Ancora arresti e denunce compiuti dalle forze dell’ordine contro la piaga dello sfruttamento di clandestini e del lavoro nero. Nonostante i controlli siano oramai divenuti quasi quotidiani, ancora si registrano abusi e irregolarità, tutti ad opera di imprenditori cinesi. Giovedì 11 aprile, l’ennesimo caso. Il blitz dei Carabinieri è scattato in serata presso un laboratorio tessile a Roverbella.
Al controllo dei documenti, è risultato che due di questi erano irregolari e quindi, nessun permesso di soggiorno e naturalmente nessun contratto di lavoro il che vuol dire paga misera e sfruttamento, con condizioni poste esclusivamente dal datore di lavoro e divieto per gli operai di allontanarsi dal laboratorio per non rischiare di essere espulsi.
Il laboratorio è risultato intestato a Z.Z, 67enne cinese, ma di fatto gestito dalla figlia, X.Z. e dal marito di questa, Z.S., entrambi 43enni cinesi. Al termine della verifica, i Carabinieri hanno proceduto all’arresto dei suddetti coniugi, ritenuti responsabili, in concorso, di favoreggiamento e sfruttamento della manodopera clandestina e lavoro nero, nonché deferito a piede libero, per i medesimi reati, anche il 67enne Z.Z., titolare del laboratorio. L’interno capannone, compresi i macchinari e i capi di vestiario, per un valore complessivo di circa 80mila euro, sono stati sottoposti a sequestro.
Conseguiranno inoltre le sanzioni amministrative per le violazioni accertate, non ancora quantificate. I due arrestati verranno giudicati questa mattina (13 aprile) dal Tribunale di Mantova con rito direttissimo, mentre per i 2 lavoratori clandestini sono state avviate le consuete procedure di espulsione.
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