LA LEGGENDA DI RE TRIGOL

Re Trigol.14C’era una volta, tanto tanto tempo fa, quando né gli animali né gli uomini erano ancora nati, una grande palude su cui regnava la Natura, una splendida regina dai capelli color sole, dagli occhi color cielo e dalla pelle bianca come l’argilla.

I suoi sudditi erano solo tre: un buon Mago, una bella Fata e una perfida Strega.

La Strega odiava il Mago e la Fata e trascorreva tutte le sue giornate a litigare con loro. Ma un giorno la Regina Natura, stanca di quel baccano, chiamò a sé i tre litiganti e disse: “Ora basta con tutte queste liti. Poiché non riuscite a vivere in buona armonia, provvederò io a separarvi per sempre.”

Così dicendo, trasformò la palude in tre laghi: Inferiore, Di Mezzo e Superiore.

Nel Lago Inferiore fu imprigionato il buon Mago, in quello di Mezzo la Strega cattiva e in quello Superiore la bella Fata.

Ma, con l’andar del tempo, il Mago, la Strega e la Fata, vivendo tutti soli in fondo ai laghi, diventavano sempre più tristi. Un giorno che la Regina Natura si era recata a far loro visita, essi la pregarono: “Regina concedici un po’ di compagnia, siamo tanto soli!”

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“Va bene, ma sceglierete voi le vostre compagnie: vi concedo tre desideri.”

I tre nemici, solo per questa volta alleati, dopo aver parlato a lungo, chiesero alla loro Regina:

 “1. che l’acqua sia abitata da pesci: essi rappresenteranno il nostro svago;

 2. che l’aria sia abitata da uccelli e da insetti: essi rappresenteranno la nostra vista;

 3. che la terra sia abitata da piante e da fiori: essi rappresenteranno le nostre emozioni.”

“E così sia,” rispose la Natura, sorridendo soddisfatta.

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Trascorsero tanti anni sereni, finché un bel giorno passò da quelle parti Mamma Cicogna. Quello che vide non le piacque affatto: “Non c’è amore su questa terra,” pensò e per porvi rimedio chiese a una Spulvrina di accompagnarla al Lago Inferiore. Là giunte, la Cicogna prese nel becco Spulvrina e la passò dolcemente sull’acqua.

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Si recarono poi al Lago Superiore e fecero la medesima operazione. Quei tocchi magici della Spulvrina fecero nascere l’amore tra il Mago e la Fata che, non potendo più stare lontani, di tanto in tanto si incontravano in un cunicolo, scavato sotto la superficie dei laghi, senza far nulla trapelare alla Strega.

Circa tre mesi dopo, Mamma Cicogna arrivò col suo fardello e scaricò tra le braccia amorevoli della Fata un fagottino in cui era avvolto un frutto meraviglioso: il Trigol.

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La Strega non stava più in sé dalla rabbia: “Ti darò un aspetto tanto orrendo che nessuno ti avvicinerà,” pensò e fece un sortilegio che obbligò Trigol a vivere in una brutta scorza. Ma gli abitanti dei laghi amavano Trigol per la sua bontà e, quando divenne maturo, lo acclamarono loro Re. Egli regnò con magnanimità e giustizia per tre anni, ma infine cominciò a sentirsi solo.

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Una mattina le sue cortigiane, le Onde, lo trasportarono, mentre ancora dormiva, vicino a una Ninfea. Quando si svegliò, Re Trigol la guardò e disse: “Sei la cosa più bella che abbia mai visto. Dal primo istante che i miei occhi si sono posati su di te, l’amore ha invaso il mio cuore. Vuoi essere la mia sposa?”

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“Mio signore vi sono molto grata per la vostra proposta, ma il mio cuore batte già per un altro,” rispose arrossendo Ninfea.

Re Trigol se ne ritornò offeso e arrabbiato alla Reggia, dove doveva ricevere la visita di due principi cinesi: la Principessa Fior di Loto e suo marito, il Principe Caplas.

“Come osa una semplice Ninfea rifiutare l’amore del suo Re?” rimuginava tra sé e sé Trigol, mentre i cinesi gli porgevano i loro doni.

“Perché siete tanto triste, Sire? raccontateci le vostre pene e noi cercheremo di aiutarvi!” disse il Principe Caplas. Il Re gli raccontò allora del suo amore infelice e proseguì: “Mi hanno detto che dovrei competere con mio cugino, il Principe Papasin, un giovane bello e ardito. Ma io, con la mia brutta figura, purtroppo non ho alcuna speranza di conquistare il cuore della bella Ninfea.”

“Se è solo questo che vi preoccupa, state tranquillo, Sire”, risposero in coro i due Principi cinesi, “noi vi aiuteremo a conquistare il cuore della vostra Amata.”

Il Re fu condotto in una sala, dove i cinesi si occuparono amorevolmente di lui.

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Quando tutto fu finito, Re Trigol venne portato davanti all’acqua dove si specchiò: la figura che l’acqua gli rimandava era… la solita!

“Che cosa significa questo?” chiese allora ai principi che gli stavano vicini.

“Sire, a volte l’apparenza inganna… non preoccupatevi, andate dalla vostra Amata e mostratevi a lei: sarete stupito dalla sua reazione.”

In uno stato di leggera euforia, il Re passò accanto a Ninfea che lo guardò come se lo vedesse per la prima volta. Approfittando del suo stupore, che d’altra parte non riusciva a spiegarsi, Re Trigol le chiese: “Dimmi, Ninfea, hai ripensato alla mia proposta?”

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“Mio Sire”, rispose la Bella abbassando gli occhi, “non posso rifiutare un onore così grande!”

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Il Re, che non si aspettava un trionfo così facile, restò perplesso, ma non volle approfondire l’argomento.

Mentre i preparativi per le nozze fervevano, il Re interrogò i suoi amici cinesi: “Cos’è dunque successo? Perché Ninfea ha cambiato parere? E cos’ho io di bello per trionfare su mio cugino, il Principe Papasin?”

“Sire, la spiegazione è molto semplice: la vostra futura sposa è stata da noi obbligata a guardarvi nell’animo, là dove voi superate ogni vostro suddito in bellezza!”

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Le nozze seguirono dopo meno di tre mesi e si svolsero nel più grande sfarzo.

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Al culmine del magnifico banchetto il Re disse: “Davvero un pranzo all’altezza di Nebbia.”

“Non mi sono mai sentito tanto bene,” aggiunse il Principe Caplas.

“Fate venire il cuoco,” ordinò allora il Re, “perché mi possa complimentare con lui.”

Nebbia, il cuoco così chiamato per il colore del suo inseparabile cappello, si inchinò davanti al Re e ricevette i complimenti di tutti.

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Anche il Principe Papasin era di nuovo felice: aveva ormai scordato Ninfea e non aveva occhi che per la Principessa Lilin, una cugina della Regina.

“Cugino,” disse il Principe Papasin a Re Trigol, “ora sarai tu ad assistere alle mie nozze. Ti presento la mia futura sposa.”

“Me ne compiaccio molto, caro cugino, e fin d’ora ti assicuro che non mancherò.”

Mentre la festa proseguiva con i giullari che intrattenevano gli ospiti con musiche e scherzi, si sentì una voce ronzante pronunciare queste parole: “Buona giornata a tutti questi bei signori… “

Era il Generale Zanzara che, seguito dai suoi soldati, aveva oscurato il sole nel vano della porta.

“Avremmo voluto anche noi gustare i manicaretti di Cuoco Nebbia, ma evidentemente la nostra compagnia non era gradita, non è vero Sire?”

“Che cosa dici mai, caro Generale, non ho potuto invitare tutti i miei sudditi, ho dovuto fare delle scelte…”, ma più Re Trigol cercava di spiegare e più le sue spiegazioni suonavano offensive nei confronti delle zanzare.

“Non importa mio caro Trigol, siamo venuti a portarti anche noi il nostro dono. Come sai non siamo ricchi e così abbiamo pensato di lasciarti un nostro ricordo personale.”

A questo segnale, le zanzare si avventarono sugli invitati e cominciarono a pungerli e a succhiar loro il sangue.

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“A me armigeri,” gridava il Re, “sbaragliate queste bestiacce!” mentre agitava le braccia nel tentativo disperato di allontanare le zanzare.

Ma proprio quando queste ultime stavano per avere il sopravvento sui convitati, Cuoco Nebbia fece la sua apparizione reggendo un’invitante torta di nettare.

“Venite mie care zanzare, sedete. Quando vi ho sentite arrivare, ho pensato di prepararvi qualcosa di speciale!”

Le zanzare, attonite, si fermarono per un attimo e guardarono il loro Generale. Ma anche lui era molto indeciso.

“Suvvia venite. Mi sembra che questa sia l’occasione per festeggiare le nozze di Re Trigol. Lui è anche il vostro sovrano… o sbaglio?”

“Ti ringraziamo molto Cuoco Nebbia, sembra che tu sia il solo ad apprezzarci,” mormorò il Generale Zanzara e con un cenno ordinò ai suoi di sedersi.

Finito il banchetto, le zanzare avevano il ventre rigonfio e si sentivano in pace col mondo intero.

“Allora siamo intesi?” riprese il Cuoco.

“Ci puoi contare Nebbia, hai la mia parola,” rispose il Generale.

E con questo le zanzare si ritirarono, lasciando stupiti tutti gli ospiti.

“Che significa? Cosa gli hai fatto promettere?” chiese il Re a Cuoco Nebbia.

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“Vedete Sire, ho concluso un accordo col Generale Zanzara: il suo popolo non attaccherà più nessuno di voi. Solamente le loro femmine in attesa di figli saranno costrette a succhiarvi un po’ di sangue per nutrire i loro piccoli, ma questo è un lieve sacrificio paragonato alla tregua che è stata raggiunta, non vi pare?” sorrise ammiccando il buon Nebbia.

Re Trigol voleva replicare, ma uno strano torpore soddisfatto lo prese, fece – sì, sì – col capo e se ne tornò dai suoi ospiti.

Testo ideato dalla scrittrice mantovana Maria Grazia Sereni

Disegni e Grafica dell’artista Doriano Ghidotti

Per gentile concessione Comitato Manifestazioni Mantova – Comunali Oggi di Mantova

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