Mario Porta. Quando il territorio diventa paesaggio
a cura di Gianfranco Ferlisi
Al Menghini s’inaugura una grande mostra monografica
CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (MN)- Un vicolo, il profilo del Duomo, le colline moreniche, il Garda. Ma anche il volto della moglie Angelina, i figli Alberto e Paolo, un vaso di fiori, gli oggetti lasciati su un tavolo, gli strumenti del lavoro. Per Mario Porta tutto poteva diventare pittura, purché appartenesse a quel mondo di luoghi, persone e cose nel quale aveva scelto di riconoscersi.
È dedicata a lui la nuova mostra di Palazzo Menghini, “Mario Porta. Quando il territorio diventa paesaggio”, curata da Gianfranco Ferlisi, una mostra che sarà inaugurata sabato 3 ottobre alle ore 16.
È la settima monografica del percorso con cui la Galleria d’arte moderna e contemporanea di Castiglione delle Stiviere sta riportando all’attenzione del pubblico figure significative della cultura artistica locale. Nato a Castiglione nel 1933 e qui scomparso nel 2003, Porta appartiene a quella generazione di artisti che attraversò il secondo Novecento mantenendo intatta la fiducia nella pittura.
La sua formazione avvenne molto presto nel clima del Chiarismo lombardo, grazie soprattutto all’incontro con Oreste Marini ed Ezio Mutti e ai rapporti con Carlo Malerba, Angelo Del Bon e Umberto Lilloni. Da quell’esperienza apprese la pittura dal vero, il valore della luce e soprattutto una disciplina dello sguardo che non avrebbe più abbandonato. Ma la mostra invita anche a superare l’immagine di Porta come semplice continuatore del Chiarismo. La sua pittura si apre progressivamente alle esperienze postimpressioniste e alla cultura figurativa europea del dopoguerra. La forma viene sempre più costruita attraverso il colore: le pennellate rimangono visibili, le campiture si accostano e lo spazio nasce dai rapporti cromatici prima ancora che dal disegno. È una pittura apparentemente semplice, ma sorretta da una precisa consapevolezza del mestiere. Ed è proprio qui che il titolo “Quando il territorio diventa paesaggio” acquista il suo significato. Per Porta il paesaggio non è semplicemente una veduta. È un luogo che diventa esperienza, memoria, appartenenza. Per questo nella sua pittura non esiste una vera gerarchia fra i soggetti. Il Golfo di Salò può convivere con un ritratto familiare, una veduta di Castiglione con una natura morta, la Rocca di Solferino con un bidone del latte. Il paesaggio comprende anche le persone amate e le piccole cose che accompagnano un’esistenza.
Porta fu, del resto, un artista appartato. Per molti anni lavorò come disegnatore tecnico agli Istituti Ospedalieri San Pellegrino, dipingendo lontano dalle strategie del mercato e dalle mode artistiche. La famiglia, il lavoro, gli amici, l’impegno nella comunità castiglionese e la pittura finirono così per appartenere a un unico orizzonte. Proprio questa apparente marginalità consente oggi di guardare alla sua opera con occhi nuovi. Il percorso curato da Ferlisi segue oltre quarant’anni di ricerca e mette in evidenza sia le radici chiariste sia la progressiva autonomia del pittore, fino a quella particolare capacità di trasformare il frammento quotidiano in esperienza poetica.
In un Novecento dominato dalla ricerca del nuovo, Porta scelse una strada diversa: continuare a interrogare ciò che aveva davanti agli occhi. Non cercò necessariamente il soggetto eccezionale, ma ciò che meritava di essere guardato. Una casa, un albero, un volto, un oggetto potevano bastare. È forse questa la ragione per cui la sua pittura parla ancora alla città che l’ha generata. Perché dietro quelle immagini non si ritrova soltanto il percorso individuale di un artista, ma una parte della memoria di Castiglione. Il territorio, nella pittura di Mario Porta, non è semplicemente il luogo in cui si vive: è il luogo cui si appartiene. E diventa paesaggio quando quella appartenenza trova una forma e un colore.
La mostra resterà aperta fino al 10 gennaio 2027, con ingresso libero: venerdì dalle 15 alle 18; sabato e domenica dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18.
Palazzo Menghini – Galleria d’arte moderna e contemporanea
Via Cesare Battisti, 27, Castiglione delle Stiviere
Info: tel. 0376 944061 – infopoint@comune.
Ufficio Turismo: tel. 0376 679305 – 306 turismo@comune.
Dal 3 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 – Giorni e orari di apertura: Venerdì ore 15.00/18.00
Sabato e Domenica ore 9.00/12.00 e 15.00/18.00 @ Ingresso libero
