L’intenzione di Johnson è di andare al voto prima di Natale, in modo da poter ratificare il tutto entro il primo mese del 2020: «Il risultato elettorale britannico – spiega il presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi – fa chiarezza sui tempi relativi alla Brexit, ma non assicura di certo la tutela del Made in Italy oltremanica. L’accordo di recesso siglato qualche mese fa tra Bruxelles e Londra infatti prevede, dopo il formale recesso, un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2020, nel quale il Regno Unito continuerà ad applicare le regole Ue, e nel frattempo avvierà un negoziato relativo alle future relazioni commerciali, che scatteranno dal 2021 in poi».
Ma c’è, in questo caso, un problema relativo a modi e tempi: «Il periodo indicato per il negoziato – prosegue Cortesi – è troppo breve, e Johnson ha già dichiarato di non essere disponibile a proroghe. Un accordo però è fondamentale, dal momento che senza di esso rischieremmo di trovarci, dal 2021, di fronte al peggior scenario possibile, quello cioè di una “hard Brexit” a scoppio ritardato, un recesso senza regole che potrebbe causare gravissimi danni al nostro settore agroalimentare».
Mantova segue da molto vicino la vicenda, dal momento che il Regno Unito nel 2018 è stato il quinto mercato d’esportazione per il settore agroalimentare mantovano, con un valore totale di circa 35 milioni di euro (dati Camera di Commercio). I prodotti maggiormente esportati sono quelli lattiero-caseari (Grana e Parmigiano), le carni lavorate, i prodotti da forno e i vini. In buona crescita anche l’ortofrutta. La provincia di Mantova, da sola, rappresenta quasi il 2% del totale dell’export agroalimentare nazionale verso il Regno Unito, che supera i 3 miliardi di euro.

