La preoccupante crisi dei redditi agricoli non è risolvibile se non si interviene sui prezzi agricoli e sul nodo centrale dei mercati che agiscono solo in funzione del massimo sfruttamento di ogni risorsa umana, economica ed ambientale.
Questa situazione, già di per sé difficile, potrebbe ulteriormente aggravarsi a seguito dei negoziati, in corso dal 2013 e condotti nel più assoluto segreto, sul trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti Usa-Europa, acronimo Ttip (Transatlantic trade & investment partenership).Il trattato modifica gli standard produttivi, introduce un meccanismo di arbitrato internazionale che permette alle imprese multinazionali di citare in giudizio uno Stato per aver compromesso i propri interessi commerciali, privatizza beni comuni come l’acqua, l’energia e servizi pubblici, come la sanità ed i trasporti, ridimensiona le normative europee sulla salute, con particolare riguardo ai controlli sugli alimenti e sull’ambiente. È in discussione, ad esempio, il diritto dell’Europa di rifiutare l’importazione di carne bovina agli ormoni promotori della crescita, considerati cancerogeni, di quella avicola, igienizzata al cloro anziché con acqua e vapore, di quella suina, derivante da allevamenti che fanno uso di ractopamicina, un additivo chimico vietato in 160 Stati e che viene utilizzato per aumentare il tasso di carne magra negli allevamenti. Negli Stati Uniti, ogni anno almeno 48 milioni di persone si ammalano per aver mangiato cibo contaminato e 3.000 muoiono per le conseguenze. In Europa, nel 2011, furono 70.000 le persone ammalate per la stessa causa e 93 le morti.
Il trattato prevede la possibilità di esportare in Europa prodotti geneticamente modificati e di stravolgere le norme sull’etichettatura, rimuovendo ogni obbligo di riportare l’origine del prodotto. Di conseguenza, viene stracciato il principio di precauzione che obbliga a provare l’assenza di rischi prima che il prodotto sia commercializzato.
Le famiglie europee potranno, forse, risparmiare acquistando prodotti a basso prezzo made in Usa, ma poi spenderebbero di più per curarsi.
Con la scusa di tutelare i diritti di proprietà intellettuale, il trattato obbliga, inoltre, tutti gli agricoltori a procurarsi le sementi presso ditte sementiere multinazionali. Diventerebbe, di fatto, impossibile, per qualsiasi azienda agricola puntare sull’autoproduzione di sementi, aumentando così i costi e la dispersione di un grande patrimonio genetico e culturale.
Questo è già successo in Colombia, dove lo Stato ha dovuto distruggere massicciamente i raccolti derivanti da sementi prodotte in azienda, con buona pace della biodiversità. La cosiddetta e celebrata liberalizzazione dei mercati favorirà le frodi e la libera circolazione sugli scaffali di parmesan, mozzarelle, asiago, gorgonzola, made in Usa, perché negli Usa vengono considerati beni comuni, per cui questi prodotti, senza qualità e con costi di produzione stracciati, entreranno in concorrenza diretta con quelli italiani. Non è detto che il consumatore prediliga il “made in Italy”, soprattutto se l’etichetta non è tenuta a riportarne l’origine.
L’approvazione del Ttip avrà pesanti effetti sull’agricoltura europea, in particolare sulle piccole e medie imprese agricole a conduzione familiare.
Tutti gli agricoltori europei (13 milioni) ed americani (2 milioni) saranno penalizzati. La liberalizzazione non porta benessere. Anzi! Con il trattato Nafta, siglato tra Usa, Canada e Messico, quest’ultimo nel 1960 era autosufficiente, mentre oggi è costretto ad importare il 50% del suo cibo, un terzo del mais, la metà del grano, tra il 30 ed il 50% di fagioli, l’80% del riso. Hanno fatto chiudere 2 milioni di piccoli agricoltori.
La consapevolezza cresce sempre di più e sono già milioni i cittadini in Europa e negli Usa che si sono mobilitati contro questo patto avvelenato.
La mobilitazione è attiva in 25 paesi europei e negli Usa. Per queste ragioni dopo il convegno del 2014 con cui il Consorzio sollevò proprio in Millenaria il problema del Ttip, in occasione dell’edizione di quest’anno saranno organizzate molteplici iniziative: lunedì 5 settembre, alle ore 20.30, si terrà un incontro con la prof.ssa Monica Di Sisto, docente di modelli di sviluppo economico alla Pontifica università Gregoriana di Roma, vice presidente dell’associazione Fair Watch e portavoce della campagna italiana Stop Ttip.
Per tutto il periodo della fiera sarà allestito un grande cavallo di Troia per richiamare l’attenzione degli agricoltori e dei consumatori sui pericoli connessi con il Ttip, che rischia di dare la mazzata finale all’agricoltura mantovana.
Il cavallo di Troia è il simbolo dei movimenti europei contro il Ttip, proviene da Berlino e dopo la Millenaria proseguirà per Vienna, dove parteciperà ad una grande manifestazione dei verdi contro la globalizzazione.
Per 9 giorni, quindi, la fiera Millenaria di Gonzaga sarà al centro della protesta europea anti Ttip, per costruire un’economia territoriale, partecipata, in cui produttori e consumatori siano protagonisti nella coproduzione di alimenti e nella gestione delle risorse naturali.