Il gambero di fosso è un piccolissimo gambero lungo circa due centimetri, che vive nelle acque sorgive della pianura padana. Soprattutto nel mantovano lo troviamo nelle risaie e nei fiumi e canali che costeggiano i paesi per questo, è molto apprezzato e compare in alcune ricette tradizionali. Come tradizione vuole, ormai da 24 anni, il Comitato manifestazioni di BARBASSOLO frazione di Roncoferraro organizza da venerdì 4 a lunedì 7 agosto la FESTA DEL SALTAREL.

 

Una manifestazione ormai consolidata e apprezzata anche dagli estimatori del famoso gamberetto d’acqua dolce che per gustare i piatti tipici della cucina mantovana ovvero, il risot e saltarei e la frittata coi saltarei arrivano a Barbassolo da molti paesi e province limitrofe.

Bisogna precisare che il gustoso saltarel viene pescato nei canali attorno al comune di Roncoferraro e cucinato dai bravissimi mastri risottai dove la ricetta viene gelosamente custodita anche se alcune peculiarità dell’ottima riuscita è soprattutto la qualità del riso coniugata alla selezione della polpa di pesce gatto con l’aggiunta dei saltarei fritti.

 

Il menu oltre al Risot e saltarei offre

Risotto alla pilota

Frittata coi saltarei

Saltarei con la polenta

Bistecca di cavallo

Cotto alla brace

Salamelle e polenta

Cotechino e lingua

Pollo ai ferri

Patatine fritte

Grigliata di verdure

La Festa del Saltarel ogni anno è un successo grazie all’infaticabile lavoro portato avanti da un centinaio di volontari impegnati ognuno nei vari compiti.

Nelle quattro serate oltre alla buona cucina gli organizzatori hanno messo a disposizione gratuitamente l’area spettacoli  per intrattenere il pubblico.

Nelle quattro serate oltre alla buona cucina gli organizzatori hanno messo a disposizione gratuitamente l’area spettacoli  per intrattenere il pubblico.

 

 

Inoltre è stata programmata una visita guidata alla pieve dei santi Cosima e Damianoda poco tempo divenuta santuario. Per ragioni stilistiche e architettoniche, la costruzione dell’edificio viene fatta risalire al XII secolo e faceva parte di quelle proprietà che Matilde di Canossa aveva donato al monastero di San Benedetto Po agli inizi del XII secolo.