Ultima tappa oggi al Dama Tecnopolo di Bologna. L’appuntamento dopo i nove incontri, uno per ogni provincia, a cui hanno partecipato 900 attori dei territori (amministratori, tecnici, forze sociali), i due incontri con i firmatari del Patto per il Clima, il Lavoro e l’Economia sociale, il confronto con le rappresentanze economiche e sociali e un questionario diffuso online
BOLOGNA – Una filiera istituzionale capace di leggere la realtà quotidiana e dare soluzioni a cittadine e cittadini, imprese, comunità con competenze rafforzate. È il risultato emerso dal percorso partecipato voluto dalla Regione Emilia-Romagna sulla riforma del riordino territoriale. Risultati e indicazioni dal basso, al termine di un ascolto diffuso, presentati oggi al Dama Tecnopolo di Bologna, presenti il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore alla Programmazione strategica e attuazione del Programma, Davide Baruffi.
Ultima tappa lungo la strada che ha visto nove appuntamenti nei territori, uno in ogni provincia (coinvolte 900 persone che sono state invitate oggi all’evento finale, che ne vede circa 300 in presenza) e la consultazione diretta, con un questionario on line compilato da quasi 500 cittadine e cittadini. Azione partecipativa che nel suo complesso ha coinvolto amministratrici e amministratori locali, tecnici, oltre alle associazioni di rappresentanza degli Enti territoriali: Comuni, Province e Comunità montane con Anci, Upi e Uncem Emilia-Romagna, la Città Metropolitana di Bologna, parti sociali.
Oggi al Dama la restituzione di ciò che è emerso in questo percorso, partito lo scorso aprile ma non solo. Non si tratta esclusivamente di un incontro conclusivo in cui si presentano risultati ma di un evento partecipativo: i presenti saranno chiamati ad esprimere una loro opinione, rispondendo a 17 domande attraverso i propri smartphone, rispetto alle direttrici individuate per la riforma emerse dal territorio. Da qui, anche grazie al lavoro svolto oggi, la Regione Emilia-Romagna attiverà il percorso di revisione del progetto di legge regionale di riforma territoriale che firmerà la Giunta, con l’obiettivo di trasmetterla all’Assemblea legislativa entro l’anno.
Fotografie Michela Balboni/ER
“Il percorso di cambiamento partecipato è partito dal basso con l’ascolto dei territori e delle comunità, perché il riordino territoriale riguarda il modo in cui le istituzioni organizzano le proprie funzioni e collaborano tra loro- affermano il presidente de Pascale e l’assessore Baruffi-. Abbiamo voluto coinvolgere tutti i livelli, perché l’efficacia del governo locale non è solo una questione tecnica, ma incide sulla qualità dei servizi. Siamo convinti che un corretto rapporto fra Enti locali possa migliorare concretamente la vita delle persone e dare loro maggiori opportunità e benessere. Un ascolto importante voluto proprio per costruire una riforma vera e condivisa con Comuni, Province, Unioni di Comuni e Città metropolitana”.
“Al termine di questo percorso, per il quale ringraziamo tutti i partecipanti, possiamo dire che ora abbiamo indicazioni chiare per procedere con il progetto di legge regionale- hanno sottolineato il presidente e l’assessore– In questo ultimo appuntamento di oggi abbiamo l’ambizione di verificare il grado di consenso, le priorità e le condizioni ritenute necessarie dai territori per accompagnare le possibili evoluzioni del sistema di governance locale”.
Due le direttrici della riforma che emergono, rafforzamento della governance multilivello e potenziamento della capacità amministrativa, e quattro gli obiettivi, e cioè razionalizzare gli strumenti di governance (meno sedi di concertazione e più efficaci), valorizzare il ruolo di Città Metropolitana di Bologna e province quali enti di area vasta nella governance territoriale e settoriale, rafforzare e migliorare la gestione comunale e sovracomunale di funzioni e servizi e potenziando sia la cooperazione che le competenze del territorio.
In particolare, per quanto riguarda l’analisi delle risposte arrivate ai questionari online, viene chiesta una chiarezza di ruoli: alla Regione di indirizzare, fissare norme e standard semplici e applicabili, garantire perequazione e risorse, semplificare, con sedi permanenti di confronto e tempi certi. Per Province e Città Metropolitana di Bologna la richiesta è invece quella di tornare a svolgere il coordinamento di area vasta per pianificazione, mobilità, ambiente, protezione civile e sviluppo, con un livello medio di supporto uguale per tutti e uno differenziato, evitando duplicazioni. Le Unioni di Comuni, in particolare, si sottolinea, funzionano quando dispongono di conferimenti veri, personale e governance solida, e vengono indicate come hub amministrativo dei piccoli Comuni, senza automatismi verso la fusione. Infine, i Comuni restano il presidio di prossimità e responsabilità politica.
I temi trasversali emersi dagli incontri sui territori e dai confronti con le parti sociali convergono su una stessa architettura di cambiamento in risposta a temi trasversali principali: chiarezza di ruoli (distinguere ruoli evitando sovrapposizioni e vuoti di responsabilità), Potenziamento delle funzioni di area vasta nelle Province/Città Metropolitana di Bologna, differenziazione (riconoscere le molteplici specificità del territorio regionale per la montagna, le aree interne, pianura, costa e area metropolitana e quindi necessità di risposte differenziate per territori); competenze (far fronte alla carenza di personale nei comuni e collegare ad ogni funzioni personale, professionalità, dati, strumenti digitali e risorse finanziarie).
Fotografie Michela Balboni/ER
Per la governance vengono chieste chiarezza di ruoli e responsabilità innanzitutto: la Regione deve svolgere un ruolo di indirizzo, definizione di regole e accompagnamento; le Province e Città metropolitana devono svolgere un ruolo di pianificazione strategica e coordinamento di area vasta; le unioni di comuni devono divenire luogo di cooperazione stabile, flessibile ed efficace tra comuni; i comuni restano enti di prossimità e responsabilità politica. I temi emersi rispetto alla capacità amministrativa del territorio riguardano: semplificazione, competenze del personale e attrattività, unioni adeguate, dati e interoperabilità, continuità di risorse.
Da qui nascono le due direttrici del riordino oggi illustrate e oggetto di ulteriore confronto: rafforzare la governance multilivello, razionalizzando sedi e strumenti di governance e valorizzando il ruolo di Cmbo e Province; potenziare la capacità amministrativa, migliorando la gestione sovracomunale di funzioni e servizi (introducendo il concetto di HuB territoriale forte) e rafforzando le competenze di tutto il territorio (permettendo anche ai comuni piccoli di poter disporre di competenze tecniche specialistiche).
Il percorso
Il percorso di riordino territoriale promosso dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Anci, Upi, Uncem e Città metropolitana di Bologna è stato avviato dal ‘Documento di indirizzo per il riordino territoriale’, approvato dalla Giunta regionale lo scorso 20 aprile, che ha aperto la fase di confronto e partecipazione con i territori.
Insieme a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Comunità montane e Città metropolitana di Bologna, la Regione punta a costruire una riforma del sistema territoriale dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo è rafforzare il modo in cui gli Enti a tutti i livelli (Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città metropolitana e Regione) programmano e lavorano insieme (governance multilivello) migliorando al tempo stesso la loro capacità di organizzarsi, gestire risorse e offrire servizi (capacità amministrativa).
Ora la Regione procederà nella stesura del progetto di legge.

