lo che di mestiere faccio l’archeologo e addirittura dedito alla preistoria, fui contagiato da tanta passione per una ricerca storica così “recente”. Tale passione in due persone non proprio giovani stride, se contrapposta al vuoto di ideali che permea gran parte della nostra gioventù.”
“La mostra tratta delle dolorose, – prosegue Tirabassi – ma gloriose vicende che portarono all’Unità d’Italia. E’ vero, sono trascorsi più di 150 anni, ma in fin dei conti si tratta di sole 7-8 generazioni! Possibile che tutto ciò si dia per scontato? Che nessuno dei giovani d’oggi pensi ai giovani martiri d’allora? Il Battaglione Universitario Toscano, i Martiri di Belfiore, i Fratelli Bandiera, Carlo Pisacane e i suoi prodi, le migliaia di morti conservati nei sacrari di Solferino e di S. Martino e le altre migliaia di dispersi sui campi di battaglia. Quei giovani che da metà Ottocento fino alla fine della Grande Guerra accorrevano da ogni parte d’Italia per “fare l’Italia”: da Quarto a Marsala con i Mille di Garibaldi, e più tardi dall’ex Regno delle Due Sicilia all’arco alpino orientale per lottare contro l’Impero Austro-Ungarico. Fu un’epopea unica nella nostra storia: dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nessuno aveva più avuto l’orgoglio di tentare di essere italiano, di considerarsi una vera nazione e non un’accozzaglia di staterelli in continua lotta fra loro e sempre pronti a farsi dominare dallo straniero.
Fu una storia di grandi eroi, quelli veri! Quelli cioè che sfidavano la morte, forse convinti come tutti i giovani di essere immortali, consapevolmente e per il bene della Patria. Certo nessuno oggi rischierebbe probabilmente la vita per il bene comune e spero anche che non ce ne sarà mai bisogno, ma almeno rendere omaggio a chi ci ha consentito di vivere in un paese unico e stupendo mi sembra un dovere morale. Ma forse la mia è solo stupida retorica, forse le nuove generazioni vanno perdonate, non è solo colpa loro. Se non facciamo loro leggere le gesta, se non li accompagniamo in pellegrinaggio nei sacrari, come fanno a credere che tanta sofferenza, tanto sangue versato possano avere un valore? Se devono constatare che l’unica cosa che in Italia siamo riusciti a unificare a livello nazionale sono la mafia, il-ladrocinio e la corruzione! Concludo ringraziando un nutrito gruppo di non giovani: il Sindaco dimissionario-Sergio Faioni che prima di terminare il suo secondo breve mandato, utilizzato prevalentemente per sostenere la fusione con i comuni di Villa Poma e di Pieve di Coriano, ha predisposto gli atti perché fosse possibile realizzare questa mostra e quella che inaugureremo in primavera, dedicata al sito archeologico di Ponte Molino (Ostiglia); i curatori della mostra Sergio Leali e Alberto Riccadonna per la loro grande disponibilità e preparazione storica; il presidente della Pro Loco di Revere, Riziero (Eros) Giovannini e lo “zoccolo duro” di tale sodalizio, infaticabili collaboratori di ogni iniziativa del museo.
“Un grazie particolare – conclude il direttore del Museo del Po – va a due siculo-reveresi, Salvatore La Guidara e Paolo Spada, ex Luogotenente della caserma dei Carabinieri di Revere, che hanno dedicato buona parte della loro vita alla raccolta di documenti storici su Revere e sul territorio mantovano nonostante le loro lontane origini. Voglio quindi sperare, proprio nello spirito dell’Unità d’Italia, che in Sicilia ci sia qualche padano che ha fatto altrettanto in uno qualsiasi dei tanti paesi di quell’isola cosi ricca di storia.”
