L’influenza aviaria nel 2017 in provincia di Mantova è costata, finora, circa 10 milioni di euro, persi a causa degli abbattimenti ordinati per cercare di contenere i focolai. Sono i dati emersi nel corso del convegno andato in scena questo pomeriggio nella sede di Confagricoltura Mantova, che ha visto la presenza di numerosi allevatori, provenienti anche dalle province limitrofe e appartenenti anche ad altre organizzazioni agricole.
Sono stati infatti oltre 1,2 milioni i capi abbattuti, con più di 4,5 milioni di chilogrammi (tra animali e uova) di materiale andato irrimediabilmente perduto. L’indennizzo (teorico) per questi danni ammonta a circa 6,8 milioni di euro, con in più almeno 3 milioni di euro di costi legati agli interventi di abbattimento da parte degli operatori dell’Ats Val Padana.
Nella nostra provincia sono oltre 6,7 milioni i capi avicoli presenti. Le galline ovaiole superano i 3,5 milioni di unità, sono circa 3 milioni i polli da carne mentre i tacchini sfiorano i 600.000 capi.
Per chi ha subito danni diretti, come detto, sono previsti indennizzi. Ma anche per chi ha subito danni indiretti, come la chiusura dell’allevamento a causa delle misure restrittive ordinate dal ministero, la conta dei danni è elevata: «Stiamo lavorando per poter accedere ai finanziamenti anche per i danni indiretti, non è un operazione facile ma è sicuramente prioritaria». «Nel tavolo ministeriale dello scorso 20 settembre – ha spiegato poi Massimo Battisti, vicedirettore di Confagricoltura Mantova – abbiamo chiesto sia un immediato risarcimento dei danni diretti, quelli dovuti cioè agli animali abbattuti, che il pagamento di quelli indiretti, legati alla chiusura degli allevamenti per le restrizioni ministeriali. Potrà chiedere gli indennizzi chi ha subito danni nel periodo compreso tra il primo ottobre del 2016 e il 30 settembre di quest’anno».
E i fondi, se la Comunità Europea darà il via libera ai risarcimenti, da dove arriveranno? «Per metà da risorse comunitarie – prosegue Zanotti – e per l’altra metà da fondi ministeriali nazionali. Stiamo facendo pressioni affinchè la situazione si sblocchi, ma temo che non vedremo soldi prima di un anno. Dovremo imparare a convivere con l’aviaria, migliorando sempre di più le misure di biosicurezza in azienda».
