Agrigento, la mostra I TESORI D’ITALIA celebra l’apertura della Capitale della Cultura 2025

09 gennaio 2025

L’esposizione, in programma a Villa Aurea alla Valle dei Templi dal 18 gennaio, rappresenta l’Italia  artistica del XX secolo da Giorgio De Chirico a Lucio Fontana

AGRIGENTO – Sarà la mostra I Tesori d’Italia – Il ‘900 delle Fondazioni. Da Giorgio De Chirico a Lucio Fontana, in programma nella prestigiosa sede di Villa Aurea, all’interno dell’area archeologica girgentina, ad inaugurare il ciclo di grandi eventi che vedranno la città di Agrigento protagonista in qualità di Capitale italiana della cultura per tutto il 2025.

Afro Basaldella – Per Ordigni – Tecnica mista su carta intelata cm 100 x 70 – 1948 – Opere della Collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria

L’esposizione, che rappresenta la seconda sessione delle tre previste nel progetto dell’intera rassegna, promossa da Parco Valle dei Templi di Agrigento e prodotta da Consorzio Progetto Museo, sarà inaugurata dalle Autorità istituzionali nazionali e di territorio sabato 18 gennaio alle ore 15.30, mentre aprirà al pubblico il 19.

La mostra, curata da Pierluigi Carofano e Anna Ciccarelli, intende racchiudere in un unico piccolo ma prezioso percorso la storia dell’arte italiana, esponendo attraverso 25 opere (tutti dipinti e 1 scultura) di 22 artisti, tutte le 20 regioni dello Stivale.

Filippo De Pisis – Scarpetta di Ceramica – Olio su cartone cm 26 x 36 – 1926 – Collezione di Mino e Giovanni Rosi Proprietà della Fondazione di Cassa di Risparmio di Volterra

Questi capolavori, legati alle regioni di riferimento degli artisti, indicano le principali correnti artistiche che hanno attraversato l’Italia durante tutto il ‘900, senza tralasciare però anche gli ultimi anni del XIX secolo. Una esposizione resa possibile grazie all’immenso patrimonio messo a disposizione, con speciali prestiti, dalle Fondazioni bancarie e culturali nazionali.

Fortunato Depero – Simultaneità Metropolitane – Olio su tavolo cm 95,5 x 110 – 1946 – Mart
Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto Fondo Depero

Una storia dell’arte che è, al contempo, storia del Paese stesso, in un racconto che non intende essere esaustivo, ma che si sviluppa attraverso opere per lo più sconosciute al pubblico, e che diventano qui simboliche della vastità del tesoro artistico e culturale italiano ancora tutto da scoprire o da riscoprire. Il progetto, realizzato dal Parco Valle dei Templi di Agrigento e Consorzio Progetto Museo, ha reso così possibile, per la prima volta, celebrare una capitale della cultura italiana, Agrigento, con i riferimenti e le radici culturali dell’intero Paese e non solo di un singolo territorio.

Giorgio De Chirico Trovatore – Olio su tela cm 50,5 x 40,5 – 1950 Mart Museo Di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto – Collezione Privata

Il percorso espositivo guida il visitatore alla scoperta dei tesori artistici con una varietà di linguaggi realizzati nell’arte figurativa italiana. Dal Naturalismo e al Verismo, di Francesco Michetti (Abruzzo), Antonio Mancini (Lazio) e di Vincenzo Gemito (Campania) e di Giuseppe De Nittis (Puglia), al Divisionismo di Giuseppe Pellizza da Volpedo (Piemonte), di Angelo Barabino (Liguria) e di Umberto Boccioni (Calabria), passando  dal Secondo Futurismo, di Fortunato Depero (Trentino) e di Ivo Pannaggi (Marche), alle visioni metafisiche di Giorgio Morandi (Emilia), Giorgio De Chirico (Italia), di Mario Sironi (Sardegna) e di Filippo de Pisis (Romagna).

Giorgio De Chirico Paesaggio di Napoli – Olio su tela cm 30 x 40 – 1930
 Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata – Museo Palazzo Ricci

Proseguendo dal Neorealismo di Renato Guttuso (Sicilia), per il Cubismo di Gino Severini (Toscana), l’Arte informale di Emilio Vedova (Veneto), di Afro Basaldella (Friuli-Venezia Giulia), e di Alberto Burri (Umbria), lo Spazialismo di Lucio Fontana (Lombardia) e, infine, il New Dada di Gino Marotta (Molise), Francesco Nex (Valle D’Aosta), fino all’Astrattismo di Carla Accardi (Basilicata) presente con un’opera inedita.

Giorgio Morandi – Natura Morta – Olio su tela cm 30,5 x 40,5 – 1962
 Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata Museo Palazzo Ricci
Vincenzo Gemito – Aristotele
 Scultura in bronzo h. 37 cm – Fine XIX sec. inizio XX – Terni, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Collezione d’arte

Pierluigi Carofano e Anna Ciccarelli

La mostra propone un percorso antologico delle vicende principali dell’arte figurativa italiana del XX secolo (con un paio di anticipazioni sul finire del XIX), suggerendo incontri per emergenze apicali (basti pensare alla presenza di opere di De Nittis, Boccioni, De Chirico, Sironi, De Pisis, Morandi, Burri, Vedova, Fontana…), senza alcuna pretesa di completezza, vista anche la scelta di rappresentare ogni regione d’Italia attraverso un singolo artista ritenuto identitario, attingendo ai ricchissimi depositi delle Fondazioni bancarie e culturali. Tuttavia, non mancano presenze definite a torto “minori”, e proprio per questo a nostro parere ancor più significative, come Angelo Barabino o Carla Accardi (che ha goduto recentemente e finalmente di una splendida mostra antologica presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma).

In effetti, la scelta degli artisti qui presentati, affatto discutibile nei limiti del progetto iniziale  (ma limiti oggettivi sono anche quelli di spazio della sede espositiva), come qualsiasi scelta di fatto può risultare, ha seguito il principio testé detto, tenendo appunto conto del duplice criterio della presenza di personalità storicamente più significative (e dei vari movimenti che hanno incarnato), e dunque riconoscibili anche al grande pubblico e quindi imprescindibili, e di alcune “segnalazioni” di artisti meno celebrati (vedi ad esempio Francesco Nex o Gino Marotta), ma altrettanto validi, cercando di seguire il più possibile una coerente sequenza temporale.

Giuseppe Pellizza Da Volpedo La paratoia nera Olio su tela cm 89 x 108 – 1905
 Opere della Collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria

Se facciamo coincidere l’inizio della grande stagione dell’arte italiana del XX secolo con  l’Avanguardia storica del Futurismo, in tutte le sue declinazioni espressive (ben rappresentate in mostra da Depero e Pannaggi, sebbene con opere degli anni ‘40), non possiamo trascurare il fatto che essa si contrappone sostanzialmente al Naturalismo e al Verismo ancora imperante agli inizi del Novecento nella produzione di artisti come Michetti, Mancini e Gemito, pur guardando con estrema simpatia al Divisionismo ben rappresentato in mostra da un capolavoro poco noto di Pellizza da Volpedo e da un Ritratto di Boccioni pre-futurista. Eseguite a pochi anni di distanza, queste opere sono in grado di testimoniare spiriti affatto diversi di intendere il mestiere di artista che se per Michetti e Pellizza (e anche Barabino)  parte da studi dal vero, poi filtrati e quasi semplificati secondo suggestioni che potevano derivare dall’adesione politica ai principi del Realismo sociale, in Mancini e Gemito al contrario (co-protagonisti recentemente di una splendida mostra al Museo dell’Ottocento a Pescara), nel rappresentare i loro soggetti, l’approccio oscilla tra la denuncia delle condizioni di vita delle classi più povere alla esaltazione della nuova borghesia in ascesa, secondo un gusto fin de siècle, carico di spunti decadentisti e dannunziani. Si tratta di una situazione in cui si trovò per poco tempo a navigare anche il giovanissimo Boccioni, presente appunto in mostra con un Ritratto del 1907, ancora divisionista e tutto intriso di ricerche sulla espressività del “colore-luce” che lo porterà rapidamente ad aderire al futurismo visionario di Giacomo Balla.

Tuttavia, gli anni che consideriamo, sono ricchi di vicende assai diverse tra loro che non possono certamente esaurirsi nell’unico filone della rivoluzione (e ricerca) futurista, senza per questo misconoscere la dirompente, bruciante importanza della “fiumana” avanguardista come il più rilevante fenomeno artistico italiano del XX secolo, vincitore sulle tendenze conservatrici dell’epoca; è pur tuttavia vero che da esso germinerà tutta una serie di fenomeni (oltre a sue filiazioni come il cosiddetto “Secondo Futurismo”) che per antitesi correranno come fiumi carsici per tutto il XX secolo.

Ivo Pannaggi – Bozzetto Castello dei Prigionieri
 Olio su tavola cm 81 x 65 – 1941 – Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata Museo Palazzo Ricci

Protagonisti del “Secondo Futurismo” sono Depero e Pannaggi, presenti in mostra con due opere straordinarie per importanza al punto da porsi in dialogo diretto con il celebre Metropolis (1927) di Fritz Lang, capolavoro del cinema espressionista. L’intento dei futuristi è anche quello di rinnovare l’immagine della città dal punto di vista architettonico secondo principi “meccanico-automatici” proiettati nel futuro, come ben si vede in Simultaneità metropolitane di Depero.

Parallelamente alla grande stagione del Futurismo non si può trascurare il fatto che Giorgio De Chirico andava definendo una propria visione “metafisica” dell’arte anche attraverso saggi editi sulla rivista “Valori Plastici” e teorizzava una pittura caratterizzata da un segno nitido e dalla consistenza cristallina delle forme spesso risolte come manichini dai volti ovoidali, con le orbite cieche degli occhi: elementi che accrescono il senso di disagio e di estraneità nel riguardante. Su questa strada lo seguiranno da principio Filippo de Pisis, Mario Sironi (che tuttavia predilige un linguaggio più attento alle masse plastiche, dove lo spazio è scandito in modo serrato come si vede in Composizioni e nella cezanniana Natura morta) e Giorgio Morandi, capaci poi ciascuno di battere strade proprie, anche assai divergenti e che tra le due guerre vedrà prendere piede il movimento “Novecento” di Margherita Sarfatti, cui aderirà non occasionalmente proprio Sironi.

Mario Sironi Natura Morta Olio su tela cm 38 x 48 1926 Fondazione Cariverona

Proprio il confronto in mostra tra le “nature morte” di Severini, Sironi e Morandi darà conto delle diverse stagioni figurative che gli artisti italiani affrontarono, cercando di svincolarsi dal dominio francofono post impressionista, espressionista e cubista, adottando linguaggi propri. In questa direzione va interpretata Nature morte di Gino Severini che, pur godendo di rapporti privilegiati con Braque, Picasso e Apollinaire riesce nelle sue tele a sintetizzare in modo autonomo la scomposizione geometrica del Cubismo con il dinamismo plastico di derivazione futurista; l’effetto dinamico e la simultaneità sono realizzati tramite il contrapporsi di piani cromatici esaltati dai valori di luce. 

Emilio Vedova Cantiere alla Giudecca Olio su tela cm 54 x 64 1945
Collezione della Fondazione Venezia

La grande stagione successiva, quella dell’arte Informale, è rappresentata in mostra dall’asse Vedova-Burri che vede, nel comune denominatore gestuale/segnico/materico, una convergenza che ha la sua naturale conclusione nello “spazialismo” di Fontana, peraltro anch’esso di matrice segnica, ma di diversa intenzione poetica. Il polimaterismo materico di Burri, soprattutto nei suoi “bianco e nero” dialoga perfettamente con la polarità segnico-gestuale spinta all’estremo di Vedova (come ben si apprezza nell’opera in mostra), ma rimane tuttavia bloccato nella reiterata riproposizione di trasformazione aggregativa della materia – si pensi alla serie dei “catrami”, ai “sacchi”, alle “combustioni”, poi ai “legni” e ai “ferri” per finire alle “plastiche” (come nell’opera qui esposta).

Lucio Fontana Attese – Idropittura su tela – tagli cm 81 x 100 – 1964 Fondazione Lucio Fontana Milano

Al contrario l’esperienza “informale” di Fontana è una continua sperimentazione dinamica sia a livello materico che segnico, sino ad arrivare all’astrazione. “La visione del mondo di Fontana, è essenzialmente affermativa, positiva e dinamica; quella di Burri, essenzialmente di negazione e statica” (Crispolti, 1996).

La tela di Fontana appartiene ad una serie di “tagli” a doppio registro intorno a cui egli lavora tra il 1964 e il 1965. È certamente negli anni Sessanta che Fontana dispiega in modo più articolato e intenso la molteplicità del proprio operare nella direzione di novità creative, secondo declinazioni linguisticamente differenziate. Da una parte ponendosi in una nuova prospettiva di superamento dell’esperienza informale come avviene ad esempio con i “tagli” e con ulteriori proposizioni dei “buchi” e in alcune sculture; dall’altra recuperando entro una sorta di categoria linguistica il rapporto segnico con la materia che pur era stato l’elemento caratterizzante dell’esperienza informale. Nelle sue tele di questi anni il taglio è sempre netto, assoluto, sia unico che ritmicamente ripetuto. L’approccio è sempre sperimentale e aperto a nuove soluzioni soprattutto nella scelta delle campiture in genere nere, bianche, gialle o verdi (ma anche altri colori) e nel formato delle opere in genere quadrangolare. Si tratta di una visione nuova, una fenomenologia di configurazione che vede il “taglio” fendere con nettezza la superficie a sua volta monocromaticamente assoluta.

Fin dall’inizio nel verso dei “tagli” Fontana ha posto l’intitolazione “attesa” (se unici) “attese” (se molteplici) precisandone la natura di “concetti spaziali” alludendo ad un futuro avveniristico, di respiro cosmico; a tal proposito egli stesso dirà che il suo intento era quello di “dare a chi guarda il quadro un’impressione di calma spaziale, di rigore cosmico, di serenità nell’infinito” (Bocca, 1966).

La mostra si chiude con opere più vicine ai giorni nostri (Nex, Marotta) e siamo particolarmente felici di essere riusciti ad ottenere il prestito di una tela sostanzialmente inedita di Carla Accardi, straordinaria protagonista dell’Astrattismo in Italia e considerata anticipatrice dell’Arte povera. Non a caso la Accardi fu una attenta sperimentatrice di nuove tecniche artistiche come vernici colorate e fluorescenti che applicava su supporti plastici trasparenti, lavorate col principio dell’automatismo segnico.

Puntualizzare in argomento ciò che è il corpus unitario della mostra non è certo compito di queste breve introduzione, anzi riteniamo che sarebbe un’operazione intellettualmente controproducente, che condizionerebbe il lettore del catalogo e che andrebbe nella direzione opposta dell’intento dei curatori, dei membri del Comitato scientifico e degli autori dei testi in catalogo. Ciascuno, visitando la mostra troverà certamente spunti di riflessione, anche nuovi, rispetto alla nostra prospettiva.

Altri diranno se i risultati sono stati pari agli sforzi fatti ed alle aspettative. Preme soltanto sottolineare come, ciascuna delle opere esposte, sia stata scelta per ragioni scientifiche e di coerenza dell’idea del percorso, ovvero che ognuna di esse è necessaria in quanto testimonianza significativa degli argomenti che si è voluto affrontare.

Una mostra di questo impegno ha costretto a mettere in campo molte risorse tecniche, professionali e scientifiche a cominciare dagli originali progetti di allestimento e della grafica rispettivamente di Sandro Bonannini e Paolo La Vigna. Un ringraziamento particolare al direttore del Parco Archeologico, Dott. Roberto Sciarratta, ma tutti i settori del Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento hanno collaborato, ciascuno per le proprie competenze, a cominciare dall’insostituibile Gaetano Licata.

Fondamentale è stato l’apporto delle Soprintendenze competenti, delle Fondazioni bancarie e culturali in qualità di prestatori. Ognuno ha fatto la propria parte con impegno e dedizione. Un ringraziamento particolare va all’oscuro lavoro di Paolo Patanè: senza il suo prezioso e silenzioso aiuto difficilmente questa mostra avrebbe visto la luce.

  Titolo  I Tesori d’Italia – Il ‘900 delle Fondazioni. Da Giorgio De Chirico a Lucio Fontana
  Genere  Mostra antologica con opere originali  
   PromozioneParco Valle dei Templi Agrigento
   Ideazione e      Produzione   Consorzio Progetto Museo  
DoveVilla Aurea – Parco Valle dei Templi di Agrigento
Quando19 gennaio – 2 giugno 2025
CuratoriPierluigi Carofano e Anna Ciccarelli
   Comitato scientifico  Pierluigi Carofano, Beatrice Buscaroli, Anna Ciccarelli, Daniela Alejandra Sbaraglia, Alessandro Tosi  
   Opere esposte  Totale artisti: 22 Totale opere originali: 25 provenienti da Fondazioni bancarie e culturali Tipo di opere: dipinti, tecniche miste, scultura    
  Patrocini  MIC – Ministero della Cultura; Regione Sicilia; Città di Agrigento  
  Orari  Tutti i giorni ore 08:30 – 20:00 (ultimo ingresso alle ore 19:00)
   Costo biglietto  Intero 17 euro e ridotto 10 euro Il biglietto è comprensivo di visita alla mostra e alla Valle dei Templi
  Biglietteria   Villa Aurea – Strada Provinciale 4, 12 – 92100 Agrigento         
  Sito Web  mostreinsicilia.it
    Info e prenotazioni  Telefono: 0922-621611; 0922-1839996 (ore 9:00 – 17:00) E-mail: prenotazioni@coopculture.it  

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