Se dicessimo la verità: La lotta alla mafia, un’opera di verità in scena al Teatro Sociale di Castiglione delle Stiviere

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (MN)

Se dicessimo la verità – Ultimo capitolo è parte integrante de Il Palcoscenico della legalità, un progetto di CCO-Crisi Come Opportunità, nato da un’idea di Giulia Minoli; drammaturgia Emanuela Giordano e Geiulia Minoli, regia Emanuela Giordano, musiche originali di Tommaso Di Giulio.

L’ evento rientra nel progetto di promozione della legalità che l’Amministrazione Comunale offre agli studenti frequentanti il 3° – 4° – 5° anno degli Istituti Superiori della città di Castiglione delle Stiviere.

Lo spettacolo non è aperto al pubblico; ingresso libero ma esclusivamente su invito.

Da dieci anni l’opera-dibattito sulla legalità di Emanuela Giordano e Giulia Minoli attraversa l’Italia raccontando storie di resistenza e lotta alla criminalità organizzata. Uno spettacolo potente, dove le storie sono quelle dei figli delle vittime, del giornalismo impegnato, di imprenditori testimoni di giustizia, di professori e associazioni che osservano e studiano il fenomeno.

In scena: Anna Manella, Simone Tudda, Lucia Limonta, Daniele Molino.

Produzione Centro Teatrale Bresciano, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro Stabile di Bolzano, Fondazione TRG con il patrocinio di Fondazione della Comunità Bresciana.

Emanuela Giordano e Giulia Minoli: “La criminalità organizzata, grazie alla crisi provocata dalla pandemia, ha moltiplicato affari, investimenti, relazioni finanziarie. Questo è accaduto e accade in tutto il mondo, anche se il mondo finge di non saperlo. È una rimozione collettiva che riguarda le Istituzioni e i cittadini. Non si avverte il pericolo ed è vaga la percezione del problema. Lo spettacolo è una “ragionata” provocazione contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente, che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di capire e reagire. Mentre scriviamo questi appunti, continuiamo a raccogliere testimonianze, domande e riflessioni che riguardano non solo l’operato altrui ma anche la nostra responsabilità individuale, perché diritti e doveri siano uguali per tutti davvero. Il teatro non dà lezioni di vita e non ci offre soluzioni a buon mercato. Offre stimoli e opportunità di conoscere e di riflettere, questo noi cerchiamo di fare.

La trama

Deborah Cartisano figlia del fotografo di Bovalino (RC) Lollò Cartisano sequestrato e barbaramente ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1993, impegnata nel raccontare l’importanza della memoria delle vittime di ‘ndrangheta.

Gaetano Saffioti imprenditore edile calabrese, testimone di giustizia. La sua denuncia ha contribuito all’arresto di molti boss della Piana di Gioia Tauro. Oggi vive sotto scorta.

Francesca Grillo giovane cronista della redazione Milano Metropoli del quotidiano il Giorno. Vive e lavora a Buccinasco. In questi anni è stata una delle poche voci del territorio a scrivere di mafia.

Stefania Pellegrini professore ordinario presso l’Università di Bologna, svolge le sue ricerche nell’ambito della Sociologia del diritto. I suoi interessi scientifici riguardano lo studio del processo civile come fenomeno sociale, l’etica delle professioni giuridiche e l’analisi del fenomeno mafioso e delle strategie di contrasto e di prevenzione. Ha attivato il primo corso di “Mafie e Antimafie” in una Scuola di Giurisprudenza e da dieci anni dirige il Master di II Livello in “Gestione e riutilizzo dei beni sequestrati e confiscati alle mafie. Pio La Torre”.

Paolo Borrometi giornalista siciliano. Vive sotto scorta a causa delle numerose aggressioni e delle minacce di morte subite per le sue coraggiose inchieste sugli affari della mafia siciliana nelle province di Ragusa e Siracusa.

Alessandra Cuevas napoletana d’origine, figlia di Teresa Bonocore, donna che decise di denunciare l’uomo che aveva abusato della figlia. Teresa è stata uccisa a colpi di pistola. Oggi Alessandra ha creato una associazione intitolata alla madre Teresa.

Maria Chindamo commercialista, imprenditrice di Laureana di Borrello (RC) e madre di tre figli, scomparsa all’età di 44 anni. Maria è stata rapita il 6 maggio 2016 dinanzi alla sua tenuta agricola di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia.

Sono state utilizzate inoltre storie, riflessioni e archetipi umani che sintetizzano la complessità di un problema che non può più essere affrontato tracciando con sicurezza una linea di demarcazione tra chi è “contaminato” e chi non lo è.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.