Site icon Mincio&Dintorni

Messina e Reggio Calabria: Il Mediterraneo nelle sessioni conclusive della Biennale dello Stretto 2024

Annunci

13-14-15 dicembre: La Biennale dello Stretto è insediata in una geografia scomoda, una non comfort zone, fuori dalla rassicurante sicurezza dei luoghi vocati storicamente a essere centri culturali?

La scelta è stata fatta due anni fa e ripetuta per il 2024, nonostante, durante la prima edizione, i disagi logistici e organizzativi siano stati ampiamente sperimentati.

Dunque, vale la pena, giunti quasi alla vigilia della conclusione, proporre una riflessione sul punto sostanziale: quanto il luogo influisce sul progetto / processo culturale attivato?

ARTE, CITTÀ, TERRITORIO

giardino e opere ©Giulia Comito

La connessione tra arte e architettura è un’indispensabile azione di pensiero e progetto, prezioso contributo per rappresentare compiutamente la complessità espressiva contemporanea.

È nell’alveo della sensibilità, delle competenze e della cultura dell’artista alimentarsi e sperimentare lo spazio architettonico o urbano, così come per l’architetto condividere le ricerche artistiche dalle quali trarre suggestioni culturali.

Compartimentare le due forme espressive limita il dialogo che si genera dalla loro interazione, arricchimento del rapporto con il territorio e con le persone.

La Biennale dello Stretto è un progetto nato dall’Architettura, disciplina fondamentale per lo sviluppo territoriale e urbano, motore di un processo di amplificazione interdisciplinare.

In questo senso, la condivisione con gli artisti consente di raccogliere sentimenti, desideri e sensibilità trasversali.

La sessione Arte è stata curata da Angela Pellicanò, artista calabrese con esperienza internazionale, che ha indicato il tema “Casa come me” come filo conduttore per coordinare il lavoro dei 22 artisti che espongono le loro opere nelle stanze di Forte Batteria Siacci.

“Casa come me” è il nome dell’abitazione di Curzio Malaparte, costruita nel 1938 sul promontorio di Capo Massullo, nell’isola di Capri.

Riporta la rivista di architettura Domus, in un articolo pubblicato nel numero 1055, nel marzo 2021, a firma di Walter Mariotti, che alla domanda rivolta dal generale nazista Rommel, se la casa non fosse stata costruita su progetto del proprietario, Malaparte avesse risposto che no, la villa era già così; però, subito dopo, indicando i faraglioni, Sorrento, Amalfi avesse aggiunto: “Io ho disegnato il paesaggio”.

Si legge nell’articolo, “in questa battuta, che potrebbe benissimo essere inventata, Malaparte nasconde e rivela al tempo stesso la vera missione di Casa Malaparte: fare la Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale che rappresenta un culmine di una vita, un pensiero e un personaggio. Oltre forse che dell’arte, non solo architettonica, del Novecento.”

La curatrice utilizza “Casa come me” sia come metafora dell’atto fisico dell’abitare, sia dell’esperienza profonda e totalizzante che l’abitazione di Malaparte trasferisce, per la posizione dominante sul promontorio. La riflessione di Pellicanò lega il tempo allo spazio, “se il tempo è perpetuo divenire, l’unico modo per fermarlo è renderlo spazio, limite. È renderlo archivio, memoria che conserva le “cose” della nostra vita”.

Nelle opere esposte a Forte Batteria Siacci, il tempo e lo spazio non vivono solo una dimensione astratta, ma costituiscono le materie prime dell’arte.

Alla proposta curatoriale hanno aderito 22 artisti:

Giuseppe Bonaccorso

Cicatrici del tempo, Bitume, olio e cenere su tela, cm 200×120

Naturaliena, Ciclo di opere di cm 50×35, Grafite, pastello ad olio e pastello su cartoncino

Gianni Brandolino

Ipermetropolis Installazione ambiente

Flaminia Celata & Bärbel Praun

Landscape Archive (APUA), 2-channel video and sound installation, 22’12’’ © CelataPraun 2023 video, sound and performances: Flaminia Celata & Bärbel Praun, 2020-23, sound composition in collaboration with Luca Baioni, 2023

Luigi Citarrella

L’acquaiolo, Installazione scultorea, Dimensioni ambiente

Giacomo Costa

Atmosfera 2020, Installazione video 3 canali. Dimensione ambiente

Ninni Donato

Noise, Installazione site specific. Dimensione ambiente, 2024

Paolo Giosué Genoese

Sembra, Installazione interattiva e di intelligenza artificiale. Dimensione ambiente, 2024

Demetrio Giuffrè

Skin, Silicone, Installazione ambiente

Marco Labate, Cinzia Palumbo

La nascita di Crono. Le cinque età del genere umano, Installazione ambientale, tecnica mista, 2024

Filippo Malice

Diario di viaggio, Installazione ambiente. Dimensioni variabili, 2024

Mare Vostrum – Gocce di civiltà, Installazione Site Specific. Dimensioni variabili, 2024

Giulio Manglaviti

55, Installazione site-specific (dipinto olio su carta, luce, audio) 2023-2024

Larissa Mollace

Lacrimarium, Materiali vari. Installazione ambiente, 2024

Giuseppe Negro

Altare, Tessuto ricamato, oro e orone. Installazione dimensione ambiente

Maria Teresa Oliva

Black on Black, Alluminio, paperclay, argilla nera, lana, stoffa. cm 220 x 125 x 50 2024

Small Islands of Matter, Alluminio, argilla refrattaria, resina. cm 220 x 70 x 67 (alla base), 2024

Associazione “Le Rane”

Spinning into the fort (Filando nel forte), a cura di Grazia Bono e Aldo Zucco. Installazione di Teatro di figura. Dimensione ambiente

Gianfranco Scafidi

Storia di un alienato (History of an estranged), Performance / installazione ambiente, 2024

TechneLab

Corajisima, Installazione Ceramica. Dimensione ambiente

Spazio Galleria Arte Toma

Nausica Barletta, Dieciallasedicesima (2021) Video a tre canali, full HD 2’ 32’’, colore Nausica Barletta, Dieciallasedicesima (2021) Pane, resina – 12 x 7 x 3 cm

Luca Granato, Quanto di te rimase (2023) ferro, cotone, cenere

Luca Granato, Le ceneri dell’entroterra (2024) cenere e carbone su lenzuolo Armiro Yaria, La donna dei grattacieli (1978) olio su tela, 110 x 90 cm

Angela Pellicanò: la curatrice della sessione Arte Forte Batteria Siacci

Angela Pellicanò è un’artista di Reggio Calabria. Classe 1963, ha conseguito il diploma accademico in pittura presso l’Accademia di Belle Arti della sua città e, da allora, ha esposto le sue opere in numerosi contesti nazionali e internazionali. Tra le personali più significative, “Shakti”, presentata a Roma da Gabriele Salvatores, e “La Pagina dei Giochi”, presentata da Emmanuele Emanuele e Valentina Moncada. Pellicanò ha partecipato a importanti mostre collettive, come la 54ª Biennale di Venezia e a diverse esposizioni in gallerie e fondazioni italiane, come la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone, La Galleria Nazionale di Palazzo dei Priori di Perugia e la Fondazione Orestiadi di Gibellina. Nel 2017 ha vinto il primo premio per le installazioni urbane all’Apulia Land Art Festival e ha partecipato a Manifesta12 a Palermo nel 2018. Le sue opere sono state accolte in prestigiose collezioni, tra cui quelle del Palazzo della Farnesina in Roma e del Museo delle Trame Mediterranee di Gibellina, del Museo BoCS di Cosenza.

GLI ARTISTI INDIPENDENTI

Gli artisti indipendenti esplorano altri temi: il valore dell’esperienza che l’osservatore può vivere in relazione all’opera, nell’installazione di Associazione Nike con Spazio Taverna e Studio Labics; il mito di Scilla e Cariddi in una restituzione dinamica e contemporanea di Diorama; l’occhio, l’insieme degli sguardi sul progetto Biennale e sullo Stretto di Danilo Trogu, il Mediterraneo nel lavoro di Salvatore Greco; il progetto “La città e il mare” con le scuole coordinato da OAPPC Reggio Calabria.

Danilo Trogu

Uno sguardo sullo Stretto. Installazione site-specific, ceramica, 2024

È una composizione di sguardi che la ceramica rende vividi e mobili, l’opera che il maestro ceramista Danilo Trogu ha realizzato per la Biennale.

Salvatore Greco

Mediterranei Invisibili, ritorni di viaggio. Quadri, basi sono temperate, fotografate e riportate in digitale, 2024

Una raccolta di disegni che vogliono essere sguardo al futuro, progetto, senza stabilire confini, facili incastri tra terre ed acque.

Associazione Nike – Irene Calabro con Spazio Taverna + Studio Labics

Percorsi, installazione site specific, materiali vari, 2024

Spazio Taverna rimette in scena l’esperienza di Studio Labics, labirinto multisensoriale, in uno spazio si allarga e si contrae per effetto dei diversi spot sensoriali diffusi sul percorso.

Diorama

Fluttuo, installazione site specific, materiali vari, 2024

Si ispira ai miti di Scilla e Cariddi: attraverso suoni e proiezioni astratte, i visitatori sperimentano l’attraversamento dello Stretto.

Ordine Architetti PPC Reggio Calabria La città e il mare

Laboratorio di progettazione urbana realizzato con gli alunni di una scuole secondaria di primo grado, creando racconti tematici e laboratori creativi, osservando la città e riscoprendo il suo rapporto con il mare.

LA BIENNALE DIFFUSA: ARTE A BADOLATO

Si chiama “Respiraterra” il progetto culturale artistico ideato da Pasquale Piroso, a Badolato Marina. Badolato è uno dei “paesi raddoppiati” della Calabria, il nucleo lungo la costa, nato dopo l’alluvione, negli anni Cinquanta, il borgo antico arroccato tra mare e montagna.

Che questi luoghi, in Calabria e altrove in Italia, possano essere alternativa alla città è un punto di discussione molto teorico, ma è indiscutibile che la loro sopravvivenza passi attraverso un processo culturale rigenerativo, stimolo e responsabilità per la comunità progettuale. In questo scenario, l’arte come attrattore e moltiplicatore di interesse è fattore determinante e il progetto “Respiraterra”, ideato da Pasquale Piroso, ne è notevole testimonianza. Intende esplorare e valorizzare le radici culturali e naturali di Badolato, creando uno spazio in cui arte, cultura e memoria storica si intrecciano e si arricchiscono.

Secondo Piroso, architetto e curatore per la Biennale dello Stretto della sessione di Badolato, così come il concetto di periferia, luogo secondario e separato dal centro, deve essere aggiornato con urgenza all’evoluzione del contesto urbano e sociale, parallelamente, i borghi devono essere progettualmente interpretati come parte di un tessuto interdipendente e connesso alle città. Non è più sufficiente che le grandi città siano l’unico luogo in cui si progettano e sviluppano tutte le innovazioni, ma è importante che queste vengano pensate e adattate anche alle necessità dei piccoli comuni e, come per le città, la loro valorizzazione passa attraverso il recupero e lo sviluppo del territorio circostante.

Una fascinazione reciproca, quasi un senso di appartenenza atavico lega gli artisti ai luoghi, particolarmente ai borghi stratificati e densi di esperienze architettoniche, paesaggistiche. Un’attrazione che i piccoli paesi esercitano anche sugli “stranieri”. Non è infrequente la formazione di comunità artistiche internazionali nei piccoli Paesi, che a loro volta diventano volano per un turismo interessato alla conoscenza e all’osservazione più che al consumo.

Respiraterra” è una rappresentazione paradigmatica del legame tra arte e luogo: un palcoscenico naturale all’interno del quale le opere di artisti contemporanei generano riflessioni che tengono insieme l’ambiente, il paesaggio e il territorio.

La tenuta di Respiraterra (può essere visitata su appuntamento) ospita in esposizione permanente:

OPERE IN GIARDINO

Alberto Timossi

Contraccolpo.

Tubo in PVC smaltato e granito, cm 520 x 240 x 140 Giugno 2024

Pino Codispoti

La fibra della ginestra.

Stampa su di bond cm 200×100 (1992)

Pino Codispoti

Volti e Personaggi.

Stampa su di bond cm 200×100 (1987)

Antonio Tropiano Pater, scultura in acero Cm 220×70 (2023)

Roberto Giglio

Ama Terra Murales cm 350×270 (2022)

Dino Serrao

Angelo (Dino Moment).

Stampa su di Bond cm 200×130 (2024)

Matteo Basilè

Landing

Light Box, dittici diametro cm 70 (2012)

Progetto artistico per residenza Margutta (Loft Canova)

Antonia Ciampi

Centro Abitato

Cm 150×50 Legno, tela gommapiuma, acrilico (2024)

Dico’

Gandhi

Cm 50×50, Mixed media on wood, canvas, neon and Plexiglas (2017)

Luigi Ontani

Montovolo Pinealitaltrove Scultura ovale in bronzo Ovale diametro cm 80 (2003)

Opera Collettiva a cura di Roberto Giglio

Laboratorio d’arte con architetti due tele cm 250×140 (2022)

Opera Collettiva a cura di Luigi Ontani e Roberto Giglio

Artisti protagonisti: bambini

12 acquarelli su legno ovali diametro cm 80 (2016) Roma, evento Palazzo Canova Open Day

OPERE ALL’INTERNO

Marilisa Pizzorno

Cabine di Mutazione, olio su tela, cm 130×180 (1984)

Luigi Ontani

Scarpe con mensola oro – AbbottoNato

Ceramica policroma e oro zecchino cm 30x10x18h (2012)

Luigi Ontani

Apparance

Tondo, Diametro cm 40 (2018)

Paolo De Cuartu

Tela 1400×1200 (2002)

Roberto Giglio

Tele varie

Tommaso Cascella

Tele varie

Pasquale Piroso, il curatore della sessione Arte a Badolato:

Pasquale Piroso è da sempre legato a doppio filo al tema dell’arte: laureato in Architettura con. Paolo Portoghesi, con il quale ha collaborato a numerosi progetti di caratura nazionale, oggi “condivide le vestigia” di Palazzo Canova con un grande artista contemporaneo, Luigi Ontani.

Qui, dirigendo l’opera di restauro architettonico della galleria dello scultore neoclassico, ha poi fondato lo studio di architettura Loft Canova. In questo habitat che innesta l’antico al contemporaneo, l’arte all’architettura, sono nati progetti importanti, incentrati sul sempre vivo dialogo tra arte, interior design e lighting design, ispirati alla natura e abilitati dalla tecnologia.

Lo studio si occupa di progettazione degli interni, residenze, hotel, sedi di aziende, ristoranti e restauro monumentale per committenza nazionale e internazionale.

I DIRETTORI

Mariangela Cama, architetta, è funzionaria tecnica alta professionalità, al Dipartimento “Territorio e Tutela dell’Ambiente” della Regione Calabria.

È stata Assessora tecnica presso il Comune di Reggio Calabria dal 2019 al 2021, con delega alla “Pianificazione territoriale e urbana sostenibile e programmazione progetti strategici – Edilizia, Vigilanza e Demanio – Mobilità e Trasporti – Società partecipate” ed è consigliere dell’Ordine degli APPC della Provincia di Reggio Calabria dal 2017 e per il quadriennio 2021-2025.

Ha seguito il coordinamento generale della prima edizione della Biennale dello Stretto ed è co-direttore della seconda edizione.

Alfonso Femia, architetto, designer e urbanista, opera professionalmente, in ambito internazionale, dal 1995. E fondatore e presidente di Atelier(s) Alfonso Femia con sede a Genova, Milano e Parigi. È co-fondatore di 500×100 società benefit attraverso la quale sviluppa i progetti culturali e di ricerca. È stato direttore della III edizione della Biennale Internazionale di Architettura di Pisa nel 2019 e ideatore e curatore della I edizione de La Biennale dello Stretto. Ha vinto numerosi premi d’architettura in Italia e in Francia, pubblica saggi ed è speaker in conferenze internazionali.

Francesca Moraci, architetta, PhD in pianificazione territoriale, MS in Econocomic Policy and Planning, Fulbright in Economics, (NU Boston) è professoressa ordinaria di urbanistica presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria. È stata tra i 15 esperti del MIT per il Piano Istituto Strategico Nazionale per la Portualità e la Logistica (riforma della portualità) e ha redatto piani urbanistici. È stata componente della

Commissione del MIMS per la riforma della legge urbanistica nazionale, standard urbanistici e Testo Unico dell’Edilizia. È autrice di numerose pubblicazioni. È curatrice della Biennale dello Stretto.

I PROMOTORI E LE PARTNERSHIP ISTITUZIONALI

La Biennale dello Stretto 2024 è un progetto culturale promosso e sostenuto da 500x100sb, OAPPC Reggio Calabria; condiviso e sostenuto da ANCE Reggio Calabria, Università Mediterranea di Reggio Calabria, Università degli Studi di Messina, Comune di Campo Calabro e partecipato con Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Fondazione Horcynus Orca, Comune di Villa San Giovanni, ADI nazionale e delegazioni Calabria e Sicilia.

in collaborazione con

Gal Terre Locridee, Gal Area Grecanica, Gal Batir, ANCE Messina, Ente Parco Aspromonte, Fondazione Horcynus Orca, ADI nazionale e delegazioni Calabria e Sicilia, INBAR, Associazione Nike, Palatina Cultural Group

500x100sb è un progetto culturale che investiga l’architettura e il design nel processo di integrazione con la città, raccogliendo testimonianze, esperienze, idee che aiutino a capire come tutto stia mutando. È stata il motore operativo della prima edizione della Biennale dello Stretto. “Compagni di viaggio” di 500×100 e de La Biennale dello Stretto: Atelier(s) Alfonso Femia, Attico Staygreen, Studio Berruti, eFM, Medit, Mirage, US Universal Selecta.

Main Partners

La realizzazione de La Biennale dello Stretto è possibile grazie anche al contributo di Cariboni Group, Egoitaliano, Heidelberg Materials (nuovo brand Italcementi), In-Visible Lab, Liuni, Panzeri, ProViaggiArchitettura, Roca Italia.

Partners Tecnici

Contribuiscono all’allestimento di Forte Batteria Siacci e delle altre location: Cariboni Group, i Guzzini, Scarpat, Claypaki, Audiosales, International Sound, 3F Filippi, Martinelli.

Sitoweb: https://www.mediterraneiinvisibili.com/la-biennale-dello-stretto/

LA SCELTA DI UN LUOGO FUORI CIRCUITO

Campo Calabro si raggiunge, da Reggio Calabria, in una ventina di minuti in auto e in 40 con l’autobus. È a 150 metri di quota sul mare e si estende per otto chilometri quadrati. Ci abitano meno di 5mila persone.

Una dimensione e una collocazione geografica differente da quella dai grandi centri (Venezia, Firenze, Milano, Parigi, Berlino…) ma anche dai paesi minori deputati a essere luoghi della cultura: per esempio Avignone, Orleans, Taormina, Peccioli, (borgo che si è conquistato, a buon diritto, una eccellente centralità culturale, che si estende su una superficie dieci volte più grande quella di Campo Calabro, e che si trova in Toscana, nell’area pisana… grande privilegio di nascita).

A Campo c’è la fortificazione umbertina più grande dello Stretto di Messina, sia per dimensioni, sia per qualità dell’architettura. Fu tra i primi forti ad essere realizzati e fu costruito in quattro anni, dal 1884 al 1888.

Un luogo tanto straordinario per il costruito e l’ambiente naturale, quanto rappresentazione di tutta i discomfort immaginabili: per la logistica (molto a Sud), complicato da raggiungere, riqualificato solo in parte …

La Biennale dello Stretto si è insediata al Forte (il sindaco di Campo Calabro, Rocco Repaci, l’ha destinato nel 2021, a essere sede permanente della manifestazione), trasformandolo, per i quattro mesi della manifestazione, in un centro nevralgico della cultura architettonica e urbana con una presenza significativa di presenze internazionali.

Una scelta contro tendenza perché la produzione culturale italiana, che dovrebbe avere il compito di concorrere alla costruzione della cultura nazionale, è invece sempre più globalizzata, scansita da slogan ed eventi blockbuster.

I comuni minori non hanno titolo per appropriarsi di un ruolo significativo: entrano solo in dinamiche di consumo locali e per brevi durate. Questo vale sia per i piccolissimi delle aree interne, sia per le città di medie dimensioni.

Secondo Stefano Monti – autorevolissima voce in tema di riqualificazione urbana attraverso la cultura, (in un articolo pubblicato a novembre, nel magazine online Artribune) – al di fuori dalla cultura istituzionale e dei grandi musei, la cultura cittadina, spesso, si riduce a una programmazione di eventi di medio valore e nell’adesione alle giornate istituzionali. Non è possibile immaginare una reale produzione culturale, se non dal territorio, proprio in virtù della storia del nostro Paese che si origina nella rete dei Comuni.

Una visione contemporanea del territorio dovrebbe, invece, mettere in campo azioni micro-diffuse. La valorizzazione passa dalla potenza geografica, storica dei luoghi che amplificano il loro vigore culturale per attrarre il confronto sul piano internazionale.

È quello che La Biennale dello Stretto ha fatto nel 2022 e sta facendo in questa edizione.

Nel corso del talk dedicato all’attivazione culturale Antonella Ferrara, presidente e direttore artistico di Taobuk (Taormina Book Festival) ha ben sintetizzato l’esperienza: “I luoghi come i libri sanno raccontare storie e le storie dipendono da come si interpretano. Così il progetto della Biennale dello Stretto ha rivelato un luogo invisibile – Forte Batteria Siacci – e e sta attribuendo un grande valore culturale al paese di Campo Calabro”.

SINERGIE TRA ALLESTIMENTO E LUOGO

La presenza di figure di alto profilo nazionali e internazionali assume, a Forte Batteria Siacci, un significato profondamente diverso da quello che potrebbe avere a Roma, Parigi, Venezia.

Ancora una nota sull’allestimento (su progetto AF*Design – Alfonso Femia, Enrico Martino, Fabio Marchiori, Carola Picasso, Simonetta Cenci – con la collaborazione di Alberto Idone e Salvatore Vermiglio e realizzato da L’Artiere – Giuseppe Scopelliti) nella prima edizione la navata centrale di Forte Batteria Siacci era stata interpretata come monumento laico dedicato al confronto. Lo spazio era definito da una infilata di aste distribuite lungo i due muri laterali.

Quest’anno le aste si sono trasformate in alabarde, geometria privata, volutamente, dall’evocazione militare, funzionale ad accennare una copertura a capriata incompleta per conservare la connessione tra paesaggio ed evento.

La sacralità laica della navata (tecnicamente la trincea interna al Forte) è ancora più intensa e il luogo rappresenta, con un gesto progettuale ancora più deciso, l’intenzione culturale.

I temi

LE TRE LINEE D’ACQUA – LE CITTÀ DEL FUTURO

Dai crinali alle coste l’acqua percorre i territori sopra e sotto la superficie: infrastrutture e costruito interferiscono in un sistema unico e la ricerca dell’equilibrio è atto necessario di responsabilità progettuale. Il tema lanciato durante la prima edizione è stato riaffrontato come fattore abilitante per i processi urbani. La relazione tra acqua e progetto è fondamentale per le città del futuro ed è indicata come la quinta delle azioni individuate come dimensioni di intervento progettuale.

Il sistema di infrastrutture alla scala territoriale e urbana; lo spazio pubblico; l’abitare e il prendersi cura dei cittadini negli spazi urbani e tutti i baricentri culturali della città, la scuola per prima (gli spazi ibridi, le strutture turistiche e alberghiere, i musei …) sono gli altri ambiti d’azione.

Una nota sull’uso del plurale “Le città del futuro”, non genericamente la città del futuro: non è un passaggio formale, ogni parte del mondo, del mondo occidentale, dell’Europa, dell’Italia, delle singole regioni esprime esigenze, desideri e aspirazioni differenti. Dunque, se i caposaldi della città sono trasferibili, la loro declinazione nei singoli contesti darà esito a situazioni completamente diverse.

Di questo abbiamo parlato e stiamo parlando in Biennale attraverso la mostra, i talk, le iniziative speciali.

THE EXHIBITION

Highlight in mostra

Due i focus dell’esposizione che si sono declinati nei temi specifici: Architettura, Progetto, Fotografia, Mappe il primo; Installazioni artistiche il secondo

  1. ARCHITETTURA, PROGETTO, FOTOGRAFIA, MAPPE

UN’IDEA DI ACQUA MEDITERRANEA – mappe ed esplorazioni fotografiche

Questa è stata un’edizione dedicata ai “luoghi”: i luoghi del Ponte (le geografia e i paesaggi di partenza e approdo del dibattuto ponte sullo Stretto) e le dighe della Sila nella notevole esplorazione fotografica di Marco Introini; la declinazione dei cinque atti urbani nella ricerca fotografica “Campania sommersa” di Mario Ferrara e Giovanni Aurino, Od’a; “La migrazione del deserto”, tipico fenomeno mediterraneo messo in evidenza nella cartografia di Francesco Garofalo, Openfabric; gli “itinerari per luoghi scomparsi” suggestivo viaggio per la via istmica condotto da Fabrizia Berlingieri con gli studenti del Politecnico di Milano;

UN’IDEA DI CITTÀ PUBBLICA – piazze e spazi pubblici

La città (non solo) mediterranea fatta di spazio pubblico e relazioni urbane: nel percorso coordinato da Maria Claudia Clemente, Labics la formazione della città passa attraverso la formazione dello

spazio pubblico; così come nella mostra del collettivo Orizzontale + Atto, allestita nel fossato del Forte prospettante il tavolo di 100 metri, “Piazze. Fenomenologie dell’inatteso. Una incompleta raccolta di superfici urbane contemporanee”, 40 piazze progettate e realizzate nel XXI secolo; e nella notevole raccolta progettuale coordinata da Luisa Bravo “Re-immaginare lo Spazio Pubblico” con contributi di un panel di progettisti americani.

UN’IDEA DI MEDITERRANEI FUORI DAI CONFINI DEL MEDITERRANEO – ricerche sulla Cina

L’unicità del Mediterraneo trova contrappunti in altre dimensioni geografiche che, se pur profondamente diverse per paesaggio, geomorfologia, cultura evidenziano orizzonti paralleli “Mediterranei: similitudini e storie parallele” è la sessione curata da Gaetano Di Gesu attraverso i contributi delle Università di Zhejiang, Tongij e Xi’an.

UN’IDEA ESTESA E CONTEMPORANEA DI ABITARE – dal Messico alla Bolivia, passando per l’Europa e l’Italia

La città è fatta di natura e artificio: “Abitare il paesaggio”, la sessione curata da Annalisa Metta e Luca Molinari, amplia la visione progettuale dello spazio urbano che è dimensione fisica per innesti, ibridazioni, convergenze e divergenze compositive. Questa eterogeneità è in permanente mutazione, in un continuo farsi, disfarsi e rifarsi. Gli studi internazionali invitati dai curatori documentano una progettualità concretamente calata nel tempo contemporaneo.

UN’IDEA DI DESIGN COME PROGETTO GLOBALE – non in senso Stretto

“Non in senso Stretto” il titolo del progetto, curato da Luciano Galimberti, Francesco Alati e Annalisa Spadola, con la consulenza scientifica di Vincenzo Castellana e il coordinamento di Giusi Buono, allestito al Forte Batteria Siacci da ADI nazionale e dalle delegazioni territoriali Calabria e Sicilia, giocando con il nome del tratto di mare tra Calabria e Sicilia, fa riferimento alla capacità del design contemporaneo di superare i confini tradizionali del prodotto e della sua estetica, per abbracciare ambiti di applicazione sempre più vasti, vari e trasversali.

UN’IDEA DI MOBILITÀ VICINA ALLE PERSONE PIÙ CHE ALLA STRADE – connessioni vs collegamenti Curata da Federico Parolotto (MIC HUB) e Gaia Sgaramella (Fondazione Mobilità in città), la sessione “Connessioni” sviluppa uno ricerca sulle città di Messina e Reggio Calabria, prefigurando progetti e scenari, consapevoli dell’impatto delle nostre azioni quotidiane sull’ecosistema naturale.

  1. ARTE – tempo dentro lo spazio

Le opere dei 22 artisti invitati da Angela Pellicanò, curatrice della sessione, e degli indipendenti sono una parte importante del progetto Biennale.

La connessione tra arte e architettura è un’indispensabile azione di pensiero per rappresentare compiutamente la complessità espressiva contemporanea. È nell’alveo della sensibilità, delle competenze e della cultura dell’artista alimentarsi e sperimentare lo spazio architettonico o urbano, così come per l’architetto condividere le ricerche artistiche dalle quali trarre suggestioni culturali.

La curatrice ha indicato il tema “Casa come me” (così Curzio Malaparte aveva definito la villa costruita a Capri), metafora non del solo atto fisico dell’abitare, ma dell’esperienza esistenziale profonda e totalizzante dove la casa diventa l’allegoria della nostra stessa esistenza.

Gli artisti indipendenti esplorano altri temi: il valore dell’esperienza che l’osservatore può vivere in relazione all’opera, nell’installazione di Associazione Nike con Spazio Taverna e Studio Labics; il mito di Scilla e Cariddi in una restituzione dinamica e contemporanea di Diorama; l’occhio, l’insieme degli sguardi sul progetto Biennale e sullo Stretto di Danilo Trogu, il Mediterraneo nel lavoro di Salvatore Greco; il progetto “La città e il mare” con le scuole coordinato da OAPPC Reggio Calabria.

Per vedere tutti gli artisti in mostra qui il link alla pagina del sito.

LE GIORNATE SPECIALI

Forte Batteria Siacci è aperto nei fine settimana (e su richieste, in altre giornate dedicate alle scuole); i volontari dell’associazione Sentierintrecciati, (presidente il prof. Domenico Colella), raccontano ai visitatori il luogo, il progetto della Biennale e le opere esposte.

Il 12 ottobre, 20esima giornata internazionale dell’Arte contemporanea, il Forte è entrato nel percorso Amaci (Associazione Musei Arte contemporanea Italiana).

Un comune sentire e un dialogo che si tramuta in “azione” per moltiplicare le occasioni di scoperta e di autentica bellezza ha condotto alla sinergia tra FAI e Biennale dello Stretto e all’inclusione del Forte Batteria Siacci come luogo delle Giornate FAI d’Autunno, il 12 e il 13 ottobre.

Complessivamente nelle due giornate sono stati registrati quasi 2000 ingressi (1200+ nella sola giornata del 13).

Il Forte viene visitato in media da 450 persone ogni fine settimana e da un numero variabili di studenti durante la settimana.

Highlight Talk ARGOMENTI E PERSONE

I TALK

Le città come sono e come vorremmo che fossero; l’acqua come fattore determinante sono stati i temi dibattuti sotto molteplici punti di vista, alcuni particolarmente significativi per trasferire l’ampiezza di visione che il progetto Biennale dello Stretto diffonde.

La Biennale fuori Biennale

A BADOLATO E A PARIGI

I direttori della Biennale hanno, sin dalla prima edizione, dichiarato il valore territoriale dello Stretto, della sua posizione, come luogo-antenna in ascolto e diffusione di civiltà eterogenee. Un privilegio concesso dalla geografia, perché lo Stretto è fisicamente al centro delle tre rive che lambiscono il Mediterraneo.

La Biennale, progetto culturale propulsivo, è diventata una Biennale diffusa a Badolato e Parigi. Una grande città, tra le più famose nel mondo, e un piccolo paese molto a Sud; per la prima il Mediterraneo è evocazione, nostalgia, sentimento; per il borgo è sguardo, vicinanza, luogo di partenza e di ritorno: la Biennale è capace di tenere insieme salti di scali che, attraverso i progetti, traversano l’Europa, arrivano in Cina e passano dalla Calabria alla Francia.

Nel talk che aveva visto protagonisti i luoghi e il cinema, durante la prima edizione della Biennale, il regista Stefano Savona aveva parlato del documentario “Roshbash Badolato”, racconto dell’arrivo dei curdi a Badolato, sulla nave Ararat nel 1997.

Badolato è uno dei “paesi raddoppiati” della Calabria, il nucleo lungo la costa, nato dopo l’alluvione, negli anni Cinquanta, il borgo antico arroccato tra mare e montagna.

Che possano essere questi luoghi, in Calabria e altrove in Italia, alternativa alla città è un punto di discussione molto teorico, ma che l’esistenza in vita passi attraverso la loro valorizzazione come parte di un processo culturale rigenerativo è stimolo e responsabilità per la comunità progettuale. In questo scenario, l’arte come attrattore e moltiplicatore di interesse è fattore determinante, come ben espresso nel progetto “Respiraterra”, villaggio artistico sostenibile, coordinato dall’architetto Pasquale Piroso che ha aperto la due giorni fuori Biennale.

La mediterraneità del progetto Biennale si è trasferita a Parigi, portando “Le città del futuro” come spunto di dibattito e confronto con Giorgio Bianchi e Stefano Marrano, Renzo Piano Building

Workshop; Marion Waller, direttrice generale Pavillon de l’Arsenal; Franck Boutté, studio di ingegneria urbana sostenibile Atelier Franck Boutté; Myriam Diguet, direttrice di Atelier Urbain di Paris La Défense.

Live moment

Due momenti particolari e un filo conduttore unico rappresentano l’edizione della Biennale 2024: il laboratorio di urbanistica tattica a Villa San Giovanni, in felice coincidenza della Settimana Europea della Mobilità e l’installazione artistica “Un mare di luce”.

UN’IDEA CONCRETA DI TRASFORMAZIONE URBANA IN TEMPO REALE

Villa San Giovanni è una città piccola e, insieme, un importante nodo marittimo per la Sicilia e parte del corridoio infrastrutturale europeo TEN-T.

In attesa della realizzazione di grandi progetti infrastrutturali, complicati e dibattuti, la Biennale dello Stretto e Fondazione Mobilità in città, diretta da Gaia Sgaramella, in condivisione con l’Ordine degli Architetti di Reggio Calabria, l’amministrazione di Villa San Giovanni e tutta la comunità, hanno promosso un progetto di ripensamento degli spazi esistenti, rendendoli più sicuri e “camminabili”. Sul lungomare Fata Morgana, nella zona di Cannitello, sono stati riconfigurati gli spazi carrabili con interventi puntuali, migliorando gli attraversamenti pedonali e restituendo spazio pubblico alle persone, attraverso pitturazioni e colori vivaci, che hanno reso lo spazio interattivo. È un’azione tattica che mira a spostare l’attenzione dalle automobili ai cittadini. La sindaca di Villa, Giusi Caminiti, è stata presenza attiva (non solo istituzionale) nel percorso di elaborazione dei disegni e della loro campitura.

UN’IDEA DI CONNESSIONE EDUCATA

La Sicilia è separata dall’Italia da un tratto di mare che misura, nel punto più vicino sulla riva calabrese, poco più di tre chilometri.

L’idea di unire le due sponde risale alle guerre puniche e si è perpetuata fino a oggi. Opinioni contrastanti sull’opportunità di costruire un “collegamento stabile”, così viene definito tecnicamente, si sono succedute nel corso del tempo e, particolarmente oggi, la questione infiamma gli animi.

Un argomento ineludibile, ancora di più per un progetto culturale che s’insedia in una tra le geografie più inconsuete dell’Italia, grande custode dell’immateriale, densa di suggestioni invisibili. Già tracciata durante la prima edizione della Biennale nel 2022, “Un mare di luce” è stata una proiezione temporanea di fasci luminosi, una linea concettuale istantanea che ha unito Villa San Giovanni (Alta Fiumara) a Messina (Capo Peloro), per indurre una riflessione sul complesso e, talvolta, ambiguo rapporto tra unione e separazione, sulla contrapposizione tra vicino e lontano, sulla polarizzazione e sulle tensioni che animano il vivere contemporaneo. Effimera, educata, l’installazione ha creato una dimensione che si è consumata in pochi minuti, lasciando immutato l’ambiente e il paesaggio: un tempo e uno spazio finiti, dilatati dalla luce che ha restituito, senza corrompere la potenza dello Stretto, paradigma del Mediterraneo intero. L’installazione è stata autorizzata da Enav, dalla Capitaneria, dalle prefetture di entrambe le Amministrazioni cittadine. ClayPaki e AudioSales hanno sostenuto il progetto e International Sound ha realizzato tecnicamente l’intervento.

UNA LUMINOSA IDEA DI PROGETTO

La luce è il filo rosso della Biennale dello Stretto, fin dalla prima edizione. E non potrebbe essere diversamente: lo Stretto è luce prima di essere territorio e Forte Batteria Siacci è un’inaspettatamente gentile appendice sulla sponda reggina. Senza interferire, accoglie e rende ancora più potente il sole che sorge e tramonta nel suo mare. In questa edizione, la luce è primo elemento di progetto, fondamentale nell’economia compositiva dell’allestimento, (progetto AF*Design – Alfonso Femia, Enrico Martino, Fabio Marchiori, Carola Picasso, Simonetta Cenci) con la collaborazione di Alberto Idone e Salvatore Vermiglio e realizzato da L’Artiere (Giuseppe Scopelliti).

Anche il progetto illuminotecnico è di AF*Design (Alfonso Femia, Enrico Martino) e In-Visible Lab (Silvia Perego).

IDEE PER LE CITTÀ DEL FUTURO

Otto istituti della città metropolitana di Reggio Calabria, coordinati dall’Ordine degli Architetti hanno realizzato il progetto “Prospettiva per la città del futuro …in cento metri”. Il tavolo lungo cento metri – che ha trasformato il fossato di Forte Batteria Siacci in uno spazio d’incontri e di convivialità durante i quattro mesi della manifestazione – è stato un campo d’azione progettuale per gli studenti che hanno interpretato il tema proposto dai direttori, con parole, disegni, idee: le città del “loro” futuro, un contributo che, più di qualsiasi altro, ha avvicinato la dimensione concettuale e di riflessione della Biennale alla realtà.

La sessione di dicembre

UNA PREVIEW DEI TEMI E QUALCHE SPOILER SULLE PRESENZE

Dal 13 al 15 dicembre si terrà la sessione conclusiva della Biennale dello Stretto a Messina, in Università degli Studi e a Reggio Calabria, al Museo Archeologico Nazionale.

Aspetti inesplorati dell’acqua nel progetto coordinato da Fabrizia Berlingieri, professoressa al Politecnico di Milano, che racconta di un affascinante Itinerario per luoghi scomparsi; l’acqua come chiave, l’infrastruttura come evento, un’altra faccia della complessità progettuale contemporanea sarà affrontata da Clément Blanchet, architetto, autore, insieme a OMA, del Simone Veil Bridge a Bordeaux, opera architettonica densa di valore civico.

L’informazione sull’architettura – spesso anche la sua narrazione – è monopolio degli architetti; come conseguenza è seria e qualificata, ma a “circolo chiuso”.

il trasferimento di notizie, spiegazioni e approfondimenti è sostanziale per il funzionamento e l’integrazione dell’architettura nelle città e nel territorio. Si può affermare che una buona informazione sul progetto e sul processo architettonico contribuisce a costruire un’architettura democratica?

Parleremo di come si scrive (e si parla) d’architettura con Maria Chiara Voci, Il Sole 24 Ore, Paolo Bovio, managing director Will (Chora Media) e Lucia Brandoli, The Vision, con Giorgio Tartaro, moderatore e parte in causa come giornalista esperto in design e architettura.

L’invisibilità del Mediterraneo in chiave geo-politica e culturale sarà l’oggetto del talk condiviso con Giovanni Messina, geografo ricercatore dell’Università degli Studi di Messina e Caterina Pastura, casa editrice Mesogea.

Cuore delle giornate conclusive, la sessione Abitare il Paesaggio curata da Annalisa Metta, architetta paesaggista, professoressa ordinaria Università Roma Tre e Luca Molinari, critico, curatore, professore ordinario Università della Campania “Luigi Vanvitelli”: con loro un panel straordinario nazionale e internazionale.

Due presenze straordinarie, special guest, gli architetti Massimo Pica Ciamarra e Giancarlo Mazzanti. Il Mediterraneo, lo Stretto, il paesaggio: la scrittrice Nadia Terranova chiuderà la seconda edizione con riflessioni storiche e letterarie sulle tre rive.

Nel corso della sessione conclusiva si terrà la premiazione dei progetti selezionati dai direttori, intitolata a La Biennale dello Stretto.

Sito web La Biennale dello Stretto 2024: https://biennaledellostretto.eu

Exit mobile version