Mantova, trame di città e dintorni: collettiva fotografica con opere di noti artisti. Un viaggio visivo nella bellezza della città virgiliana e dei Gonzaga

“Mantova, trame di città e dintorni”

Patrizia Castellani, Piero Cazzoli, Cinzia Mondini, Paolo Pescasio e Massimo Tomirotti

e due personali di Paolo Belloni e Franco Querci.

MANTOVA – Nella suggestiva cornice della città dei Gonzaga, alla Galleria MAD prende vita la collettiva fotografica “Mantova, trame di città e dintorni”, un dialogo visivo tra artisti che hanno saputo interpretare con sensibilità e profondità l’anima di un territorio unico.

Patrizia Castellani
Piero Cazzoli

Attraverso obiettivi e prospettive differenti, le immagini restituiscono la magia sospesa di Mantova e dei suoi dintorni: i riflessi silenziosi dei laghi, le nebbie che avvolgono la campagna, le architetture che custodiscono secoli di storia e di poesia.

Inaugurazione domenica 26 ottobre ore 18:00

con la presentazione del professor Paolo Ceriani

Cinzia Mondini

Ogni autore, con il proprio linguaggio, compone un frammento di un racconto corale dove luce, acqua e tempo si fondono in un equilibrio sottile.

Paolo Pescasio
Massimo Tomirotti

Le fotografie, in bianco e nero o a colori, rivelano uno sguardo intimo e contemplativo, capace di trasformare il reale in evocazione, il paesaggio in sentimento. La mostra invita lo spettatore a un viaggio interiore, un percorso di riconoscimento e riscoperta, dove Mantova non è soltanto sfondo ma protagonista silenziosa di una narrazione che unisce arte e identità, memoria e contemporaneità.

Personale di Franco Querci

Mantova è stata raccontata e vista mille volte in modi diversi. Di giorno, di notte.
Vorrei parlare di una Mantova diversa: quella vissuta dalla sua gente. Nelle arti e nelle professioni, in bianco e nero e a colori.

Le foto sono state realizzate nei vari periodi della mia vita di fotografo autodidatta (quelle scelte, in particolare, tra il 1970 e il 2000). La mia scelta, forse un po’ tardiva (a trent’anni), di passare alla professione di fotografo per l’arte e l’industria iniziò ben prima, durante il periodo militare, “quando andava male”, con la macchina fotografica prestatami da un commilitone.
Quando potevo, frequentavo un negozio di fotografia nei pressi dell’aeroporto di Pescara, dove ero militare e lì imparai le prime tecniche.
Nel sottoscala della palazzina dell’aeroporto mi creai una camera oscura.

Di giorno scattavo le foto e di sera, dopo aver adattato la macchina fotografica ad una sorta di cassetta con lampada e stagnola trasformandola in un ingranditore per la stampa, producevo una rendita per il mio benessere quotidiano: vendevo ai compagni di caserma le foto che scattavo, come fossero cartoline da inviare alla famiglia.

Mi scoprirono, mettendomi in castigo ma dopo qualche ora mi liberarono perché il comandante aveva un lampadario che non funzionava. Ero ancora elettricista, in fondo. Al mio congedo, fui assunto in Cartiera Burgo (1961) come elettricista specializzato sugli impianti industriali. Con l’avviamento della nuova cartiera, proposi al Direttore di girare un lungometraggio sulla lavorazione del legno per produrre carta. Lo girai in 16 mm, su pellicola negativa a colori.
Giravo in Cartiera con un pannello e un proiettore che avevo costruito, mostrando il lungometraggio ai colleghi in filiera.
Iniziava con le parole: “Mantova, città dai rossi tramonti che oggi alle sue meraviglie unisce una gemma dell’architettura moderna – la cartiera dal tetto sospeso – opera dell’architetto Pierluigi Nervi”.

Dopo 11 anni, decisi di lasciare la Cartiera per darmi alla fotografia professionale.
Fui inizialmente aiutato da mio fratello, fotografo operante in Venezuela, ad aprire un negozio in via Acerbi. Nel tempo libero, scattavo come foto amatore. Mi ritrovo ora, dopo moltissime esperienze fotografiche, con un archivio di immagini variegato che spazia dall’arte all’industria alla natura. La raccolta di foto scelta non è che una piccola parte di immagini realizzate in quelle uscite volte a documentare tutto quello che per noi era “vedere il nostro piccolo mondo in un modo diverso dal resto del mondo”.

Oggi, con l’avvento della fotografia digitale, mi sento come un pesce fuor d’acqua e per me è un grosso dispiacere vedere tutta la mia attrezzatura analogica depositata in fondo al garage. Tutti gli accessori – i filtri colorati per bilanciare la luce, le macchine a banco ottico 10×12 e 13×18 con i vari obiettivi, le macchine 24×36, 6×6 e 6×7 e tanto altro ancora – restano chiusi dietro le ante di armadi domestici. C’è anche per la pellicola Polaroid che ti dava la possibilità di vedere subito la foto su un supporto cartaceo. Penso però al progresso, che non si può fermare. Mi limito a guardare, osservando da lontano le possibilità infinite che può dare un sistema fotografico digitale e accarezzando di tanto in tanto le macchine nascoste tra il garage e gli asciugamani piegati.

Personale di Paolo Belloni

Fotografo per passione. 

Mi capita spesso nella mia giornata di fermarmi per cogliere con la macchina fotografica immagini ed immortalare attimi.

Ho sempre avuto una grande passione per la fotografia, che considero uno strumento per interpretare la realtà ed anche per mettere in evidenza piccoli dettagli che diversamente potrebbero passare inosservati.

La fotografia è testimonianza di un fatto, di una condizione umana, di un paesaggio, ma anche strumento di lettura del mondo che ci circonda.

E’ una meravigliosa forma d’arte che crea cultura e ci invita a riflettere su ciò che avviene nel mondo circostante.

Preferisco fotografare in modalità manuale, senza autofocus, con un approccio “analogico” ed il sistema Leica M rappresenta per me la soluzione ideale per raggiungere questo scopo. 

Pur apprezzando tutti gli stili fotografici, prediligo la street photography e la fotografia dei paesaggi. Ed in questo momento della mia vita sono attratto da quelli della Bassa mantovana ed emiliana.

Questi paesaggi si distinguono per gli scorci inaspettati ove l’acqua e la nebbia conferiscono alle singole scene un’aura onirica, dove l’ordinario si trasforma in straordinario e molteplici dettagli apparentemente insignificanti si rivelano in tutta la loro unicità .

In questi luoghi le immagini sembrano sospese nel tempo: atmosfere soffuse e languide ove il paesaggio da spazio da osservare si trasforma in esperienza da vivere attraverso sfumature e riflessi, da una parte, e linee geometriche, dall’altra. 

Un filo conduttore del mio fotografare, infatti, è  rappresentato dalla simmetria, una sorta di “spirito guida” che dona equilibrio e armonia e rende uniche immagini altrimenti banali; e cio’ anche nel ritrarre persone e personaggi.

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