Giovedì 22 febbraio alle ore 17:00 Archivio di Stato di Mantova, Sacrestia della SS. Trinità, via Dottrina Cristiana 4 – Presentazione del volume Invisibili ma indispensabili. Cronistorie tardomedievali e moderne di famiglie ebraiche in alcuni borghi gonzagheschi tra Mantova. Ferrara e Reggio Emilia
Si tratta dell’ultimo volume di Ermanno Finzi, di recente edito dall’IMSC, nella collana Qehillà. Comunità ebraiche del Mantovano, che riguarda cronache relative alla costituzione di banchi feneratizi e del conseguente sviluppo di enclavi ebraiche tra l’inizio del Quattrocento e l’Età Contemporanea, nella fascia orientale della provincia di Mantova e nei territori gonzagheschi attualmente in provincia di Reggio Emilia. Con l’autore dialoga Mauro Perani, già Professore Ordinario di ebraico presso l’Università di Bologna.
Inoltre, si ricorda che stanno per terminare le conferenze organizzate dall’Istituto collegate alla mostra documentaria proposta dalla Provincia di Mantova Disegna ciò che vedi. Helga Weissova: da Terezin i disegni di una bambina, presso Casa del Mantegna, che resterà aperta sino al 3 marzo.
- Venerdì 23 febbraio alle ore 17.30 Casa del Mantegna – Occhi per vedere. La Croce Rossa visita il ghetto di Theresienstadt
La conferenza sarà tenuta da Carlo Saletti, storico e regista teatrale.
- Sabato 24 febbraio alle ore 11.00 Biblioteca comunale Teresiana – Presentazione del libro Oltre Auschwitz. Europa orientale, l’Olocausto rimosso
Si tratta di un volume ( Marsilio editore, 2024) di Frediano Sessi, che dialogherà con Antonella Tiburzi, docente di Didattica della Storia presso l’Università di Bolzano.
Bełżec, Sobibór e Treblinka, insieme a Chełmno sul Ner, furono le località prescelte per portare a termine in Europa l’eliminazione degli ebrei dell’Est. Luoghi progettati e costruiti per funzionare solo come strutture omicide, molto diversi dai Lager, perché non prevedevano nessuna possibilità di sopravvivenza. In questi campi, in cui si è compiuta la strage di oltre un milione e mezzo di ebrei, è oggi la quasi totale assenza di tracce di quanto accaduto, voluta e messa in atto dagli assassini, a parlare per i morti e a esigere giustizia. Se Chełmno, dove per la prima volta si sperimentò il disegno di un’eliminazione di massa rapida e funzionale per mezzo del gas, può essere considerato il prototipo dei centri di sterminio nazisti, perché è così difficile ricostruire cosa avvenne lì e negli altri luoghi dell’Aktion Reinhardt, il nome in codice dell’operazione di annientamento sistematico? Vi fu forse una volontà politica che preferì la rimozione e l’oblio alla memoria? Attraverso la ricostruzione delle vicende di chi incontrò la morte nei campi della Polonia orientale, dei processi che decenni dopo coinvolsero i responsabili e delle decisioni che condussero verso il baratro, Frediano Sessi restituisce un racconto esaustivo e dettagliato, ricco di documenti inediti, nell’intento di riempire questo «vuoto di parole» e di consegnarci l’enormità di quanto successo: «se si ascolta l’inquietante solitudine di questi boschi, isolati e deserti, si comprende che il monumento agli ebrei assassinati nei centri di sterminio dell’Aktion Reinhardt, a Chełmno o nelle fosse del margine nord di Majdanek, sono proprio il suolo nudo, la foresta, l’acquitrino da cui a volte spunta qualche fiore, sorto da quella terra sacra».

