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Arman, Rotella, Warhol: dal 12 giugno a Palermo il grande racconto dell’immagine consumata in ottanta opere

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Al Real Albergo delle Povere, dal 12 giugno al 27 dicembre, ottanta opere mettono in dialogo 

Pop Art e Nouveau Réalisme nella mostra curata da Alberto Fiz con Edoardo Falcioni

PALERMO – La mostra La forma consumata. Arman, Rotella, Warhol, al Real Albergo delle Povere – Museo Riso di Palermo dal 12 giugno al 27 dicembre 2026, propone un inedito confronto tra Andy Warhol, Arman e Mimmo Rotella, mettendo in dialogo Pop Art americana e Nouveau Réalisme sviluppando una lettura attuale sul destino dell’oggetto e dell’icona nella cultura visiva contemporanea.

Promossa dal Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e realizzata dal Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo con Bottega Creativa, la mostra, curata da Alberto Fiz con la collaborazione di Edoardo Falcioni, riunisce 81 opere del 1954-2004 provenienti da collezioni private: 35 lavori di Warhol, tra acrilici e serigrafie su carta e tela, inclusi esemplari unici come Hammer & Sickle (1977); 18 accumulazioni e sculture di Arman; 27 opere di Rotella tra décollage, artypo e riporti fotografici; e Rejected Flowers, accumulazione di serigrafia su carta realizzata a quattro mani da Arman e Warhol nel 1970.

Il settecentesco complesso monumentale del Real Albergo delle Povere – nella parte rinnovata delle sale espositive che amplificano gli spazi del Museo Riso – ospita quindi una riflessione sul consumo dell’immagine nella società contemporanea, mettendo in relazione tre figure centrali del secondo Novecento che, con linguaggi autonomi, hanno indagato il rapporto tra oggetto, icona, riproducibilità e comunicazione di massa.

Andy Warhol Marilyn, 1967
serigrafia su carta, 91.4 x 91.4 cm
Collezione privata

Con un allestimento aperto a rimandi e contrasti, la rassegna supera la scansione cronologica e privilegia il dialogo tra opere attraverso 8 nuclei tematici: Ritratti introduce identità e autorappresentazione con l’Autoritratto di Warhol (1977), i ritratti di Arman eseguiti da Warhol e l’Autoritratto napoleonico di Rotella; Riproducibilità affronta, invece, la serializzazione dell’immagine con Mao della Reversal Series di Warhol, In Favor of AdmissionBird of Paradise realizzati da Arman e Assemblage San Pellegrino, un artypo di Rotella, dove immagine e oggetto si moltiplicano. Con Politica e Marilyn il percorso indaga l’immaginario collettivo: da Uniti a Dux di Rotella, da Hammer & Sickle a Electric Chair di Warhol, fino al confronto tra le Marilyn dell’artista americano e quelle di Rotella, emerge una riflessione sulla costruzione mediatica di potere, trauma e mito.

Mimmo Rotella Mystère (Visage), 1966
artypo su tela, 135 x 96 cm
Collezione privata

 CelebritiesSovrapposizioni Materie ampliano poi il discorso con figure iconiche, immagini stratificate e materiali residuali: da Mick JaggerJames Dean e Alessandro Magno di Warhol ai décollage e artypo di Rotella, fino alle Impronte di Arman e a Untitled, il violino sezionato e congelato nella resina. Il nucleo conclusivo, intitolato Con tutto, mette in relazione L’Auto Perfetta di Rotella, Violoncello di Arman e il dialogo tra un décollage del 1961 e un’opera di Warhol dove compare la scritta “Pentiti e non peccare più”, a testimonianza di come consumo, memoria, immagine e tensione spirituale si sovrappongono.

Nel confronto tra accumulazione, décollage, appropriazione e ripetizione seriale, La forma consumata offre una prospettiva inedita su tre protagonisti del secondo Novecento e una chiave di lettura particolarmente attuale sulla civiltà mediatica, richiamando il pensiero di Pierre Restany, fondatore nel 1960 del Nouveau Réalisme, esperienza a cui parteciparono, tra gli altri, Arman e Rotella che si potrebbe considerare come la risposta europea alla Pop Art americana.

Andy Warhol Mick Jagger, 1975
serigrafia su arches, 111,3 x 73,.4 cm
Collezione privata

La rassegna è accompagnata da una serie di ritratti di Arman, Rotella e Warhol realizzati da Fabrizio Garghetti, storico fotografo milanese che con i suoi scatti ha documentato l’arte e alcuni dei suoi maggiori protagonisti dagli anni Settanta a oggi.

Sito web: museoartecontemporanea.it

    Titolo    La Forma Consumata. Arman, Rotella, Warhol  
  Realizzazione e organizzazione    Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo con  Bottega Creativa
  Iniziativa culturale   Regione Siciliana Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana
    Dove  Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo Real Albergo delle Povere Corso Calatafimi, 217 − Palermo  
  Quando    Dal 12 giugno al 27 dicembre 2026
  Curatore        Alberto Fiz con la collaborazione di Edoardo Falcioni    
  Opere esposte   Sezioni     Tipologia opere    Opere: 81   Sezioni otto: 1. Ritratti; 2. Riproducibilità; 3. Politica; 4. Marilyn; 5. Celebrities; 6. Sovrapposizioni; 7. Materie; 8. Con tutto.   Tipo di opere: serigrafie; opere su carta; acetati; accumulazioni su legno, bronzo, plexiglass; décollage; riporti fotografici; artypo.  
  Provenienza opere    Collezioni private
  Orari  Dal martedì al sabato: ore 9:00 – 18:00, ultimo ingresso 17:30   Domenica e festivi: ore 9:00 – 13:00, ultimo ingresso 12:30  
                   Info  Biglietti e informazioni sul sito: museoartecontemporanea.it                                                                                             

   INTERVENTO ALBERTO FIZ

Curatore mostra La forma consumata

La forma consumata può essere interpretata come il segno di una civiltà che vive attraverso la ripetizione, il consumo e la perdita dell’aura originaria dell’immagine. Intorno a questo tema si sviluppa una mostra dal taglio inedito che, per la prima volta, mette in relazione tre grandi protagonisti degli anni Sessanta: Arman, Mimmo Rotella e Andy Warhol attraverso una selezione di 80 opere che copre un arco di cinque decenni, dal 1954 al 2004.

Per Arman la forma consumata coincide con l’oggetto portato all’estremo della propria esistenza materiale. Gli strumenti musicali spezzati, gli accumuli di rifiuti e le combustioni mostrano un mondo in cui la materia si è esaurita. L’oggetto non possiede più una funzione, ma conserva la presenza della propria memoria.

La ricerca di Warhol invece parte già da immagini consumate. Marilyn, Elvis, Mao, le Campbell’s Soup o le sedie elettriche appartengono al circuito massmediatico che le riproduce infinitamente. La serialità warholiana svuota l’immagine fino a trasformarla in superficie impersonale.

Per Rotella, invece, la forma consumata nasce direttamente dalla strada da cui provengono i manifesti. A differenza di Warhol, Rotella non riproduce l’immagine pubblicitaria di per sé stessa, al contrario ne mostra la trasfigurazione. Lo strappo fa emergere frammenti inattesi, memorie residue, interferenze visive. Dalla gestualità performativa del décollage, si passa all’appropriazione diretta che caratterizza i riporti fotografici su tela emulsionata realizzati dal 1963 e agli artypo di poco successivi (1965) dove Rotella preleva direttamente dalla tipografia le prove di stampa.

La caratteristica della rassegna è quella di dare vita a un percorso unitario e ricco di sorprese creando una relazione diretta, spesso problematica e provocatoria, fra le opere dei tre artisti superando una rigida ripartizione cronologica. Tutto questo mettendo in rilievo una serie di tematiche che non solo accomunano le loro poetiche, ma diventano uno strumento essenziale per rileggere la realtà contemporanea in base alle loro straordinarie invenzioni linguistiche. Il progetto, dunque, appare di particolare attualità soprattutto in un contesto dominato dai social e da una comunicazione sempre più consumata e manipolabile dove tutto appare fluido e sovrapponibile. I tre artisti, sia pure con modalità differenti, hanno saputo farsi interpreti della società massmediale con i mezzi di comunicazione che plasmano la nostra percezione, influenzano le relazioni sociali, orientano i consumi e determinano persino l’agenda politica.

Sono otto le sezioni in cui è suddivisa La Forma consumata.

Il punto di partenza sono i Ritratti con l’Autoritratto di Warhol del 1977 a cui seguono due ritratti di Arman realizzati dallo stesso Warhol e Autoritratto napoleonico di Mimmo Rotella che con ironia si presenta nelle fattezze del generale francese in base a una serie di travestimenti comportamentali che caratterizza tutta la sua indagine.

La seconda sezione della mostra Riproducibilità propone un tema centrale, quello della moltiplicazione e della serializzazione e in questo caso vengono accostati lavori quali Mao di Warhol che appartiene alla Reversal series del 1979 (è un procedimento secondo cui le immagini vengono sottoposte all’inversione tra positivo e negativo) che presenta quindici ritratti in negativo del Timoniere a cui si associa In Favor of Admission del 1976, un lavoro dove Arman crea un’accumulazione di spille commemorative provenienti dal Metropolitan Museum of Art, incastonate in resina di poliestere e plexiglass. Ma l’oggetto in serie caratterizza anche l’indagine di Rotella che in Assemblage San Pellegrino, un artypo del 1966, propone la ripetizione del celebre logo sino a farne uno stilema decorativo, quasi del tutto astratto. Insieme a Bird of Paradise del 1984 dove l’accumulazione riguarda i sassofoni di Arman, in mostra compare anche Rejected Flowers (What happened to the flowers) del 1970, un’opera a quattro mani realizzata da Arman insieme a Warhol attraverso l’accumulazione di elementi serigrafici colorati.

La rassegna prosegue con una sezione di particolare interesse legata alla Politica, un tema affrontato in particolare da Warhol e Rotella che fanno riferimento all’assassinio di John Fitzgerald Kennedy avvenuto a Dallas il 22 novembre 1963. Entrambi gli artisti si soffermano sull’immagine di Jacqueline Kennedy che assume un aspetto archetipale. Mentre Warhol si sofferma su un’immagine oggettiva tratta dai media, Rotella in Uniti del 1963 (il titolo fa riferimento agli Stati Uniti ma anche all’unione spezzata tra i due coniugi) recupera lo strappo per mezzo di un riporto fotografico su tela emulsionata. Ma gli interventi intorno alla politica prevedono anche la rottura simbolica dell’emblema del partito comunista con la falce e martello ribaltatati nell’opera di Warhol Hammer & Sickle del 1977, così come la parodia del Duce in un décollage di Rotella del 1962 intitolato Dux. Non manca nemmeno la celebre Sedia Elettrica di Warhol (1978) e un’accumulazione di pistole in ferro verniciate di Arman sempre del 1978.

Il tema delle Marilyn unisce poi Warhol e Rotella sin dagli anni Sessanta e in questo caso si profila un confronto tra due Marilyn dell’artista americano del 1967 con due Marilyn recenti realizzate da Rotella prendendo spunto da lavori storici dell’inizio degli anni Sessanta. Se quest’ultimo pone in discussione il simulacro, Warhol lo svuota progressivamente di senso in un confronto particolarmente significativo tra due universi solo in apparenza simili.

Marilyn apre la strada alle Celebrities, una sezione ricca di spunti dove provocatoriamente si parte dai miti del passato come Alessandro il Grande di Warhol o Lucius Verus di Arman per giungere alle icone di Warhol come Mick Jagger, James Dean e persino il simbolo del dollaro. In questo ambito non mancano i riferimenti cinematografici di Rotella che cita Charlot in un celebre décollage del 1961 Il dramma di ieri e i Comanceros il film western con John Wayne del 2004.

Sovrapposizioni poi è il tema di un’altra sezione strettamente connessa con la riproducibilità. In questo caso le immagini sovrapposte, quasi fossero dei layer, sono caratterizzate da interferenze e polifonie come appare evidente da Mystère (Visage) di Rotella, un viso che nasconde slogan pubblicitari e la serie Ladies and Gentlemen di Warhol strettamente connessa con l’ambiguità della rappresentazione.

Un’ampia sezione della mostra dal titolo Materie è dedicata alla differente declinazione della materia che attraversa i retro d’affiche di Rotella della fine degli anni Cinquanta, ma anche Chocolate, un’opera realizzata nel 1983 da Warhol con i residui di cioccolato. Di notevole significato sono anche le Impronte di Arman risalenti agli anni Sessanta e Untitled del 1966, un suo violino sezionato e congelato nella resina. Nel 1973 poi sempre Arman sperimenta altri materiali con la collocazione di due suoi violini nel cemento.

A concludere la mostra è la sezione intitolata emblematicamente Con tutto che diventa una riflessione sulla società e sull’uso dell’oggetto. Compare, ad esempio, L’Auto Perfetta di Rotella in un riporto fotografico su tela emulsionata del 1964 accanto a Violoncello di Arman in legno e bronzo del 1999. Ma si può trovare anche un riferimento enigmatico alla spiritualità con Senza titolo del 1961, un décollage di Rotella che raffigura un luogo ecclesiastico, sistemato vicino alla scritta di Warhol del 1985 dove compare una scritta che recita così: “Pentiti e non peccare più”.  

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Museo Regionale d’ Arte Moderna e Contemporanea di Palermo

“La forma consumata. Arman, Rotella, Warhol”

Francesco Paolo Scarpinato

Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana

La mostra, che presenta artisti di grande richiamo e consolidata fama nel panorama dell’arte internazionale del nostro tempo, si rivolge al largo pubblico come offerta culturale che conferma l’impegno di questo Assessorato nel promuovere il patrimonio culturale dell’Isola che si arricchisce, di volta in volta, di importanti e significative occasioni di valorizzazione.

L’iniziativa rientra tra le attività proposte nei prestigiosi siti e luoghi della cultura siciliani che si aprono alle incursioni del contemporaneo e alle connessioni, confermando il ruolo del Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, quale presidio culturale dinamico e pienamente integrato nel tessuto regionale, per promuovere il dialogo costante tra le istituzioni e  le vivaci realtà che operano nei territori per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di ogni tempo.

Il progetto, attraverso il dialogo tra grandi protagonisti dell’arte contemporanea, invita i visitatori a interrogarsi sul valore di oggetti, materiali e immagini della quotidianità contemporanea, sulla loro capacità di trasformarsi nel tempo e sul significato culturale che essi continuano ad assumere nella nostra esperienza collettiva.

Temi di grande interesse per promuovere fra le diverse generazioni il confronto e la riflessione sul valore storico e attuale dei beni culturali. 

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 Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo

“La forma consumata. Arman, Rotella, Warhol”

Mario La Rocca

Dirigente Generale del Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana

Riaprono al pubblico gli spazi rinnovati del Real Albergo dei Poveri di Palermo con una mostra che, presentando opere di artisti del calibro di Arman, Rotella, Warhol, ben interpreta la visione del Dipartimento Regionale dei beni Culturali e dell’Identità Siciliana e ne testimonia l’impegno per il nuovo corso dell’Albergo, che si propone alla collettività della città di Palermo e non solo, come cittadella di grandi eventi e iniziative del contemporaneo, cui offrire spazi ampi e articolati fra esterno e interno per accogliere i molteplici linguaggi e le differenti forme dell’arte del nostro tempo. Posto all’ingresso di Palermo, il sito si candida a divenire il luogo deputato per interventi di ampio respiro e varietà, forieri di azioni rigenerative del territorio.

Nell’anno di Gibellina Prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, diventa obiettivo strategico di questo Dipartimento, dare impulso ai linguaggi del contemporaneo e promuovere l’Albergo dei Poveri come sede permanente di progetti futuri che, come questa mostra, mirano ad una massima diffusione e condivisione a partire dalla opportunità per una formazione al contemporaneo basata sulla frequentazione assidua dei luoghi e delle mostre che divenga consuetudine  estesa al territorio e vocata alla riflessione sui fenomeni dell’accumulazione delle immagini e sovrapposizione dei contenuti e messaggi, temi estremamente vicini al mondo giovanile.

La mostra “La Forma Consumata” rientra a pieno titolo, dunque, tra le attività di promozione, conoscenza e valorizzazione del patrimonio culturale e artistico che il Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana porta avanti per il tramite dei suoi Istituti. Avvalendosi della curatela di Alberto Fiz, il progetto conferma l’identità del Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo come centro catalizzatore nell’Isola delle attività legate al contemporaneo nel più ampio contesto nazionale e internazionale.

INTERVENTO EVELINA DE CASTRO DIRETTRICE

Museo Regionale di Arte Moderna e Contemporanea di Palermo

      Con la mostra La Forma consumata. Arman, Rotella, Warhol, presso il settecentesco complesso del Real Albergo dei Poveri, il museo Risopresenta alla collettività la rinnovata sede museale del sito come grande laboratorio dell’arte contemporanea. 

     Arman, Rotella e Warhol, protagonisti storici del panorama artistico internazionale, sono stati interpreti del loro tempo e precursori della società di oggi; le loro numerose opere, esposte in mostra, costituiscono un patrimonio comune che raggiunge le nuove generazioni. Ancora oggi la loro arte muove interrogativi universali cui ciascuno di noi può trovare risposta perché insita nella propria esperienza. Il progetto, infatti, analizza la serialità, la riproducibilità e l’oggetto nell’era dei consumi, attraverso una indagine critica che pone in relazione i lavori dei tre celebri artisti e consente di proiettare il dibattito sulla serialità dal passato al presente, interrogando il visitatore sul ciclo della vita dell’immagine e dell’oggetto nell’era del consumismo incessante.

     Con questa mostra il complesso del Real Albergo dei Poveri inizia un nuovo capitolo della sua storia che lo porterà nel giro di pochi anni a riconquistare la sua originaria funzione sociale che, ai nostri giorni e nella nostra parte del mondo, riguarda bisogni diversi ma altrettanto basilari. La nostra società necessita, infatti, di accoglienza culturale, ha bisogno di rigenerazione e di un luogo dove si promuove l’arte come occasione e opportunità accessibile a tutti. E ciò è necessario per una città come Palermo, crocevia di culture, laboratorio di convivenza e terra di inaspettate accelerazioni propulsive. I progetti imminenti apriranno il Real Albergo all’arte come pratica di rigenerazione, in dialogo con le istituzioni di formazione artistica e culturale, e come cantiere delle arti, agevolato dai suoi ampi e articolati spazi e dalla sua ubicazione “di bordo”, in raccordo con la città storica, dove opera Riso in modalità prettamente museale.

       Riso è il più giovane dei musei regionali, istituito dalla Regione Siciliana nella attuale sede di Palazzo Belmonte Riso in via Vittorio Emanuele 365, allo schiudersi di questo secolo, con la funzione precipua di raccogliere l’eredità di un caso unico di arte contemporanea del secondo Novecento quale fu Gibellina, riconosciuta in questo anno 2026 Prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. Dalla Gibellina di Ludovico Corrao, così come da Fiumara d’Arte di Antonio Presti, esempi di arte pubblica nel paesaggio naturale, sociale e urbano, Riso ha tratto la sua ragion d’essere.

Il Museoha sede nella storica dimora di Palazzo Belmonte Riso, realizzata a fine Settecento dai Principi Ventimiglia di Belmonte lungo l’antico Cassaro, sull’area di una precedente “casa grande” della famiglia Afflitto, e rappresenta un interessante esempio di residenza privata nobiliare che coniuga la magnificenza tardo barocca al rigore neoclassico. La direzione dei lavori di rifacimento, avviati nel 1777 e conclusi nel 1784, è affidata all’architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia. Nel 1841 il Palazzo viene acquistato dal capitano Giovanni Riso. Divenuto sede, nel 1933, della Federazione dei Fasci Palermitani fu quasi raso al suolo dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Dopo anni di abbandono e degrado, il Palazzo è acquistato nel 1986 dalla Regione Siciliana che ne effettua i lavori di restauro, restituendo un monumento alla città e creando un nuovo spazio espositivo, sede dal 2005 del Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo.

     Nato come museo diffuso sul territorio, Risoco-progetta iniziative in rete e collabora con istituti del contemporaneo in Italia e all’estero. Il Palazzo, caratterizzato da due livelli gemelli dedicati in parte alla collezione permanente, in parte alle mostre temporanee, è sede oggi di un importante cantiere di riqualificazione architettonica delle aree esterne. Un importante strumento di promozione della creatività contemporanea è S.A.C.S., lo Sportello per l’Arte Contemporanea della Sicilia, al cui interno è attivo un Archivio (anche online) di artisti legati all’Isola e nel cui ambito vengono organizzati progetti di residenze artistiche, workshop e incontri con il pubblico. Particolare attenzione è dedicata ai giovani, con attività di educazione all’arte e ai linguaggi del contemporaneo organizzate in sinergia con i docenti. Il Museo, in linea con una visione globale della cultura contemporanea, organizza e ospita eventi di musica, teatro, cinema, danza, convegni e attività di approfondimento culturale.

     Afferiscono al Museo Riso le sedi del Real Albergo dei Poveri e della Cappella dell’Incoronata di Palermo, spazi dedicati alle mostre temporanee, e il Museo d’Aumale di Terrasini con la sua collezione naturalistica, etnoantropologica e archeologica con la quale dialogano alcune opere del contemporaneo, il castello di Caccamo e la collezione paleontologica del Museo Gemellaro.

    La collezione permanente del Museo comprende opere realizzate da artisti attivi dentro e fuori l’Isola che, a partire dal Secondo dopoguerra, hanno inciso nel rinnovamento dei linguaggi dell’arte contemporanea e sono stati di riferimento per le avanguardie in Sicilia, accanto a opere di artisti italiani o internazionali che hanno

lavorato sul territorio per specifici progetti. In collezione, tra gli altri, Carla Accardi, Giovanni Anselmo, Christian Boltanski, Pietro Consagra, Emilio Isgrò, Jannis Kounellis, Richard Long, Loredana Longo Salvo, Francesco Simeti e Antonio Sanfilippo. La collezione si è implementata nel corso degli anni attraverso l’attività del Museo: progetti di residenze d’artista, progetti espositivi, donazioni collegate alle mostre temporanee. Sono state così acquisite opere di: Micol Assaël, Domenico Bianchi, Michele Canzoneri, Claire Fontaine, Michele Ciacciofera, Vittorio Messina, Turi Simeti. Attraverso il Piano per l’Arte Contemporanea 2020 opere di Vanessa Beecroft, Shay Frisch, Regina José Galindo, Hermann Nitsch, Aldo Palazzolo; attraverso altri progetti ministeriali “Cantica 21” e “Italian Council” rispettivamente opere di Diego Miguel Mirabella e Irene Coppola e di Cesare Viel; attraverso il Piano per l’Arte Contemporanea 2023 – 2024 un’opera di William Kentridge. Attualmente, sono in corso i progetti che porteranno all’ingresso in collezione di tre video dei Masbedoe di un’installazione di Flavio Favelli attraverso il Piano per l’Arte Contemporanea 2025 e di 20 fotografie di Ferdinando Scianna, attraverso “Strategia Fotografia” 2025.

    L’attività espositiva del Museo è rivolta ad approfondimenti scientifici sul proprio patrimonio culturale, come nel caso della mostra dedicata al centenario della nascita di Sanfilippo, Antonio Sanfilippo. Segni, forme, sogni della pittura, ma anche ad una nuova indagine sui linguaggi del contemporaneo e sul rapporto tra arti visive e poesia. Si ricordano le seguenti mostre: Solo che amore ti colpisca, che ha messo in relazione l’immagine fotografica al verso poetico attraverso la ricerca di artisti e poeti siciliani di media generazione ed emergenti; Oltre Quasimodo; Le 27 Gouaches; Sapevo già tutto e volli peccare; Il segno dei tre. Ignazio Buttitta, Renato Guttuso, Nino Maggio.

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Il Real Albergo delle Povere di Palermo

Il Real Albergo delle Povere è un grande complesso monumentale sorto a Palermo in età borbonica, come istituzione socioassistenziale destinata ad accogliere indigenti, poveri, disabili e orfani di cui il governo si faceva carico per toglierli dalle strade, garantire loro la sussistenza e avviarli ad un lavoro. 

Nel 1746, su progetto dell’architetto Orazio Furetto, si diede avvio ai lavori, promossi dal sovrano Carlo III di Borbone, iniziativa presto replicata a Napoli. Sotto il regno del figlio Ferdinando III fu dato grande impulso alle fabbriche del complesso palermitano, avvicendandosi gli architetti Venanzio Marvuglia e successivamente l’allievo Niccolò Puglia. I lavori furono completati nel 1834.

Nel 1772, ancor prima del completamento, ebbe luogo la solenne inaugurazione dell’ingresso dei poveri, con scenografico corteo lungo lo stradone fuori Porta Nuova. A suggellarne la memoria fu coniata una moneta con le effigi dei due sovrani, Carlo e Ferdinando, padre e figlio, e la veduta prospettica del grande edificio.

Sul modello borbonico di San Leucio a Napoli, il complesso fu destinato al ciclo della seta, di cui rimane impronta nel grande gelseto che tuttora fruttifica sul retro delle monumentali fabbriche.

Queste si sviluppano simmetricamente intorno ai due cortili porticati adiacenti all’atrio centrale di accesso su cui prospetta la chiesa di Santa Maria della Purificazione, consacrata nel 1779. La vivace facciata tardo barocca prelude alla decorazione interna con pitture di Gioacchino Martorana e pregiati arredi liturgici dell’epoca.

Nel corso del tempo il complesso ha variato la sua destinazione, riservata alle sole donne, e subito diverse trasformazioni funzionali. Il recupero del complesso monumentale, a seguito dei danni dalle incursioni aeree del 1943, ne ha rinnovato la destinazione pubblica con funzione di rigenerazione sociale e culturale. La parte del complesso di pertinenza diretta dell’Amministrazione Regionale dei Beni Culturali è infatti destinata alla funzione di cittadella per le arti e del contemporaneo e, per dimensioni e potenzialità, può considerarsi il principale polo per attività ed esposizioni rivolte a tutto il territorio regionale. Il Museo Riso ha curato l’intervento di restauro delle sei grandi sale espositive collocate al piano terra e affacciate sul porticato della corte interna. La loro riqualificazione ai fini museali si è appena conclusa per essere restituite alla collettività con la grande mostra La forma consumata. Arman, Rotella, Warhol.

Evelina De Castro

Direttrice di Riso – Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo

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