Venerdì 8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, Scripta Maneant editore pubblica il volume “Artemisia Eccentrica”, la più completa monografia dedicata alla più grande artista della Storia dell’arte occidentale scritta da Asia Graziano.
La prestigiosa monografia porta l’attenzione sulla pratica artistica di Artemisia Gentileschi mettendo al centro le sue opere, le innovazioni artistiche e iconografiche svincolando la sua figura dalla definizione di caravaggista e mettendo in discussione la centralità della figura del padre Orazio nella crescita artistica.
La figura di Artemisia offre notevoli spunti di fascinazione e di interesse, naturalmente anche in ragione della componente di genere – l’incredibile primeggiare da donna, in un mondo di colleghi uomini, del Seicento.
L’obiettivo della pubblicazione è però quello di riportare l’attenzione sulla sua produzione artistica, fortemente influenzata dagli ambienti culturali che frequentava da protagonista, alla pari dei colleghi maschi più che dai suoi tragici eventi biografici.
Sono dunque celebrate le sue conquiste stilistiche e iconografiche, mutuate sì dagli stimoli di confronto con le massime figure delle élite del suo tempo come Galileo Galilei, da una ricerca senza sosta e da molteplici interessi letterari, scientifici e musicali che stupirono le comunità intellettuali delle città in cui faceva passaggio.
Le pagine del libro ci portano ad acquisire la risoluta consapevolezza che Artemisia non è stata una vittima indifesa e spaurata, che ha cercato di superare i traumi biografici attraverso la catarsi artistica, bensì una professionista instancabile, determinata, orgogliosa e sicura di sé e della sua arte, con cui ha superato la tradizione, sfidandone i massimi esponenti.
Arricchiscono l’opera dettagli fotografici inediti:
la Caritas Romana di collezione privata,

Susanna e i Vecchioni dell’Hampton Court Palace,

David con la testa di Golia di recente restauro.
Campagna fotografica esclusiva Scripta Maneant: © Scripta Maneant Photo Shooting – Brevetto per invenzione industriale MISE N. 102020000023194


Dichiarazione del Presidente della Commissione Cultura della Camera e Responsabile cultura e innovazione Federico Mollicone durante la conferenza stampa che si è tenuta il 6 marzo
“La storia di Artemisia Gentileschi è il simbolo di quanto la cultura sia in prima linea nell’abbattere i pregiudizi e a rivelarsi innovazione. La sua pittura drammatica, diretta ed intransigente, che si rapporta e si integra con gli eventi della vita dell’artista descritti nel volume, è tra le più rappresentative del seicento e valorizzarne la qualità artistica, aldilà della portata storica legata al suo genere, è un’operazione culturale coraggiosa e lodevole.”
Oltre al deputato Mollicone, erano presenti: Giorgio Armaroli – Amm.re Delegato Scripta Maneant, Federico Ferrari – Direttore Editoriale Scripta Maneant, Asia Graziano – Curatrice e Autrice del volume, Sheila Barker – Autrice, Gregory Buchakjian – Autore, Claudio Strinati – Autore
LE DICHIARAZIONI DI GREGORY BUCHAKJIAN
Vorrei ringraziare Scripta Maneant per avermi invitato a partecipare e coinvolto in questo progetto, in particolare Asia Graziano che ha seguito il mio contributo.
Per due decenni il mio rapporto con Artemisia Gentileschi è rimasto pressoché segreto. A parte i miei docenti alla Sorbona e pochi amici, nessuno sapeva che le avevo attribuito due dipinti durante la ricerca che ha portato alla mia tesi di laurea in Storia dell’Arte. Dopo la laurea, il mio percorso personale e professionale mi ha poi portato in direzioni diverse dalla pittura barocca italiana, tanto che non ho condiviso né pubblicato le mie scoperte.
Il 4 agosto 2020 si è verificata una doppia esplosione nel porto di Beirut. La più grande esplosione non nucleare in un ambiente urbano che uccise centinaia di residenti e distrusse migliaia di edifici. Nei giorni successivi alla catastrofe, mi sono recato presso Palazzo Sursock. La residenza, che ospita tra l’altro i dipinti del XVII secolo oggetto della mia tesi di laurea, era in rovina. Tutto era pieno di polvere e detriti. Al mio arrivo, ho cercato le due Artemisie. Nella sala principale, la Maddalena penitente era scomparsa. All’inizio ho pensato che fosse andata perduta. Tuttavia, scoprii che la tela era caduta in un cumulo di macerie. In piedi, da solo, nel grande salone del palazzo, mi arrampicai sui rottami da cui estrassi la Maddalena. Nel salotto adiacente il quadro più grande, Ercole e Onfale, era ancora appeso alla parete, gravemente danneggiato.
Se la Maddalena e l’Ercole e Onfale erano stati confermati come autografi di Artemisia, la loro salvaguardia era una questione di grande importanza.

Nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica, pubblicai su “Apollo Magazine” una lettera in cui descrivevo la situazione a Beirut, menzionando Palazzo Sursock e i dipinti italiani conservati al suo interno. Nei giorni successivi, molti studiosi di Artemisia, tra cui Mary Garrard, Jesse Locker e Sheila Barker, mi scrissero chiedendo chiarimenti. La conversazione portò Sheila Barker a organizzare una conferenza online presso il “Medici Archive Project”, durante la quale presentai la mia ricerca e spiegai le attribuzioni dei due dipinti. Nel frattempo, la Maddalena era arrivata in Italia ed era stata esposta con le sue ferite nella mostra “Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra ’500 e ’600” a Palazzo Reale, a Milano. In seguito fu restaurata da Andrea Cipriani e inserita nella monumentale mostra “Maddalena – Il mistero e l’immagine” ai Musei San Domenico a Forlì. Il restauro di Ercole e Onfale è stato un compito più gravoso. Nell’estate del 2021, entrai in contatto con Davide Gasparotto, Curatore Senior del Getty, e da allora il dipinto si trova a Los Angeles dove è stato affidato alle cure di Ulrich Birkmaier.
L’esplosione del porto di Beirut non è stato un evento isolato. È un secolo che la parte del mondo da cui provengo è soggetta a guerre, distruzioni, massacri e ogni sorta di corruzione. La ricomparsa di capolavori perduti assomiglia alla speranza rimasta nel vaso di Pandora dopo che tutto il male ne è uscito dopo la sua apertura. Il fatto che i dipinti siano di Artemisia lo rende un simbolo ancora più forte nei confronti delle donne che sono soggette a discriminazioni, ingiustizie e violenze e sono in continua lotta. Concludo con una poesia di Saja Kilani, scrittrice, attrice e regista giordana impegnata nell’inclusione femminile araba nel cinema.

Le nostre donne hanno imparato la medicina da sole e hanno creato squadre mediche.
Hanno eseguito interventi chirurgici critici sotto i regimi di apartheid e hanno partorito ai posti di blocco mentre i soldati guardavano altrove. Le nostre donne hanno imparato a insegnare in spazi abbandonati, hanno costruito le loro scuole, hanno scritto le loro regole
Per il bene dell’istruzione dei loro figli.
Le nostre donne hanno imparato a cucinare senza alcun mezzo, hanno usato legno al posto del gas e dell’argilla tradizionale per il forno
Per poter cuocere il taboon e mantenere in vita le proprie famiglie. Le nostre donne hanno persino creato un’arte resistente.
Hanno lavorato a maglia le bandiere quando erano vietate e le hanno portate con orgoglio mentre marciavano mano nella mano, cantando canzoni scritte da loro, ispirate dalle loro cicatrici mentre i loro cari stavano ingiustamente dietro le sbarre di una prigione.




