Beatrice, già orfana di madre, si trova ad affrontare la malattia del padre, l’Alzheimer, che ne distrugge l’indipendenza e i ricordi, e che nella ragazza diventa un ostacolo al suo futuro, ai suoi sogni, alla speranza, finché, per caso, scopre il taccuino e le lettere del prozio.
I valori di Oreste – la pace, l’amore, il rispetto, la famiglia, l’amicizia, il sacrificio, il dovere… tutti ben identificabili nel carteggio – rivivono in Beatrice. La ragazza comprende che anche la paura è un sentimento sano, se si impara a guardarla, e che anche di fronte al peggio il futuro è un diritto e ancor più lo è il presente.
Grazie all’espediente del parallelo con una giovane vita contemporanea, il cortometraggio intende infatti rendere un vero tributo al sacrificio di tante vite, togliendo tanti giovani combattenti da un ingiusto oblio e permettendo loro di parlare a ragazze e ragazzi oggi troppo spesso fragili e soli, “come pesciolini senz’acqua”, per usare le parole di Oreste Nosari, soldati della vita, senza sapere che la vita non è una guerra, anche se a volte lo sembra.

