la BAMBINA e la LUNA

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Viveva, un tempo, con i suoi genitori vicino al Mincio, una bambina.

Lei adorava l’acqua, appena aveva la possibilità, si allontanava da casa per raggiungere la riva del fiume a guardare le donne che lavavano i panni, i pesciolini che guizzavano felici nell’acqua limpida, i pescatori e i cacciatori che arrivavano con le loro barche, dopo aver trascorso la giornata, fino dalle prime luci dell’alba, in mezzo alla valle, a pescare e a cacciare.

D’estate, il fiume e le sue sponde, si animavano ancor di più, in quanto, quella porzione di affascinante paesaggio, era meta di villeggiatura per tanti appassionati.

Dal mattino fino alle sera, in definitiva, era il punto di ritrovo di numerosi bagnanti e per quella bimba, il tutto, diveniva una sorta di manna caduta dal cielo.

Una sera d’estate la piccola Lalla, stava entrando in casa quando ad un certo punto alzò gli occhi al cielo e vide una cosa meravigliosa: la luna rossa che stava sorgendo dietro il canneto e che nello stesso tempo si rispecchiava nel Mincio.

Come presa d’incanto, non tolse gli occhi da quell’immagine  e, all’improvviso, si trovò sui gradini del porto, a guardare a bocca aperta questo splendido fenomeno.

Lalla era da sola. Si udivano solo il fruscio dell’acqua, il batter d’ali degli uccellini notturni e il sospiro della Luna che man mano cambiava colore e sembrava animarsi.

Ad un certo punto dalla luna sembrava arrivare in volo un grande uccello nero dalla forma strana che sempre più si avvicinava alla riva e a lei.

– “Cosa stai facendo bambina a quest’ora da sola al Mincio!” – disse un piccolo e anziano signore. – “Torna subito a casa e chiudi la porta”.

Lei lo riconobbe. Rimase impietrita dal suo sguardo e, mentre si girò per correre a casa scorse seduto in mezzo alla barca, la sagoma di un uomo, avvolto da un enorme mantello nero e il viso coperto dal cappuccio dello stesso.

La madre, nel mentre, la chiamò a squarciagola: – figlia mia dove sei – vieni in casa!

La bambina arrivò a casa sudata e pallida.

Lasciata la barca al porto, lungo la strada arrivò il misterioso uomo, sempre avvolto nell’elegante mantello nero, accompagnato dal suo maggiordomo.

La madre di Lalla, riconobbe il signor Conte. Ordinò alla figlia di entrare in casa.

La piccola, curiosa di vedere e di capire chi fosse il Conte misterioso, non si allontanò, nascondendosi dietro la gonna della madre.

Il Conte passò, la madre s’inchinò dandogli la buonanotte e la piccola seminascosta lo guardò più impaurita di prima.

Lalla scrutò il Conte dalla testa ai piedi, ma vide solamente un lungo mantello nero animato, senza viso e senza piedi.

“Non andare mai più da sola al porto quando fa buio e non guardare la luna a quell’ora, perché è pericoloso” – le fece notare con tono piuttosto autoritario la madre.

Lalla dopo qualche giorno, qualche mese, qualche anno, volle avere spiegazioni dalla madre, ma ella le disse un’unica cosa: –  “quell’uomo è il Conte Luna. Portagli rispetto”.

Lalla è cresciuta, è diventata una donna, ma la curiosità di sapere non si è mai sopita.

La madre, nonostante ripetute sue richieste di chiarimento, non le diede mai una spiegazione precisa di questa sua “incantevole-spaventevole” serata di luna piena.

Forse anche per tale atteggiamento materno il ricordo dell’esperienza vissuta non l’abbandona.

In lei rimane forte, quindi, il desiderio di capire se ciò che le accadde in quella occasione fosse un segno premonitore o semplicemente, si fa per dire, la tipica situazione nella quale il protagonista si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.

mgb

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