L’esposizione permanente, inserita nel percorso di visita del Museo, propone oggetti di grande valore, come la più antica matrice sigillare del Comune di Brescia, recante la prima veduta della città a oggi nota, e una serie di monete medievali battute dalla Zecca cittadina.
BRESCIA – Giovedì 24 settembre, al Museo di Santa Giulia a Brescia, è stata inaugurata la nuova sezione Segni e immagini dell’identità cittadina, che arricchisce il settore dedicato all’Età del Comune e delle Signorie, incentrato sulla città nel basso Medioevo.
Il nuovo progetto espositivo presenta oggetti di grande valore, come la matrice sigillare del Comune di Brescia, risalente al XIII secolo, e una serie di monete battute dalla Zecca della città. Gli oggetti esposti, che hanno svolto un ruolo nodale nell’elaborazione e nella trasmissione dell’identità cittadina, costituiscono preziose testimonianze dell’età del Comune e delle Signorie, integrandosi con coerenza nell’itinerario di visita di questo settore del Museo, comprensivo di numerosi frammenti provenienti da edifici della città medievale.
Promosso dal Comune di Brescia e dalla Fondazione Brescia Musei e sviluppato con il contributo di Matteo Ferrari, dell’École des Hautes Études di Parigi e con il patrocinio dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. Il nuovo allestimento si giova del sostegno di arKStudio che ha anche messo a disposizione il proprio know how, donando il progetto: esso, grazie alla presenza di pannellistica tattile (Citislab / UNIBS – Comunicare Itinerari Sensoriali) è pienamente accessibile anche a persone con disabilità visiva.
La presenza della matrice sigillare del Comune di Brescia è resa possibile grazie al comodato a lungo termine concesso da un generoso collezionista bresciano, che ha scelto di destinare alla comunità questo oggetto di straordinario valore storico e simbolico.
Un gesto particolarmente significativo nell’anno del Bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata, la cui scoperta, nel 1826, segnò l’avvio della storia del sistema museale bresciano: una storia fatta di costante dialogo tra la liberalità dei cittadini e le iniziative dell’amministrazione. La presentazione della matrice si propone così come un momento ideale di avvicinamento alla mostra Tesori. Il grande romanzo dei Musei bresciani. 1826 | 2026 (dal 4 novembre 2026 al 22 agosto 2027), ma anche come occasione per inaugurare una nuova fase di ricerca sul patrimonio culturale della città.
Nelle ricerche collegate al progetto espositivo sono stati infatti coinvolti l’Università degli Studi di Milano e il CNR-ICCOM di Pisa, impegnati in una campagna di indagini diagnostiche non invasive che ha permesso di acquisire nuovi dati sulla composizione chimica e sulle caratteristiche della matrice. Le analisi spettrografiche hanno in particolare evidenziato l’impiego dell’ottone, lega di rame e zinco, materiale più facile da incidere rispetto al bronzo e capace di conferire alla matrice una tonalità prossima a quella dell’oro. Un progetto che esprime pienamente la vocazione del museo contemporaneo: non soltanto luogo di conservazione ed esposizione, ma presidio di ricerca e conoscenza, capace di attivare collaborazioni tra istituzioni, studiosi e collezionisti e di trasformare ogni occasione di valorizzazione del patrimonio in un’opportunità di crescita culturale per la città.
La matrice è già stata esposta in occasione della mostra “La città del Leone. Brescia nell’età dei comuni e delle signorie” a cura di Matteo Ferrari, ospitata presso il Museo di Santa Giulia tra il 2022 e il 2023.
L’esposizione ha fornito una panoramica complessiva sulle istituzioni civiche, sulle figure che le diressero, sulle forme di governo e sugli strumenti di comunicazione di Brescia nell’età del Comune e delle Signorie. In tale quadro non poteva mancare una selezione delle monete battute dalla zecca cittadina, le stesse che ora trovano posto in via permanente nel nuovo allestimento in Museo (contributi multimediali: testi Matteo Ferrari, Uptoart per Fondazione Brescia Musei). Queste monete documentano la volontà di emancipazione, anche sul piano economico, del Comune, diventando allo stesso tempo strumenti identitari e, in età malatestiana, celebrativi della famiglia al potere.
Grazie alla generosità di un concittadino, le collezioni bresciane si arricchiscono di un ulteriore tassello della nostra storia. Il sempre crescente numero di liberalità testimonia la bontà del lavoro svolto dalle nostre istituzioni museali, fieramente sentite come proprie dalla cittadinanza. L’inaugurazione della nuova sezione “Segni e immagini dell’identità cittadina” al Museo Santa Giulia apre una nuova finestra su ciò che, negli anni, ha contribuito a forgiare quel senso di appartenenza che ci accomuna, oggi come allora. Ha dichiarato Francesco Tomasini, Consigliere Comune di Brescia con delega alle Politiche culturali
Con l’esposizione della matrice del più antico sigillo del Comune, il Museo di Santa Giulia restituisce alla città uno dei suoi documenti identitari più eloquenti. Accanto alle monete della zecca cittadina, il sigillo ci racconta un Comune che, già prima della pace di Costanza, si dota degli strumenti del potere (il vessillo, il sigillo, la moneta) e li usa per dichiarare le proprie ambizioni.
Dall’alto al basso: Grosso bresciano dei tre santi, 1308 (novembre), courtesy Fondazione Brescia Musei –
Grosso bresciano dei tre santi, 1308 (novembre), courtesy Fondazione Brescia Musei
Sesino da 6 denari, 1406-1421(_), recto, courtesy Fondazione Brescia Musei
Sesino da 6 denari, 1406-1421(_), verso, courtesy Fondazione Brescia Musei
Francesca Bazoli, Presidente Fondazione Brescia Musei: La zecca di Brescia è un caso esemplare. Nasce molto presto e senza una concessione formale dell’Imperatore: un atto politico forte, che testimonia un ethos civico coraggioso e orientato allo sviluppo. Fu un motore di economia, perché sostenne per quasi due secoli una realtà commerciale in piena espansione. Ma fu anche un motore di immaginario: sulle sue monete prendono forma le immagini in cui la comunità si riconosce, dal nome Brisia ai santi Faustino e Giovita, dal vescovo Apollonio fino al leone, che con Pandolfo III Malatesta entra nella monetazione cittadina.
Questo progetto è il frutto di un lavoro condiviso: ringrazio il professor Matteo Ferrari, l’Università degli Studi di Brescia e di Milano, il CNR-ICCOM e i conservatori di Fondazione Brescia Musei. Ed è, insieme al Comune, un modo concreto di interpretare la nostra missione: fare del patrimonio uno strumento di identità culturale e un elemento di sviluppo per una città che cambia.
Questa nuova preziosa installazione museale di Santa Giulia racconta cosa Brescia Musei intenda per tutela e valorizzazione del patrimonio. Studiare, conoscere a fondo e conservare: il lavoro con il professor Ferrari dell’École des Hautes Études di Parigi, con la professoressa Baldassarri dell’Università di Milano, con la professoressa Ivana Passamani e lo spin off Citislab dell’Università di Brescia, infine con il CNR-ICCOM ci ha permesso di conoscere profondamente un oggetto che ha molto da raccontare ai cittadini di oggi. Valorizzare significa rendere quel sapere accessibile, portando la matrice del sigillo fuori dalla sola dimensione della rarità e collocandola in un racconto che il visitatore possa decifrare nei suoi significati contemporanei.
Per questo il sigillo non è esposto da solo. Dialoga con le monete della zecca e con le immagini che hanno costruito l’identità civica: la più antica veduta della città, i santi patroni, il vescovo Apollonio, il leone. Sono simboli medievali, ma parlano di questioni attuali, come il modo in cui una comunità si rappresenta e usa le immagini per dare forma a sé stessa.
È questo il senso del nostro lavoro quotidiano: fare dei musei luoghi in cui i cittadini di oggi riconoscono le radici della propria identità, e in cui la storia della città diventi una risorsa per il suo presente. Stefano Karadjov, Direttore Fondazione Brescia Musei
La matrice sigillare del Comune di Brescia e la zecca bresciana
Acquisita l’autonomia comunale, sancita definitivamente dalla Pace di Costanza nel 1183, Brescia dovette dotarsi di strumenti che esprimessero materialmente la sovranità e l’identità della nascente civitas, come appunto un sigillo per gli atti pubblici e la creazione di una zecca per battere moneta. Il sigillo era uno strumento essenziale per l’esercizio dell’autorità cittadina e assolveva una duplice funzione, pratica e simbolica, destinata a mutare con l’evolversi dei regimi politici. La sua presenza garantiva innanzitutto la fede pubblica dei documenti e costituiva, pertanto, uno degli elementi attraverso cui le magistrature comunali esercitavano le proprie prerogative. Con il sigillo venivano convalidati tanto gli atti più solenni quanto quelli spediti in forma epistolare, rendendo giuridicamente riconoscibile l’autorità che li aveva emessi e attestandone la volontà.
L’esemplare esposto al Museo di Santa Giulia, risalente alla seconda metà del XIII secolo, riporta la prima veduta della città a oggi nota: si scorgono le antiche mura merlate, al cui interno spiccano le sei torri e la sagoma di un edificio religioso, individuabile nella cattedrale di Santa Maria, ovvero l’attuale Duomo Vecchio. Questa iconografia, che sottolineava le ambizioni di autonomia della città, è completata dall’iscrizione + S(IGILLUM) BRISIA SUM MITIS CONSTANS DEUS EST MICHI BASIS (Sono Brescia, tranquilla, Dio sempre presente è il mio fondamento).
Una seconda, imprescindibile prerogativa che sanzionava l’autonomia cittadina era il diritto di battere moneta, quindi la costituzione di una zecca. La selezione delle monete esposte dà conto delle precise scelte iconografiche effettuate, che – connesse all’autorità civile e alla sfera religiosa – offrono l’immagine di Brescia come “città cristiana”.
A partire dal XIII secolo, infatti, le monete iniziarono a sostituire la figura dell’imperatore (o di figure neutre) con personalità della religiosità cittadina. Ne è un esempio, il grosso (1250-1257 circa) che riporta l’effigie dei santi Faustino e Giovita e il cosiddetto grosso dei tre santi (1308 circa), recante i due patroni assieme a sant’Apollonio, protovescovo della città.
In età signorile, invece, l’attività della zecca fungeva anche da strumento politico e di affermazione personale: lo si evince chiaramente dalla volontà di Pandolfo Malatesta – signore di Brescia dal 1404 al 1421 – di riattivarne la funzione, sospesa durante la precedente signoria dei Visconti di Milano. La scelta è legata non solo a motivi di prestigio personale, ma anche allo scopo di affermare il ruolo della città come capitale del suo Stato e di contrastare la circolazione della moneta milanese di qualità più scadente. Gli esemplari risalenti a questa fase, siano essi d’argento o in mistura, uniscono elementi tipici della tradizione comunale – i santi patroni della città, Apollonio, Faustino e Giovita – con figure e simboli originali, capaci di glorificare il ruolo di Pandolfo come signore di Brescia e di celebrare le sue virtù. Nel grosso d’argento, l’arme del signore, sormontata dal cimiero in forma di elefante crestato, è associata ai patroni Faustino e Giovita, che reggono un vessillo col leone rampante del comune; nel sesino compare lo stemma della città e l’arme dei Malatesta, mentre nel quattrino si nota lo stemma dei Malatesta e le iniziali del D(ominus) P(andulphus). E per ricordare le origini leggendarie di Brescia, nel mezzo grosso (o soldino) malatestiano, la testa barbuta, ispirata a un modello antico, evoca forse la figura di Ercole, mitico fondatore di Brescia.

