“Cuori a Kabul. Poesie per l’Afghanistan” a cura di PIETRO FRATTA. Dal 26 ottobre in libreria. Il ricavato a EMERGENCY

Se le parole, come si dice, sono cose, allora una cosa che possiamo fare è parlare. In versi, nello specifico: ai toni monocromi della guerra si possono opporre le sfumature della poesia, un mezzo universale che permette di allargare lo sguardo e la gamma delle percezioni, e aiuta a comprendere, condividere, esprimerci come umani fra umani.

prefazione di Susanna Camusso

Pochi italiani ormai conservano ricordi diretti di cosa significhi davvero la guerra, l’oppressione, la disperazione che ne consegue; ma l’idea risuona in noi con un’eco ugualmente minacciosa, perché è cosa anche della nostra storia, e di quella dell’umanità intera. C’è chi si pacifica pensando: «Per fortuna l’Afghanistan è lontano»; in molti invece sorge immediata la più urgente delle domande: che cosa possiamo fare?

Se le parole, come si dice, sono cose, allora una cosa che possiamo fare è parlare. In versi, nello specifico: ai toni monocromi della guerra si possono opporre le sfumature della poesia, un mezzo universale che permette di allargare lo sguardo e la gamma delle percezioni, e aiuta a comprendere, condividere, esprimerci come umani fra umani.

Ciò che passa di bocca in bocca sarà dunque la voce tremante di un canto poetico che nelle sillabe più dolenti celebra la speranza, la pace e la fiducia nel futuro. E ha un nome: Ghazal. Così è stata chiamata la prima bambina nata in Italia dopo la fuga della madre da Kabul; nella nostra lingua significa “poesia”.

PIETRO FRATTA vive e lavora a Pesaro. Ideatore del laboratorio poetico di www.ScriverePoesia.it, ha pubblicato alcuni romanzi e un paio di raccolte
di poesie.

Il ricavato delle vendite del libro sarà destinato a emergency, che è presente in Afghanistan dal 1999 e ha curato più di sette milioni di persone nei suoi ospedali a Kabul, Lashkar-gah e Anabah.

CORONAVIRUS, TRASFERITI I PRIMI PAZIENTI ALL’OSPEDALE FIERA DI BERGAMO

Bergamo, 7 aprileOperativo da ieri, lunedì 6 aprile, il nuovo presidio ospedaliero, allestito in tempo record alla Fiera di Bergamo. I primi quattro pazienti affetti da covid-19 sono stati trasferiti a partire dalle ore 17:00 dalle degenze del Papa Giovanni XXIII. Sono un uomo di 81 anni e una donna di 82 anni che vengono dall’Unità di Medicina covid del Papa Giovanni XXIII  e due uomini di 54 e 56 anni del reparto Malattie infettive covid dell’ospedale. Si tratta di pazienti che richiedono assistenza di bassa-media intensità con ossigenazione non invasiva.

ingresso paziente covid-19 in ospedale fiera bergamo

Ingresso paziente Covid-19 in Ospedale Fiera Bergamo

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