Domenica 26 ottobre saranno deposte le corone d’alloro alla lapide di Carlo Landi e poi a quella del cippo sull’argine
LUGO (RA)- Domenica 26 ottobre 2025 ricorre l’81esimo anniversario dell’eccidio nazifascista denominato «Martiri del Senio». Alle 10, la sindaca di Lugo Elena Zannoni e la presidente dell’Anpi Ebe Valmori faranno la deposizione di una corona d’alloro alla lapide di Carlo Landi alla Rocca Estense. Alle 10.30 ci si trasferirà sull’argine del fiume Senio, per la deposizione della corona d’alloro anche al cippo dedicato ai partigiani uccisi nella golena del fiume.
Il 20 ottobre 1944, nella zona tra Lugo e Cotignola, truppe nazifasciste organizzarono un rastrellamento per colpire un gruppo di giovani partigiani delle frazioni di Barbiano, Zagonara e del sud del lughese. Nel corso dell’operazione vengono catturati
Luigi Ballardini (18 anni, di Barbiano),
Renzo Berdondini (17 anni),
Giovanni Dalmonte (18 anni),
Domenico Facciani (20 anni),
Giorgio Folicaldi (15 anni),
Floriano Montanari (23 anni)
Gianni Montanari (17 anni, fratello di Floriano).
Trascinati al comando della Brigata nera nella Rocca di Lugo, i sette giovani più il ventenne Carlo Landi furono interrogati e torturati selvaggiamente. Landi fu ucciso il 25 ottobre e lasciato esposto come ammonimento ai piedi della Rocca, e dove oggi è posta una lapide in sua memoria. I sette superstiti, in condizioni pietose, furono consegnati ai nazisti che, in una mattinata plumbea, li trascinano nella golena del Senio in piena. Lì, fatti scendere verso la fiumana, vengono fucilati uno alla volta e i loro corpi fatti rotolare in acqua.
Il cadavere martoriato di Giorgio Folicaldi riaffiorò dalla melma il 2 dicembre 1944, quelli di Renzo Berdondini, Giovanni Dalmonte e Gianni Montanari vennero ritrovati il 30 maggio 1945 da parenti e amici volontari, che scandagliarono l’alveo del Senio fino ad Alfonsine, rischiando di incappare nelle mine lasciate dal fronte.
Di Domenico Facciani, Luigi Ballardini e Floriano Montanari non si è trovata più traccia (cenni storici a cura di Gian Luigi Melandri, dell’Istituto storico della resistenza e dell’età contemporanea in Ravenna e provincia).

