«Infinite sono le gioie e le pene di questa mia scellerata vita che non se ne possono contare».
Scultore, orafo, musico e scrittore, autore di una delle più celebri e avvincenti autobiografie della storia dell’arte, Benvenuto Cellini rappresenta il volto più controverso e sofferto di tutto il Rinascimento.
Sarà presentato venerdì 19 aprile alle ore 16:00 nella sala Conferenze di Casa del Mantegna a Mantova il libro “Vita maledetta di Benvenuto Cellini” di Alessandro Masi, storico dell’arte e Segretario generale della Società Dante Alighieri. Il volume, edito da Neri Pozza, si sofferma sulla figura eclettica e, per certi aspetti controversa, di Cellini, scultore, orafo, musico e scrittore, autore di una delle più celebri e avvincenti autobiografie della storia dell’arte.
Dopo l’introduzione del Presidente della Provincia Carlo Bottani, l’autore Masi dialogherà con Stefano Bruno Galli, docente di Storia delle dottrine e delle istituzioni politiche all’Università di Milano e consigliere del Ministro della cultura.
Interverranno anche Carlo Fraccari, presidente del Comitato Mantovano della Società Dante Alighieri, e Luca Ghirardini, vice caporedattore della Gazzetta di Mantova.
Forse più ancora di quella di Caravaggio, la sua esistenza è stata segnata dalla violenza, dal crimine e dalla provocazione, ricca di colpi di scena, di avventure e leggendari cimenti. Il protagonista di questo racconto è capace di grandi imprese e di atti eroici, come la coraggiosa difesa di Roma dalle mura di Castel Sant’Angelo durante il Sacco del 1527, ma anche di memorabili scontri con i pontefici Clemente vii e Paolo iii, che pur non risparmiando riconoscimenti al suo genio artistico, gli procurarono sofferenze e delusioni. Incarcerato nelle segrete della Mole Adriana e liberato grazie all’intervento del re di Francia, Benvenuto Cellini conobbe onori e gloria con la realizzazione di capolavori come la Saliera di Francesco i, oggi nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, o, successivamente, con la straordinaria impresa della fusione in bronzo del Perseo, realizzato a Firenze per il duca Cosimo I.
Alessandro Masi, attraverso le parole dell’orafo fiorentino, ripercorre le incredibili gesta di un uomo privo di scrupoli, assassino e ladro all’occorrenza, omosessuale dichiarato e per questo più volte processato, condannato e imprigionato: una vita maledetta, insospettabile e al contempo modernissima.
«Infinite sono le gioie e le pene di questa mia scellerata vita che non se ne possono contare».
ALESSANDRO MASI, storico dell’arte e giornalista, è segretario generale della Società Dante Alighieri. I suoi interessi spaziano dal futurismo (Zig Zag. Il romanzo futurista, il Saggiatore) a trattati di politica culturale del ventennio fascista (Giuseppe Bottai. La politica delle arti. Scritti 1918-1943, Editalia). Il suo recente studio sull’arte italiana a cavallo tra fascismo e repubblica (Idealismo e opportunismo della cultura italiana. 1943-1948, Mursia) ha dato vita a un lungo dibattito sulla figura di Palmiro Togliatti e gli intellettuali.
