I protagonisti dell’Elisoccorso di Bologna nel documentario “Non Siamo Angeli”, da oggi disponibile su Lepida Tv

Realizzato da Rescue Press e Astronuats Production, in collaborazione con l’Azienda Usl di Bologna e con il supporto della Centrale Operativa 118 Emilia Est, il video raccoglie le testimonianze di comandante, medici rianimatori, assistenti di volo sanitario, infermieri della centrale

BOLOGNA – L’elicottero giallo sorvola le colline con il profilo del Santuario della Madonna di San Luca. Le telecamere entrano nella fusoliera mentre l’equipaggio con rigore si prepara per uno dei tanti interventi. Sotto, a terra, qualcuno ha bisogno e lo aspetta.

“Io non sono un angelo. Sono una persona che cerca di fare bene il suo lavoro, di farlo al meglio”. Si racconta così Liliana Copertino, una dei medici rianimatori dell’Elisoccorso di Bologna, che ha base all’eliporto dell’Ospedale Maggiore. E sono le sue parole a ispirare il titolo di “Non Siamo Angeli”documentario da oggi fruibile sulla piattaforma streaming Lepida Tv al link https://www.lepida.tv/con contenuti extra sui canali social della Regione Emilia-Romagna. 

Realizzato da Rescue Press e Astronauts Production, in collaborazione con l’Azienda Usl di Bologna e 118 Emilia-Romagna (Centrale operativa 118 Emilia Est), per 27 minuti dà voce ai professionisti dell’Hems (Helicopter emergency medical service) di Bologna: piloti, copiloti, medici e infermieri, impegnati tutti i giorni, 24 ore su 24, nel servizio di emergenza urgenza in volo. Le riprese sono state possibili grazie al contributo di Airbus Helicopters e alla disponibilità dell’operatore aeronautico Avincis.

È attraverso le loro testimonianze dirette che si restituisce l’importanza, l’efficienza e la complessità di un servizio che ha l’obiettivo di soccorrere e salvare vite quando si devono affrontare situazioni impervie, particolarmente difficili, tempo dipendenti, o quelle in cui “portare rapidamente l’ospedale al paziente è meglio che fare il contrario”, spiega un altro medico dell’elisoccorso.

Tempo, velocità, rischio, famiglia: sono alcune delle parole-chiave che tornano nei racconti dei protagonisti. “Noi lottiamo sempre contro il tempo. Il nostro nemico numero uno è il tempo”, confidano; “La velocità non significa fretta. Significa precisione, efficienza nel soccorso”, sottolineano. E il rischio come “variabile da imparare a riconoscerecalcolare e mitigare (…) Il rischio è una componente dell’elisoccorso come il carburante che lo fa volare, però è tenuto sotto controllo, non è la costante del nostro pensiero”. La parola “famiglia” è usata per descrivere la numerosa squadra del 118, in cui “ognuno ha il suo ruolo, ognuno sa lavorare assieme all’altro”; la famiglia in cui si trova aiuto, dopo “quel servizio che ti lascia più amaro in bocca, ti lascia più toccato, più provato (…) alla fine, arriva la pacca sulla spalla, l’abbraccio che aiuta a superarlo meglio”.

“E’ un racconto denso e molto emozionante, che fa toccare da vicino una realtà d’eccellenza del nostro servizio sanitario pubblico, che siamo impegnati a sostenere e a rafforzare- commenta l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. Medici, infermieri, il pilota dell’elicottero ci accompagnano dentro il soccorso, in un intreccio di competenze, regole, rischi dell’intervento che non trascura le emozioni e la necessaria empatia con i pazienti e i familiari: immagini e voci che ci restituiscono tutto il valore del sistema di elisoccorso regionale e, più in generale, del servizio di emergenza urgenza 118. Cogliamo l’occasione- aggiunge Fabi- per ringraziare tutti i professionisti e le professioniste dell’elisoccorso che con competenze straordinarie, impegno, dedizione ed empatia sono a servizio dell’assistenza di cittadini e cittadine in momenti di estremo bisogno e pericolo”.

“Con questo documentario volevamo superare l’immagine del soccorritore come figura mitizzata o ‘miracolosa’ e riportare l’attenzione sul dato più concreto: tutti coloro che lavorano per il paziente in 118 sono professionisti preparati, che applicano protocolli, linee guida, competenze tecniche e capacità empatiche. Tutti, dal tecnico al telefono all’anestesista sull’elicottero, si impegnano per dare al paziente ciò che la scienza garantisce nei migliori servizi sanitari del pianeta”, spiegano gli autori di Rescue Press.

“Abbiamo voluto con forza raccontare le persone e la loro professionalità- continua il regista Matteo BarduzziNon vogliamo alimentare miti, ma spiegare come studio, formazione continua e uso appropriato della tecnologia possano fare davvero la differenza per i pazienti. Non serve altro che ascoltare le loro parole per capire quanto sia importante affidarsi a loro in situazioni di emergenza”.

I contenuti del documentario

Scena dopo scena, si compone il ritratto di un servizio estremamente delicato che si fonda sulla stretta collaborazione tra equipe aeronautica e team sanitario (a bordo sempre 1 medico rianimatore e due infermieri Avs, assistenti di volo sanitari), la formazione continua, la sensibilizzazione alla valutazione del rischio per sé e per gli altri, il rispetto di protocolli rigorosi, l’adozione di una disciplina operativa che si integra con le tecnologie avanzate: ogni secondo in aria, ogni passo in terra, ogni scelta fatta nell’abitacolo dell’elicottero con il paziente sulla barella possono fare la differenza, in situazioni più quotidiane e in altre estreme. Poi, ci sono gli eventi in cui è molto difficile gestire l’emotività, senza farsi sopraffare dal dolore che si vive negli altri.

Come il terremoto in Emilia del 2012: “Mi ha segnato- racconta un infermiere- andare a soccorrere persone che il giorno prima avevano la loro casa e il giorno dopo una montagna di macerie (…) Essere lì presente e avere di fronte gente disperata…”.

Nella voce della testimonianza di Antonella Nomi, Avs, si sente l’emozione ancora viva della strage di Crevalcore, nel Bolognese, quando salì sul vagone in cui “Francesco” era incastrato e cosciente: “È andato in arresto, il medico e io abbiamo provato a rianimarlo per un’ora come se non ci fosse un domani, mi ricordo i suoi occhi che mi guardavano e probabilmente era consapevole…”.

È il comandante della base di elisoccorso di Bologna, Angelo Nocco, a ripercorrere alcuni passaggi storici del servizio, insieme a uno dei primissimi infermieri a salire a bordo, Tiziano Bussolari, oggi tra i più esperti. Ricordano quando i mezzi erano più pesanti, mentre oggi con l’adozione del modello 145 si è passati a un elicottero più maneggevole per raggiungere anche i punti più critici. Fino all’introduzione nel 2020 della possibilità di effettuare trasfusioni, con le sacche di sangue a bordo: “Uno step in più, si anticipa un trattamento ed è un vantaggio”, dicono.

E non manca l’orgoglio per un mestiere così speciale. Marzia Baldazzi, medico rianimatore: “Ero al Salvemini nel 1990 (la strage dell’istituto tecnico di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna) e sono stata ricoverata qui al Maggiore in Rianimazione. È da lì che ho deciso di fare questo lavoro”.

“Lo faccio con estremo orgoglio questo mestiere- dice Piegiorgio Cavallo, medico rianimatore-. Chiunque salta su questo mezzo lo deve fare con passione e rispetto per chi ci ha preceduto e ha costruito questo sistema”.

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