Demenze, in Emilia-Romagna oltre 65mila persone prese in carico

Oggi in Regione a Bologna un convegno per fare il punto con i professionisti del settore e presentare i risultati raggiunti. Ogni anno i servizi regionali entrano in contatto con circa 80mila persone

Bologna – Assistenza, riabilitazione, diagnosi precoce, sostegno alle famiglie e prevenzione. Sono le priorità del progetto regionale demenze che fissa le strategie per la promozione e il miglioramento degli interventi finalizzati alla corretta gestione, integrata a livello regionale, della demenza.

L’informazione, la sensibilizzazione dei cittadini e i risultati raggiunti grazie all’impegno del sistema socio sanitario della Regione Emilia-Romagna sono al centro del convegno “Le Demenze: attualità e prospettive” che si svolge oggi a Bologna, nell’ambito delle iniziative per la XXX Giornata mondiale dell’Alzheimer, che si celebra ogni anno il 21 settembre, con la partecipazione di molti specialisti del settore e rappresentanti delle famiglie delle persone con demenza.   

“Il contrasto, la cura e la prevenzione della demenza rivestono un ruolo prioritario tanto in ambito sanitario che sociale – affermano gli assessori alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, e al Welfare Igor Taruffi, presenti al convegno-. I numeri degli ultimi anni, che segnano un ritorno delle performance a livelli pre-pandemia, confermano la presenza su tutto il territorio regionale di una rete territoriale ed ospedaliera capace di fornire un’assistenza e una presa in carico qualificata, grazie a strutture ma soprattutto a professionisti di alto livello. L’impegno nostro e dell’intero sistema socio sanitario, anche con il fondamentale supporto delle associazioni dei familiari, è di rafforzare sempre più un sistema che già lavora bene. Ma è necessario, e anche la Regione Emilia-Romagna lo chiede con forza al ministero della Salute, finanziare il Piano nazionale demenze e rilanciare per il prossimo triennio il fondo Alzheimer 2021-2023”.

I numeri e la rete di assistenza in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna, dove circa il 22% della popolazione ha più di 65 anni al 31 dicembre 2022 i pazienti in carico al Servizio sanitario regionale con demenza sono 63.543il 60% dei quali ha una diagnosi di Alzheimer (38.125 persone), mentre circa il 50% è affetto da forme di demenza medio-grave.  La prevalenza è di 22,8 persone con demenza su 1.000 abitanti, circa l’1,4% sul totale popolazione residente e il 5,84% della popolazione residente con più di 65 anni. 

Nel 2022, nonostante il perdurare delle conseguenze della pandemia da Covid-19, sono state valutate come prima visita 30.145 persone (erano 28.796 nel 2021) ed effettuate 21.165 nuove diagnosi di demenza (17.324 nel 2021). Inoltre, un percorso specifico è stato avviato dalla Regione per la cura dei casi, ad esordio atipico e più aggressivo, che si verificano prima dei 65 anni: la cosiddetta demenza giovanile (“Early Onset Dementia”), che ha permesso di intercettare 1.508 casi nel 2022 (1.421 nel 2021). Tra prime visite e controlli la rete regionale entra in contatto con circa 80.000 persone all’anno.  

Sul territorio regionale sono 63 i Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) dedicati alla diagnosi e cura e la presa in carico da parte di equipe multiprofessionali (geriatri, neurologi, psicologi ed infermieri), mentre sono 13 i nuclei residenziali nelle CRA per l’assistenza temporanea alle persone con demenza e 9 i Centri diurni Alzheimer presenti da Piacenza a Rimini.

La demenza è una delle principali cause di disabilità tra le persone anziane in tutto il mondo e si caratterizza dall’avanzamento più o meno rapido dei deficit cognitivi, dai disturbi del comportamento e dal danno funzionale, fino alla perdita dell’autonomia e dell’autosufficienza e l’immobilizzazione a letto.

Il progressivo aumento delle aspettative di vita è il principale fattore che influenza il numero delle persone colpite e rappresenta uno dei problemi più rilevanti in termini di sanità pubblica. Attualmente – secondo le stime fatte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel piano globale di risposta della sanità pubblica alla demenza 2015-2027 – sono circa 50 milioni le persone affette da demenza in tutto il mondo, con 10 milioni di nuovi casi ogni anno.

Il ruolo della prevenzione
L’adozione di corretti stili di vita può aiutare a prevenire l’insorgere della demenza. L’ultimo rapporto dell’Alzheimer’s Disease International, recentemente pubblicato, conferma che sulla base delle più recenti evidenze scientifiche: l’inattività fisica, il fumo, l’abuso di alcol, l’inquinamento ambientale, i traumi cerebrali, l’isolamento sociale, il basso livello di istruzione, l’obesità, l’ipertensione, il diabete, la depressione e la perdita dell’udito. La Regione ha rafforzato il proprio impegno per intervenire in quest’ambito con una forte azione sugli stili di vita e il monitoraggio delle patologie croniche che, se tenuti adeguatamente sotto controllo, possono portare ad una riduzione dell’insorgere dei casi di demenza fino al 40%.
Nell’ambito della prevenzione rientra il progetto di potenziamento della diagnosi precoce del Disturbo Neuro-Cognitivo (DNC), grazie al quale lo scorso anno sono state effettuate 8.615 diagnosi (erano 6707 nel 2021). Si tratta di una condizione di rischio che deve essere attentamente monitorata per la sua possibile evoluzione in demenza e per definire una mappa del rischio al fine di favorire una tempestiva presa in carico e la realizzazione di percorsi appropriati.
In questa direzione vanno anche tutti i progetti di invecchiamento attivo realizzati con la collaborazione delle Ausl, dei Comuni, i sindacati dei pensionati e le associazioni di volontariato e di familiari. Tra questi le cosiddette Palestre della Memoria, i Gruppi di Cammino e le attività di ginnastica e di allentamento della memoria che hanno lo scopo di favorire inclusione e partecipazione.

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