Per l’occasione durante la mattinata in degustazione anche il vino della Cantina di Gualtieri fatto con l’uva fogarina.
[…]Oh com’è bella l’uva fogarina
oh com’è bello saperla vendemmiar
a far l’amor con la mia ohi bella
a far l’amore in mezzo al prà.
Filar no la vol filar
cusir non lo sa far
il sol de la campagna
il sol de la campagna […]
Ad allietare la mattinata la musica de “I musicanti d’la Basa” con canti popolari tra i quali, ovviamente, “l’uva fogarina” e molti altri.
Ma cos’è l’uva fogarina?
L’uva fogarina è un vitigno storico dell’Emilia Romagna noto soprattutto per la canzone del folklore italiano. Fino al 1930 era molto diffuso nelle zone di Gualtieri, Boretto e Bresciello, dove il vitigno raggiungeva anche l’80%, poi piano piano la tradizione di questo vitigno si è un po persa.
La denominazione Fogarina ha una provenienza piuttosto incerta, dal momento che è circondata da diverse leggende. La prima leggenda sostiene che il nome Fogarina deriva dalla caratteristica dell’uva, di riuscire ad accendere in modo intenso e predominante nei tagli con vini diversi; la seconda leggenda, invece, fa derivare il termine Fogarina dal suo fantomatico arrivo nelle zone reggiane in seguito ad una piena del Po che, trascinando con la sua furia piante e semi, creò un boschetto di ridotte dimensioni che venne proprio battezzato Folgarin.
Testimonianze relative all’uva Fogarina si ritroverebbero, però, addirittura in uno scritto di Virgilio, probabilmente per via del fatto che, a quei tempi, l’uva Fogarina si trovava come Vitis Lambrusca nella zona di Reggio Emilia.
Da questo vitigno si ricava l’omonimo vino dal colore rosso violaceo e dal sapore molto fruttato e con bassa gradazione alcolica.
All’olfatto, questo vino dimostra delle tipicità floreali e speziate, ma esprimendo anche degli intensi aromi di ribes e ciliegi, ben accompagnati da toni caramellati e da qualche aroma vegetale, come ad esempio i peperoni. Al gusto, il vino Fogarina si caratterizza per essere piuttosto ricco, con una struttura media ed una buona persistenza che arriva fino ai sette secondi; acidità e astringenza sono ad un livello medio.
Essendo una varietà a maturazione tardiva la sua vendemmia coincide con la fine del lavoro e con l’inizio delle feste.
Ricercano la musica tradizionale delle nostre terre che arrivano dagli anziani suonatori e dagli eredi di chi non c’è più; associata ai canti popolari da osteria e alle canzonette del dopoguerra.
Vengono riproposte le atmosfere musicali che caratterizzano tutte le feste anche improvvisate che venivano organizzate in campagna al termine dei lavori pesanti.
I musicanti ripropongono le musiche dei balli che si tenevano sull’aia, che si facevano al termine della trebbiatura e della vendemmia e che coinvolgevano anche il pubblico.

