PREZIOSISSIMO SANGUE DI GESÙ – LA RELIQUIA DELLE RELIQUIE CONSERVATA IN SANT’ANDREA A MANTOVA

Mantova e le sue Radici

LA DIETA DI MANTOVA 1458 – 1489

Papa Pio II Piccolomini copia.jpg

Con la caduta di Costantinopoli i Paesi occidentali, iniziarono a capire la necessità di unire i propri sforzi per vincere un vicino pericoloso come la Turchia.
Il 3 settembre 1458 venne la consacrazione del nuovo papa Pio II, il quale, dopo pochi giorni, espresse la volontà di convocare i principi cristiani a congresso per decidere la guerra contro gli infedeli.
Aveva già discusso sulla scelta della località dove avrebbe dovuto ospitare la sua corte e
tanti altri illustri uomini politici. Mantova, sembrò la sede più idonea.
Si sapeva benissimo che il marchese Ludovico era in ottimi rapporti con principi italiani e stranieri, senza avere alcun legame specifico con alcuno di loro.

La città poteva essere raggiunta facilmente anche dai Paesi confinanti di oltralpe.
Pio II, trovando tutti d’accordo, il 13 ottobre 1458 annunciava pubblicamente, facendo leggere in Concistoro, la bolla “Vocavit nos” (invito) che convocava in Mantova tutti i rappresentanti delle potenze cristiane per il I giugno dell’anno seguente (1459).
Infatti, il 27 maggio 1459, Pio II faceva il suo ingresso in Mantova con un fastoso corteggio, fra il tripudio della folla dei cittadini e dei forestieri, accorsi per assistere
allo storico avvenimento.

Il 1° giugno apriva solennemente la dieta, (assemblea dei liberi), ma la presenza di poche personalità importanti lo obbligava a spedire nello stesso giorno una nuova enciclica ai principi cristiani , accompagnata da lettere di rimprovero e d’invito.-

Lettera-rimprovero di Papa Pio II

ai Cardinali di Colonia e Avignone

A mero titolo di curiosità, vogliamo riportare qui di seguito un “capitolo” di una lettera che la marchesa Barbara narra, in una sua lettera del 10 luglio 1459, di un rimprovero rivolto da Pio II ai Cardinali di Colonia e di Avignone, i quali s’erano trovati sul The (Palazzo Te) con lei, con il marchese ed altri cortigiani, per veder correre una “parda” (da pardàlis = probabilmente una femmina di pantera / ghepardo).

Barbara di Brandeburgo Gonzaga marchesa di Mantova - Andrea Mantegna - particolare Palazzo Ducale Mantova.jpg

<<…. il zorno sequente havendo inteso questo la Santità de Nostro Signore me pare che la rebufasse essi Signori Cardinali molto bene dicendoli che essendo venuti a questa Santa dietta per la casone che sono, dove non se doveria continuamente dar altro che star in lacrime, pianti e suspiri e far oratione al nostro Signor Idio per defensione de la Santa fede, non era ben facto a tuorsi questi aspiaceri e dar alcun mal exempio ali altri de andar a solazo cum donne come haveano facto loro…..>>.

Lo sforzo finanziario sostenuto da Ludovico, si può capire dal fatto che il I aprile 1459, scriveva al vescovo di Mantova, Galeazzo Cavriani, incaricato da Pio II del governo di Roma, che un eventuale abbandono della “dieta” sarebbe stato per lui “uno tracollo da l’altro mondo”.
Ludovico in quei giorni doveva anche combattere le voci maligne messe in giro dagli invidiosi al solo scopo di far “naufragare” la dieta.
Nei giorni seguenti dava incarico a Antonio Donato de Meo di assicurare il Papa ed i Cardinali che a Mantova non vi era alcuna epidemia.-

1459 il Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo

La dieta del 1459 era destinata a rimanere nella mente dei mantovani, soprattutto il profondo sentimento religioso. Papa Pio II, durante la sua permanenza a Mantova, colpito da un attacco di “podagra ” (gotta ai piedi), aveva invocato l’aiuto divino facendo atto di venerazione alla reliquia del Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo, conservata nella chiesa di Sant’Andrea, ed era miracolosamente guarito.
Secondo la tradizione, il soldato romano Longino, che con la propria lancia aveva ferito nel petto il Cristo crocefisso, convertitosi alla nuova fede e divenuto discepolo di San Pietro, era giunto, dopo varie peregrinazioni nella nostra città.

Mantova - basilica di sant'Andrea-san Longino raccoglie il sangue di Gesù

Mantova – basilica di sant’Andrea-san Longino raccoglie il sangue di Gesù

Con sé portava sempre quanto sangue del Redentore era riuscito a raccogliere e la spugna con la quale si erano inumidite di fiele ed aceto le labbra del morente. Longino, caduto gravemente ammalato è stato ricoverato in un ospizio sito nell’area ricoperta dall’attuale concattedrale di S. Andrea.
Dal timore che, dopo la sua morte, le relique andassero smarrite, aveva provveduto a riporle in una cassetta di piombo sulla quale egli stesso aveva inciso le parole “Jesu Christi Sanguis” e per poi sotterrarle.
Longino, il 2 dicembre dell’anno 37, aveva affrontato eroicamente la decapitazione nella contrada Cappadocia.
I suoi compagni di fede l’avevano seppellito presso il punto in cui egli aveva messo al sicuro quelle sacre testimonianze della passione di Nostro Signore.
Si era persa la memoria nel corso dei secoli di quel punto preciso, ma grande emozione c’era stata al suo ritrovamento nell’804 per rivelazione dell’apostolo Andrea.

Ippolito Andreasi, Papa Leone III e Carlo Magno venerano la reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo, affresco, 1605

Ippolito Andreasi, Papa Leone III e Carlo Magno venerano la reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo, affresco, 1605

Entriamo ora nella storia accertata.

Dietro invito di Carlo Magno, il pontefice Leone III era venuto a Mantova, aveva esaminato le reliquie e le aveva dichiarate autentiche, portando personalmente in dono all’imperatore una particella del sangue di Cristo (Conservata a Parigi nella cappella Palatina).
Dopo quel momento, ciascun Papa e imperatore che passava per Mantova, non aveva mai mancato di prestare devoto omaggio a quello che era stimato, in tempi di fede, il maggior tesoro della città.
A fronte della insistente minaccia degli Ungheri, nel 924, la popolazione aveva ritenuto opportuno “occultare” nuovamente le preziose reliquie, dividendo, per maggiore sicurezza, il sacro Sangue in due vasi.
Uno era stato sotterrato nella chiesta di San Paolo, che sorgeva nei pressi dell’attuale Cattedrale e l’altro, presso l’oratorio dedicato a Sant’Andrea.
Nel 1053, per rivelazione di questo Santo ad un pio concittadino di nome Adalberto, si erano ritrovati il vaso e la spugna sotterrati nel secondo dei due luoghi, secondo il desiderio espresso da Leone IX di far portare a Roma, come sede più degna, quei sacri resti del sacrificio di Cristo.

La popolazione mantovana non aveva esitato a correre alle armi, costringendo il pontefice a rifugiarsi nell’abbazia di San Benedetto di Polirone.
A Papa Leone IX i Mantovani concessero soltanto una piccola parte del Sangue di Cristo, che tuttora si conserva in S. Giovanni in Laterano.
Altra piccola parte fu concessa all’imperatore Enrico III giunto a Mantova nel 1055.
La reliquia donata ad Enrico III si venera attualmente nel monastero benedettino di Weingarten (= vigna), in Germania.

Sanguis Christi in terra vindicatus seu Discussio de sanctissimo Sanguine a latere Christi profluo, atque in imperiali monasterio Vinearum ultra sex saecula religiosissime adservato, Revansburg, 1758.”

Fu proprio lui a far costruire nei sotterranei della chiesa di S. Andrea apposito altare per la custodia delle reliquie.
Nel 1354 l’imperatore Carlo IV, desiderando fare atto di adorazione, senza creare disordini, si recò di notte in Sant’Andrea, accompagnato da poche persone fidate, fra le
quali i figli di Guido Gonzaga, Lodovico e Francesco, facendosi mostrare la sacra materia.
Nel 1401 per ordine di Francesco Gonzaga, le reliquie vennero poste in “adatti recipienti” e collocate in modo tale che fossero visibili agli occhi di tutti e così fu fatto nella festa dell’Ascensione.
I vasi contenenti il Sangue di Cristo e la spugna furono solennemente esposti.
Fra’ Pietro da Roma, Provinciale dei Servi di Maria Vergine per il Veneto, tenne una predica : “Ex sua notabili predicatione populus ad visionem dicti sanguinis, compunctus contrictione, lacrimas produxit cum maxima veneratione”.
Dopo l’adorazione, le relique furono riposte in una cassa e la cassa chiusa, a sua volta, entro un piccolo altare munito di due portelli aventi ciascuno quattro serrature.
Le chiavi del primo furono consegnate rispettivamente al massaro del Comune, al Capitolo di S. Pietro, ai Savi del Comune ed al sagrista di Sant’Andrea.
Quelle del secondo, all’interno dietro il piano, furono date al Vescovo, a Francesco Gonzaga, al Podestà ed all’Abate di Sant’Andrea.

Ancora oggi le chiavi che custodiscono le preziose Reliquie sono divise in quattro gruppi così affidate: al Vescovo, al Prefetto di Mantova, al Capitolo della Cattedrale ed alla Fabbriceria di S.Andrea.

Nel 1402, il signore di Mantova donò parte del Sangue di Cristo a Gian Galeazzo Visconti in segno di amicizia profonda, dopo la pace fra di loro fatta. (Conservato prima a Pavia e poi a Milano, ove si trova tuttora).
Ricorda fra’ Pietro da Novellara, di aver visto la parte della reliquia donata da Leone IX, conservata nel fastigio sopra l’altar maggiore in S.Giovanni Laterano, dove egli predicò durante la Quaresima del 1489 e molto tempo più tardi scriveva lamentando che ai suoi giorni non avessero luogo quelle manifestazioni di fede: “testimonio sono molti che anchora vivono carne, che se ricordano solergli venire il dì della Ascesa, quando si
monstra, tanti populi poteano capire nella città: et pareasi essere Roma al tempo del iubileo”.-

19 maggio 1796 – 30 luglio 1799
In quattro anni, tre pesantissimi assedi

I mantovani speravano che il tormento delle sofferenze di un assedio fossero finite, invece continuarono ancora per mesi, per anni.

Lo Scorza in una sua lettera così scriveva: “Da Mantova primo agosto 1796. Altro è senso, altro è sentimento. Nel primo giorno è la materia che dà all’anima movimento, e questo è ciò che abbiamo dolorosamente provato nei giorni passati. Nel secondo è l’anima che induce ad essere sensibile, e ciò è quello che presentemente gustiamo…..”.
”….. Riapertesi le botteghe da tredici giorni chiuse ed abbandonate, vedreste la città convertita dallo squallido deserto nel più florido mercato. Insomma vedreste come nasce dal dolore l’allegrezza, e come : Sia del ben dopo il mal lo strano effetto Che fa tornare in bocca la parola. Nel cuor lo spirito nel capo l’intelletto……”

Francesco Campi, Papa Alessandro II e Beatrice di Lorena venerano la reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo, affresco, 1806. L_affresco si trova nella parte destra del transetto

Francesco Campi, Papa Alessandro II e Beatrice di Lorena venerano la reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo, affresco, 1806. L_affresco si trova nella parte destra del transetto

BASILICA CONCATTEDRALE DI SANT’ANDREA

E IL PREZIOSISSIMO SANGUE

sacri vasi

Una chiesa costruita per custodire nei secoli le reliquie del Sangue di Cristo; è questa la ragion d’esistere della basilica concattedrale di Sant’Andrea.
La sua origine è strettamente legata ad un’antica tradizione secondo la quale Longino, il soldato che sul Golgota aveva colpito con la lancia il costato di Gesù in croce ricevette sugli occhi malati una stilla di Sangue sgorgato dalla ferita, guarendo all’istante. Strano, ma vero, si può dire che la storia di Mantova inizia a Gerusalemme.

Tornando nella Concattedrale e precisamente luogo dove si trova “l’ottagono”, collocato in corrispondenza dell’altare che è nella cripta sottostante, vi sono custoditi i Sacri Vasi con la reliquia del Sangue, quasi a voler sottolineare la centralità della reliquia in tutta Sant’Andrea.
Visitando le varie cappelle, si può notare che in ogni epoca storica, c’è stato un allinearsi dell’arte verso l’esaltazione della Passione di Cristo e verso le reliquie del Preziosissimo Sangue.

Rinaldo Mantovano (su disegni di Giulio Romano), Secondo ritrovamento del Preziosissimo Sangue di Cristo, affresco, metà XVI secolo

Rinaldo Mantovano (su disegni di Giulio Romano), Secondo ritrovamento del Preziosissimo Sangue di Cristo, affresco, metà XVI secolo

Nella cappella di S. Longino (terza cappella grande a destra) gli affreschi a parete nel racconto pittorico di Giulio Romano, fanno memoria -storica del Crocefisso, ai cui piedi si trova Longino inginocchiato che raccoglie nel calice il Sangue di Cristo, collegando frontalmente la scena della morte in croce alla tradizione del secondo ritrovamento della reliquia al tempo di Beatrice di Canossa e del Beato Adalberto.
Nella Cappella dell’Immacolata (seconda cappella grande a sinistra) la grande ancona lignea a due ordini terminata dal Viani nel 1619.
Nella sua ricca interpretazione unisce al tema cristologico quello mariano con le due tele
dell’ordine inferiore in cui l’arista svolge il tema dell’Annunciazione, con le scritte e gli ornati riferiti a Maria che armonicamente si coniugano alle statue dell’ordine superiore rappresentanti Longino e Sant’Andrea, per andare ad “inquadrare”  l’ovale (una volta mobile) in cui sono scolpite le immagini dei Sacri Vasi.
Un ornato riprende gli elementi che costituiscono il collare dei Cavalieri dell’Ordine del Redentore, istituito dal duca Vincenzo Gonzaga nel 1608, a onore e gloria del Santissimo Sangue.

Il percorso in Sant’Andrea, attraverso le diverse immagini dell’arte, è un cammino verso quella redenzione possibile per l’uomo, grazie al Sangue di Gesù.
Nella fascia dei due Sacri Vasi custoditi in cripta, eseguiti dall’orafo Giovanni Bellezza nel 1876, al di sopra del fusto si legge la seguente scritta: Jesu Xti Sanguis sul davanti e Felix Mantua, sulla parte opposta.
La Basilica Concattedrale di Sant’Andrea è un monumento della fede e dell’arte; dagli
affreschi, alle tele dipinte in diverse epoche, ai monumenti sepolcrali provenienti da altre chiese soppresse e qui raccolti nella varie cappelle.-

© Pagina a cura di Grazia Baratti  (Scritti tratti da: “Mantova – La Storia – Le Lettere – Le Arti” (Ist. Carlo D’Arco ) – Mantova a Lume di Candela (L. Pescasio) – Mantova Arte e Storia nei Segni della Fede (Cittadella ‘97); (immagini web e MGB)

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