amministrazione responsabile ha il dovere di approfondire e intervenire.

Per questo, con determinazione n. 123 del 4 marzo 2026, è stato affidato a un dottore forestale l’incarico di valutare le condizioni vegetative, fitosanitarie e di stabilità di 27 pioppi cipressini, Populus nigra var. Italica.

Dalla relazione tecnica agli atti è emerso un quadro chiaro: una parte consistente del filare, 18 alberi su 27, si trovava lungo la SP 482, cioè in prossimità di un asse viario frequentato, oltre che vicino a percorsi e spazi pubblici. La relazione ha evidenziato condizioni biomeccaniche problematiche, in particolare legate alle precedenti capitozzature e alle cosiddette “reiterazioni traumatiche” presenti sulle teste degli alberi.

Secondo la valutazione tecnica, tali condizioni, rapportate alla presenza di bersagli sensibili quali strada, ciclabile, cimitero e aree di passaggio, inducevano a ritenere il rischio dell’alberata non tollerabile nello stato di fatto.

Il tecnico incaricato ha indicato due possibili soluzioni alternative.

La prima consisteva nell’esecuzione di una nuova capitozzatura appena al di sopra della precedente, con rilascio di speroni di reiterazioni traumatiche, da ripetersi sistematicamente ogni due o tre anni.

La seconda consisteva nella sostituzione integrale degli esemplari, anche in ragione del superamento della loro età di servizio.

L’Amministrazione ha scelto la seconda soluzione. Non per indifferenza verso il verde, ma per una valutazione di buon senso, di sicurezza e di corretta gestione del patrimonio arboreo.

La capitozzatura periodica avrebbe rappresentato una soluzione provvisoria, da ripetere nel tempo, senza eliminare in modo definitivo le criticità strutturali già riscontrate. Avrebbe comportato nuovi interventi ogni due o tre anni, nuovi costi per il Comune, nuove occupazioni di aree pubbliche, nuove interferenze con il cimitero, la strada, la ciclabile e la viabilità, senza la certezza di ottenere sempre un risultato ottimale sotto il profilo della stabilità e della sicurezza.

In altri termini, si sarebbe scelto di mantenere in vita un problema, rinviandone periodicamente la soluzione, con un costo economico ricorrente a carico della collettività e con la necessità di continuare a monitorare alberi già compromessi da precedenti interventi traumatici.

Dopo quanto accaduto nell’agosto 2024, questa scelta sarebbe stata difficilmente sostenibile. Non si poteva continuare con interventi tampone su alberature già critiche, confidando semplicemente che un nuovo evento meteorologico non provocasse conseguenze peggiori.

L’Amministrazione ha invece ritenuto più corretto evitare una gestione emergenziale e ripetitiva, scegliendo un intervento definitivo e programmato: rimuovere alberi arrivati a fine ciclo funzionale e sostituirli con nuove essenze più adatte, più gestibili e più coerenti con il contesto.

Con determinazione n. 175 del 2 aprile 2026 è stato quindi previsto l’abbattimento dei 27 pioppi cipressini e la nuova piantumazione di 20 esemplari di Carpinus betulus, il carpino bianco.

Questa immagine rappresenta la simulazione della nuova sistemazione prevista con la messa a dimora dei carpini. L’intervento, quindi, non è una sottrazione definitiva di verde, ma una sostituzione: si rimuovono alberi con criticità tecniche accertate e si avvia una nuova alberatura più ordinata, più gestibile e più compatibile con il contesto del cimitero.

Il carpino bianco è una specie adatta al contesto urbano e cimiteriale, capace di garantire nel tempo ombra, presenza vegetale, decoro e continuità paesaggistica, con una gestione più sostenibile e meno invasiva.

Quanto alla contestazione secondo cui, se vi fosse stata vera emergenza, si sarebbe dovuto intervenire “il giorno dopo” la perizia, occorre chiarire un punto essenziale. Non ogni situazione di rischio richiede necessariamente un intervento istantaneo in somma urgenza. Vi sono casi in cui il rischio è tecnicamente accertato e non più tollerabile, ma l’Amministrazione deve comunque procedere nel rispetto delle regole: affidamento, organizzazione del cantiere, sicurezza degli operatori, delimitazione delle aree, coordinamento con gli accessi al cimitero e con la viabilità.

Il fatto che sia stata seguita una procedura amministrativa ordinata non indebolisce la valutazione tecnica: dimostra, al contrario, che il Comune non ha agito d’impulso, ma con atti, responsabilità e tracciabilità.

Sul tema della nidificazione, richiamato nelle critiche, va detto con chiarezza che la tutela dell’avifauna è un principio importante e condivisibile. Nessuno nega il valore della fauna, della biodiversità e del patrimonio naturale. Ma anche questo tema va affrontato con equilibrio, distinguendo tra interventi ordinari e interventi motivati da ragioni di sicurezza pubblica.

Non siamo davanti a una potatura ornamentale, né a un taglio immotivato, né a una gestione superficiale del patrimonio arboreo. Siamo davanti a un intervento fondato su una relazione tecnica, riferito ad alberi con oltre cinquant’anni di età, collocati in prossimità di una strada provinciale, di un percorso ciclabile, di aree pubbliche e dell’ingresso del cimitero.

In queste condizioni, l’Amministrazione non poteva ignorare il rischio e rinviare indefinitamente l’intervento. Né sarebbe stato responsabile scegliere una capitozzatura ciclica, onerosa e ripetitiva, solo per rimandare nel tempo una decisione che la relazione tecnica poneva comunque come alternativa possibile e motivata.

Dire che “non si può fare quello che si vuole con gli alberi” è corretto. Ma è altrettanto corretto ricordare che un Comune non può fare finta di nulla quando un tecnico evidenzia condizioni di rischio non tollerabile. Soprattutto dopo che, nell’agosto 2024, un fortunale aveva già dimostrato quanto potesse essere concreto il pericolo per chi transita lungo la strada e la pista ciclopedonale.

Il patrimonio arboreo va tutelato, ma anche gestito. E gestire significa talvolta sostituire alberature arrivate a fine ciclo, specialmente quando la loro permanenza può rappresentare un pericolo per persone e cose.

L’Amministrazione non rivendica il taglio come un successo. Rivendica però il metodo: incarico tecnico, valutazione specialistica, scelta motivata, affidamento regolare, intervento di sicurezza e ripiantumazione programmata.

Questa scelta è stata assunta anche nel rispetto del principio di buon andamento della pubblica amministrazione: non moltiplicare nel tempo interventi costosi e temporanei, ma utilizzare le risorse pubbliche per una soluzione più stabile, più sicura e più sostenibile.

Nei prossimi anni i nuovi carpini cresceranno e restituiranno all’area del cimitero un’immagine ordinata, verde e dignitosa. Sarà un verde diverso, più giovane, ma pensato per durare e per essere gestito correttamente.

L’obiettivo non è cancellare memoria o bellezza, ma garantire sicurezza oggi e qualità urbana domani.

La polemica può cercare un colpevole. L’Amministrazione, invece, deve cercare una soluzione. In questo caso la soluzione è stata scelta con buon senso: tenere conto di un rischio già manifestatosi, rimuovere una criticità tecnica accertata, evitare una manutenzione ciclica costosa e incerta, e ricostruire con nuove alberature un patrimonio verde più sicuro, sostenibile e duraturo per il futuro.

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