POLLASTRELLA DI CASALMORO

La sagra di Casalmoro viene ancora definita della Pollastrella, denominazione antica caduta in progressivo disuso, che probabilmente trova spiegazione, oltre che nella leggenda legata alla festa del paese, nel menù tipico del tempo: minestra con i fegatini, pollo o cappone i migliori, allevati e risparmiati per l’occasione più importante dell’anno, in genere ripieni e abbinati al cotechino con le verze, bisulan o torta sbrisolona.

INGREDIENTI:

1 gallina, 2 ossa di manzo, 2 carote, 1 costa di sedano, 1 cipolla, 1 specchiodi aglio, dado, sale.

Per il ripieno: 200 gr. di pangrattato, 6 amaretti, 1 fegato di gallina, 60 gr tra burro e olio, 1 cipolla, brodo di carne o di dado, sale, pepe.

PREPARAZIONE:

Fare il soffritto con burro, olio e cipolla.

Preparare in una terrina tutti gli ingredienti e il fegato ben tritato, aggiungere il soffritto e un mestolo di bro. Mescolare vebe il tutto e mettere il ripieno all’interno della gallina e cucire l’apertura con lo spago da cucina.

A questo punto mettere la gallina in una capiente pendola riempita d’acqua in modo da coprire la gallina e aggiungere le carote, il sedano, cipolla, o spicchio d’aglio, dado, sale e le ossa di manzo.

Fare bollire il tutto fino a cottura della gallina e in questo modo si potrà avere anche un ottimo brodo da usare per cuocere gli agnoli.

TRADIZIONE – STORIA – LEGGENDA

La ricorrenza risale almeno a due secoli fa i cui rituali si tramandano ininterrottamente da generazione in generazione, è la giornata più importante per i cittadini di Casalmoro (Mn). La sagra coincide, nel calendario liturgico con la presentazione di Maria al Tempio. Il tratto caratteristico della festività è la pratica dell’esplosione dei mortaretti: grossi tronchi conici in metallo pesante riempiti di polvere da sparo.

casalmoro

Mercoledì 21 è stato l’evento più atteso: presso il Santuario c’è stata la dimostrazione aperta al pubblico, su come si preparano e si sparano i mortaretti.

mortaretti

È il Gruppo Mortaristi che si occupa della preparazione, seguendo un processo duro e laborioso: la polvere viene pressata con grosse e pesanti mazze, anche nelle ore notturne, secondo un antico rito ormai radicato nella gente del paese. Sono molte, infatti, le famiglie di Casalmoro che hanno offerto, in epoche diverse, un mortaretto che reca incisi le data e il nome dei donatori. Tale abitudine ha consentito di accumulare una sorta di archivio che documenta l’immutato affetto per la Madonna del Dosso. La presentazione della statua della Vergine al fedele è improntata ad una grande spettacolarità, secondo il criterio che muoveva l’antica produzione degli apparati barocchi. Da molti decenni anche le strade del paese vengono illuminate per accogliere festosamente la ricorrenza della Madonna del Dosso. All’imbocco di via Valle Maria, una luminaria recante il testo Ave Maria apre lo scenario di luci colorate che si susseguono fino al grandioso impatto del Santuario neoclassico che si staglia nel cielo.

madonna del dosso

La leggenda vuole che, nei pressi del luogo in cui sorge attualmente il santuario, esistesse una fornace dove, a causa dell’elevata temperatura a cui erano sottoposti, i blocchetti di argilla facilmente si rompevano.

Dato il reiterarsi dello strano fenomeno, i lavoratori decisero di votarsi all’immagine della Madonna custodita in una santella poco lontano. Grazie alle fervide preghiere dell’intera comunità, la fornace tornò a cuocere ed il dipinto divenne oggetto di una rinnovata venerazione da parte di un crescente numero di fedeli, tant’è che si decise di spostare il dipinto all’interno della Parrocchiale.

Successivamente la comunità decise di costruire un luogo adatto alla salvaguardia e alla devozione del dipinto. Si alzò quindi un dosso artificiale sulla cui sommità si eresse il santuario. Il documento più antico in cui si fa menzione del santuario risale al 1556. È del 1780 la posa della prima pietra per l’intervento di riedificazione del santuario.

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