Nella giornata di ieri, domenica 20 ottobre 2019, i Carabinieri Forestali della Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in danno degli Animali (SOARDA), il nucleo operativo specializzato incardinato nel Comando delle Unità Forestali dell’ Arma dei Carabinieri, con sede a Roma, che da anni esegue delle campagne finalizzate alla repressione dell’ uccellagione attuata durante il periodo migratorio lungo le Prealpi, con il supporto dei colleghi forestali del Gruppo Carabinieri Forestale di Mantova, a seguito di nuovi appostamenti eseguiti sui numerosi capanni di caccia presenti sulle Colline Moreniche di Mantova, hanno scoperto l’abbattimento, da parte di 4 cacciatori bresciani e mantovani, di diversi volatili selvatici mediante l’utilizzo di richiami acustici a funzionamento elettromagnetico, assolutamente vietati dalla normativa.
I Carabinieri Forestali hanno provveduto al sequestro, a carico dei quattro cacciatori coinvolti, di cui 3 bresciani ed 1 mantovano di Volta Mantovana, di età comprese fra i 50 e i 79 anni, di 4 fucili da caccia, di 2 richiami acustici, di munizioni varie, nonché di diversi uccellini morti, tra cui le 6 pispole: tutti reperti sottoposti a sequestro in quanto mezzi utilizzati per il bracconaggio.
I quattro cacciatori sono stati deferiti in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mantova.
La fauna abbattuta è stata, come di consueto, consegnata al Centro di Recupero per Animali Selvatici “ Il Pettirosso” di Modena.
L’ intervento dei Carabinieri Forestali fa parte di una campagna periodica di contrasto ai reati ai danni della fauna selvatica, che vede la sinergia fra i Carabinieri Forestali, la componente Territoriale dell’ Arma attraverso le molte Stazioni ubicate sul territorio, il Servizio di vigilanza Ittico Venatoria della Provincia di Mantova ed il Servizio faunistico della Regione (UTR di Mantova), finalizzata al contrasto all’ odioso fenomeno dell’ uccellagione, ovvero della caccia con metodi e mezzi illegali che causano inutili sofferenze alle specie dell’ avifauna protetta, già spossate dalla faticosa migrazione autunnale verso le stazioni di svernamento del Nord Africa; pratica sempre più diffusa, purtroppo, come i fatti stanno dimostrando, anche lungo il confine settentrionale della nostra provincia.
