da sx: Morelli, Gazzoli, Raisi e Sogliani
di Paolo Biondo
A quarant’anni dalla sua scomparsa la Mantova e la Taranto del pallone ricordano Erasmo Iacovone, un idolo, un uomo che a metà degli anni settanta ha saputo interpretare al meglio lo spirito di una disciplina sportiva come il calcio. Mercoledì 26 ottobre nella sala convegni del Coni di Mantova si è tenuta una semplice quanto sentita cerimonia con la quale si è voluto ricordare un personaggio che ha saputo interpretare come pochi han saputo fare il ruolo di leader, in campo e tra le persone.
L’iniziativa dal titolo “La favola di Iaco” è stata ideata e allestita dai responsabili del Club dal Platan in collaborazione con il Centro di Coordinamento dei Club del Mantova e ha registrato una partecipazione considerevole di sportivi oltre ovviamente agli amici e addetti ai lavori dei tempi in cui il calcio si praticava per passione più di ogni altra cosa.
Inoltre ha presenziato all’incontro anche la consorte Catia Pasini e il figlio Paolo di Gianfranco Lizzari, compagno di squadra di Iacovone nel Mantova e nel Taranto e scomparso due anni dopo all’età di 27 anni.
A raccontare i veri aspetti dell’atleta e dell’uomo vi erano al tavolo dei relatori: la moglie, Paola Raisi, i giornalisti Alberto Gazzoli e Alberto Sogliani e il giornalista e scrittore, Massmiliano Morelli, che ha scritto un libro dedicato alla figura del bomber biancorossoblu.
Oggi parlare di miti del calcio diventa difficile, si i campioni ci sono, ma lo scalino più alto pochissimi riescono a raggiungerlo anche perché sono cambiati i punti di riferimento. A quei tempi nel calcio, come nella vita, spesso accadeva che il forte legame con la maglia indossata e l’affetto creato con i tifosi facevano la differenza e da qui che nasce la storia, interrotta troppo presto da un gesto sconsiderato di una persona che aveva scelto scorciatoie inadeguate, di un giovane appassionato del calcio quale appunto l’atleta di Capracotta (Cs).
Sente la maglia biancorossa addosso al punto tale da divenire un il bomber che tutti aspettavano; gara dopo gara cresce in modo esponenziale il legame umano oltre che sportivo con i compagni, la città e con i supporter.
La sua personalità, la sua genuinità, la sua simpatia si fa sentire sebbene egli tenda a scindere l’atleta dall’uomo, non a caso la sua vita privata rimane ben lontana dai riflettori del Martelli tanto che la moglie ricorda anche durante la serata che lui non parlava mai di calcio tra le mura di casa.
Nell’arco di due stagioni Iacovone diventa il mito della storia del Mantova e questa sua prerogativa la conferma a Taranto dove non solo lascia un segno marcato del suo breve passaggio, ma è divenuto un simbolo sportivo al punto che alla sua scomparsa gli venne titolato lo stadio e addirittura una via.
Anche le testimonianze dei tifosi tarantini hanno contribuito a rendere la serata carica di significato e di emozione. Il calcio, quello vero, quello dove i valori umani fanno la differenza, è bello perché non dimentica.
