6) Rodigo

                                                           Villa BalestraVILLA BALESTRA

Rodigo_panorama

la Torre, il Municipio e la parrocchiale    

Nei documenti più antichi è segnato sotto il nome di Roti e di Rodingum.

Il patrimonio storico-monumentale conta: il cinquecentesco palazzo Barozzi successivamente passata ai Balestrieri e da qui prese il nome di “Villa Balestra” (sede della biblioteca comunale e centro culturale), “La Motta” residenza patrizia di campagna (di proprietà privata), villa Varini, il palazzo comunale e la parrocchiale intitolata a Santa Maria della Rosa che al suo interno ha discrete ancone agli altari e un quadro di scuola fiamminga.

Nel vicolo parrocchiale vi era ormai guastato dal tempo, un affresco del secolo XVI con stemmi dei Gonzaga e del Balzo.

La Torre Civica faceva parte del castello che era una struttura militare rinascimentale, sorta su una preesistente costruzione medievale, ricostruito ed ampliato da Vespasiano Gonzaga nel 1582, che ne rinforzò la struttura.

Nel 1591, passò al duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga e, da allora, l’edificio ospitò il granaio pubblico, che conteneva tutte le derrate alimentari.

Con il duca Vincenzo II Gonzaga, la struttura si trasformò in fortezza, dotata di trincee, rialzi e baluardi: facevano parte del complesso sette torri merlate, ponte levatoio e fossato che rendevano la fortezza inespugnabile.

Intorno al 1630 il castello fu distrutto definitivamente, e oggi, è rimasta intatta una torre quadrangolare merlata, dotata di orologio.

La frazione di FOSSATO il cui nome deriva dalle fosse scavate lungo il Mincio a scopo di bonifica deve la sua notorietà alla presenza della villa che fu acquistata dalla famiglia Nievo nel 1756 (oggi di proprietà privata), le cui proprietà comprendevano anche vasti appezzamenti agricoli.

VILLA IPPOLITO NIERO A FOSSATO

Ippolito Nievo vi soggiornò negli anni dal 1855 al 1861, patriota, poeta e scrittore che si dedicò alla scrittura di alcune delle sue opere più celebri: “Gli Amori Garibaldini”, “Rivoluzione Nazionale, Rivoluzione Politica”, “Venezia e la libertà d’Italia” e l’ultima parte delle Confessioni di un italianoDi particolare interesse l’Oratorio della Vergine Annunciata, del XIV secolo.

??????????Rimanendo sempre nel comune, ci si sposta sulle rive del fiume e precisamente a RIVALTA SUL MINCIO, che fu sino al termine degli anni ’80 un antico borgo di vallivi, pescatori e cacciatori.

Di ville o palazzi di particolare pregio non ci sono mai state, se non la residenza di caccia dei Conti Arrivabene Valenti Gonzaga fatta erigere dal conte Silvio nel 1700, circondata da un giardino, dalla cappella funeraria di famiglia e dalle Valli del Mincio.

La parrocchiale dei Santi Vigilio e Donato è della prima metà del ‘700, ma in origine era annessa al castello fatto erigere da Matilde di Canossa, però già in un breve apostolico di Clemente II inviato nel 1047 all’arciprete di Ripalta mantovana che confermava il diritto di tenere un sacerdote, un diacono, un suddiacono e due in ordini minori. Il documento comprova l’importanza che aveva la chiesa di Ripalta dove al suo interno aveva altre dipendenti come la Pieve di Riverso, S. Pietro in Casale vico rupti, S. Maria di Castellunculo, S. Colombano de Barradicio, S. Giovanni in Curia odonis ecc.

Il popolo mantovano credendo che Matilde fosse morta, assaltò ed ottenne la resa del Castello di Rivalta, e poco dopo a vergogna dei patti “Castrum cui dudum cupiebant funditus irrunt effringunt turres, lapides portantur ad urbem”, la contessa costrinse i Mantovani alla riparazione.

In rogito del 1190 trovasi scritto actum in burgo Civitatis Ripalta, da far capire dell’importanza del luogo, in quel tempo.

CURIOSITÀ D’ALTRI TEMPI

Tonnina Francesco, nato in Rodigo al principio del secolo XVI, fu ambasciatore del Duca di Sermoneta (provincia di Latina) presso la corte imperiale in Vienna nel 1567.

Un Luccardo di Rodigo è menzionato in rogito del 1222; in altri del 1257 si conosce Ottolino Solando da Rodigo, investito dall’arciprete di Rivalta di terra al luogo Gazoli, territorio di Rodigo. Era nel 1319 Rodigo Pievania col titolare San Paganino.

Nel 1478 il marchese di Mantova, cambiò Rodigo col fratello Cardinale, ricevendo Viadana a quel punto Rodigo fu innalzato al grado di contea. Morto questo l’altro fratello prese il titolo di conte di Rodigo, come risulta da medaglia.

Nel trattato del 10 dicembre 1587 il Duca di Mantova e i signori di S. Martino cedettero Rodigo e Rivalta al patto di avere il possesso garantito di Bozzolo, Rivarolo, Sabbioneta, Commessaggio, Pomponesco e due altri luoghi.

Gli uomini del comune di Rodigo nel giugno 1595 supplicavano affinché fossero obbligati tutti gli esenti di tasse, proprietari nel luogo a concorrere per lo scavo delle fosse, oramai riempite, del castello, trattandosi di opera di pubblica utilità.

Nell’anno 1612 gli stessi, dichiarandosi quasi tutti agricoltori, bisognosi di consiglio, domandavano per commissario il cavaliere Ciro Spontoni, che già altra volta era stato buon amministratore in Rodigo: fu accordato.

Facevano conoscere nel 1623 che la torre dell’orologio e quella della prigione nel castello di Rodigo avevano bisogno di pronte riparazioni, e perciò pregavano il Duca a provvedervi.

Nelle vertenze della successione del Duca di Nevers al ducato di Mantova i Cesarei nel 1630 furono respinti dall’assalto di Rodigo, alla cui difesa vi era l’Alfiere Lauro e furono messi in rotta dai Mantovani.

Il vescovo di Mantova dell’anno 1649 minacciava di scomunicare il comune di Rodigo se non permetteva il ritorno dell’arciprete Don Giuseppe Bosio, ma la popolazione ricorse al Duca perché il prete scandaloso non potesse più rimettere piede in Rodigo.

Nell’assedio di Mantova il Re di Sardegna, addì 16 giugno 1735, aveva il suo quartiere in Rodigo, le cui schiere danneggiarono il luogo.

Il Comune si distinse in questo secolo per copiosissimo concorso di denaro alla liberazione della Sicilia, sussidiando il generale Garibaldi.

Nell’Archivio comunale i registri più antichi risalgono al 1750 con varie interruzioni; l’Archivio parrocchiale i registri dei nati iniziano dal 1564, dei matrimoni dal 1578 e dei morti dal 1612, mentre per quel che concerne l’Archivio della Congregazione di Carità le carte più antiche risalgono al 1812.

A Rivalta furono scavate tombe, vetri, vasi d’industria romana, passato il tutto al Museo Archeologico di Mantova.

L’archivio parrocchiale di Rivalta conserva un registro del secolo XVI di una cinquantina di pagine con copie e sunti di strumenti riguardanti la chiesa di Rivalta sul Mincio dall’inizio del 1020. I libri di battesimo, matrimonio e di morte dal 1671. Le visite pastorali dal 1715.

Nel 1167 risulta dall’archivio parrocchiale che l’arciprete di Ripalta D. Manfredi riscuoteva le decime da Castellucchio e che in Ripalta nel 1170 vi era l’Ospitale di Sette Frati, oggi divenuto agriturismo.

Pare che inondazioni frequenti del Mincio abbiano concorso a rovinare Rivalta, da ridurla poco per volta a frazione.

Da un rogito del 1184 si viene a conoscere che il notaio Anselmo di Ripalta era notaio del Sacro Palazzo e così un Tassone di Rivalta nel 1189.

Gherardo Molinario di Rivalta era nel 1223 Sindaco della chiesa di S. Donato. (Archivio di Stato).

Caraccia da Rivalta scrisse Relazione de “miracoli della Madonna di S. Vincenzo di Mantova”, Brescia, Cornino Presegni, 1602.

Ruggieri Luigi medico e Gatti Luigi negoziante furono dei patrioti cisalpini, deportati dal Governo austriaco.

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