L’Alternaria, o “marciume calicino”, si manifesta con piccole bollicine sulla superficie dei frutti, resi così immangiabili, costringendo dunque i produttori a mandarli al macero.
A darne conferma è Emilio Canossa, che a San Giovanni del Dosso ha visto due ettari di terreno, coltivato a pere varietà Conference e Abate, colpiti dal fungo: «Il danno è importante, arriva fino al 70% della mia produzione, andata in fumo. Ormai non c’è più nulla da fare, strategie politiche errate ci hanno tolto gli unici prodotti efficaci per contrastare la malattia. Personalmente, da una produzione di circa 250 quintali per ettaro, mi sono trovato con a malapena 100 quintali per ettaro». Poco distante vi è l’azienda di Nunzio Gennari, produttore di frutta: «Il danno c’è in tutte le aziende – spiega – non si salva quasi nessuno. C’è da sperare che non arrivi l’Alternaria Mali, altrimenti la situazione sarebbe paragonabile a quella della Xylella al sud. Ho provato di tutto, dalla fresatura del terreno al pirodiserbo, vale a dire lingue di fuoco tra le piante, per debellare il fungo, senza successo. La malattia è tornata alla carica dopo che ci hanno tolto i prodotti fitosanitari per combatterla. Il problema c’è soprattutto sulle varietà Abate e Conference, ma anche sulla Decana».
In provincia di Mantova sono circa 700 gli ettari di terreno coltivati a pera, ora in grave pericolo: «L’ennesima dimostrazione – spiega Cortesi – di come scelte politiche prese con superficialità si ripercuotano nel lavoro quotidiano dei nostri imprenditori. La ricerca di nuovi metodi di contenimento e contrasto deve diventare prioritaria». La situazione rischia di mettere in crisi l’intera filiera delle pere, molto forte nella parte sud della nostra provincia, viadanese compreso.
I danni della pera mantovana potrebbero superare i 4 milioni di euro colpita dalla cimice asiatica e, nelle ultime settimane da marciume calicino e maculatura bruna.
Questa una prima stima di Coldiretti Mantova, alla luce delle segnalazioni finora raccolte dagli uffici, impegnati a stilare un dossier da consegnare alla Regione Lombardia
“Il problema esiste ed è esploso in maniera evidente negli ultimi dieci giorni – spiega Pier Paolo Morselli, responsabile della sezione di Ostiglia di Coldiretti e presidente della Corma, la cooperativa ortofrutticola di San Giovanni del Dosso -. È necessario, tenuto conto che il fenomeno non è circoscritto al Mantovano, ma è presente anche in altri territori vocati alla produzione di pere, che venga convocato urgentemente un Tavolo tecnico interregionale, partecipato anche dal ministero delle Politiche agricole, per pianificare azioni di contrasto”.
Serve quanto prima, sollecita Morselli, “una task force in grado di studiare tecniche alternative all’utilizzo della chimica, che non ha dato i risultati attesi, attraverso nuove soluzioni per la lavorazione del terreno, fino allo sviluppo di tecnologie ecocompatibili o biologiche”. Anche il potenziamento dei Servizi fitosanitari regionali potrebbe aiutare, in particolare nelle fasi di monitoraggio e prevenzione.
Nessuna deroga, sottolinea Coldiretti Mantova, per utilizzare formulati chimici superati e, per questo, non ammessi. “Non è il momento di fare polemica, ma chi avanza tali ipotesi – commenta Morselli – evidentemente non tiene conto della risposta del mercato e dei consumatori”.
Dai dati raccolti in questa prima fase da Coldiretti Mantova, i comuni maggiormente colpiti sono, ad oggi, Pegognaga, Moglia, Sermide e Ostiglia, con danni medi per azienda che si aggirano intorno ai 15.000 euro per ettaro. Le varietà Abate Fetel e Conference risultano essere, finora, le più esposte alle malattie fungine del marciume calicino e della maculatura bruna.

