REGGIOLO – La famiglia ha un ruolo centrale nella prevenzione della violenza, del bullismo e cyberbullismo. Ieribullismo, sera (21 febbraio), nella sala Lorenzo Bandini di via IV Novembre a Reggiolo, si è tenuto il primo incontro del “Progetto legalità” nato dalla collaborazione tra l’amministrazione comunale e l’Istituto comprensivo di Reggiolo.
Iori, Quaglia e Gravina
L’appuntamento dal titolo “Navigare a vista nella Rete” ha visto la partecipazione di tanti genitori, educatori e di numerosi cittadini interessati all’argomento. Relatori di eccezione hanno offerto spunti di riflessione e hanno guidato il pubblico a capire meglio come “non cadere nella rete”, a comprendere il perché dei comportamenti dei bulli e a sostenere le vittime, a gestire la comunicazione con i figli nel difficile ruolo di genitori. Questo e molto altro, perché gli spunti e le informazioni sono state davvero numerose, soprattutto hanno offerto esempi di azioni concrete da mettere in campo a casa come a scuola.
Livia Arioli, assessore alla Scuola del Comune di Reggiolo, ha presentato il “Progetto legalità” spiegando perché l’Amministrazione e l’Istituto comprensivo di Reggiolo hanno ritenuto importante affrontare il tema della legalità non solo tra i cittadini, ma anche a scuola per offrire strumenti culturali agli studenti che si trovano a vivere in un ambiente sociale sempre più complesso.
L’incontro è entrato nel vivo del tema con gli interventi della senatrice e docente universitaria della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Milano Vanna Iori, e della pedagogista e mediatrice Elvira Dalò.
Nel 1995 Vanna Iori fondò l’Osservatorio delle famiglie del Comune di Reggio Emilia e anche grazie a questa esperienza ha avuto modo di approfondire i mutamenti demografici e relazionali delle famiglie. Non è un caso che l’analisi della senatrice e pedagogista consideri proprio i cambiamenti della società e della famiglia, mutamenti che hanno subito una forte accelerazione con l’arrivo di internet. “Il bullismo – ha spiegato – è sempre esistito, ma oggi siamo di fronte a una crescente complessità del fenomeno. Sono cambiate le famiglie, l’atteggiamento dei genitori verso i figli, il linguaggio, lo spazio relazionale, gli strumenti di comunicazione”. Vanna Iori ha fatto riferimento al dilagante fenomeno del “Vamping”, ovvero l’abitudine dei giovani di restare svegli fino a tarda notte per chattare, navigare online, partecipando a una “cybercomunità notturna”, ovviamente di nascosto dai genitori. E così i rischi aumentano e cadono le regole. “I ragazzi vanno educati: bisogna dire “no”, bisogna discutere perché il genitore ha un ruolo preciso e non è quello dell’amico. Bisogna controllare i cellulari, spegnerli durante la notte, toglierli dalla tavola e spegnere la televisione. Il genitore, in primo luogo, deve dare l’esempio”.
Tra gli esempi di dialogo con i più giovani c’è quello di Gianni Gravina, poliziotto e autore del romanzo “Angelo in blu”. Come ha spiegato, il suo libro vuole essere uno spunto affinché i ragazzi “possano trovare il coraggio di sconfiggere quell’omertà sociale che porta solo rabbia e rancore nel prossimo”. Il poliziotto della stradale entra nelle classi usando gli argomenti graditi ai ragazzi, il calcio ad esempio, e così apre il dialogo e li porta a riflettere su cosa significa schernire i compagni.
La psicoterapeuta e psicologa scolastica Francesca Fontanesi è riuscita anche a commuovere parlando di cosa avviene quando si trova uno spazio per toccare gli argomenti più delicati. Nell’ambito scolastico, con l’uso di semplici oggetti, è riuscita a far emergere il lato più sensibile dei ragazzi, che hanno dato spazio ai ricordi e, grazie a questi, condiviso esperienze ed emozioni guardandosi in faccia e non utilizzando uno smartphone.
Luigi Quaglia della polizia postale ha spiegato come molti comportamenti di prepotenza in rete non siano percepiti dai giovani come tali, anche se gravi. “Basti pensare a quanta diffusione possa avere un’offesa utilizzando il web. Le cose sono davvero molto cambiate nel corso del tempo e tutto è più complesso e difficile da affrontare”. Il bullismo è un reato, lo dice la legge, e ogni comportamento sul web può essere tracciato, ricostruito e denunciato se arreca danno a un soggetto. I ragazzi sotto i 14 anni non sono punibili, ma al compimento dell’età diventano penalmente responsabili delle loro azioni. Di fronte a questo gli insegnanti hanno l’obbligo di denunciare i reati commessi o subiti dagli studenti, così come le vittime devono denunciare diffamazioni, minacce o insulti in rete.
Gli incontri del “Progetto legalità” proseguiranno il 3 e 4 aprile e il 28 maggio con appuntamenti dedicati al tema della lotta alle dipendenze da fumo, alcol e droghe, mentre il 15 aprile si parlerà di lotta alla mafia.
