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BORGO MANTOVANO – I REVERESI NEL RISORGIMENTO ITALIANO: caratteristiche, protagonisti e battaglie

Mincio&Dintorni
8 anni fa
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IL RISORGIMENTO È QUI!
Un particolare percorso espositivo rimarrà aperto al pubblico fino ala 20 maggio nei giorni di sabato, domenica e giorni festivi: 10,00-12,00 e 15,00-18,30 dedicato al Risorgimento, allestito a Palazzo Ducale di Revere, organizzato dal Comune di Borgo Mantovano e dal Museo del Po. La prima parte dell’esposizione, intitolata “Mantova 1796-1866. Settant’anni tra assedi, occupazioni e guerre“, con l’approfondimento su “I Reveresi nel Risorgimento italiano“, è curata da Sergio Leali, storico del Risorgimento e Alberto Riccadonna, esperto di armi e restauratore, che per l’occasione, ha indossato i panni di Giuseppe Garibaldi.
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Troviamo esposti numerosi documenti originali: 70 stampe (la resa di Mantova, le battaglie di Governolo, di Volta Mantovana, di Solferino e S. Martino), 80 lettere (quelle dei volontari toscani, di soldati italiani e francesi, e rare lettere dall’Oltrepò Mantovano) oltre a 15 manifesti.  Numerose decorazioni, medaglie e monete sia in oro e argento che in bronzo. Una ventina fra armi bianche e da fuoco, palle da fucile, fiasche per polvere da sparo, cartucce nonchè la divisa ed il moschetto appartenuti al garibaldino Giovanni Borzani.
Nell’approfondimento dedicato ai reveresi la documentazione esposta è prevalentemente stata prestata dai cultori di storia locale Paolo Spada, già luogotenente del Comando Carabinieri di Revere, e di Salvatore La Guidara.
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Riportiamo l’intervento fatto da Iames Tirabassi, direttore del Museo del Po nel suo  al momento dell’inaugurazione della mostra – “Devo al caro amico Nanni Rossi, politico illuminato, “uomo di multiforme ingegno” e vulcano di idee, l’aver conosciuto i curatori della mostra, Sergio Leali, storico del Risorgimento, e Alberto Riccadonna, esperto di armi antiche e restauratore delle stesse. Lo scorso anno, a Gazoldo degli Ippoliti, Nanni ha ospitato un primo nucleo della mostra che oggi potete ammirare qui a Palazzo Ducale ampiamente arricchita e focalizzata suÌ patrioti reveresi, grazie ad una sezione ad essi appositamente dedicata. Fui colpito dalla quantità di ottima e rara documentazione, dalla presenza di decorazioni militari e armi originali dell’epoca, ma soprattutto dall’impegno e dalla sviscerata passione dei curatori.

lo che di mestiere faccio l’archeologo e addirittura dedito alla preistoria, fui contagiato da tanta passione per una ricerca storica così “recente”. Tale passione in due persone non proprio giovani stride, se contrapposta al vuoto di ideali che permea gran parte della nostra gioventù.”

“La mostra tratta delle dolorose, – prosegue Tirabassi –  ma gloriose vicende che portarono all’Unità d’Italia. E’ vero, sono trascorsi più di 150 anni, ma in fin dei conti si tratta di sole 7-8 generazioni! Possibile che tutto ciò si dia per scontato? Che nessuno dei giovani d’oggi pensi ai giovani martiri d’allora? Il Battaglione Universitario Toscano, i Martiri di Belfiore, i Fratelli Bandiera, Carlo Pisacane e i suoi prodi, le migliaia di morti conservati nei sacrari di Solferino e di S. Martino e le altre migliaia di dispersi sui campi di battaglia. Quei giovani che da metà Ottocento fino alla fine della Grande Guerra accorrevano da ogni parte d’Italia per “fare l’Italia”: da Quarto a Marsala con i Mille di Garibaldi, e più tardi dall’ex Regno delle Due Sicilia all’arco alpino orientale per lottare contro l’Impero Austro-Ungarico. Fu un’epopea unica nella nostra storia: dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nessuno aveva più avuto l’orgoglio di tentare di essere italiano, di considerarsi una vera nazione e non un’accozzaglia di staterelli in continua lotta fra loro e sempre pronti a farsi dominare dallo straniero.

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Fu una storia di grandi eroi, quelli veri! Quelli cioè che sfidavano la morte, forse convinti come tutti i giovani di essere immortali, consapevolmente e per il bene della Patria. Certo nessuno oggi  rischierebbe probabilmente la vita per il bene comune e spero anche che non ce ne sarà mai bisogno, ma almeno rendere omaggio a chi ci ha consentito di vivere in un paese unico e stupendo mi sembra un dovere morale. Ma forse la mia è solo stupida retorica, forse le nuove generazioni vanno perdonate, non è solo colpa loro. Se non facciamo loro leggere le gesta, se non li accompagniamo in pellegrinaggio nei sacrari, come fanno a credere che tanta sofferenza, tanto sangue versato possano avere un valore? Se devono constatare che l’unica cosa che in Italia siamo riusciti a unificare a livello nazionale sono la mafia, il-ladrocinio e la corruzione! Concludo ringraziando un nutrito gruppo di non giovani: il Sindaco dimissionario-Sergio Faioni che prima di terminare il suo secondo breve mandato, utilizzato prevalentemente per sostenere la fusione con i comuni di Villa Poma e di Pieve di Coriano, ha predisposto gli atti perché fosse possibile realizzare questa mostra e quella che inaugureremo in primavera, dedicata al sito archeologico di Ponte Molino (Ostiglia); i curatori della mostra Sergio Leali e Alberto Riccadonna per la loro grande disponibilità e preparazione storica; il presidente della Pro Loco di Revere, Riziero (Eros) Giovannini e lo “zoccolo duro” di tale sodalizio, infaticabili collaboratori di ogni iniziativa del museo.

“Un grazie particolare – conclude il direttore del Museo del Po – va a due siculo-reveresi, Salvatore La Guidara e Paolo Spada, ex Luogotenente della caserma dei Carabinieri di Revere, che hanno dedicato buona parte della loro vita alla raccolta di documenti storici su Revere e sul territorio mantovano nonostante le loro lontane origini. Voglio quindi sperare, proprio nello spirito dell’Unità d’Italia, che in Sicilia ci sia qualche padano che ha fatto altrettanto in uno qualsiasi dei tanti paesi di quell’isola cosi ricca di storia.”

La mostra rimarrà aperta fino al 20 maggio nei giorni di sabato, domenica e giorni festivi: 10,00-12,00 e 15,00-18,30 oppure su appuntamento gli altri giorni previo accordi con Eros Giovannini (Tel. 335-6702863). Ingresso libero.
(GB)

 

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Tag: alberto riccadonna, BORGO MANTOVANO, i reveresi nel risorgimento italiano, Iames Tirabassi, Mantova, Museo del Po, occupazioni guerre, Palazzo Ducale di Revere, Revere, risorgimento italiano, Sergio Leali
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