Da alcuni anni il Cai Val d’Enza – GeB è impegnato, con escursioni, iniziative di studio e di divulgazione, a valorizzare la vallata, nella forte convinzione che si tratti di un territorio ricco di potenzialità, con le sue importanti testimonianze storiche, le suggestive varietà paesaggistiche, i preziosi ambienti naturalistici. In quest’ottica si colloca anche questo progetto di catalogazione e promozione delle numerose raccolte museali presenti, un’altra significativa risorsa di quest’area, che merita certamente di essere meglio conosciuta e pubblicizzata. Si tratta, nella quasi totalità, di collezioni legate al territorio, a epoche lontane o recenti della sua storia: dalle antiche civiltà terramaricole a quella contadina, dai conflitti bellici che toccarono anche la zona, alle gesta della Resistenza ben attiva da queste parti, dall’arte classica a quella contemporanea. Esse variano molto per dimensione o modalità di allestimento: alcune hanno già un rilievo nazionale e contano migliaia di visitatori, altre sono semisconosciute e situate in isolati borghi appenninici.
Ma tutte rappresentano il volere di comunità nel conservare i segni e la memoria del proprio passato, o il desiderio di creare interesse, curiosità e bellezza attorno ad esse, con collezioni originali o raccolte d’arte. Da tali considerazioni è scaturita l’idea di elaborare una piccola guida, che possa aiutare a far conoscere queste realtà, soprattutto le meno note, dando vita ad uno stimolante itinerario, attraverso i luoghi e attraverso il tempo, alla scoperta della vallata, delle sue peculiarità e di elementi caratteristici del suo patrimonio culturale. Uno strumento a disposizione anche di quel turismo lento che, sempre più numeroso, si muove lungo i sentieri, le ciclabili e i piccoli centri alla ricerca di particolarità, atmosfere e testimonianze autentiche del territorio.
For some years now, the Cai Enza Valley has been working to promote this area through excursions and information activities, in the belief that it is an area rich in potential. This is also the aim of this project to catalogue and document the numerous museum collections present, another important resource that certainly deserves to be better known and promoted. The collections vary greatly in size and nature, but they all represent the will to preserve the signs and memories of past eras, or the desire to create interest and beauty around their sites.
I MUSEI
Si è deciso di inserire nella pubblicazione quelle collezioni che presentano alcuni caratteri determinati, come: conservare oggetti, documenti o opere relativi ad un tema, a un’epoca o un territorio definiti; avere uno spazio specifico dedicato alla raccolta; offrire la disponibilità ad accogliere visitatori; esprimere infine la volontà, da parte dei responsabili, di mantenerle in funzione. Nel cercare e nel scegliere quali di esse includere in questo opuscolo si è agito con una griglia piuttosto larga presentando, accanto a strutture particolarmente prestigiose, realtà di dimensioni molto più contenute e di condizioni più precarie. È stata una scelta consapevole dettata dalla volontà di richiamare l’attenzione di cittadini, associazioni e enti proprio su quelle situazioni che, pur custodendo preziosi elementi di cultura e di saperi rischiano, per la loro fragilità, di non avere una prospettiva certa. In questi casi è indispensabile che le comunità riflettano sull’esigenza di impedire che questi patrimoni di oggetti, opere d’arte o testimonianze di epoche passate si perdano, impoverendo sempre più la memoria del tempo e con essa le radici e le identità collettive. La ricerca è stata condotta con cura, grazie anche alla collaborazione delle varie amministrazioni; ciò non toglie che qualche raccolta, che poteva avere titolo per essere inserita, sia rimasta involontariamente esclusa. Forse proprio questo studio può favorire una loro “emersione”, consentendo di poterle eventualmente includere in future attività di conoscenza e promozione.
The publication includes collections that meet certain criteria, such as: preserving objects, documents or works related to a theme, a period or a territory; having a space dedicated to the collection; being able to welcome visitors. A deliberate choice has been made to include, alongside the most prestigious structures, realities of a much more modest scale, in order to draw the attention of citizens and organisations to those situations which run the risk of having uncertain prospects because of their fragility.
IL TERRITORIO
Definire i confini dell’area denominata Val d’Enza, dal Po all’Alpe di Succiso non è stato automatico; vi sono aspetti idrogeologici, storici ed amministrativi che entrano in campo e non sempre collimano. Nell’individuare i comuni da inserire in questa ricerca si è dunque tenuto conto dei fattori precedenti, integrati da alcune, ragionate, scelte discrezionali.
Innanzitutto la prossimità al corso del torrente, poi il suo bacino naturale e ancora i legami consolidati da vicende del passato o da più recenti connessioni giurisdizionali.
Tuttavia un elemento decisivo nella cernita, per quanto più indefinito e opinabile, è costituito dal senso di appartenenza all’ambito della vallata, manifestato dalle comunità con abitudini e tendenze, o espresso in modo chiaro dai propri rappresentanti politici. Infine si è ritenuto di non includere il Comune di Parma, che pure lambisce l’Enza per un certo tratto, innanzitutto per la collocazione geografica della gran parte del suo territorio, ma anche per la quantità dei suoi musei, che avrebbe sbilanciato e tolto peculiarità all’indagine.
It has not been easy to define the boundaries of the Enza Valley, from the Po to the
Succiso Alps; it was considered the proximity to the river, administrative and
historical aspects, but also the sense of belonging that some communities or their
political representatives have explicitly expressed.
I MUSEI
Si è deciso di inserire nella pubblicazione quelle collezioni che presentano alcuni caratteri determinati, come: conservare oggetti, documenti o opere relativi ad un tema, a un’epoca o un territorio definiti; avere uno spazio specifico dedicato alla raccolta; offrire la disponibilità ad accogliere visitatori; esprimere infine la volontà, da parte dei responsabili, di mantenerle in funzione. Nel cercare e nel scegliere quali di esse includere in questo opuscolo si è agito con una griglia piuttosto larga presentando, accanto a strutture particolarmente prestigiose, realtà di dimensioni molto più contenute e di condizioni più precarie. È stata una scelta consapevole dettata dalla volontà di richiamare l’attenzione di cittadini, associazioni e enti proprio su quelle situazioni che, pur custodendo preziosi elementi di cultura e di saperi rischiano, per la loro fragilità, di non avere una prospettiva certa. In questi casi è indispensabile che le comunità riflettano sull’esigenza di impedire che questi patrimoni di oggetti, opere d’arte o testimonianze di epoche passate si perdano, impoverendo sempre più la memoria del tempo e con essa le radici e le identità collettive. La ricerca è stata condotta con cura, grazie anche alla collaborazione delle varie amministrazioni; ciò non toglie che qualche raccolta, che poteva avere titolo per essere inserita, sia rimasta involontariamente esclusa. Forse proprio questo studio può favorire una loro “emersione”, consentendo di poterle eventualmente includere in future attività di conoscenza e promozione.
The publication includes collections that meet certain criteria, such as: preserving objects, documents or works related to a theme, a period or a territory; having a space dedicated to the collection; being able to welcome visitors. A deliberate choice has been made to include, alongside the most prestigious structures, realities of a much more modest scale, in order to draw the attention of citizens and organisations to those situations which run the risk of having uncertain prospects because of their fragility.
MUSEI IN VAL D’ENZA
- MUSEO DEL PO E DELLA NAVIGAZIONE – BORETTO
- CASA MUSEO AL BELVEDERE “PIETRO GHIZZARDI” – BORETTO
- CASA DEI PONTIERI, MUSEO “DINO GIALDINI” – BORETTO
- MUSEO MULTIMEDIALE DELLA BONIFICA – BORETTO
- MUSEO “PEPPONE E DON CAMILLO” – BRESCELLO
- MUSEO ARCHEOLOGICO “ALBINO UMILTÀ” – BRESCELLO
- MUSEO “BRESCELLO E GUARESCHI, IL TERRITORIO E IL CINEMA” – BRESCELLO
- CENTRO DI CULTURA AMBIENTALE FIUME PO: ACQUARIO BIOSFERA DI PARMA – MEZZANI (SORBOLO-MEZZANI)
- CASA DELLE CONTADINERIE – COENZO (SORBOLO-MEZZANI)
- MUSEO DELLA TERRAMARA “SANTA ROSA” – POVIGLIO
- CASA E MUSEO DEL CLOWN – POVIGLIO
- MUSEO CERVI – GATTATICO
- MUSEO DELLA BICICLETTA DA CORSA “COLLEZIONE BERTOLINI” – CALERNO (S.ILARIO D’ENZA)
- MUSEO DEL VINO – MONTECCHIO EMILIA
- MUSEO STORICO DEL PARMIGIANO REGGIANO E DELLA CIVILTÀ CONTADINA – VILLA AIOLA (MONTECCHIO E.)
- SEPOLCRETO CAROLINGIO E RACCOLTA DI ARMI ANTICHE “ANDREA UMILTÀ” – MONTECCHIO EMILIA
- IL CASTELLO DI MONTECHIARUGOLO: AFFRESCHI E DIPINTI DEL XVI-XVIII SECOLO – MONTECHIARUGOLO
- LA CASA DEI BURATTINI DI OTELLO SARZI – CORTE TEGGE (CAVRIAGO)
- MUSEO DEI TRATTORI “OTO MELARA” – BARCO (BIBBIANO)
- MUSEO “IL NEMICO ERA COME NOI” REPERTI DAI FRONTI DELLA GRANDE GUERRA – BIBBIANO
- MUUH…LAB: TESSITURA E RICAMO CANUSINO – BIBBIANO
- MUSEO “RENATO BROZZI” – TRAVERSETOLO
- FONDAZIONE MAGNANI-ROCCA – MAMIANO (TRAVERSETOLO)
- MUSEO DELLA RESISTENZA “SALVO D’ACQUISTO” – S.POLO D’ENZA
- MUSEO NAZIONALE “NABORRE CAMPANINI” – CANOSSA
- MUSEO DEL NOVECENTO: LA TERRA LA CASA E IL LAVORO – CIANO D’ENZA (CANOSSA)
- MUSEO UOMO-AMBIENTE – BAZZANO (NEVIANO DEGLI ARDUINI)
- MUSEO STORICO DEI LUCCHETTI – CEDOGNO (NEVIANO DEGLI ARDUINI)
- CASA MUSEO “COLIBRI” – URZANO (NEVIANO DEGLI ARDUINI)
- MUSE: COLLEZIONE D’ARTE CONTEMPORANEA – SELLA DI LODRIGNANO (NEVIANO DEGLI ARDUINI)
- MUSEO STORICO DELLA RESISTENZA – SASSO (NEVIANO DEGLI ARDUINI)
- CENTRO DI DOCUMENTAZIONE AMBIENTALE E CULTURALE VAL TASSARO – CROVARA (VETTO)
- “C’ERA UNA VOLTA” MUSEO CIVILTÀ CONTADINA – ROSANO (VETTO)
- MUSEO DELLA CIVILTÀ CONTADINA “GIANNI PREDELLI” – GOTTANO DI SOPRA (VETTO)
- VALLI DEI CAVALIERI, MUSEO DIFFUSO – PALANZANO, VENTASSO, MONCHIO DELLE CORTI
1) MUSEO DEL PO E DELLA NAVIGAZIONE
Via Argine Cisa, 11 – Borebo
Info: 0522.965601-963811 – 335.5335139;
museodelpo@comune.boretto.re.it – www.museodelpo.it Visite su prenotazione

Si tratta di un museo di archeologia industriale che conserva
una serie di oggetti, strumenti e apparecchiature utilizzate,
fino agli anni ‘60 del secolo scorso, per la manutenzione dei
fondali, delle rive e la regolamentazione della navigazione sul
Po. È ospitato nei capannoni dei cantieri navali dall’allora Genio
Civile (ora Aipo), dove si costruivano e riparavano macchine e
imbarcazioni impiegati nelle operazioni sul fiume.
Inaugurato nel 1999, l’anno successivo venne chiuso in seguito alla grande
piena che ha reso inagibile la struttura e danneggiato i materiali
contenuti. Riaperto al pubblico e alle scuole nel 2006, è stato
poi ribattezzato “Po 432 Museo-cantiere della navigazione e
del governo del fiume Po”, dove il numero sta ad indicare la
distanza chilometrica del complesso dalla sorgente sul Monviso.
All’esterno sono esposti vari tipi di natanti: piccole barche a
remi, pilotine ed una imponente piro-draga. In una spaziosa
costruzione centrale trova invece posto un reperto di notevole
interesse storico: una piroga del VII sec. lunga più di 11 mt e
ricavata da un solo tronco di quercia, emersa dalle vicine sabbie
durante la secca estiva del 2003.
2) CASA MUSEO AL BELVEDERE “PIETRO GHIZZARDI”
Via De Rossi, 27/B – Borebo
Info: 340.5072384; info@pietroghizzardi.com www.pietroghizzardi.com
Visite su prenotazione

La Casa Museo Al Belvedere “Pietro Ghizzardi” è posta nella stessa
abitazione in cui l’artista, considerato tra i maggiori esponenti
della pittura naif prima e dell’art brut poi, visse negli ultimi
anni della propria esistenza, che ebbe termine nel dicembre del
Le stanze conservano intatta l’atmosfera in cui il pittore e
scrittore, originale testimone di un mondo emarginato e perduto,
trascorse i suoi giorni lavorando in particolare ai suoi caratteristici
ritratti, deformi, grotteschi e sofferenti.
L’istituzione, fondata a Boretto nel 1992 su iniziativa di Nives Pecchini Ghizzardi,
nipote dell’artista, ospita la maggiore collezione esistente
di sue opere, che includono dipinti, murales, sculture, incisioni
e manoscritti. Custodisce inoltre diverse testimonianze relative
alla vita ed al lavoro del pittore, in particolare per quanto concerne
i materiali dell’archivio fotografico e video, che sono disponibili
in consultazione, così come il materiale bibliografico,
le rassegne stampa e la raccolta completa dei cataloghi, inerenti
la sua figura. La Casa Museo “Pietro Ghizzardi” è sede dell’omonimo
archivio, fondato nel 1978, che presiede alla catalogazione
delle opere dell’artista.
3) CASA DEI PONTIERI MUSEO “Dino GIALDINI”
Via Argine Cisa, 3 – Boretto
Info: 0522.965002 – 348.3524663; mail: info@albergodelpo.it
www.albergodelpo.it
Visite su prenotazione

Nell’estate del 1967 il vecchio ponte in chiatte che attraversava il
Po, collegando Boretto a Viadana veniva smantellato per lasciare
posto al nuovo e funzionale viadotto in calcestruzzo. Per circa un
secolo il caratteristico impianto, poggiante su barche, prima in
legno poi in cemento, aveva consentito il passaggio dei veicoli tra
la sponda reggiana e quella mantovana.
Romano Gialdini, figlio di Dino, ultimo capo pontiere, per impedire che questa particolare
esperienza andasse completamente dimenticata, nelle strutture
adiacenti all’imbocco dei pontili, ha realizzato un museo, aperto
nel 2000, che offre una ricca documentazione visiva della vita e
degli eventi che si svolgevano in quell’area e delle trasformazioni
avvenute nelle modalità di attraversamento del fiume.
Vi sono conservati oggetti e strumenti utilizzati nella gestione e nella manutenzione
del ponte, oltre a un modello dello stesso, in scala 1:10,
costruito sempre da Romano per meglio illustrarne la conformazione.
Entrando nel museo si avverte immediatamente l’atmosfera
di un’epoca e la passione di chi ha voluto mantenere vivo, nella
memoria famigliare e collettiva, un mondo caratteristico e irripetibile,
fatto di abilità e saperi che non debbono andare perduti.
4) MUSEO MULTIMEDIALE DELLA BONIFICA
Via Argine Cisa, 62 – Borebo – Info 348.4907180
mbonicelli@emiliacentrale.it www.emiliacentrale.it;
per visite inviare mail a: mbonicelli@emiliacentrale.it
o telefonare al 348.4907180

Il Museo Multimediale del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale
è situato nella Chiavica di presa a ridosso del Fiume Po, costruita
tra il 1929 e il 1930 a 150 metri dalla Controchiavica di sicurezza;
fra le due chiuse è posto un bacino di calma che, all’origine,
era attrezzato anche come porto fluviale. All’interno si possono
osservare alcuni arredi e strumenti dell’epoca, le apparecchiature
per manovrare le paratoie laterali e un carroponte per il sollevamento
di quella centrale.
Qui sono appesi due grandi arazzi che
illustrano il territorio circostante prima e dopo gli interventi di
bonifica effettuati in quegli anni. Un grande plastico, posto al centro
della sala, descrive invece tutta l’area gestita dal Consorzio con
la fitta maglia dei canali destinati sia all’irrigazione che allo scolo
delle acque. L’elemento più suggestivo è tuttavia prodotto da una
rappresentazione multimediale che, in una sequenza di scenari
tra il virtuale e il reale, racconta degli ambienti in cui opera l’Ente.
Inaugurato nel 2017 il museo costituisce la tappa iniziale del percorso
“Il Paesaggio della Bonifica”, un itinerario naturalistico-culturale,
ma soprattutto vuole aiutare a comprendere la funzione
della Bonifica per la cura del territorio e la sicurezza idraulica.
5) MUSEO “PEPPONE E DON CAMILLO”
Via De Amicis, 2 – Brescello
Info: 0522.482564 – 351.3302056;
ufficioturismo@comune.brescello.re.it – www.visitbrescello.it
Visite: orari aggiornati sul sito web del museo

Sorto sul finire degli anni ‘80, grazie all’impegno di un gruppo di
appassionati, il Museo “Peppone e Don Camillo” è uno spazio in
cui potersi immergere nel passato, lasciandosi guidare dalle locandine
originali dei film, dalle fotografie in bianco e nero, dagli
oggetti dei set cinematografici. La moto di Peppone, l’abito talare
di Don Camillo, il sidecar richiamano scene indimenticabili e riportano
a quel magico, Mondo Piccolo.
Vi è anche esposto il proiettore
con cui venne mostrato, nel 1952, il primo lungometraggio
della serie al Cinema Verdi di Brescello, in prima mondiale.
Si possono poi ammirare scatti effettuati durante le lavorazioni,
nonché le ricostruzioni di ambienti che fecero da sfondo ad alcune
riprese. Articoli di giornale raccolti in bacheche raccontano
del dibattito che accompagnò la nascita del museo e dell’eco che
l’evento ebbe a livello internazionale, mentre il bookshop consente
l’acquisto di souvenir, libri e prodotti tipici locali. All’esterno
del museo si trova il carrarmato che compare in una scena del
film “Don Camillo e l’onorevole Peppone” e la locomotiva del treno
con cui, nella prima pellicola, Don Camillo viene trasferito dal
Vescovo, per punizione, in uno sperduto borgo di montagna.
6) MUSEO ARCHEOLOGICO ALBINO UMILTA’
Via De Amicis, 2 – Brescello
Info: 0522.482564 – 351.3302056;
ufficioturismo@comune.brescello.re.it – www.visitbrescello.it
Visite: orari aggiornati sul sito web del museo

Ospitato nel centro culturale San Benedetto il Museo Archeologico,
aperto nel 2007, espone una serie di reperti ritrovati nella
zona. Fondata presumibilmente nel IV secolo a.C. dai Galli Cenomani,
Brescello divenne una città romana di notevole importanza
tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C. Grazie alla sua posizione a
ridosso del Po e in prossimità della foce dell’Enza, rappresentò
un nodo strategico per gli scambi commerciali dell’epoca.
La visitaal museo inizia al piano terra, dove sono collocati materiali
della necropoli di Brixellum, tra cui alcune steli, un sarcofago e
due statue acefale. Si può poi ammirare la riproduzione di parte
del monumento ai Concordi, rinvenuto nella vicina Boretto nel
1929 e, successivamente, posizionato nei giardini di Reggio Emilia;
in uno spazio laterale si trovano invece due splendidi pezzi di
pavimento musivo provenienti da una ricca domus romana.
Alsecondo piano si apre un salone con alcune pannellature che illustrano
la storia antica di Brescello e la gestione del territorio da
parte dei romani. Le numerose anfore per il trasporto di vino e
di olio, ritrovate nei dintorni ma provenienti da diverse aree del
Mediterraneo, attestano l’importanza commerciale di Brixellum.
7) MUSEO “BRESCELLO E GUARESCHI, IL TERRITORIO E IL CINEMA”
Via F. Cavallotti, 24 – Brescello
Info: 0522.482564 – 351.3302056;
ufficioturismo@comune.brescello.re.it – www.visitbrescello.it
Visite: orari aggiornati sul sito web del museo

Inaugurato il 21 giugno 2009 all’interno dell’ex Casa della Musica,
il Museo “Brescello e Guareschi, il territorio e il cinema” è un
luogo in cui sono esposte immagini relative alla lavorazione dei
cinque film ispirati allo scrittore parmigiano, girati a Brescello
dal ’51 al ‘65. Vi sono poi raccolti oggetti agricoli e attrezzi
dei barcaioli degli anni ’50, che contribuiscono a ricreare le
atmosfere tipiche del periodo riproposto nelle pellicole.
Il piano terra è dedicato a mostre temporanee attinenti alle stesse
tematiche. Al primo piano è invece allestita la ricostruzione di un
set cinematografico dei film di Don Camillo e Peppone, mentre
alle pareti sono appese numerose fotografie dei fuori scena,
che illustrano efficacemente l’interesse della comunità allo
svolgimento delle riprese cinematografiche. Sempre al primo
piano, si trova anche la sezione dedicata al brescellese Raffaele
Vaccari, liutaio di rilievo nazionale per la produzione di violini,
con i vari attrezzi provenienti dal suo laboratorio. L’ultimo
piano è, infine, un omaggio alla realtà contadina degli anni ’50
e al ricordo della Grande Alluvione del 1951, rappresentata pure
nel primo “Don Camillo” del 1952.
8) CENTRO DI CULTURA AMBIENTALE: ACQUARIO BIOSFERA DI PARMA
Via Fornace, 1 – Mezzano Inferiore (Sorbolo-Mezzani)
Info: 0521.803017; info@acquariobiosferadiparma.it
www.acquariobiosferadiparma.it
Visite: orari aggiornati sul sito web del museo

L’acquario si trova a Mezzano Inferiore in un edificio rurale della
golena, adeguatamente ristrutturato, circondato da un’ampia
area verde all’interno della Riserva Naturale “Parma Morta”. Una
sala, al piano terra, ospita mostre itineranti e una collezione ornitologica
rappresentata da numerose specie di uccelli del territorio.
Al primo piano si trova l’Acquario Biosfera di Parma che
offre la possibilità di un suggestivo percorso nella biodiversità
del bacino del fiume Po.
Nelle vasche sono rappresentati i vari ambienti d’acqua dolce, come i canali di bonifica, i fontanili, i torrenti appenninici, i laghi di montagna e lo stesso fiume Po. Anche attraverso l’apposita APP, si può fare conoscenza con il luccio, il barbo, il cavedano, il persico trota e tante altre specie. La vasca centrale è riservata al pesce siluro, una specie alloctona di grandi dimensioni, introdotta in Italia il secolo scorso. È possibile prenotare visite guidate e laboratori per le scuole. Di proprietà del Comune di Sorbolo Mezzani, il Centro, che si trova all’interno della Riserva Mab Unesco “Po Grande”, è inserito in un contesto turistico caratterizzato da itinerari pedonali e ciclabili e dal vicino Porto Turistico Fluviale.
9) CASA DELLE CONTADINERIE
Strada della Puia – Coenzo (Sorbolo-Mezzani)
Info: 347.1458758; info@casadellecontadinerie.it www.casadellecontadinerie.it
Visite su prenotazione

objects, tools, and clothing belonging to the people of the lower Parma area between the late 19th and early 20th centuries. The museum recreates domestic settings, as well as traditional crafts (blacksmith, carpenter etc.). The most significant part of the collection consists of period clothing.
Creare un luogo della memoria, questo lo spirito che anima, da
oltre 50 anni, la Parrocchia e il Circolo ANSPI di Coenzo nel realizzare
e mantenere viva la “Casa delle Contadinerie”, ovvero
un’imponente raccolta di oggetti, attrezzi, vestiti appartenuti alla
cultura contadina. Allestito in una casa rurale ottocentesca con
il contributo della Fondazione Cariparma, il museo conserva vario
materiale che testimonia la condizione della gente della Bassa
parmense tra fine ‘800 e inizio ‘900.
Nelle stanze sono ricreati gli
ambienti della vita domestica: la cucina, la cantina, la camera da
letto, ma anche i luoghi dove si svolgevano mestieri tradizionali
come quello del norcino, del fabbro o del falegname. Vengono poi
gli innumerevoli utensili per il lavoro nei campi e nella stalla: falci,
aratri, carretti. In una stanza è ricostruita l’aula didattica mentre
un’altra è dedicata alle radio e altre apparecchiature.
Il nucleo più
corposo è costituito dagli abiti dell’epoca: da quelli per la festa,
alla biancheria intima, con gli strumenti usati nella produzione
dei tessuti. In questa “casa” le giovani generazioni possono immaginare
la vita dei loro nonni, la grande fatica che la connotava, ma
anche lo straordinario ingegno e l’impareggiabile manualità.
10) MUSEO DELLA TERRAMARA “SANTA ROSA”
Via Parma, 1 – Poviglio
Info: 0522.960426; biblioteca@comune.poviglio.re.it
Per le visite è opportuno contattare la biblioteca comunale (0522.960426)

Nel museo, situato nel Centro Culturale, sono esposti i materiali
più significativi recuperati nel corso delle numerose campagne di
scavo effettuate, a partire dal 1983, nel Podere Santa Rosa, a Fodico
di Poviglio, dove è stato rinvenuto un insediamento terramaricolo
risalente all’età del Bronzo (XVI – XII a.C.).
L’agglomerato consta
di due villaggi: uno ampio circa un ettaro e l’altro molto più grande.
Nella prima parte della mostra, relativa al cosiddetto Villaggio
Piccolo, compare un’abbondante quantità di materiale ceramico
e vari oggetti legati alla lavorazione del corno. Nella seconda parte,
dedicata al Villaggio Grande, sono esposti monili e utensili in
bronzo, vasi di grandi dimensioni, perle in ambra e in pasta vitrea
ed un gruppo di cavallini fittili in miniatura. Chiude l’esposizione
una vetrina dedicata alle urne rinvenute nella necropoli. L’allestimento,
attuato nel 1996 e aggiornato nel 2002, è stato curato dalla
Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’E.R. e dal Dipartimento
di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Milano, con
il supporto del Comune di Poviglio e il contributo finanziario di
Coopsette. Oltre alle visite guidate, il museo propone anche laboratori
di manipolazione della creta e di tessitura per le scuole.
11) CASA E MUSEO DEL CLOWN
Via Parma, 1 – Poviglio
Info: 0522.960426; biblioteca@comune.poviglio.re.it
Visite solo su appuntamento e per gruppi

There is also a workshop area for children and a space for the presentation of shows.
La raccolta, ospitata all’interno del Centro Culturale, presenta
parte della collezione privata di “clown dal naso rosso” di Agide
Cervi: oltre cinquemila pezzi messi insieme dal collezionista nel
corso degli anni, che la rendono una delle raccolte, di questo genere,
più importanti in Italia e forse nel mondo.
La passione per queste figure era nata da bambino, quando, frequentando il negozio
di giocattoli del padre, egli ebbe modo di giocare con qualche
esemplare. Tuttavia la decisa ricerca di altri modelli è iniziata in
prossimità della pensione, cominciando a girare per i mercatini
dell’antiquariato e per le fiere specializzate. L’incredibile successo
della prima mostra, fatta nella propria abitazione, ha generato
la necessità di trovare una sistemazione più adeguata.
Oggi la Casa del Clown, nata grazie all’impegno dell’Amministrazione
Comunale, con il contributo di CCPL, della Provincia di Reggio
Emilia e di IREN Emilia Spa, accoglie pezzi dalle forme più diverse,
provenienti da molte parti del mondo. Al suo interno sono stati
creati anche una zona laboratorio dove i piccoli frequentatori
possono interagire con gli animatori e imparare a costruire un
pagliaccio, e uno spazio per la presentazione di spettacoli.
12) MUSEO CERVI
Via Fratelli Cervi, 9 – Gabatico
Info: 0522.678356; info@istitutocervi.it – www.istitutocervi.it
Visite libere e guidate nei giorni indicati sul sito web dell’Istituto Cervi

Il museo nasce come evoluzione della casa contadina, abitata dalla famiglia Cervi dal 1934, e dal racconto della vicenda dei set- te figli maschi di Genoeffa Cocconi e Alcide Cervi. Catturati dai fascisti per avere organizzato uno dei primi nuclei di resistenza partigiana nel reggiano, i sette fratelli vennero poi uccisi, per rappresaglia, il 28 dicembre del 1943.
Nel museo si trovano do- cumenti, fotografie, oggetti e varie testimonianze, audio e video, che raccontano le vicissitudini della Famiglia, la Resistenza e il dopoguerra, con attenzione al territorio e alla cultura contadina. Il museo è promotore di un intenso calendario di convegni, mo- stre, attività culturali e di spettacolo; in alcune ricorrenze signi- ficative, come il 25 aprile e il 25 luglio, si tengono manifestazioni con migliaia di partecipanti.
Recentemente è stato operato un consistente intervento di riallestimento dei percorsi espositivi e didattici che determina un’offerta di servizi sempre più estesa e qualificata, rivolgendosi a un pubblico sempre più ampio, di citta- dini, studiosi, studenti e insegnanti. Nel complesso di ‘Casa Cervi’, insieme al museo, ha sede l’archivio Emilio Sereni, dedicato alla storia dell’agricoltura e all’evoluzione del paesaggio agrario.
13) MUSEO DELLA BICICLETTA DA CORSA “COLLEZIONE BERTOLINI”
Via Prampolini, 10 – Calerno (Sant’Ilario d’Enza)
Info: 339.2626484 – 0522.679144;
Visitabile solo su prenotazione

Allestito con molta cura presso l’abitazione di famiglia, questo museo è il risultato di una grande passione che accomuna il padre, Romano Bertolini e il figlio Gianni. La raccolta comprende novan- ta biciclette, quasi tutte da corsa, che vanno dal 1865 al 2005; cia- scuna di esse racchiude particolarità e narrazioni interessanti.
La collezione è suddivisa in cinque sezioni. Ci sono le Antenate, con gli esemplari dal 1865 alla fine degli anni ‘20: dai velocipedi ai bi- cicli, utilizzati agli esordi delle competizioni su strada, alle prime bici a catena della fine dell’Ottocento. Dopo vengono le Veterane, con pezzi dal 1930 al 1952; quindi le Vintage, realizzate dagli anni ‘70 agli anni ‘90.
Poi c’è la sezione dedicata a Marastoni, il più noto artigiano reggiano, con le sue bici più rappresentative e la sua attrezzatura originale dell’officina, oltre a vari cimeli. Speciale è invece chiamato il settore di quelle realizzate da altri costruttori reggiani come Rauler, Pecorari, Corradini e Spaggiari, un piccolo artigiano attivo a Taneto di Gattatico nell’immediato dopoguerra. Tra le curiosità della raccolta anche una bici da record, ovvero un prototipo magnificamente carenato, disegnato e prodotto nel la- boratorio di casa, e vari altri progetti originali.
14) MUSEO DEL VINO
Strada per Sant’Ilario, 68 – Montecchio Emilia
Info: 0522.942135;
info@medici.it www.medici.it
Visitabile su prenotazione

Voluto da Giorgio Medici nell’ambito dell’azienda vinicola di famiglia,
il Museo del vino è allestito in un locale della tenuta La
Rampata, sul confine con S.Ilario d’Enza, un complesso ottocentesco
restaurato in anni recenti. Nella raccolta sono esposti numerosi
attrezzi e strumenti che illustrano il ciclo produttivo del
vino, dalla coltivazione della vite, fino all’imbottigliamento. Si
possono così ammirare un’antica carriola in legno per irrorare il
solfato di rame, o dei mantici usati per i trattamenti in polvere.
Visono poi i cesti e lo scaletto per la raccolta dell’uva, la vasca per
la pigiatura, il tino per la fermentazione del mosto e le botti per
l’invecchiamento; seguono le damigiane e le pompe per il travaso
del vino, per finire con le imbottigliatrici e le tappatrici. Particolarmente
originali un paio di scarponi, rivestiti di paglia, per proteggersi
dal freddo durante la potatura. Le apparecchiature e gli
utensili esposti sono stati usati fino all’immediato dopoguerra e
la gran parte apparteneva alla stessa azienda. Inserito nella rete
dei musei regionali del vino, esso vanta annualmente parecchie
migliaia di visitatori, in gran parte stranieri, grazie anche ai tour
enogastronomici che coinvolgono diverse realtà provinciali.
15) MUSEO STORICO DEL PARMIGIANO REGGIANO E DELLA CIVILTA’ CONTADINA
Via Copellini, 13 – Villa Aiola (Montecchio Emilia)
Info: 335.1007798 – 0522.871115; ass.labarchessa@libero.it www.museostoricodelparmigianoreggiano.it
Visitabile su prenotazione

reconstructed: from the kitchen to the bedroom, from the stable to the barn,
all the objects that are part of the rural culture of the area are on display. In the
centre of the village you can also visit two historic
cheese-making huts, one of which dates to the 18th century.
Frutto di un intenso lavoro di studio e ricerca del gruppo etnografico
“La Barchessa”, il museo viene aperto ufficialmente il 1°
maggio 1983. È collocato in una originale casa colonica, dove sono
stati ricostruiti gli ambienti tipici: dalla cucina alla camera da letto,
dalla stalla al fienile, dalle sale per la lavorazione dei formaggi
alle cantine. Sono esposti tutti quegli oggetti che fanno parte della
cultura contadina della zona: una tradizione ormai quasi perduta
ma ancora visibile nei vecchi rustici spesso abbandonati o in questi
strumenti agricoli utilizzati, fino agli anni ‘50, nelle campagne.
Nel complesso è possibile ammirare anche un’esposizione di carri,
costituita da quasi 40 pezzi, tra calessi, birocci e carri agricoli
finemente intagliati, impiegati per i lavori dei campi e per la vita
sociale. Al centro di Villa Aiola si possono infine visitare due caselli
storici per la produzione del formaggio. Il primo, del 1700,
proveniente dalle vicinanze, è stato integralmente rimontato nel
sito attuale con lavoro volontario, diventando, con la sua caratteristica
struttura ottagonale, il simbolo del paese. Il secondo, funzionante
a vapore, rappresenta una tipologia molto diffusa, nella
provincia reggiana, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900.
16) SEPOLCRETO CAROLINGIO E RACCOLTA DI ARMI ANTICHE

large Carolingian cemetery (8th-10th century) with 28 tombs containing around
100 burials. In the tower rooms there is a permanent exhibition of Italian Wars on
Independence weapons, especially rifles, and mannequins of soldiers of the period.
Via Alfonso d’Este, 5 – Montecchio Emilia
Info: 0522.861864; biblioteca@comune.montecchio-emilia.re.it
www. comune.montecchio-emilia.re.it
Visite: orari aggiornati sul sito web del Comune
Edificato attorno al secolo XI in un luogo dove preesistevano insediamenti
più antichi, il castello di Montecchio Emilia rappresentò
un importante baluardo nel sistema difensivo canossiano.
Successivamente fu conteso da vescovi e signori per entrare a far
parte, verso la metà del XV secolo, dei possedimenti degli Estensi.
Alcuni scavi effettuati nei sotterranei hanno riportato alla luce un
vasto sepolcreto carolingio (VIII-X sec.), un vero e proprio cimitero
collettivo di più nuclei familiari che si estende ben oltre i limiti
attualmente scavati. Finora sono state scoperte 28 tombe, contenenti
un centinaio di deposizioni compiute con il rito dell’inumazione
in fossa, senza alcun corredo, come prevedeva l’usanza
cristiana. Nelle sale del torrione è invece allestita un’esposizione
permanente di armi antiche, frutto della donazione intitolata ad
Andrea Umiltà, discendente di un garibaldino e appassionato del
Risorgimento, che diede vita ad una raccolta di oggetti militari
relativi a quel periodo. Le teche ospitano una ricca collezione di
armi ottocentesche, sia militari che da caccia; nelle stanze sono
inoltre esposti manichini, di perfetta fattura, raffiguranti i soldati
che si affrontarono nelle Guerre d’Indipendenza.
17) CASTELLO DI MONTECHIARUGOLO, affreschi e dipinti del XVI-XVIII sec.
Piazza Mazzini, 1 – Montechiarugolo
Info: 338.3187911 – 333.4575380; info@castellodimontechiarugolo.it
www.castellodimontechiarugolo.it
Visite: orari aggiornati sul sito web del Castello

Built around 1120 as a garrison for the defence of the Enza Valley, the castle became the property of the Torelli family in 1406. Towards the middle of the 16th century, Count Pomponio, with the help of many artists, transformed it into a sumptuous noble residence and decorated it with frescoes. Other paintings were added over the centuries.
Eretto intorno al 1120, dalla famiglia Sanvitale, quale presidio a
difesa della Val d’Enza, nel 1406 il castello passò, dopo varie vicissitudini,
al casato dei Torelli che lo tenne, seppur con qualche
interruzione, fino 1611. Verso la metà del ‘500 il conte Pomponio,
avvalendosi dell’opera di numerosi artisti, lo trasformò in una
sontuosa residenza signorile arricchendolo di pregevoli affreschi.
Nell’ampio Salone delle Feste, tra i vari dipinti, spiccano gli stemmi
di nobili e prelati imparentati con i Torelli e una serie di ritratti
del ‘6/700. Nella Camera di Mezzo è conservata l’opera di maggior
pregio: un‘Annunciazione, realizzata da un allievo di Michelino da
Besozzo, nella seconda metà del XV secolo.
Nella Sala dei Quattro
Elementi, accanto alle pitture murarie, si possono ammirare
quattro tele di Domenico Muzzi della seconda metà del ‘700, che
raffigurano i quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco. Dopo la
Camera dei Gatti, cosiddetta per lo stemma leonino dei Torelli, si
trova la Camera da letto, la cui volta a crociera è interamente decorata
con un ciclo di affreschi di Cesare Baglione. Un importante
sequenza di pitture decorative e incisioni, risalenti al XV secolo, è
presente anche nel loggiato che sovrasta la facciata orientale.
18) LA CASA DEI BURATTINI DI OTELLO SARZI

Via Buozzi, 2 – Corte Tegge (Cavriago)
Info: 393.8338522; segreteria@fondazionefamigliasarzi.it
www.fondazionefamigliasarzi.it
Visite: orari aggiornati sul sito web della Fondazione
Nel giugno 2019 si è inaugurato il nuovo museo della Fondazione
Famiglia Sarzi, nella sede di Cavriago. Al piano è narrata la storia
dei Sarzi, in particolare di Otello, Gigliola e Lucia; 14 pannelli
raccontano la genealogia della famiglia, l’avventura partigiana
di Otello e Lucia, il percorso artistico di Otello, dal periodo romano
del dopoguerra alla lunga esperienza reggiana. A Gigliola
e Lucia è dedicata una grande parete sulla quale si delineano le
loro figure di donne di spettacolo e della Resistenza.
La collezione,
posta al piano superiore, comprende un numero rilevante di
burattini, marionette, materiali di scena, utilizzati da Sarzi nei
tanti spettacoli prodotti. Sono presenti anche i personaggi tradizionali
della Commedia dell’Arte: le maschere emiliane di Sandrone
e Fagiolino. La Fondazione conserva anche la documentazione
relativa agli spettacoli: locandine, manifesti, registrazioni,
accanto alla piccola biblioteca di Otello e ai copioni messi in scena
dalla famiglia Sarzi fin dalle sue origini. Lo spazio espositivo
ospita pure un laboratorio didattico multimediale, per bambini
e adulti, allo scopo di coinvolgere i visitatori di tutte le età a partecipare,
sperimentare, interagire e, ritornare.
19) MUSEO DEI TRATTORI “OTO MELARA”
Via XXIV Maggio, 108/1 – Barco (Bibbiano)
Info: 338.1943872 – 349.2588641; info@trattori-oto.it
www.trattori-oto.it
Apertura su richiesta

All’interno di un accogliente edificio situato a poca distanza dalla
chiesa del paese, è allestita questa importante mostra permanente
di trattori realizzata da Rino Benatti, che ha concretizzato
una passione maturata da ragazzino accompagnando il nonno
e il papà nel lavoro dei campi. Il museo, inaugurato nel 2008,
raccoglie i diciannove modelli costruiti, dal 1950 al 1960, dalla
società Oto Melara di La Spezia e rappresenta la più completa
collezione al mondo di questi veicoli.
Si possono dunque ammirare
i primi C18 (il numero indica i cavalli del motore) fino ai
più diffusi C25; vi sono poi i bicilindrici C40 e C45 per arrivare
ai più rari C20 e C30. Un aspetto indubbiamente caratteristico
di questi trattori era la possibilità di essere equipaggiati con tre
ruote, di cui una frontale; una soluzione che doveva consentire
una maggiore manovrabilità del mezzo. Avvalendosi dell’esperienza
nel settore bellico, l’Oto Melara poteva applicare ai veicoli
dispositivi tecnici innovativi come la facoltà, in alcuni modelli,
di sostituire agevolmente le ruote gommate con i cingoli o quella
di sperimentare, già nel lontano 1955, la guida a distanza del veicolo.
20) MUSEO “IL NEMICO ERA COME NOI”: REPERTI DELLA GRANDE GUERRA

trenches: extremely hard
for all the soldiers of the various armies involved.
Via Vittorio Veneto, 19 – Bibbiano
Info: 338.7970171; ljgarimberti@libero.it
Visitabile su prenotazione
Nell’ampia stalla restaurata di una vecchia casa colonica si trova
questa straordinaria collezione di Lauro James Garimberti dedicata
alla Prima Guerra Mondiale; molti dei reperti esposti, armi,
munizioni e dispositivi, sono stati recuperati sui fronti dolomitici
e carsici dallo stesso Garimberti. La visione del materiale bellico,
ma anche delle cose utili per la sopravvivenza quotidiana, come
pentole, stufe, gavette, rievoca storie di giovani soldati e della
loro durissima vita in trincea. Toccanti testimonianze, a questo
riguardo, si ricavano anche dalle frasi impresse nelle oltre 3.000
cartoline inviate dal fronte e custodite sempre presso il museo.
I ritrovamenti appartengono a molti degli eserciti coinvolti (italiani,
austriaci, tedeschi, inglesi, francesi), e mostrano come, al di
là delle differenze di attrezzature e armamenti, i soldati delle diverse
nazionalità conducessero una vita molto simile anche nelle
sofferenze e privazioni. La memoria di ciò che la guerra realmente
è stata, diviene dunque, al di là degli aspetti storici e documentali,
un’operazione eticamente necessaria, che questa collezione
si pone come obbiettivo primario. Da citare infine la cospicua raccolta
di oggetti del mondo contadino ubicata al piano superiore.
21) MUUH…LAB: TESSITURA E RICAMO CANUSINO

Via Col di Lana, 3 – Bibbiano
Info: 338.8347951 – 349.5834330;
info@associazionearscanusina.it
Apertura su prenotazione
Conservare e trasmettere le preziose arti della tessitura e del ricamo
sono la mission di questo museo-laboratorio gestito da “Al
grup dal fil e d’la teila” e dall’Associazione Ars Canusina. Situato
in un’accogliente stalla ottocentesca, vi fanno bella mostra una
ventina di telai di varie epoche, dimensioni e provenienza, impiegati
per produrre eleganti tappetini e passamanerie storiche,
utilizzando diversi tipi di filati dal cotone alla canapa, alla lana.
Appesi o adagiati tutt’attorno si possono poi ammirare strisce
da tavola magnificamente ricamate e centri finemente ornati
con i motivi decorativi dell’Ars Canusina, che attinge i propri riferimenti
iconografici dai manufatti scultorei e architettonici di
chiese e castelli medievali della zona e dalle miniature dei codici
matildici. Un artigianato tipicamente reggiano contraddistinto
da fregi geometrici, temi naturalistici, intrecci e volute che rimandano
all’arte romanica con ascendenze classiche e bizantine.
Per tenere in vita e valorizzare queste forme di artigianato, che
assommano aspetti artistico-creativi a quelli storici e formativi,
il Muuh…Lab , oltre allo studio e alla ricerca, organizza corsi di
tessitura e di ricamo, mostre e laboratori, sempre molto seguiti.
22) MUSEO “RENATO BROZZI”

Via Fanfulla, 5/A – Traversetolo
Info: 0521.344586; museorenatobrozzi@comune.traversetolo.pr.it
www.museorenatobrozzi.it
Visite: orari aggiornati sul sito web del museo
Nel Centro Civico “La Corte” si trova un importante museo dedicato
a Renato Brozzi (Traversetolo 1885-1963), apprezzatissimo
scultore, cesellatore e incisore che ha donato al Comune, poco
prima della morte, le opere ancora in suo possesso. La collezione,
che documenta 60 anni di produzione dell’artista, è costituita
innanzitutto da un cospicuo numero di sculture in bronzo, rame
e argento, tra cui piccoli oggetti d’oreficeria, trofei, piatti e altri
articoli d’arredo; la parte più consistente è però rappresentata da
modelli originali, bozzetti e calchi in gesso.
Sono inoltre esposte
numerosissime opere pittoriche e grafiche, tra cui migliaia di studi
realizzati a matita, pastello, olio e altre tecniche, raffiguranti
prevalentemente animali, paesaggi, nudi femminili e ritratti. L’animalistica,
trattata in modi e forme diverse, costituisce il segno
distintivo di questo poliedrico artista che, pur interpretando il
gusto del tempo, mantenne sempre uno stile personale e raffinato.
Di particolare interesse risulta poi la corrispondenza, conservata
nell’archivio del museo, tra Brozzi e Gabriele D’Annunzio,
suo grande committente ed amico; si tratta di 275 documenti, tra
lettere, cartoline e foto, risalenti al periodo dal 1920 al 1938.
23) FONDAZIONE MAGNANI ROCCA

Via Fondazione Magnani Rocca, 4 – Mamiano (Traversetolo)
Info: 0521.848327 – 0521.848148;
info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Visite: orari aggiornati sul sito web della Fondazione
La Fondazione Magnani-Rocca è una raccolta privata, d’arte classica
e moderna, nata nel 1978 dalla volontà di Luigi Magnani (1906-
1984), critico d’arte e collezionista, allo scopo di favorire le attività
di carattere artistico. Oggi è una delle più importanti istituzioni
culturali italiane per il valore della Collezione permanente, per
la rilevanza delle mostre che organizza ogni anno e per le prestigiose
collaborazioni con i principali musei di tutto il mondo.
Situata nella barocca villa di Mamiano, la “Villa dei Capolavori”,
annovera, fra i classici, opere di Gentile da Fabriano, Filippo Lippi,
Dürer, Tiziano, Rubens, Van Dyck e Goya; tra i contemporanei
si possono invece ammirare dipinti di Monet, Renoir, Cézanne,
sino a De Pisis, Burri e Morandi, presente con numerosi lavori.
Non mancano le sculture, fra le quali spiccano opere di Canova e
di Lorenzo Bartolini. Nella villa trovano spazio anche importanti
mobili ed oggetti Impero, tra i quali una grande coppa in malachite
del Thomire e mobili di Jacob. La collocazione è stata lasciata il
più possibile invariata per conservare l’atmosfera di casa vissuta.
Nel complesso vi sono anche un ristorante e un grande parco con
giardino all’inglese e alberi monumentali.
24) MUSEO DELLA RESISTENZA “SALVO D’ACQUISTO”

the partisan struggle in the area. In addition to pictures of individual fighters or groups active in the area,
there are original sheets of communication between the various detachments. Other photographs remember the commemorative events of the immediate post-war period.
Piazza IV Novembre, 1 – San Polo d’Enza
Info: 0522.241729 – 347.4356142;
biblioteca@comune.sanpolodenza.re.it Apertura su prenotazione
Situato in un locale annesso al municipio, nell’antica rocca del paese,
il piccolo Museo della Resistenza raccoglie soprattutto foto e
documenti relativi alla lotta partigiana nella zona, punto di collegamento
tra le formazioni operanti in pianura e quelle della collina.
I materiali esposti provengono in gran parte dall’archivio privato
del comandante partigiano Massimiliano Villa, responsabile
della 143^ Brigata Garibaldi e importante figura di coordinamento
nei territori rivieraschi dell’Enza.
Accanto alle immagini di singoli
partigiani e di gruppi attivi nella zona, vi sono fogli originali
delle comunicazioni che intercorrevano tra i vari distaccamenti e
riquadri con le onorificenze attribuite, al termine del conflitto, ad
alcuni esponenti della Resistenza locale. Si possono poi osservare
manifestazioni del Dopoguerra: celebrazioni del 25 aprile, inaugurazioni
di monumenti e altre iniziative concernenti l’impegno
di una comunità per mantenere viva la memoria di quei drammatici
ma gloriosi momenti. Creata e gestita dalla locale sezione
Anpi, la struttura necessiterebbe di spazi più estesi, allo scopo di
poter presentare, con un respiro maggiore, il materiale posseduto
e poter arricchire l’esposizione di altre testimonianze.
25) MUSEO NAZIONALE “NABORRE CAMPANINI”

monolith.
Castello di Canossa, 20 – Canossa
Info: 0522.877104 – 349.5420806; info@castellodicanossa.it
www.castellodicanossa.it
Visite: orari aggiornati sul sito web del Castello
Il museo sorge tra le rovine del Castello di Canossa, in un edificio
interno alle antiche mura. Raccoglie testimonianze rinvenute
principalmente durante gli scavi effettuati nella seconda metà del
XIX secolo da Gaetano Chierici prima e, successivamente, da Naborre
Campanini, a cui è intitolata l’istituzione. Una parte del materiale
proviene dalla chiesa di Sant’Apollonio, parzialmente demolita
da una frana nel XIV secolo, che costituiva un complesso
fortificato insieme al monastero.
Sono esposte documentazioni
sulle vicende del castello, immagini di Matilde, capitelli romanici,
materiali lapidei, ceramiche e cimeli del periodo matildico. Il
manufatto di maggior pregio è tuttavia la fonte battesimale romanica,
conservata nel salone centrale e ricavata da un monolite
d’arenaria, ornato da intrecci e raffigurazioni simboliche. Altri
elementi d’interesse sono: la copia del libro “Vita Mathildis” e
facsimili di antiche pergamene con la segnatura della contessa.
Le caratteristiche del paesaggio attorno e le memorie storiche richiamate
lo rendono un luogo di notevole suggestione. Inaugurato
nel ‘93, il museo è di competenza della Direzione Regionale dei
Musei e gestito dall’Associazione culturale “Matilde di Canossa”.
26) MUSEO DEL NOVECENTO: LA TERRA, LA CASA E IL LAVORO

Viale Stazione, 35 – Ciano d’Enza (Canossa)
Info: 339.7429850 – 339.6713766;
Visitabile su prenotazione
Il museo è situato nell’ex magazzino della stazione di Ciano, utilizzato
fino agli ‘60 per la movimentazione delle merci dai vagoni
ferroviari. L’ambiente è particolarmente adatto ad accogliere i
tanti oggetti, risalenti al secolo scorso, che ripropongono mestieri,
consuetudini, momenti di vita domestica o sociale. Tra questi
gli strumenti del tempo libero, come radio, giradischi, macchine
fotografiche; gli attrezzi per la cardatura della lana e per la
sua filatura; il bancone del falegname fornito di seghetti, lime e
pialle. Appesi alle pareti numerosi utensili per il lavoro agricolo:
forchette, rastrelli, falci. Segue poi l’angolo dedicato alla lavorazione
della vite e della produzione del vino, mentre più avanti
si incontrano gli accessori della cucina e l’arredo di una camera
da letto. Un piccolo ma significativo spazio è dedicato anche alla
lavorazione del vimini; qualche cesto di varia fattura, accanto a
suggestive fotografie ormai ingiallite, ricordano questa tecnica,
caratteristica della zona e praticata, soprattutto dalle donne, fino
a pochi decenni fa. Creato da alcuni volontari con il preciso intento
di tenere viva la memoria del tempo andato, il museo è stato
aperto nel 2019 ed è gestito dalla Nuova Pro-loco di Ciano.
27) MUSEO UOMO-AMBIENTE

Via Borgo, 2 – Bazzano (Neviano degli Arduini)
Info: 333.4504976;
museo@museouomo-ambiente.it www.museouomo-ambiente.it
Visite: orari aggiornati sul sito web del museo
Il Museo Uomo-Ambiente di Bazzano è ubicato in una suggestiva
casa-torre del 1200, al centro dell’abitato. Inaugurato nel 2003 e
gestito dal gruppo culturale “Il Camino”, esso non è una raccolta
etnografica di tipo tradizionale, bensì una proposta immersiva
nella cultura del luogo e nel rapporto tra la civiltà contadina e il
territorio. Gli oggetti presenti, che non appartengono ad una collezione,
ma alle famiglie del paese, sono suddivisi in ambienti che
si snodano lungo i tre piani dell’edificio: la cantina e l’area lavoro,
la cucina, la sala tessitura e, all’ultimo piano, la sala esposizioni.
Il museo ha un forte orientamento didattico; ogni anno oltre 500
bambini lo visitano e per loro è stato ricavato un apposito spazio
studio. Nella sala d’ingresso si trova una postazione multimediale
che permette l’accessibilità virtuale a tutte le sue parti; è inoltre
possibile visionare, lungo il percorso su schermi, alcune testimonianze
orali (sottotitolate in italiano e inglese). Esso conserva
anche l’archivio digitalizzato del fotografo Renato Leoni, che ha
immortalato la vita collettiva di Bazzano per oltre cinquant’anni.
Ogni anno a Natale, grazie alla collaborazione con lo storico
dell’arte Mauro Lucco, il museo ospita un capolavoro della pittura.
28) MUSEO STORICO DEI LUCCHETTI
Strada Chiavello, 2/2 – Cedogno (Neviano degli Arduini)
Info: 347.6762276 – 0521.840151 – 0521.843110;
museodeilucchetti@libero.it – www.museodeilucchetti.org
Apertura su prenotazione

Questo originalissimo museo, unico al mondo nel suo genere,
nasce nel maggio 2001, grazie alla cooperazione tra Comune,
un’azienda privata, istituzioni scolastiche e culturali. Con esso si
voleva dare risalto e continuità all’eccezionale raccolta di Vittorio
Cavalli, straordinario collezionista di oggetti del passato, ma
in particolare di quelli che evidenziano l’ingegnosità e l’abilità dei
creatori: come i lucchetti. In 70 anni ne ha raccolto oltre 4.000:
di ogni genere, epoca, dimensione e provenienza. L’allestimento,
curato dagli studenti dell’Istituto d’Arte Toschi di Parma, tiene
proprio conto della loro origine geografica. Dalla Persia, considerato
il regno dei lucchetti per l’ampio uso che ne veniva fatto,
giungono quelli più artistici e raffinati; dall’India quelli di fattura
più massiccia e squadrata, dalla Cina quelli lavorati con cura e
grazia. Alla robustezza e alla funzionalità punta invece la produzione
europea. Anche sotto l’aspetto tecnico si possono ammirare
le più di svariate tipologie: lucchetti a molla con barbigli, a tamburo
dentato, a combinazione, che non richiedono la chiave ma una
sequenza di numeri, lettere o segni. Vi sono infine quelli definiti
talismanici e zoomorfi, di ridotte dimensioni e piuttosto antichi.
29) CASA MUSEO “COLIBRI”
Strada Urzano, 72 – Urzano (Neviano degli Arduini)
Info: 0521.843141 – 348.4744880; info@museocolibri.it
http://www.museocolibri.it
Visite su prenotazione, apertura estiva nei fine settimana

“Ho scelto il nome Colibri soltanto anagrammando il mio vero
nome”, così Bruno Bricoli, alias Colibri, spiegava la scelta di firmare
le sue opere pittoriche; e aggiungeva: “per coerenza e per
sberleffo ho adottato un nom de plume ricco di piume e di un gran
becco”. Bricoli (1926-1996) nato ad Urzano, è stato partigiano nella
Brigata Pablo, geometra del Genio Civile, professore di Economia
Politica all’Università di Parma e pittore. La sua passione per il
colore prese forma negli anni ’50, dopo svariate frequentazioni
di pittori naive, tra cui Ligabue; iniziò a dipingere da autodidatta,
partecipando a diversi concorsi in Italia, Francia e Austria, ottenendo
importanti riconoscimenti. Artista colto, pur raffigurando
temi popolari, non manca di connotarli con venature profonde,
tra l’ironia e la tensione drammatica; la sua pittura si caratterizza
inoltre per il fondo blu uniforme che circonda i soggetti ritratti.
L’abitazione di famiglia ad Urzano, diventata oggi Casa Museo,
appartiene al Centro Studi delle Valli del Termina che, insieme
al gruppo di “Amici del Museo”, ne cura la gestione e l’apertura.
All’interno vi sono conservate, insieme agli arredi e allo studio di
Colibri, oltre 170 sue opere; in estate è sede di eventi culturali.
30) MUSE: COLLEZIONE CIVICA D’ARTE CONTEMPORANEA

art, such as Pozzati, Maccari, Scanavino and others. Through meetings with artists, debates and workshops for children, it aims to be a place of reflection and cognitive stimulation
Strada Cedogno, 3 – Sella di Lodrignano (Neviano degli Arduini)
Info: 329.9640668 – 329.6170951 – 0521.840151;
http://www.museartecontemporanea.it
Apertura su prenotazione
Dal grande amore di alcuni cittadini per il proprio territorio e
dalla volontà di fornire, anche agli abitanti di piccoli borghi di
montagna, quell’utile dose di inventiva e fantasia indispensabili
per affrontare meglio le sfide competitive della vita d’oggi, ha
preso corpo questo stimolante progetto che ha visto la luce nel
luglio del 2010. Convintamente sostenuto dall’Amministrazione
comunale e condiviso da tanti pittori e scultori che hanno donato
gratuitamente le loro opere, il museo, l’unico d’arte contemporanea
nell’Appennino Parmense, vuole essere luogo di riflessione e
pungolo cognitivo, attraverso gli incontri con gli artisti, i dibattiti,
le visite guidate e i laboratori per i bambini.
La collezione conta
oggi oltre 100 opere realizzate da alcuni dei più importanti nomi
dell’arte contemporanea del XX e XXI secolo, come Pozzati, Maccari,
Pompili, Xerra, Scanavino e molti altri. Ad essi si affiancano
le nuove proposte, selezionate con estrema attenzione dai curatori.
Collocata per la maggior parte nei locali della ex scuola elementare
di Sella di Lodrignano, la raccolta si appresta a diventare
un museo diffuso; un numero crescente di opere viene infatti distribuito
sul territorio, sia in spazi pubblici che in case private.
31) MUSEO STORICO DELLA RESISTENZA
Strada Sasso, 34 – Sasso (Neviano degli Arduini)
Info: 0521.843222 – 342.5602303;
http://www.museoresistenzasasso.it
Apertura su prenotazione

Il primo nucleo del Museo di Sasso risale al 1973, mentre l’allestimento
nell’attuale sede venne inaugurato il 24 aprile 2005. Dedicato
al racconto della Resistenza, esso vuole documentare i momenti
salienti della lotta in montagna. All’ingresso, il logo 07.44
accoglie il visitatore, rimandando all’eccidio che, tra il 30 giugno e
la prima settimana di luglio del 1944, insanguinò le terre nevianesi
provocando oltre trenta morti. L’ambientazione interna è ben
studiata, con sbarre di metallo che ricordano le prigioni, mentre
le basse travi in legno rimandano ai luoghi dei processi partigiani;
l’atmosfera rievocativa è completata da armi e divise del periodo
ritrovate in zona. Il percorso espositivo illustra, mediante pannelli
didattici, il contesto degli eventi, con le varie fasi della Resistenza
in quelle aree e il dislocamento delle diverse brigate di
combattenti. Vengono poi le storie di civili, di partigiani e di tedeschi.
Le sezioni successive sono dedicate all’eccidio, con i suoi
toccanti video, e alla deportazione, nei campi di lavoro tedeschi,
di cittadini nevianesi. Nell’ultima sala una pannellatura metallica
rimanda all’originario allestimento, mentre un paio di postazioni
multimediali consentono di visionare il ricco archivio fotografico.
32) CENTRO DOCUMENTAZIONE AMBIENTALE E CULTURALE VAL TASSARO

Località Crovara, 2 – Crovara (Vetto)
Info: 380.7747903; info@parchiemiliacentrale.it
Apertura su prenotazione
In prossimità dei ruderi della rocca e della seicentesca chiesa,
nell’edificio annesso alla canonica e in parte adibito a ostello, è
stato recentemente creato il nuovo Centro di Documentazione
Ambientale e Culturale della Val Tassaro. L’intervento, realizzato
nell’ambito di un progetto di fruizione sostenibile del territorio,
è stato finanziato dall’Ente Parchi dell’Emilia Centrale e dal Comune
di Vetto. Lo spazio espositivo è diviso in due settori: uno
comprende materiali, in particolare manufatti in pietra, venuti
alla luce nel corso di campagne di indagine archeologica condotte
dal Comitato Scientifico del Cai reggiano e provenienti dall’antico
castello; l’altro presenta invece elementi di carattere naturalistico
riferiti sempre alla zona. All’interno di due vetrine sono infatti
collocate delle teche con diverse varietà d’insetti, provette con dei
rettili, frammenti di vari tipi di roccia. Vi è pure uno spazio attrezzato
per la proiezione di filmati di carattere storico-ambientale
inerenti il luogo. Per queste caratteristiche il Centro, da cui
passa il Sentiero dei Ducati, oltre che fornire utili informazioni ai
turisti e ai visitatori in genere, può aiutare studiosi e ricercatori
ad approfondire le tematiche scientifiche dell’area.
33) “C’ERA UNA VOLTA” MUSEO DELLA CIVILTÀ CONTADINA

Via Rosano, 43 – Rosano (Vetto)
Info: 0522.613063 – 320.6854511;
Visite su prenotazione da maggio a settembre
Nel corso degli anni Gianfranco Camagnoni ha collezionato migliaia
di oggetti, che ora sono esposti in locali e nel giardino attigui
alla propria abitazione. La gran parte di essi fa riferimento
al mondo contadino: al lavoro dei campi, alla vita domestica o ai
mestieri del tempo. A carriole, zappe, falci e vanghe si susseguono
pentole, posate, macchine per cucire. Vi sono poi gli attrezzi
dei vecchi artigiani: la fucina del fabbro, con pinze e martelli, o
il banchetto del calzolaio con forme e lesine; oppure quelli per la
lavorazione del latte o la produzione del vino. Molti oggetti sono
inseriti, con cura e con gusto, in decine di pannelli appesi alle pareti,
risultando decisamente decorativi. Alcuni esemplari sono
piuttosto rari e di indubbio valore, come un antichissimo aratro
in legno o una gramola del ‘700. Ma l’irrefrenabile passione di Camagnoni
per il collezionismo, lo porta a raccogliere anche articoli
più moderni e apparentemente insignificanti, come bottiglie per
birra di diverse etichette o pacchetti di sigarette di varie marche;
guardandoli, si coglie però come, anch’essi, stiamo già segnando
lo scorrere del tempo. Il museo e stato inaugurato 2017; per la necessità
di salvaguardare i materiali, è chiuso nel periodo invernale.
34) MUSEO DELLA CIVILTÀ CONTADINA “GIANNI PREDELLI”
Via Gottano di Sopra, 1 – Gottano di Sopra (Vetto)
Info: 0522.815220 – 320.2174244;
Visite su prenotazione da maggio a settembre

wooden and wrought-iron tools used in rural life at the beginning of the 20th century and displayed
them unde the verandas and in the courtyard of his house. The perfect setting makes
the visit very pleasant and interesting.
Il museo nasce, attorno all’anno 2000, da una idea e dalla passione
di un abitante del borgo, Gianni Predelli, che ha raccolto, recuperato
e catalogato strumenti ed utensili dei contadini e delle
massaie, per esporli negli spazi della propria abitazione, una
vecchia corte con portici e un cortile interno. Gradualmente la
collezione si è ampliata con oggetti della vita rurale dei primi del
‘900, per lo più realizzati in legno e in ferro battuto, che riportano
alle lavorazioni e allo stile di vita di quel periodo. Molti di
essi, tuttavia, hanno bisogno di essere spiegati all’osservatore
in quanto, non essendo più utilizzati da parecchi decenni, si è
persa la conoscenza sia del nome che della funzione. Il contorno
ambientale e una certa cura nella disposizione dei materiali,
rendono la visione particolarmente gradevole e coinvolgente.
Il museo, che si trova lungo il tracciato del Sentiero dei Ducati,
l’importante camminamento che collega Reggio Emilia alla Lunigiana
scollinando al Lagastrello, viene chiuso alle visite dal 1°
ottobre al 30 aprile, in quanto i visitatori si diradano ma, soprattutto,
c’è la necessità di stipare gli oggetti in locali al chiuso per
meglio proteggerli dalle intemperie.
35) VALLI DEI CAVALIERI, MUSEO DIFFUSO

Via della Piana, 3/5/7 – Cecciola (Ventasso)
Info: 349.8256028; info@museodiffusovallideicavalieri.it
http://www.museodiffusovallideicavalieri.it
Luoghi sempre visitabili – Visite guidate su prenotazione
Il Museo Diffuso Valli dei Cavalieri unisce gli antichi borghi storici
dell’alta val d’Enza e della val Cedra, tra le province di Reggio
Emilia e Parma, coinvolgendo i comuni di Ventasso, Palanzano
e Monchio delle Corti. Il territorio intero è interpretato come
museo esperienziale, mediante percorsi naturalistici, artistici,
culturali e gastronomici, che attraversano le comunità, i luoghi e
le storie del territorio. Ne fanno parte i borghi di Cecciola, Nirone,
Rigoso, Aneta, Succiso, Vallisnera, Miscoso, Pieve San Vincenzo,
Montedello, Vaestano e Vairo; si tratta degli abitati più antichi
e suggestivi del territorio. I punti di interesse individuati sono
40; in ognuno di essi è presente un pannello, con codice QR, da
scansionare per avere tutte le spiegazioni e le indicazioni sul luogo.
Il progetto è nato nel 2020 dall’associazione di comunità “Cecciola
Insieme”, poi si è esteso al territorio, con l’intento di valorizzare
le tradizioni e la particolare storia di queste terre, governate per
secoli da un regime feudale originale, perdurato fino agli albori
dell’era Moderna, che si autoregolava con lo Statuto di Vallisnera
del 1207, in cui i paesi costituivano un sistema poligonale di difesa,
dimostratosi, nel tempo, quasi inespugnabile.
……………………………………………….
Realizzazione: Cai Val d’Enza – Geb, sottosezione del Cai di Reggio Emilia
Progetto di: Marino Bigi, Paola Varesi, Enzo Zannoni, Daniele Paterlini, Ideo
Grossi, Claudio Reverberi
Testi di: Marino Bigi e Daniele Paterlini
Traduzioni di: Giada Pasquali
Foto di: Mauro Binacchi, Giuliano Ferrari, Fabio Filippini, Fabrizio Franceschi,
John Freeman, Carlo Possa, Claudio Reverberi, Manuel Romani, Gianfranco
Salsi, Lino Squarza, Fulvio Torreggiani, Andrea Voccia
Grafica e impaginazione: Edicta scrl – Parma
La foto del Museo Campanini di Canossa è autorizzata dalla Direzione Regionale
dei Musei dell’Emilia-Romagna; quella relativa alla fondazione Magnani Rocca è
stata gentilmente fornita dalla stessa
Il disegno del casello storico riprodotto in copertina e nel frontespizio è stato
gentilmente concesso dall’Associazione culturale “La Barchessa di Aiola”
Con la fondamentale collaborazione del Circolo Fotografico “Tannetum”, dei
Musei della Val d’Enza e dei Comuni di: Boretto, Brescello, Sorbolo-Mezzani,
Poviglio, Gattatico, Sant’Ilario d’Enza, Montecchio Emilia, Montechiarugolo,
Cavriago, Bibbiano, San Polo d’Enza, Traversetolo, Canossa, Neviano degli
Arduini, Vetto, Palanzano, Monchio delle Corti, Ventasso

























