di Paolo Biondo
“Testimone imperfetta” pubblicato dalla casa editrice Minerva è il titolo del romanzo noir che porta la firma di Nicola Calathopoulos e che verrà presentato giovedì 27 giugno alle ore 18:30 a Mantova nel salone dei convegni della Casa del Mantegna.
Partirà proprio dalla città di Virgilio il tour promozionale di questa seconda opera del noto giornalista di Mediaset e apprezzato autore che ha già ottenuto ampi consensi tanto tra la critica quanto tra i lettori in occasione del suo esordio letterario con il romanzo dal titolo: “Dannati per sempre”.
La scelta di iniziare proprio da Mantova il cammino che lo porterà ad illustrare agli appassionati del genere giallo esistenziale, come lui ama definirlo, e ai lettori in genere questa sua nuova proposta letteraria, è nata grazie all’amicizia che si è venuta a creare con la dottoressa Elena Pagani, Maestro d’Arte nonché Dirigente del Sindacato Autonomo della Polizia di Stato e Assistente Capo Coordinatore incaricata di servizio specializzato nella Sezione Scientifica della Polizia di Stato, all’Unità dell’Investigazione Criminale, in qualità di Dattiloscopista e Operatore in Analisi di Sopralluogo Giudiziario della Scena del Crimine.
Il romanzo sarà in libreria e sulle piattaforme specializzate online a partire dal 26 giugno.
Chi è Nicola Calathopoulos: è un giornalista ed autore che stimolato da molteplici situazioni incontrate nella sua esperienza umana e professionale ha deciso di ampliare i propri orizzonti dedicandosi anche alla letteratura.
Il suo esordio nel ruolo dell’autore si è rivelato subito prodigo di soddisfazioni, visti anche i riconoscimenti ottenuti, ora ci prova con un giallo esistenziale che però richiama l’attenzione dei lettori su una patologia quale la prosopagnosia.





La prosopagnosia è un deficit percettivo che impedisce alle persone affette di ricordare i visi di chi le circonda costringendole, vista l’insistenza al momento di cure mediche efficaci, a porre la propria attenzione, per memorizzare chi si pone loro dinanzi, ai segni particolari, il suo modo di vestire, la sua voce, il colore dei capelli ed altro ancora.
In attesa di ascoltare l’autore in occasione del suo incontro con i lettori mantovani proviamo a creare un sorta d’incipit del romanzo direttamente dalle sue parole.
Prima di ogni cosa c’è un motivo particolare perché lei ha deciso di proporre “la prima” del tour a Mantova?
“Sì, perché una persona che ha giocato un ruolo importante nella genesi del mio romanzo è di Mantova e questo è il mio ringraziamento a lei”.
Ci perdoni se possiamo risultare curiosi, ma ci potrebbe dire il suo nome?
“Si chiama Elena Pagani, è una poliziotta ed è una straordinaria disegnatrice anatomica. Un’artista geniale. Mi ha aperto un mondo che ritroverete nelle pagine di “Testimone imperfetta”.
Visto il titolo ed il coinvolgimento di una persona esperta e qualificata della Polizia di Stato, danno subito l’indicazione chiara: siamo dinanzi ad romanzo giallo?
“Il meccanismo, in effetti, è quello di un giallo, un giallo che mi piace definire esistenziale: c’è un cadavere e un’indagine di polizia, la ricerca dell’assassino, ma tutto questo si salda fin da subito con l’altro filone del libro, quello personale, intimo dei suoi personaggi”.
A partire dalla testimone imperfetta sino ad arrivare al commissario?
“Sì, lei è la protagonista principale. Assiste involontariamente all’omicidio, vede in faccia l’assassino, illude il commissario incaricato delle indagini di risolvere il caso in poche ore, ma deve confessare presto che lei quel volto non è in grado di ricordarlo. Soffre di un deficit percettivo che le impedisce di ricostruire le facce.
È una patologie terribile che crea non poche difficoltà a chi ne è afflitto?
“Si chiama prosopagnosia, molti medici non sono in grado di diagnosticarla e la scambiano per una forma di autismo. Costringe chi ne soffre a vivere in un mondo senza facce. Pensi che nella forma più grave i malati di prosopagnosia non riconoscono nemmeno la propria allo specchio”.
Ora è chiaro quando accennava alle vicende intime dei vari protagonisti del romanzo?
“Si, più che un thriller mi piace definirlo un giallo esistenziale. La testimone perfetta farà di tutto per dare il suo contributo alla risoluzione del caso ma immaginate la sofferenza e la frustrazione di aver assistito a un fatto così grave e non riuscire a descrivere il volto dell’assassino!”.
Non c’è solo lei ovviamente a rivestire un ruolo determinante nelle sequenze della vicenda: il commissario Farina, per esempio, è un altro personaggio di grande spessore?
“Sa perché lo è? Perché è un grande lettore, un amante della filosofia, una persona che cerca il perché di ogni cosa in profondità. Certo, poi è anche buffo con quella sua voglia di trovare una teoria da applicare alle difficoltà che la vita ci mette quotidianamente di fronte”.
Un commissario che ricorda, quindi, illustri colleghi del passato e della lettura trasportati poi sul piccolo e grande schermo, uomini di grande cultura e intelligenza fine?
“Certo. Lui a mio avviso ha da un lato il buon senso e la capacità di lettura delle persone che aveva Maigret, e dall’altro la cultura e l’approccio apparentemente disordinato e inconcludente di Poirot. Due modi di interpretare il medesimo ruolo, ma che vengono attualizzati da questo commissario con grande concretezza”.
Lei nei suoi romanzi sembra avere una predilezione per personaggi complessi, addirittura unici; una scelta ponderata oppure è la storia che richiede figure di questo tipo?
“La diversità è meravigliosa perché è unica, non omologata, non conforme ai cliché che cerchiamo e che rappresentano la nostra confort zone. Non ci vuole coraggio per accettarla, semplicemente curiosità e apertura mentale”.
Anche l’assassino del suo ultimo romanzo è una persona molto intelligente, nelle pagine ricorre la definizione di una persona “sempre un passo avanti” agli altri?
“Lo è, il suo è stato un delitto d’impeto, tra l’altro i più difficili da smascherare, non è un delinquente professionista. Fin dalle prime pagine è dibattuto tra il consegnarsi alla polizia e continuare a vivere da uomo libero”.
Questa chiacchierata ci ha stimolato, incuriosito, ed anche se sappiamo quale potrebbe essere la sua risposta noi ci proviamo: alla fine, la sua protagonista “imperfetta” ce la farà a fornire indizi utili al commissario per smascherare l’omicida?
“Lei mi chiede troppo. Dobbiamo accettare le nostre imperfezioni, esserne fieri, lottare per affermarle. La lascio con un indizio, una frase del grande poeta e cantautore Leonard Cohen:” C’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce.”
Nicola Calathopoulos (Alessandria d’Egitto 17 ottobre 1960), giornalista, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano, è stato vicedirettore di “Sportmediaset”, “Tg4”, “NewsMediaset” e “Tgcom24”. Ha vinto il premio giornalistico Coni-Ussi e il “Maestrelli”.
Attualmente cura per Mediaset la rubrica settimanale E-Planet ed è tra gli autori della serie, tra sport e crime, “Gioco sporco” in onda su Italia1.
Il suo primo romanzo Dannati per sempre (Edizioni Minerva) è stato finalista al Premio Internazionale di Letteratura Città di Como 2021, Premio Speciale al Premio Letterario I Sassi di Matera 2021 e ha ricevuto la Menzione speciale al Premio Letterario Internazionale Casinò di Sanremo-Antonio Semeria.


