TIRÒT di FELONICA

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A Felonica, ultimo comune della bassa mantovana confinante con l’Emilia Romagna e il Veneto e a un centinaio di chilometri dal delta del Po, si ritiene che il vero Tiròt  (focaccia tipica) si possa fare solo con li sióli gustáni (cipolle d’agosto) quelle appena estratte dalla terra.

Molti anni fa questa tipica focaccia era consumata o durante il lavoro nei campi o al termine della giornata, quando le famiglie si riunivano sulle aie delle fattorie. Di primo mattino, le donne preparavano l’impasto a base di farina di grano tenero, cipolla, strutto, un poco di lievito, acqua e sale per poi recarsi ai forni collettivi del paese per la cottura. E dai forni, il profumo intenso ma gradevole di cipolla invadeva tutte le vie di Felonica.
A Felonica, la coltivazione della cipolla risale già al 1800, in particolare la cipolla bionda che ha costituito a lungo la fonte maggiore di reddito. Nel secondo dopoguerra la coltivazione della cipolla coinvolgeva tutte le famiglie (bambini, anziani, agricoltori, ma anche operai e impiegati) che affittavano piccoli appezzamenti per integrare i magri stipendi.
Sul finire degli anni ’70 la produzione della cipolla è entrata in crisi e, di conseguenza, il tiròt è divenuto una produzione limitata, la tradizione familiare man mano si è persa e i forni comuni hanno cessato la loro attività.

Si potrà assaggiare il vero Tiròt durante la Fiera della Sganzega, festa che a Felonica si ripete ogni anno nel mese di agosto.

INGREDIENTI

1 Kg di farina tipo “0” – 1,2 Kg di cipolle affettate finemente – olio extravergine di oliva- 200 gr di strutto – sale – lievito – acqua –

PREPARAZIONE

Tritate finemente le cipolle e unite farina, lardo, strutto e sale formando un impasto morbido che verrà tirato nel recipiente di cottura, la cui il nome tiròt .

Lasciate riposare il composto per circa un’ora, la sua originaria caratteristica è quella di essere molto sottile e poco lievitato. Trascorso il tempo, cuocere nel forno a 200°C (già a temperatura) per un quarto d’ora.

Sfornate non appena il tiròt avrà preso quel colore dorato della cipolla.

Va assolutamente gustato caldo da solo o accompagnato con del buon salame mantovano e lambrusco.