Tre pale d’altare restaurate tornano a risplendere in San Barnaba grazie al prezioso lavoro dei restauratori degli Istituti Santa Paola – Presentazione sabato 17 febbraio

Tre pale d’altare restaurate tornano in San Barnaba. Presentazione sabato 17 febbraio alle ore 16:00 presso la Chiesa di San Barnaba (Mantova, via Chiassi / piazzetta Bazzani), organizzata dalla Parrocchia di San Barnaba e dagli Istituti Santa Paola (Mantova)

MANTOVA – La parrocchia di San Barnaba e gli Istituti Santa Paola hanno recuperato tre dipinti antichi: la presentazione si terrà sabato pomeriggio alle ore 16 all’interno della chiesa cittadina in via Chiassi.

L’evento è organizzato dal gruppo culturale della parrocchia di San Barnaba e Ognissanti. Interverranno il parroco di Ognissanti San Barnaba, don Riccardo Gobbi, e il direttore degli Istituti Santa Paola, Enrico Furgoni.

Proprio gli Istituti Santa Paola – Scuola Laboratorio di Restauro e Conservazione Beni Culturali, hanno realizzato il recupero, sulla scia dell’attenzione data al complesso religioso e che ha visto altri interventi riguardanti le lunette del chiostro e alcuni degli ovali della navata. L’approfondimento intorno alle tre importanti pale d’altare sarà tenuto dallo storico dell’arte Paolo Bertelli (Università Ca’ Foscari Venezia), che da tempo studia l’antico complesso religioso che già fu dei Servi di Maria e che ha pubblicato lo studio di riferimento intorno alla chiesa, al convento e al suo patrimonio artistico. L’iniziativa è aperta a tutti.

I tre dipinti raffigurano una Madonna e Santi, del secondo Cinquecento, realizzata da Cesare Aretusi e desunta direttamente dal modello di Correggio; il Beato Gioacchino Patrizi, opera di Pietro Fabbri, e una Madonna col bambino, un sacerdote e un canonico martire, dipinta da Giuseppe Orioli. Si tratta di tre tele di grandi dimensioni che tornano fruibili e leggibili, restituite al patrimonio della parrocchiale di San Barnaba.

Cesare Aretusi, Madonna di San Giorgio – prima e dopo il restauro

L’opera (274×182 cm) è desunta dal celebre modello della Madonna di San Giorgio realizzata ad olio su tavola dal Correggio intorno al 1530 (oggi alla Gemäldegalerie di Dresda) per l’oratorio della confraternita di San Pietro Martire di Modena (è considerata la sua ultima opera religiosa). Il dipinto è una copia di qualità, sostanzialmente identica alla pala dell’Allegri, della quale mantiene, con uno scarto di pochi centimetri, anche le dimensioni. Appare interessante notare come sia stata realizzata da un artista della generazione successiva rispetto a Correggio. Non solo: Aretusi restaurò l’affresco di Correggio nella Cattedrale di Parma ed eseguì copie dallo stesso artista. Il dipinto si rivela affascinante e spettacolare nell’insieme.

Pietro Fabbri, Il beato Gioacchino Patrizi prima e dopo il restauro

Il dipinto (290×164 cm) rappresenta il beato Gioacchino Patrizi innanzi alla Vergine. È certamente opera di Pietro Fabbri, artista vicentino molto attivo a Mantova e indagato dalla compianta Maria Giustina Grassi. Si tratta di uno dei dipinti realizzati in occasione del rinnovamento settecentesco della chiesa, venendo esposto nel Natale del 1732 insieme ad altre tre tele nelle nicchie dei piloni che sorreggono la cupola della chiesa. L’opera conferma la buona qualità del pittore attivo a Mantova nella prima parte del Settecento. Una curiosità si lega al suo nome: era detto “dell’Oboè” in quanto oltre ad essere pittore era anche musico, assai versato nell’oboe.

Giuseppe Orioli, Madonna col bambino, un sacerdote e un canonico martire – prima e dopo il restauro

Il dipinto (262×198 cm) è opera dell’artista mantovano Giuseppe Orioli (1681-1750), probabilmente la miglior figura artistica della nostra terra attiva a cavaliere tra Sei e Settecento. Il suo alunnato si svolse a Bologna sotto Giovan Gioseffo Dal Sole. Tornato a Mantova dal 1719 ebbe una buona carriera realizzando numerosi dipinti sacri per le chiese e per i luoghi di culto. Per la chiesa di San Barnaba realizzò anche una Madonna col bambino e San Filippo Benizi (1730); i sette quadretti con i fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria (1732) e la presente pala. Fu, dunque, una delle figure chiave del rinnovamento pittorico del tempio dopo il suo rifacimento ad inizio Settecento.

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