5) Goito

Goito-Il_fiume_Mincio di Massimo TelòDove la tradizione popolare della sua fondazione viene attribuita ai Goti o meglio, la fortificazione del luogo e si vuole, che Teodorico, vi alzasse un palazzo.

Nei più vecchi documenti è detto Godio.

E’ patria di Sordello (1200-1270) il più celebre trovatore italiano. Dante lo immortalò nel canto VI del Purgatorio dove lo presenta molto dignitoso “a guisa di leon quando si posa”.

Goito è molto conosciuto per le due battaglie risorgimentali dell’8 aprile e del 30 maggio 1848 in cui i Piemontesi sconfissero gli Austriaci attorno al Mincio, oggi Ponte della Gloria e a ricordo dello storico scontro si trova il monumento al Bersagliere dove ogni anno nel mese di aprile si tiene il tradizionale raduno interregionale dei bersaglieri.

Goito-Villa_Giraffa di Massimo Telò

Costeggiata dal la riva del Mincio vi è Villa Giraffa, conosciuta con la nomea di “Villa maledetta”, la quale si estende su una superficie di circa 30.000 metri quadrati.

Edificata probabilmente nel XV secolo dai Gonzaga di Mantova, venne donata dalla marchesa Isabella d’Este, consorte del marchese Francesco II Gonzaga, ai frati cappuccini affinché istituissero un convento. Costoro la detennero sino al XVIII secolo, quando vennero cacciati da Napoleone, che la trasformò in ospedale militare.

Sfitta fino al 1828, verrà acquistata dal Fumagalli che le diede il nome di Giraffa:  pare che ad ispirare la decisione del nome del palazzo sia dovuto dalla presenza di una statua di giraffa all’interno del parco o, forse, in onore dei Gonzaga che era loro abitudine riempire i propri parchi con ogni genere di animale.

Verso la metà del XIX secolo venne usata come locanda e una parte adibita a scuola comunale, mentre negli anni ‘20 del Secolo Breve diventò punto di incontro per gli artisti.

Villa Moschini

Poco lontano, entrando nel centro del paese vi è la neoclassica Villa Parco Moschini.

Nel 1460 il marchese Ludovico Gonzaga aveva fatto costruire un magnifico palazzo attorniato da un imponente parco, ma fu il duca Guglielmo Gonzaga alla fine del Cinquecento che portò il palazzo al suo massimo splendore spendendo una somma come 300.000 scudi d’oro. Architetti, pittori, vetrai, indoratori furono attivi nel palazzo, dal Viani al Bertani, al Fancelli, mentre gli affreschi furono curati da Teodoro Ghisi, Ippolito Andreasi, Francesco Bargano, Camillo Mainardo. Nel 1693 un terremoto la danneggiò e alla fine del 700 fu definitivamente demolita

Francesco D’Arco, nuovo proprietario fece costruire nelle vicinanze l’attuale elegante edificio in stile neoclassico. L’architetto Leopoldo Pollack fu il primo progettista del Parco, ( lettera 17/XII/1793 in cui lo stesso Pollack, assicurava il proprietario che la tenuta sarebbe diventata una delizia unica nello Stato). Si deve poi al lavoro di Giuseppe Crevola e Gianbattista Marconi architetti neoclassici di Mantova l’edificazione e l’innalzamento della villa. Il giardino è attualmente disposto lungo un profondo prospettico che congiunge la villa al fiume Mincio.

La chiesa parrocchiale di Goito sorse nel 1729 su disegno dell’architetto Giovanni Maria Borsotti mentre l’antica stava nella fortezza.

La pala dell’altare maggiore figura San Pietro che riceve le chiavi, lavoro del pittore mantovano Giuseppe Bassani.

A CERLONGO si trova la parrocchiale settecentesca dedicata a San Giorgio, la parrocchiale di San Bartolomeo del 1732 a VASTO e quella di Santa Margherita, del 1730, a SOLAROLO.

Nelle vicinanze e precisamente in strada Bertone Colarina si trova il Parco delle Bertone. La villa padronale fu dei conti D’Arco è del 1870, (oggi fondazione) è da molti anni riserva naturalistica e centro reintroduzione cicogna bianca.

Piccolo borgo e frazione di Goito è CORTE BELL’ACQUA o Corte Bell’Acqua di Sopra ovvero una storica corte lombarda rinascimentale situata alla periferia sud della città provenendo da Rivalta sul Mincio.

La villa era una delle numerose residenze di campagna appartenute ai Gonzaga; fu costruita nella seconda metà del Cinquecento probabilmente per volere del duca di Mantova  Guglielmo Gonzaga su disegno di Giulio Romano.

Successivamente passò di proprietà a Pirro II Gonzaga principe di Bozzolo, poi a Vincenzo I Gonzaga che la donò alla sua amante Agnese Argotta e quindi alla famiglia Capilupi.

CURIOSITÀ D’ALTRI TEMPI

È accennato in diploma imperiale del 1037 fra i confini Mantovani dove risulta che nel 1110 il castello di Goito era circondato da boschi. Giovanni Tinta nella sua Nobiltà veronese del 1582 scrisse di Goito cosi: “Questo castello è di poca capacità et poco habitato dentro, ben popolato di fuori ne’ borghi da popolo civile, mercantile et comodo di facoltà per le mercantie et per il suo fecondo et grasso terreno, onde gli è largamente ogni bisogno al popolo somministrato”.

Nel 1584 l’architetto Bernardino Facciotto aveva designato la strada dalla rocca di Goito a Mantova. Il Duca Guglielmo il 9 luglio 1584 con un decreto che principia: “Essendo posto questo nostro luogo di Goito nel sito in che si trova vicino alla città nostra di Mantova… con aria salubre et con fortezza migliore di tutti gli altri nostri castelli di questa stato, per ciò meritando di esser ripieno di abitatori vero hornamento delle terre …” .

Il Donesmondi fa conoscere la Chiesa di S. Maddalena nel castello vecchio di Goito, che nel 1123 era donata dal vescovo di Mantova al Monastero di S. Benedetto di Polirone e nel 1259 è accennata la pieve di S. Martino di Goito.

L’abate di S. Genesio di Brescello nel 1187 dava investitura di suoi diritti in Goido, accennandosi il priore della chiesa di S. Maria de’ Caldono de Godio.

Nel 1237 in Goito si concludeva un trattato di pace fra i Mantovani e l’Imperatore Federico II, dopo vari scontri avvenuti nel 1250 Corrado, figlio dell’Imperatore Federico, tenne un’assemblea dei Ghibellini.

Nel 1318 Gian Francesco Gonzaga, vicario generale del feudo imperiale, concesse privilegio di esenzione da tributi al paese e alle sue genti in compenso di passaggio ed occupazione.

Carlo IV, Re di Boemia nel 1358 donò Goito ai Gonzaga, confermata nel 1383.

Nel 1450 Carlo, fratello del Marchese di Mantova, condusse le armi venete contro il fratello e dopo cinque ore di battaglia sanguinosissima fu sconfitto alle porte del paese.

Nell’anno 1452 il Comune aveva provveduto alla Corte di Mantova per lire 301 piccole di spelta e nell’ultimo gennaio 1454 domandava di esser pagato per poter far il ponte al castello.

Lodovico Gonzaga nel 1461 ampliò le fortificazioni nel cui castello moriva a 66 anni il 12 giugno 1478 e successivamente moriva il 14 agosto 1587 il Duca Guglielmo.

I Goitesi del 1493 supplicavano il Marchese di Mantova a voler fare un nuovo estimo dei possessi in stabili, poiché preti e frati ne avevano comperato molti, i quali erano diventati per tale passaggio di proprietà esenti da imposte.

Nell’anno 1553 il vicariato risulta composto dagli uomini di Goito, Solarolo, Cerlongo, Caliera, Sacca e Merlasco, invece nel 1553, vi è scritto Torre.

Dal 1584 al 1668 la parrocchia di Goito fu retta dai Padri della Congregazione di S. Girolamo di Fiesole.

Nell’anno 1619 il comune fece promuovere dal vescovo di Mantova un processo contro gli stessi perché scandalosi e dissoluti, domandandone lo sfratto ed avere invece dei preti.

Fu Goito nel 1619 campo di belligeranti con suo massimo danno.

Il Capitano Cerati, impaurito, nel 1628 si ritirava, lasciando Goito ai Tedeschi.

Fu il luogo danneggiato gravemente anche dalla peste del 1630.

Il Principe di Hassia Cassel nel 1702 prese Goito.

Si crede che il famoso Sordello naque a Goito nel 1194.

Un Andrea da Goito fu segretario di Luigi Gonzaga, capitano e vicario imperiale in Mantova, il quale avrebbe coltivato le muse.

Olivi Volpino, nativo di Goito, amico del Bonfadio e di altri letterati, fu famigliare del cardinale Ercole Gonzaga e pubblicò poesie nel secolo XVI.

La famiglia Olivi di Goito fu mecenate dei letterati, fra cui Gerolamo Muzio.

Ottoni Luciano, più noto col nome di “Luciano mantovano”, monaco cassinense, fu lettore di teologia a Brescia, abate di S. Maria Pomposa, ove morì con fama di ellenista. Si ha stampata nell’anno 1532 una sua traduzione latina su S. Crisostomo, proibita da Roma.

A Goito nel 1791 moriva d’anni 59, ove si era ritirato a vita domestica, G. B. Gherardo D’Arco, autore di più memorie economico-politiche-sociali-artistiche-biografiche.

Ottonelli D. Giuseppe, parroco a Silvestro, per patriottismo nel 1852 soffrì carcere, compagno del Tazzoli, il qual ultimo aveva fatto i primi studi di latino a Goito, nel cui Teatro fu protagonista nel dramma in versi intitolato “L’Arcadia in Brenta”, recitatavi dai collegiali.

Giuseppe Speroni (1763-1843) datosi agli impieghi giudiziari nel 1818 ebbe la presidenza del Tribunale di prima istanza in Lodi. Lasciata nel 1839 la magistratura si diede a studi storici e di amena letteratura.

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